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mercoledì 2 luglio 2014

Lo scandalo della compiacenza.


Dopo la condanna passata in giudicato di Silvio Berlusconi il suo rapporto con la magistratura sta cambiando. Cortesia e gentilezza sembra siano diventati i pilastri del nuovo approccio relazionale da parte del Tribunale di sorveglianza di Milano nei suoi confronti. Tuttavia il problema non finisce qui perché se è “cosa buona e giusta” quella dei nuovi giudici di trattare il condannato con prudenza e grazia, aumenta spropositatamente il disequilibrio dei loro comportamenti tra un Berlusconi da una parte e gli altri cittadini dall’altra. Tanto che siamo costretti a dichiarare che la magistratura italiana sta diventando ogni giorno di più meno seria di quanto avrebbe dovuto essere e, soprattutto, che sta invadendo terreni non suoi quando giudica. La mancanza di serietà dei magistrati del tribunale di sorveglianza di Milano è grave perché si vede in questi "piccoli fatti" come viene snaturato il diritto in questo paese e come persistono atteggiamenti discriminatori nei confronti dei più deboli. Noi siamo dell’avviso che se invece di Berlusconi si fosse trattato di un comune cittadino altro che garbo e gentilezza! Leggiamo che i giudici del tribunale di sorveglianza danno un ulteriore avviso a Berlusconi che le sue dichiarazioni contro la magistratura non potranno più essere tollerate. Ma lo avevano già detto decine di volte prima della condanna definitiva e ben due volte dopo l’assegnazione ai servizi sociali! In pratica si è verificato quanto segue: un condannato, che normalmente avrebbe dovuto essere in galera o al massimo ai domiciliari, viene gratificato con i servizi sociali. E fin qui tutto bene. Gli si chiede però delle condizioni, come quella minima di assumere comportamenti consoni al suo nuovo status di operatore dei servizi sociali e soprattutto di non calunniare la magistratura. E Berlusconi che fa? Per numerose volte consecutive, in circostanze differenti (comizio pubblico, interviste e come testimone in un processo) continua a calunniare la magistratura come se nulla fosse. Insomma ha continuato a fare come dice la canzone di Tony Dallara “come prima e più di prima”, infischiandosene degli obblighi. E i giudici che fanno? Lo graziano per la terza volta con l’aggravante questa volta di snaturare il loro ruolo di giudici con quello di natura pedagogica di docenti per giunta montessoriani che, com’è noto, educano gli studenti ribelli e discoli con l’arma del buonismo. Negli USA per un centesimo delle calunnie dette, a quest’ora Berlusconi sarebbe stato dirottato definitivamente in carcere a San Quentin in California con in più un’altra condanna per il reato di oltraggio alla magistratura. Evidentemente qui non siamo negli USA. E’ vero, ma i giudici qui non sono neanche seri.

lunedì 19 maggio 2014

Partiti no-Euro e lobbismo pro-cambiavalute.


La campagna elettorale per le elezioni europee volge al termine. Cosa rimane da dire? Proponiamo una possibile sintesi dell'intera questione. Il 25 maggio gli elettori hanno cinque possibilità di voto. Prima di elencarli diamo uno sguardo alla campagna elettorale in atto, tenendo conto dell’esistenza di un nemico subdolo e tipicamente italiano che ne sta inficiando la correttezza. Si tratta del provincialismo italiano che ha contagiato tutti producendo un modo scorretto di fare politica europea. Ci riferiamo alla incapacità dei partiti italiani di parlare correttamente di politica europea nelle elezioni europee, evitando di miscelare, con fuorvianti commistioni, fattori eterogenei di politica interna che con le elezioni europee non hanno nulla a che vedere. Insomma, non è corretto fare campagna elettorale per il parlamento europeo parlando solo di «80 euro si - 80 euro no» e/o di soglie di percentuali di voto che se non saranno superate questo o quel leader ha vinto o ha perso le elezioni. Queste sono cose veramente fuorvianti, sintomo di una immaturità politica che li fa etichettare come pensiero rimasto al paleolitico della politica. Diciamo subito che le cose non stanno affatto così. E’ noto che le volpi fanno di tutto per ingannare gli agnelli e spesso con gli sprovveduti elettori italiani ci riescono e anche bene. Ma mentre farsi imbrogliare dalle volpi è giustificabile, farsi imbrogliare dalle astuzie dei Bertoldo - siano essi comici, padani o fratelli di lupa - è grave. Per non essere considerati degli sprovveduti è necessario conoscere come stanno effettivamente le cose.
Queste elezioni hanno il solo scopo di eleggere in Italia 73 parlamentati fra i partiti che supereranno lo sbarramento del 4%, per inviarli al Parlamento di Strasburgo in rappresentanza del nostro paese e dare indicazioni quantitative per individuare il nome del prossimo Presidente della Commissione Europea in sostituzione dell’attuale Presidente uscente Barroso. Il resto della Commissione sarà nominato dai Governi degli Stati membri con un difficile esercizio di acrobazia da “manuale Cencelli” all’europea. Punto e basta. Con questa premessa i cinque candidati, che rappresentano altrettante aree politiche omogenee presenti nei 28 paesi, sono i seguenti. 1) Il (PSE) col suo candidato tedesco e socialista Martin Schulz sostenuto in Italia dal PD di Renzi; 2) il (PPE) con il conservatore lussemburghese Jean Claude Juncker sostenuto dal centrodestra padronale di Forza Italia di Berlusconi; 3) l’area liberale (ALDE) con il suo candidato belga Guy Verhofstadt sostenuto da moderati di centro di Scelta Civica di Monti; 4) l’estrema sinistra (L'altra Europa) con il suo candidato greco Alexis Tsipras sostenuta da SEL di Niki Vendola; 5) infine i (Verdi) con la candidata tedesca Ska Keller sostenuta da Bonelli.
In verità, esiste una sesta area, molto frastagliata e disomogenea dello scontento dei cittadini europei, rappresentata da una miriade di partiti e partitini nazionali che sono tutti No-Euro (in Italia ci sono Grillo del M5S, Salvini della Lega Nord e Meloni di Fratelli d’Italia) e No-Europa perché vogliono addirittura l’uscita dei loro paesi dall’Unione Europea ma che non hanno un loro candidato alla Presidenza della Commissione. La nazionalista e non certo tollerante Marine Le Pen è per esempio la rappresentante di uno di questi partiti. Ecco il nostro giudizio con un voto da 1 a 10 come si fa a scuola.
-Renzi del Pd sta facendo una campagna elettorale tiepida a livello europeista e forte a livello nazionale pro-Schulz (voto 7).
-Berlusconi del PPE sta facendo una campagna elettorale bifronte, ambigua e contraddittoria. Si dichiara favorevole all’euro ma pronto a mollarlo per convenienza di politica nazionale (futuro accordo con la Lega Nord e Alfano) e soprattutto perché pretende dai suoi dedizione ai suoi interessi padronali (voto 4).
-Monti di Scelta Civica è europeista convinto ed è insieme al Pd colui che sta facendo una vera campagna elettorale europeistica pro Verhofstadt (voto 8).
-I Verdi stanno facendo una buona campagna ma non sono coesi con i loro colleghi europei (voto 5).
-L’estrema sinistra di SEL e dei centri sociali sono fortemente critici verso la politica di questa Europa. Sebbene parlino di europeismo vi è il ragionevole pericolo di una deriva massimalista pericolosa. Evidentemente non hanno da parte nostra alcuna fiducia e costituiscono dei terminali sconsigliabili per l’UE (voto 4).
-Infine, Grillo, Salvini e tutta la galassia contraria all’UE sono i veri populisti che insieme alla destra sociale-fascista-nazista e xenofoba sono i veri nemici dell’europeismo (voto 2).
- Ci sarebbero poi anche gli antieuropeisti dichiarati come l’inglese Nigel Farrage leader dell’UKIP che vuole l’uscita dall’UE della Gran Bretagna (voto 1).
Al di là di tutto c'è da rimarcare il grande successo di democrazia di queste elezioni europee, giustificato dal fatto che per la prima volta sono stati messi a disposizione di 500 milioni di europei cinque nomi precisi su cui concentrare il voto e dal quale uscirà il nome del vincitore alla Presidenza della Commissione. Motivo di orgoglio è poi l'altro straordinario successo in cui i cinque candidati si sono confrontati tra di loro per ben due volte in televisione, intervistati sul loro programma politico da alcuni giornalisti. Alla faccia dei detrattori dell'Unione Europea che sanno solo dire menzogne e minacciare distruzioni. In tutti i movimenti antieuro sono presenti, a nostro parere, pericolosi risvolti di politica strumentale, sostenuta dalla lobby internazionale e massone delle società finanziarie facenti capo ai cambia valuta (i famigerati ladri patentati chiamati Exchange) in quanto avrebbero di che lucrare nell’eliminare l’euro e reintrodurre il cambio tra le monete nazionali. Ve li ricordate per loro i “bei tempi” in cui facevano denari a scrocco quando per cambiare cinquantamila lire del tempo si prendevano dal 5 al 10% e davano un controvalore di 45000 lire? Ebbene l’euro li ha spazzati via dalla speculazione europea e li ha azzoppati. Questo genere di vampiri possono ritornare con gravissime conseguenze se in Italia vinceranno i Grillo e i Salvini. Pensiamoci due volte prima di votarli e viceversa preoccupiamoci di ridurne il loro peso elettorale. Le loro “sono solo canzonette” dice un vecchio verso di un motivetto azzeccato di qualche anno fa.
P.S. Dimenticavo di dirvi non per chi votare ma come votare, per non cadere nei tranelli dei furbetti dei partiti. Pretendete dal candidato almeno due qualità: integrità e competenza da una parte e conoscenza perfetta di almeno due lingue, di cui una è l’inglese perchè è indispensabile. In mancanza di quanto sopra, non votatelo. Attenzione, se intendete votare un candidato famoso che svolge un'attività professionale altrettanto famosa non votatelo, perché una volta eletto continuerà a interessarsi del suo lavoro e niente di Europa. Non votate poi, mai e poi mai, un candidato indagato o peggio condannato. Infine, non lasciate scegliere ai partiti. Si è visto con quanta disinvoltura hanno nominato nel governo degli indagati. Scegliete voi con la preferenza e non lasciate scegliere i nomi da loro.

domenica 4 maggio 2014

Il declino della romanità.


Tutti i quotidiani di tutto il mondo hanno al loro interno una sezione dedicata alle lettere dei cittadini che scrivono sui problemi della città in cui si pubblica il giornale. Sono lettere variegate che trattano lamentele, pareri, proposte e ringraziamenti in genere riferiti ai servizi offerti dalla città e/o alle persone che in essa operano, in modo da esprimere gradimenti o delusioni. Queste rubriche sono importanti perché danno il polso della situazione relativamente al tipo di vita che si conduce nella città. Ebbene, ogni mattina, quando leggiamo il giornale, proviamo sempre un po’ di ansia nel momento in cui voltando pagina arriviamo a questa rubrica. Puntualmente troviamo rari apprezzamenti e moltissime proteste. Per chi non l’avesse capito stiamo parlando della capitale, cioè di quell’incredibile ammasso di case e di persone che vanno sotto il nome della città di Roma. Con questa chiave di lettura, e con altri indicatori, ci siamo resi conto che la capitale sta vivendo da molti lustri non solo un tragico momento di decadenza socio-economica ma un autentico regresso morale ed etico sotto il profilo della vita relazionale e comunicativa dei suoi abitanti. Vogliamo parlarne perché riteniamo che ciò che ci è caduto sulla testa non è un castigo divino ma un segno della inettitudine e della incapacità della cittadinanza a eleggere rappresentanti adeguati e produrre una vita retta, piena di senso. Non vogliamo stancare il lettore costringendolo a leggere elenchi di promesse non mantenute e liste di prescrizioni per imporre il cambiamento. Non ci compete e non lo vogliamo fare. A noi piace piuttosto segnalare alcune delle cause di questo fenomeno che stanno uccidendo la vita della città. Certo la crisi economica morde pesantemente tutti ma non è solo questo. Sarebbe auspicabile che la città e i suoi abitanti collaborassero fortemente a un progetto di rinascita che invece manca del tutto, una specie di Rinascimento che non dovrebbe riguardare solo la vita politica e l’etica dei cittadini e della classe politica che li governa ma dovrebbe interessare anche altri fattori, anch’essi pieni di senso ma apparentemente senza alcun riscontro. Adesso ne parleremo, però prima proponiamo una nostra idea relativa alla necessità di rendere obbligatorio per tutti gli amministratori (sindaco, presidenti dei municipi e in genere tutte quelle autorità amministrative e politiche che esercitano il loro lavoro nell’ambito delle decisioni che intervengono sulla vita dei cittadini) la lettura delle “rubriche dei giornali”. Dovrebbe cioè essere resa obbligatoria la lettura delle critiche e non solo quella delle lodi perché, com’è noto, si progredisce per mezzo delle critiche e non per mezzo delle adulazioni. Questa lettura dovrebbe avere come corollario l’obbligo per gli amministratori di mettere in discussione nei loro consigli comunali e municipali le idee generali più gettonate di protesta o di soddisfazione proposte dai cittadini per permettere pienamente la realizzazione della democrazia, cioè delle idee che vengano anche dal basso della società e non solo dall’alto. In breve, dovrebbero essere rese obbligatorie per legge non solo la discussione franca di alcune lettere “modello” ma soprattutto di creare le premesse giuridiche per prendere dei provvedimenti disciplinari contro gli amministratori responsabili ed evitare ciò che attualmente costituiscono i due scandali più gravi a Roma: l'inerzia e l'impunità. E cioè di impedire, tanto per fare un esempio palese, di licenziare l’intero Consiglio di amministrazione dell’Acea, nonostante che da anni piovano nei giornali migliaia di lettere di proteste contro l’arroganza e l’inefficienza di questa odiosa municipalizzata che nasconde i propri limiti e le proprie incapacità nascondendosi dietro l’«appartenenza» alla comunità locale, dietro l'idea di romanità che spesso è fonte di interessi tribali e di nepotismo dannoso per l’intera comunità cittadina. A questo proposito facciamo notare che l’eccessivo uso del dialetto romanesco nella vita sociale della città è in molti casi uno strumento funzionale a coprire gli egoismi di gruppi di potere locale. Per carità, nessuno qui desidera limitare l’uso del dialetto, sia chiaro. La richiesta è che un conto è l’uso, un altro è l’abuso, soprattutto in contesti in cui il dialetto dovrebbe essere evitato. Ci riferiamo alla comunicazione delle autorità, nelle attività scolastiche ordinarie, nella pubblica amministrazione che si rapporta con i cittadini, nei canali televisivi e radiofonici, etc. Tra le tante cose non si dimentichi che la città di Roma non è una città qualsiasi in Italia. Mentre in una piccola comunità locale l’intera vita sociale, con i suoi registri localistici specifici, si sviluppa in maniera totalizzante nella parlata dialettale che tutela fattori di identità e di comunanza di gruppo, in modo autoreferenziale, la città di Roma è la capitale della Repubblica che per vari motivi obbliga molti italiani non romani a vivere in interdipendenza con gli indigeni. E non è piacevole, oltre il minimo consentito, vedere dilagare una comunicazione basata quasi sempre, come dicono alcuni linguisti, su una fonetica fastidiosa del tipo: «a scecilia», «a ggente» e altre generiche espressioni romanesche di tipo esortativo e di giudizi non proprio piacevoli. Ci riferiamo a minacce e a insulti nonché ad apprezzamenti ed espressioni a sfondo sessuale che trovano nel dialetto romanesco adeguata rappresentazione dei peggiori istinti. Uno di questi è, caso unico al mondo, di prendersela con i morti degli altri. Ripetiamo che piace a tutti sentire qualche volta espressioni dialettali romanesche. Le grandi figure culturali della tradizione dialettale romanesca sono tali per l’efficacia comunicativa e la bellezza del dialetto romanesco: Giuseppe Gioachino Belli, Trilussa, Cesare Pascarella, Aldo Fabrizi & Altri sono stati maestri nell’insegnare il piacere dell’ascolto della parlata romanesca. Ma l’esagerazione non va bene. Il fatto è che la crisi perdurante, la mancanza di lavoro, e quindi di reddito, porta inevitabilmente a scivolare e a perdere il senso della misura di tutti. Ne stanno facendo le spese i soggetti più deboli che con l'avvento della modernità e la conseguente perdita di senso della società post-industriale dal punto di vista etico permette a gruppi più o meno numerosi di soggetti aggressivi e facinorosi l’uso della violenza verbale come strumento che spaccia pseudo-diritti degli indigeni maneschi nel voler vivere da veri e propri “bravi” di manzoniana memoria. Complici pericolosi di questa deriva della città di Roma alla violenza sono da un lato la continua perdita del senso dell’etica nei comportamenti della vita sociale e dall’altra l’assenza totale di controlli delle pubbliche autorità (polizia municipale in primo luogo) che producono ciò che ironicamente viene definito come epiteto per il bullo del quartiere l’espressione colorita ma efficace di «a ‘mpunito», segno del progressivo e inarrestabile affermarsi di una deriva della società romana che ha perduto il senso dei principi morali.

lunedì 28 aprile 2014

Provocazioni e imbecillità.


Il 25 Aprile è l’anniversario della liberazione (1945) che l’Italia festeggia ogni anno. La liberazione, com’è noto, mise fine a venti anni di dittatura fascista e a cinque anni di guerra che rovinarono l’Italia. Punto e basta. Noi pensavamo che non ci potessero essere più né polemiche né provocazioni durante lo svolgersi di questo evento. Anzi, pensavamo che il 25 aprile fosse un momento di unità per tutti, immune da proteste. Sbagliavamo. E sapete perché? Perché avevamo dimenticato che sul suolo italico la categoria degli imbecilli continua ad esistere e ad essere anche folta. Infatti venerdì scorso al corteo della festa della liberazione ebrei e filo palestinesi hanno inscenato una gazzarra indecente fra di loro che dà il segno di come si possono offendere i sentimenti di cittadinanza italiana da motivi estranei alla manifestazione. Ci preme mettere in evidenza che le faziosità e la gazzarra fra le due comunità, l’ebraica e la filo palestinese, meriterebbero di essere considerate delle provocazioni contro la Repubblica con tutte le conseguenze del caso. Indipendentemente dalle ragioni che le due parti possono portare sulla vicenda noi siamo letteralmente sdegnati da questa contrapposizione portata allo scoperto durante la festa della liberazione che, in modo provocatorio, ha macchiato un momento gioioso che non meritava polemiche. I fatti relativi alla contrapposizione “Palestina-Israele” non hanno nulla a che vedere con l’evento del 25 Aprile. Chiunque nei prossimi anni abbia intenzioni di creare problemi durante questa ricorrenza, per favore si trasferisca a migliaia di chilometri da qui e non ci rechi disturbo. Noi diciamo con chiarezza che è obbligatorio a tutte le comunità che si ispirano a credi ideologici e politici contrapposti di avere più rispetto per quello che l’evento del 25 aprile significa per tutti i cittadini italiani e che nessun pretesto di nessun genere può giustificare lo squallido atteggiamento di contrapposizione che ha rovinato la festa. Naturalmente tutto questo si è potuto verificare perché abbiamo in Italia una magistratura buonista, che “lascia correre” su certi fatti e non garantisce i diritti dei non violenti. Negli USA, come minimo, gli aizzatori di stupide gazzarre come quella di venerdì scorso sarebbero stati individuati subito e spediti nell’unico posto dove questi guastatori professionisti di feste popolari dovrebbero vivere: nel penitenziario di “San Quentin”.

mercoledì 23 aprile 2014

La sconfitta dell’informazione in Italia.


Questo post avremmo dovuto scriverlo in molti. Invece siamo stati i soli a proporlo. Quello che adesso si può fare è sostenerne le ragioni e accettarne la conclusione. Certe volte il tempo è più importante di quanto non sembri. Estrarre dal forno un pollo in tempo prima che si carbonizzi è più importante di qualunque intervento correttore negli ingredienti. Alla base di tutto c’è la certezza che in Italia non esiste una informazione libera e imparziale. Sappiamo che la stampa, per principio, non può essere né totalmente libera, né del tutto imparziale. Ma da qui alla realtà che siamo costretti a subire ci corre molto. Siamo stufi di trovare su tutti i media un’informazione distorta, parziale e soprattutto finalizzata a scopi di parte sconcertanti. Ogni operatore culturale e politico che si propone di “informare” nella società italiana, in rete o sul cartaceo fa lo stesso, lo fa spudoratamente, sapendo di mentire e manipolando l’informazione per utilità propria e interesse privato voluto. Non esiste un solo organo di stampa che si possa dire libero. Sono tutti mercenari. In alcuni casi si è mercenari di se stessi. Ovunque ci rivolgiamo troviamo faziosità e partigianeria che sono spacciati per libertà. Ci vuole una buona dose di faccia tosta per sostenere che si tratti di un raro esempio di libertà di stampa. Dall’estrema sinistra all’estrema destra in politica non c’è da fidarsi di nessuno. Sono tutti schiavi o prezzolati dall’editore di turno che pretende faziosità sistematica spacciandola per libertà. I più pagati direttori sono quelli che sono più faziosi. Non c’è nessun direttore che se ne infischi dell’ideologia del proprio editore e proponga progetti che, a costo di andare contro la propria parte, vanno nell’interesse della nazione. Unico tra tutti è stato Indro Montanelli che, com’era prevedibile, è stato licenziato in tronco dal suo editore. Guardate i quotidiani più conosciuti, sia in cartaceo sia in digitale. Corriere della Sera, La Repubblica, Il Giornale, La Stampa, Il Messaggero, Il Tempo, Libero, Il Giorno, L'Unità, Il Fatto Quotidiano, La Nazione, Il Mattino, etc. sono tutti giornali indifendibili, faziosi e alcuni aggressivi oltre misura che “tirano l’acqua al proprio mulino”. Non parliamo poi dei settimanali cosiddetti politici, come L’Espresso e Panorama: pubblicano articoli solo contro la parte avversaria. Se si passa alla Tv le cose rimangono pressoché le stesse, magari con un pizzico di ipocrisia in più. Insomma, nessuno è indenne da questa malattia contagiosa e deleteria che rovina prima di tutti i giovani e poi tutto il resto. Verrebbe voglia di non leggere più questo ciarpame, che fa più male di non leggere nulla e in più intossica i lettori. Ciò che rattrista è che si fa di tutto per manipolare passioni, esaltare fanatismi e intolleranze, attribuire responsabilità eccessive alla controparte e sempre con consapevole falsità. La pessima editoria che ci troviamo è il segnale più caratteristico della crisi che stiamo attraversando ormai da troppo tempo e più di quella economica e finanziaria. Tuttavia il proverbio non sbaglia quando afferma che “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Infatti i veri responsabili siamo noi italiani, che ci siamo incattiviti fino al punto di avere perduto la bussola del senso della vita e della società. In sintesi diciamo che l’unica soluzione al problema è la scuola. Solo da lì si può e si deve ripartire. Solo a scuola, cacciando fuori le ideologie e il sindacalismo di sinistra di centro e di destra, si può ripartire per un nuovo Rinascimento. A chi il compito di questa rivoluzione? Il nuovo premier da solo, ammesso che lo volesse,da solo non ce la potrebbe fare. L’invito è pertanto di unire gli sforzi in modo che tutti gli uomini e le donne di buona volontà tengano fuori la politica dalla scuola e che si ritorni a una scuola formativa autenticamente educativa, erede del passato di grande cultura che ci ha fatto primeggiare nel mondo, con lo scopo di creare giovani migliori di quelli (di sinistra e di destra) che la scuola di fine ‘900, sbagliando, ha creato sotto l’effetto delle ideologie di sinistra prima e di centrodestra dopo. La scuola deve essere tenuta fuori dalle ideologie e dai sindacati, entrambi e a tutti gli effetti responsabili nell’avere trasformato la migliore scuola del mondo in una delle ultime in classifica. Che vergogna.

venerdì 18 aprile 2014

Grillo: un crescendo da vendicator frustrato.


Le cose stanno così. Un movimento politico gestito in forma privatistica da un Signore che di professione fa il comico si presenta per la prima volta alle elezioni nazionali. Dice che desidera fare gli interessi dei cittadini. Vuole fare pulizia dell’imbroglio in Parlamento. Sviluppa una campagna elettorale all’insegna dell’etica più radicale. Il motto che propone, in tutte le salse e in tutte le piazze, è che deve essere azzerato il finanziamento pubblico ai partiti. La sua campagna è efficace perché progetta un governo che obbligherà tutti i politici a vivere con un normale stipendio eliminando di fatto e definitivamente il malaffare dei parlamentari corrotti dai soldi pubblici. Dichiara altresì che voterà i disegni di legge che saranno in sintonia col suo programma da qualunque parte essi perverranno. Anzi, rafforza l’idea affermando che non avrà alcun problema a votare leggi che si muoveranno nella direzione dell’etica nella politica. Come risultato ottiene una grande affermazione elettorale e arriva a percentuali di voto mai visti nella Repubblica. Purtroppo, non essendo coalizzato con alcun partito, non riesce a tramutare il successo in maggioranza assoluta. In pratica, la torta elettorale è spartita in tre tronconi e nessuno dei tre capi partito ne esce vincitore. Nelle consultazioni per il nuovo governo dice no a tutti e “a prescindere”. Afferma che non farà mai un governo con nessuno. Ma l’aspetto più paradossale è che cerca in tutti i modi di non permettere la nascita di un qualsivoglia governo, e non vuole sentire parlare di maggioranza con l’altro leader che voleva “smacchiare il giaguaro”, il quale lo implora di permettergli di guidare il governo, anche alle sue condizioni. A questo punto, la legge matematica impone il solo governo possibile formato dall’unione dei due rimanenti tronconi. In pratica 33% + 33% = 66% e si fa il governo delle “larghe intese”. Non ci sono altre possibilità. Il comico si arrabbia con tutti e dice che farà ostruzionismo totale. Questi sono fatti, non opinioni. Aggiungiamo che avendo ostacolato qualunque forma possibile di governo “a prescindere”, non permette di creare le condizioni di mantenere l’impegno preso in campagna elettorale di votare leggi proposte da altri che coincidono col suo programma. Curioso atteggiamento il suo: dice una cosa ma fa di tutto affinché non possa verificarsi. Qualunque proposta di legge a lui non va bene. La tiritera è sempre la stessa, anche quando la proposta di legge va nella giusta direzione. Lui afferma sempre che si tratta di leggi “annacquate e insufficienti”. Il governo dopo un anno cambia per la presenza di un nuovo premier e lui continua a dire no a tutto e a tutti. Non solo. Impone al suo movimento di produrre il massimo dell’ostruzionismo possibile e addirittura invita i suoi a fare violenza, anche fisica, con l’occupazione illegale di alcune aule del Parlamento e dei posti nei quali si siedono i ministri. Urla, grida, parolacce, aggressività gratuita, esposizioni di cartelli, violenze verbali e rabbia canina contraddistinguono sistematicamente i suoi parlamentari. Espelle dal movimento una decina di suoi eletti perché non la pensano esattamente come lui. E non sembra che sia finita. Arriva persino a fare indignare gli ebrei italiani, usando toni e simboli che storpiano l'Olocausto per attaccare il Presidente della Repubblica e i capi dei due partiti che hanno permesso la formazione del governo delle “larghe intese”. Vero è che uno dei due capi nel frattempo è stato condannato per frode fiscale e viene inviato ai servizi sociali per completare la condanna. Questi sono fatti, non opinioni. Che dire di questo comportamento basato sul non "a prescindere"? Ci chiediamo: perché questo comico non ha permesso la formazione di un governo concordato fra lui e il partito di maggioranza relativa su un programma di suo gradimento? In fondo in fondo è stato votato per realizzare il cambiamento, o no? Perché ha sacrificato questa possibilità in favore della purezza dell’estraneità a qualunque governo? Noi abbiamo una ipotesi. Non piacerà ma è, e rimane, un tentativo di spiegazione. Il comico in questione sta realizzando una vendetta personale. Si. Una vendetta personale. Come nei film western di Sergio Leone. Perché? Perché a suo tempo è stato escluso dalla televisione pubblica dopo una sua performance comica contro un partito di governo. L’astinenza per anni dalla Tv pubblica ha prodotto in lui una vera e propria malattia, sviluppando in lui la sindrome di Sansone: “chi se ne frega del paese! muoia Sansone con tutti i filistei”. Per favore. Basta con la retorica del grillismo. Si tratta solo di un vendicatore inadeguato (il comico Crozza lo chiama Lord Blog) che sta sfruttando la politica per realizzare una sua ambizione personale e produrre sconcerto in tutti. Dichiara che tutto è “una guerra”. Fate attenzione perché alla fine, illudendo tutti, i comici vendicativi possono produrre più guai dei politici imbroglioni.

martedì 15 aprile 2014

L’affido di Berlusconi e il rischio della solita pagliacciata all'italiana.


La decisione dei giudici del Tribunale di sorveglianza di Milano, per l'affido in prova ai Servizi sociali di Silvio Berlusconi, è stata presa. Dicono che lavorerà in un Centro anziani. La notizia, se fosse solo questa, non avrebbe nulla di strano. Un condannato per frode fiscale che deve scontare un anno ai Servizi sociali ha il diritto-dovere di avere chiarezza nel suo percorso di rieducazione. D'altronde, tecnicamente, quello che conta nell’intera vicenda è che la decisione dei giudici possa dargli la possibilità di realizzare un processo di rieducazione in grado di permettergli di rientrare nella società, essendosi riappropriato efficacemente del ruolo di cittadino in maniera attiva e consapevole dopo aver effettuato una congrua esperienza di riabilitazione. Insomma, è indispensabile che il processo di rieducazione lo trasformi in un nuovo cittadino, differente dal precedente. Ma le cose stanno proprio così? Siamo proprio sicuri che questa attività farà avere alla società un cittadino cambiato al punto di essere il contrario di ciò che è stato? Noi siamo perplessi e nutriamo più di un dubbio. A nostro avviso le cose stanno in tutt'altro modo. La prima cosa strana di questa decisione è che il condannato dovrà effettuare una prestazione di riabilitazione per un solo giorno alla settimana. Troppo poco. A rigore questo tirocinio dovrebbe essere continuo, sistematico e totalizzante per maturare le condizioni di utilità e di efficacia del servizio. Per fare un esempio è come se una persona dovendo imparare una lingua straniera (che prima non conosce) decidesse di frequentare un corso di lingua un solo giorno alla settimana per un po’ di mesi soltanto. Noi sfidiamo chiunque ad essere in grado, in così poco tempo, di imparare quel minimo di conoscenze-competenze-abilità in grado di sviluppare le capacità sotto il profilo dell'ascolto, della comprensione, della lettura, del parlato e della scrittura della lingua studiata. In mancanza di un percorso impegnativo è praticamente impossibile, in pochi mesi, imparare una quantità anche minima di “conoscenze-abilità” e dimostrare di conoscere una lingua straniera (grammatica, pronuncia, sintassi e dettato). Se aggiungiamo poi che starà “sul posto” appena una mezza mattinata a fronte dell’intera settimana è chiaro che l'efficacia della decisione di sostituire il carcere è probabile che non sarà affidabile. Anzi potrebbe essere dannosa. In tutti i manuali di pedagogia e di didattica si afferma che l'apprendimento per essere efficace deve essere serio, impegnativo e approfondito. Quando si progetta un cambiamento dello stato culturale di una persona (dallo stato A a uno stato B differente dal primo) è obbligatorio chiarire quale sarà il processo pedagogico di cambiamento che in ogni caso dovrà essere serio e responsabile. Altrimenti si corre il rischio di trascorrere ore inutili a “far finta” di apprendere. Ne sanno qualcosa tutti quegli insegnanti che per anni hanno tentato di insegnare ai loro studenti l'apprendimento di una lingua straniera, oppure della matematica, della storia, della geografia, etc., con poche ore di insegnamento alla settimana. Se aggiungiamo poi che lo stesso Tribunale gli ha dato la possibilità di trasferirsi ogni settimana per tre giorni (martedì, mercoledì e giovedì) a Roma a svolgere attività politica e di partito (la famosa agibilità), capirete subito che la prevalenza di questa seconda attività sarà non solo predominante ma potrà rendere il suo lavoro di rieducazione nel centro anziani inutile. Noi siamo dell'avviso che la decisione del Tribunale non sia tarata su standard e parametri socio-educativi adeguati, e pecchi di superficialità per non dire che si tratta di un vero e proprio dilettantismo sotto il profilo rieducativo. Ci auguriamo che i Servizi sociali saranno professionali e svolgeranno il loro lavoro non con genericità e faciloneria ma con rigore e grande professionalità. Non vorremmo che alla base di tutto ci fosse, da parte del sistema alternativo al carcere, una vera e propria messinscena volta in verità a coprire la decisione di favorirlo nella sua attività politica. Siamo poi curiosi di conoscere quali saranno in concreto le sue attività di riabilitazione. Quale sarà il protocollo preciso e puntuale di lavoro riabilitativo, quali le finalità e gli obiettivi, quali i mezzi e le attività di riabilitazione e, soprattutto, quali saranno le verifiche di apprendimento, in grado di dare senso e certezza al percorso riabilitativo. Se le verifiche formative e sommative in itinere, a media distanza e finale dell’intero ciclo non saranno adeguate e precise allora la prova della inadeguatezza dell’intero sistema alternativo al carcere saranno così evidenti da poter trarre la conclusione che si è trattato della solita pagliacciata all’italiana.

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