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venerdì 24 maggio 2013

Tredicine: “uno come te”.


Il cognome può apparire bizzarro ma è terribilmente efficace nel campo del potere locale della capitale. Tutti lo conoscono e lo cercano. C’è tutta Roma tappezzata con i suoi manifesti elettorali. Dalla Salaria alla Tuscolana, dall’Aurelia alla Prenestina ovunque emergono solo i suoi poster. "Uno, mille, centomila" manifesti che hanno inondato l’intera città del suo bel viso giovanile e sorridente. Giordano Tredicine è il Consigliere al Comune di Roma del Pdl che ha avuto più successo nell’ultimo quinquennio della politica locale. Giovane, bello, amichevole e sorridente ha tutti i simboli del vincente. Peccato che al suo curriculum manchino aspetti che lui preferisce occultare. Ma andiamo per ordine. Abbiamo trovato nella nostra cassetta delle lettere un suo volantino elettorale che elenca tutti gli obiettivi da raggiungere al Consiglio comunale di Roma e che cosa ha fatto nell’ultima legislatura capitolina. In entrambi gli elenchi c’è di tutto e di più. Non c’è però una sola parola sugli aspetti più importanti e significativi delle vicende politiche romane. Tredicine non dice nulla del vuoto programmatico che lo contraddistingue sui 1)fatti etici, sul 2)conflitto di interessi che lo riguarda, sulla 3)politica di gestione dei quasi settemila vigili urbani che non si vedono mai in strada, sulla 4)pessima politica dei trasporti e del traffico cittadino, sulla 5)politica della sicurezza, sulla 6)politica di spesa delle risorse del Comune compresa la 7)elevazione al massimo dell’aliquota IMU, sul 8)nepotismo e le assunzioni clientelari nelle municipalizzate, sulla 9)inefficacia del servizio di Acea, Ama, sulla 10)piaga delle affissioni abusive, sull'inesistente controllo dei 11)graffitari che non vengono perseguiti, ecc.. E si potrebbe continuare. Nulla di tutto questo. Solo vacuità e faccende banali riguardanti alcuni elementi di nicchia della sua proposta elettorale. Un vero e proprio capolavoro di ipocrisia e di vuoto programmatico che evita di evidenziare come si deve intervenire sui nodi centrali delle deficienze della politica romana del suo partito, quel Pdl che ha prodotto a Roma lo “scandalo Fiorito”. Al titolo dei suoi manifesti, in cui Tredicine mostra l’ambizione di essere “uno come noi”, rispondiamo in perfetto dialetto romano: «ma de che stamo a parla’»?

martedì 21 maggio 2013

La schizofrenia delle elezioni amministrative a Roma.



La schizofrenia è una forma di malattia psichiatrica caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero e del comportamento con una gravità tale da limitare le normali attività raziocinanti di una persona. Nella politica comunale poi la schizofrenia comporta alterazioni del pensiero che fanno immaginare ai "candidati Sindaci" di essere nel vero mentre essi sono nel falso. Gli scompensi della schizofrenia si concentrano maggiormente nel settore della “devianza programmatica”, in cui un candidato Sindaco spiega una voce del suo programma dicendo che intende fare del bene per la città mentre sta facendo (o farà) esattamente l’opposto. Per essere più precisi, è come se un candidato Sindaco dicesse che la politica dei trasporti dei suoi avversari a Roma è sbagliata perché si rischia il collasso e poi si scopre che lui è colui che ha governato la città producendo concretamente il collasso medesimo. C’è solo da ridere. Di esempi del genere a Roma se ne possono fare a decine. Prendiamo l’ACEA. Si tratta di un carrozzone municipale che è inviso alla stragrande maggioranza dei cittadini perché produce casi imbarazzanti di irresponsabilità e di incapacità tali da far diventare scettici gli ottimisti. Lo dimostrano gli innumerevoli casi di proteste e reclami della cittadinanza pubblicati dai giornali. Non parliamo poi della politica di gestione dei vigili urbani (gente che non si vede mai nel posto giusto dove dovrebbe essere, e cioè in strada, tutti e nessuno escluso) che dire fallimentare è un complimento. E così via. Che dire delle elezioni per il rinnovo del Sindaco di Roma? Paradossalmente mentre i candidati scappano di qua e di là per farsi propaganda con tutte le categorie - correndo a fare comizi e incontri in ristoranti più o meno costosi (Francia o Spagna purchè se magna) - i cittadini non capiscono nulla delle loro proposte. Perché? Per il semplice motivo che o i loro programmi sono sostanzialmente uguali a quelli degli avversari o perché volutamente criptici, tanto da non essere decifrabili perché “scritti per nascondere”. Insomma la campagna elettorale in atto è un fallimento totale per la cittadinanza, che andrà alle urne senza avere le idee chiare delle differenze tra i progetti dei vari candidati. Le idee chiare ce l’hanno solo loro, i Politici delle Amministrative, che sono sempre gli stessi e rappresentano una Casta ancora più elitaria di quella nazionale. I membri di questa Casta sono scesi in politica per fare gli interessi loro come, purtroppo, Berlusconi insegna.

mercoledì 15 maggio 2013

Tra commmedia e tragedia.


Tra un pagliaccio che canta e le menzogne dei giornali sui fatti di cronaca politica siamo arrivati a toccare il fondo della dignità di nazione che si riconosce nel contesto valoriale europeo. Ormai non è più una questione di polemica contro qualcosa o qualcuno. No. Ormai è una questione di democrazia e di libertà. Ci riferiamo ai vergognosi attacchi rivolti contro le istituzioni da parte dei sostenitori berlusconiani. In particolare, desideriamo sottolineare che la polemica politica pro o contro la magistratura sta trasformando il senso stesso della vita politica nazionale a un livello così basso da trasformare la realtà fino al ridicolo. Non è forse ridicolo il giornalista Giuliano Ferrara (quello delle bottigliette d'acqua davanti ai sagrati delle chiese) che si mette in testa una parrucca e canta sciocchezze contro il pm di Milano che ha chiesto sei anni di galera e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi? E non è forse ridicolo tentare di difendere il padrone di Mediaset dicendo che la magistratura di Milano, che sta processando il Capo del centrodestra, calpesta lo Stato e la Giustizia? L'unica cosa che costoro dovrebbero fare è vergognarsi. Stanno piegando il vivere normale della società in un vivere nell'emergenza continua di tutti contro tutti. Ministri che vanno a protestare contro i giudici di Milano, manifestazioni politiche a ripetizione contro la magistratura, etc. E tutto questo perchè? Per il semplice motivo che una sola persona si sente superiore a tutti gli altri. C'è un sostantivo preciso per definire questo stato di cose: fascismo berlusconiano.

sabato 11 maggio 2013

La confusione della “politica dell’inezia”.


Che misera fine ha fatto la politica in Italia. Abbiamo un Parlamento formato da un partito del centrodestra, il Pdl, guidato da un pluricondannato che ha imposto nei ministeri chiave del nuovo Esecutivo persone impresentabili. Poi c’è il Pd, ovvero il partito di centrosinistra del “non si sa che cosa sia” tanto da non avere neanche una guida che si è auto-ammorbidito tutto in una volta, come un biscotto pavesino immerso in una tazza di latte caldo. A seguire c’è il M5S. Doveva cambiare l’Italia. Dai no a ripetizione è il partito che ha un capo che insulta tutti e poi rifiuta qualunque proposta di cambiamento. Semplicemente demenziale. C’è anche Sc di “Monti-Casini-Eccetera” un inutile partito che vaga nel nulla parlando di niente e dicendo sempre si a tutti, a destra e a manca. Dimenticavamo il partito della Lega che fu di Bossi, quello della secessione e di “Roma ladrona”. Non si sa più che cosa voglia. Il nuovo Segretario (“nuovo” si fa per dire) dice di volere la “Macroregione del Nord” per che cosa non è chiaro. Poi c’è il partito dei FdI, che non è Fli, ma dei “Fratelli d’Italia” sui quali tacciamo per carità di Patria. Infine, a seguire ci sono i partiti e i partitini dello "zero virgola qualcosa" che non vale la pena nominare per non perdere tempo. Si tratta di persone fantasma che esistono perché ancora vige il porcellum. Sono quelli della sinistra massimalista che vagano nella notte a “gruppetti di uno” credendo di essere uno squadrone. Cose da senzatetto e senzacasa. Ecco cos'è la politica oggi in Italia. La confusione del nulla mischiata con il niente. Non c’è un progetto politico per un’Italia che sia partner credibile, e Nazione come le altre, a livello internazionale. Non c’è una proposta seria di introdurre severità, competenza e merito nella società. Non c’è nessuna idea di volere mettere ordine nell’imbroglio delle Caste e delle Lobbies che vivono da parassiti nella società italiana. C’è da mettersi le mani nei capelli e chiedersi: ma com’è stato possibile? Ai posteri l’ardua sentenza.

martedì 7 maggio 2013

Andreotti: una morte che lascia in bocca l’amarezza del silenzio.


E’ morto Giulio Andreotti. Qualcuno ha detto che davanti alla morte rimane solo il silenzio e la pietà. Compassione e misericordia dovrebbero essere i soli sentimenti da considerare in questi casi. No. Noi non siamo d’accordo. Almeno in questo caso. Costui è stato uno dei principali responsabili della politica italiana per almeno mezzo secolo. Per più di cinquant’anni Andreotti è stato il simbolo del potere politico democristiano che ha dettato e diretto la strategia della politica in Italia. E’ stato 7 volte premier e 26 volte ministro. E’ stato un uomo politico che nonostante le accuse, un processo, le critiche e dei giudizi non certo lusinghieri sul piano etico e morale, non ha mai alleggerito il peso della coscienza e mai ha confessato colpe e responsabilità di fatti e misteri rimasti insoluti. E’ rimasto sempre in silenzio, muto come un pesce e simile a un mafioso, nascondendo e portando con sé nella tomba segreti e decisioni nascoste prese in politica. Insomma molte ombre, parecchi dubbi, niente luci e zero verità. Famoso per i suoi aforismi amava essere considerato affidabile e discreto in politica, in perfetto stile mafioso. «Il potere logora chi non ce l’ha»; «A parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina»; «L'umiltà è una virtù stupenda. Ma non quando si esercita nella dichiarazione dei redditi» e simili idiozie impudenti. Cinismo e autocompiacimento sono stati i suoi sentimenti più evidenti. E’ morto a 94 anni, sazio di giorni. Noi non lo abbiamo mai invidiato. Tutt’altro. In questo momento proviamo solo amarezza, l’amarezza di coloro che hanno sperato che negli anni della vecchiaia Costui si ravvedesse e fornisse elementi per chiarire il ruolo avuto nel potere che ha esercitato per tanto tempo e che gli ha consentito di prendere decisioni discutibili e dannose nell’Italia dei segreti. I misteri sono rimasti tali e se li è portati nella tomba come fanno i mafiosi. La nostra amarezza è mitigata tuttavia dalla certezza che in questo momento, al cospetto di Colui che è il Giusto per eccellenza, da qualche parte sarà stato dato l’ordine di “attizzare il fuoco”. E non per cuocere alla brace l’abbacchio laziale.

lunedì 6 maggio 2013

Gianni Alemanno Sindaco di Roma: fallimento annunciato e certificato.



Lo diciamo subito, senza giri di parole: è necessario bocciare Alemanno e non votarlo più per il rinnovo a Sindaco di Roma. Ha già fatto abbastanza danni. Quest'uomo nella sua insipienza è riuscito a creare, sugli errori dei suoi predecessori, una situazione di emergenza drammatica che è sotto gli occhi di tutti. E' semplicemente disgustoso scrivere dei suoi risultati nel ruolo di Capo dell'Amministrazione. Sconcertante e vergognosa è stata la sua inazione. Ha lasciato andare in cancrena alcuni mali capitolini. Proviamo disgusto nel descrivere lo stato comatoso in cui ha ridotto la capitale dopo cinque lunghi anni di desolante inattività. La sua latitanza nel risolvere i problemi è forse una delle immagini più crude e crudeli del peggior berlusconismo mischiato di inefficiente neofascismo. A Roma si vive in perenne emergenza. In cinque anni l'Amministrazione capitolina del Pdl non solo non ha fatto nulla di buono ma addirittura ha peggiorato le cose e invece di andare avanti è andata indietro come i gamberi. La vita dei cittadini è peggiorata di molto. E siccome vogliamo essere chiari, onesti e trasparenti elenchiamo alcuni suoi errori e difetti (non tutti, altrimenti per elencarli ci sarebbero volute le pagine di un tomo della Enciclopedia Treccani) del suo modo di amministrare la città.
1.Strade di Roma: sono peggiorate in modo indecente. Buche, asfalto che si stacca a pezzi, dossi, canaline ostruite, marciapiedi abbandonati, strade che sembrano più la capitale di un paese dell'est europeo dopo la fine del comunismo che la capitale dell’ottavo paese occidentale al mondo.
2.Ha aumentato l'IMU in modo indecente. Mai visto un Sindaco del genere. Blatera contro Monti e le sue tasse e poi aumenta a dismisura l'aliquota massima comunale. Un esempio raro di incoerenza.
3.Vigili inesistenti in strada nei posti dove servirebbero. La cosiddetta “Polizia Municipale” o “Locale” è efficiente solo nell'abbigliamento ma mai nelle mansioni che dovrebbe espletare. Una massa incredibile di personaggi inadeguati al ruolo non fanno mai alcuna azione educativa, preventiva e/o repressiva. L’unica cosa che sanno fare, e bene, sono “i fatti loro”. Impreparati, aggressivi con i cittadini, totalmente mancanti di imparzialità, sprovveduti nel tatto e nel ruolo, hanno sempre cercato di evitare fastidi e impegni per multare coloro che avrebbero dovuto essere multati . Le sole multe che fanno sono solo per i divieti di sosta. Un fallimento totale.
4.Trasporti inefficienti e discontinui. Ci sono zone di Roma dove vige ancora la logica che di Domenica e nei festivi alcune linee non fanno servizio. Non parliamo poi la mancanza totale di sensibilità delle politiche dell’ATAC nei confronti della cittadinanza. Un vero e proprio bollettino di guerra da sconfitti. Nel 2013 c'è un'ATAC che è una vergogna per come affronta in modo inadeguato la complessità del trasporto pubblico a Roma. Alemanno è stato l'unico sindaco della storia di Roma, a non far funzionare neanche la metropolitana di Roma, che è lo scandalo del secolo.
5.Servizi al cittadino delle Municipalizzate (ACEA, AMA, ecc..) che sono un affronto alla collettività. Errori a ripetizione per incapacità nella gestione dei rifiuti differenziati che siamo a livello di quarto mondo. Errori da dilettanti nel decoro della città.
Ci fermiamo qui. Una sola considerazione. Un sindaco serio e professionale a quest’ora avrebbe espresso la sua solidarietà alla cittadinanza viaggiando col trasporto pubblico. Noi pretendiamo che chi viene pagato con i soldi dei cittadini viaggi insieme ai cittadini, senza “alfette blu”, per solidarietà e per verificare le condizioni del servizio. Dovrebbe essere felice di stare con i suoi concittadini nei momenti più delicati come quando si viaggia da una parte all'altra della città. Un Sindaco serio a quest’ora avrebbe girato molte capitali europee e avrebbe copiato (non ha saputo fare neanche questo) ciò che di buono hanno fatto altrove. L’Alcade di Madrid nel giro di una sola legislatura ha trasformato la città da disordinata e sporca che era prima in un gioiello di perfezione che è adesso. E gli spagnoli sono come noi, mediterranei e non scandinavi. Lo ricordiamo agli smemorati che l'hanno votato alle ultime elezioni ricordando loro che gente come lui non merita di essere premiata con un altro voto alle prossime elezioni. Votate chiunque. Ma non lui.

lunedì 29 aprile 2013

Pericoli, scemenze e responsabilità.


La piazza adesso sarà contenta. Per una volta che si stava imboccando la strada giusta dei ministri e dei politici che si recavano a piedi in Parlamento ecco che la violenza del linguaggio e della piazza rovina tutto. La Repubblica aveva atteso ben 65 anni per avere i Presidenti delle due Camere, ministri e Segretari di partito muoversi a piedi tra i palazzi della politica senza auto che subito si è costretti a fare marcia indietro e ritornare alle antipaticissime e costose alfette della scorta. Troppi pericoli che qualche altro fanatico segua le gesta del furore omicida dell’attentatore che ha sparato ai due carabinieri. Persino Emma Bonino si è dovuta piegare all'esigenza di dover accettare la scorta. «Quando si tira troppo, la corda si spezza» dice un proverbio e “Io non ci sto” disse Scalfaro in un intervento famoso che ci ricorda il clima dell’attentato. Ebbene, anche noi non ci stiamo con questo clima da caccia alle streghe. Che l’estrema sinistra e i grillini si diano una calmata e abbandonino i toni e il linguaggio di queste ultime settimane. Tanto il governo anti-inciucio contro Berlusconi non lo hanno voluto fare loro, pur avendone avuto la possibilità. Bersani aveva offerto a Grillo e Casaleggio, su un piatto d’argento, il nuovo governo del cambiamento. Ma la premiata Ditta G.&C. ha rifiutato con supponenza, facendosi beffe del povero Bersani in diretta streaming. "Ci sembra di essere a Ballarò" disse il Capogruppo Lombardi a Bersani, con sfrontatezza e arroganza tipiche delle galline inebriate dai vapori della pentola del brodo in cucina. I veri Lor Signori sono diventati soprattutto Grillo e i suoi "deputati Signorsì", perché hanno rifiutato la più grande speranza di cambiamento da 65 anni a questa parte che l'Italia abbia mai avuto. I puri e duri del M5S, gli Ingroia “alla Crozza” e la piazza non hanno fatto nulla per realizzare “il sogno”. Dire adesso che il clima della violenza è una montatura dei Servizi Segreti e creare una pagina Facebook per inneggiare allo sparatore è da scemi. «Chi è causa del suo mal, pianga se stesso».

domenica 28 aprile 2013

Una luce nel buio della notte.



Nessuno l’ha notato. Giornalisti e opinionisti si sono scatenati su tutti i nomi dei nuovi ministri tranne che su quello dell’Istruzione. Nessuno ha notato che il neoministro della Pubblica Istruzione, Maria Chiara Carrozza, è una specie di marziano a Roma. Flaiano probabilmente sarebbe stato d’accodo con noi. Il suo curriculum vitae afferma che è di Pisa, come Enrico Letta, ma soprattutto è ex rettore della Scuola superiore Sant’Anna e laureata in Fisica all’Università di Pisa con una tesi sulla "particelle elementari". Naturalmente ha altri titoli come il dottorato, ecc. che qui, nell’economia del nostro discorso, non interessano. Dunque, un marziano a Roma. Perché? Andiamo per gradi. Maria Chiara Carrozza è una specialista delle particelle elementari, cioè dei famosi raggi cosmici di Zichichi, dei fotoni di Einstein (per Crozza “fottoni”, ma questo è un altro discorso), dei bosoni e di tante altre “cosette del genere”. Scriviamo queste piccole note sul neo ministro perché è la prima volta, dalla nascita della Repubblica, che un fisico diventa ministro e per giunta dell’Istruzione. Non si era mai verificato. Addirittura non ci risulta che ci siano stati parlamentari la cui professione sia stata analoga a questa. Cosa vuol dire per la scuola, l'università e la ricerca una nomina così pesante come quella di Maria Chiara Carrozza? Una sola cosa su tutte: è una rivoluzione. Noi ci aspettiamo che finalmente possa risolvere il “problema scuola” in Italia. La scuola italiana, nei decenni iniziali della Repubblica, fu il fiore all’occhiello delle istituzioni culturali dell’Italia. Tutti ce l’hanno invidiata. Nonostante potesse essere modificata in qualche sua deficienza (nulla è perfetto) DC, PCI e PSI prima e, soprattutto, Berlusconi dopo, l’hanno massacrata, riducendola a un carrozzone pubblico inutile e fors'anche deleterio. Noi speriamo che almeno potrà essere tolta dal degrado in cui versa e minimizzare gli abbagli presi da tutti i ministri della P.I. (non se ne salva uno solo) che l'hanno preceduta. Lo speriamo tanto.

venerdì 26 aprile 2013

L’imbroglio grillino.


Ristabiliamo un po’ di verità. In questi ultimi due mesi si sono verificati una serie di eventi che messi tutti insieme, uno dopo l’altro, hanno provocato il corto circuito della politica italiana. I risultati inservibili e devastanti delle elezioni di febbraio 2013, l’impossibilità della formazione del nuovo governo, l’elezione del nuovo Capo dello Stato, la crisi economica che morde peggio del morso di un pitbull, la crisi generalizzata dei valori della democrazia e l’emergere di un problema di neofascismo che salda le tifoserie estremistiche del calcio hanno determinato il blocco della vita istituzionale e politica. Di chi la responsabilità? Sarebbe troppo comodo dire che la colpa è genericamente della politica. Non che non sia vero. Sappiamo benissimo che la Casta ha delle responsabilità enormi. Ma dire genericamente che la politica ha la responsabilità del blocco istituzionale è una scappatoia che non ci convince. E allora di chi è la colpa? Andiamo per ordine. Avete osservato i comportamenti di Berlusconi dopo le elezioni? Sempre disponibile con tutti, ottimista, magnanimo, disposto ad accettare un nome Pd sia alla Presidenza della Repubblica, sia alla Presidenza del Consiglio, addirittura con Bersani premier. Come mai? A nostro avviso sta qui tutto il paradosso del post-elezioni. Stranamente l’entrata in scena di Grillo e del suo movimento ha dato fiducia a Berlusconi. Potenzialmente i risultati delle elezioni avrebbero dovuto far letteralmente scappare Berlusconi dall’Italia. Un’intesa fra l’antiberlusconismo grillino e del Pd avrebbero dovuto essere la fine del Cavaliere e la sua conseguente uscita definitiva di scena. Questo era il minimo che si poteva prevedere. Legge contro il conflitto di interesse, ineleggibilità di Berlusconi, giro di vite nel campo legislativo penale con leggi in grado di eliminare prescrizioni strumentali in grado di dare salvacondotti al Cavaliere, leggi contro il falso in bilancio, etc. avrebbero dovuto, a sessanta giorni dalle elezioni, essere state ratificate e rese valide immediatamente. Invece nulla di tutto questo. Ma ciò che è peggio è che il “governissimo” tra Pd e Pdl allontana definitivamente questa prospettiva. Di chi la colpa? Vediamo se siete bravi a indovinare? Colpa dell’ex Pd di Bersani che voleva fare un governo senza il Pdl? No. Colpa della lega nord o di Sel? No. Colpa di Scelta Civica? No. E allora di chi è la colpa? Vi diamo un aiutino, ricordandovi un proverbio che dice tutto : “can che abbaia non morde”. E chi ha abbaiato tanto nelle piazze, nel web 2.0, compiendo addirittura attraversate record dello Stretto a bracciate? E Berlusconi diventò felice.

martedì 23 aprile 2013

Burattini e burattinai tra ubbidienza e irresponsabilità.



Giorgio Napolitano si è reinsediato alla Presidenza della Repubblica dopo essere stato eletto con una votazione plebiscitaria. Abbiamo la sensazione che riuscirà nell’intento di rimettere “le cose a posto”. Il Capo dello Stato ha fatto un discorso storico col quale ha sferzato i partiti inchiodandoli alle loro responsabilità, strapazzandoli ben bene e negando loro la possibilità di qualunque autoindulgenza. Con parole chiare ha fatto un'alta lezione politica, morale e istituzionale che definiremmo educativa, perché ha insegnato ai partiti che quando la casa brucia serve acqua per spegnere e non polemiche fra i pompieri. In particolare, rivolgendosi a loro, ha detto che "voi non rappresentate qui le vostre fazioni e nemmeno i vostri elettorati, ma la nazione intera". Napolitano è stato applaudito molte volte da sinistra e destra. Solo i grillini hanno fatto vedere la loro solitudine di “numeri primi”, cioè di numeri che sono divisibili inutilmente solo per il numero 1 o per se stessi, perché non hanno massimi comuni divisori oltre ai due sterili numeri precedenti. L’ostentazione di una infantile provocazione da belle statuine nonchè lo spettacolo penoso del rifiuto ad applaudire mostrano la loro pochezza e il vuoto politico che li avvolge. Mentre Napolitano, con forte spirito di servizio e alla non giovane età di 87 anni, prende un impegno grave e faticoso i grillini fanno le marionette che si muovono attraverso i fili manovrati dal loro burattinaio. A noi questi grillini ci sono antipatici. Ci ricordano la Lega Lombarda del primo Bossi, quando i lumbàrd facevano a gara per distinguersi con parolacce e sberleffi. Sappiamo come è andata a finire. Non vorremmo che la storia si ripetesse, ma se questo è il mattino crediamo che la serata sarà piena di imbecilli, digiuni di competenze e di metodo, che giocano a fare i dispetti aiutando alla fine Berlusconi. Te capì?

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