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lunedì 24 agosto 2015

Sfregi e disgusti a Roma.


“Disgust in Rome for new Godfather”. Che vordì? Vuol dire “disgusto a Roma per un nuovo Padrino”. Il Dizionario, alla voce disgusto asserisce: «Sensazione che offende il senso del gusto; nausea, ripugnanza fisica o morale». Stiamo parlando del caso Casamonica o, meglio, del caso del funerale di Vittorio Casamonica. Il caso è contemporaneamente semplice e nello stesso tempo da maneggiare con cura. Si tratta di una sfida, la sfida di un clan malavitoso che ha deciso, con il pretesto della morte del suo capoclan, di pubblicizzare la sua forza condizionatrice e dare un messaggio a tutti i cittadini di chi sono i Casamonica. Il fatto pericoloso, dunque, è questo e non altri. Prendersela con l'elicotterista che ha lanciato petali di rose sul feretro o con il parroco che ha celebrato il funerale ha poco senso. Che poi il parroco, don Giancarlo Manieri, novello Don Abbondio della chiesa di Don Bosco (la parrocchia che negò le esequie a Piergiorgio Welby), abbia un debole per il clan, questo lo hanno capito anche le pietre. D'altronde i "Don Bancomat", preti non certo operai ma operatori finanziari spudorati e senza scrupoli che si sono materializzati negli anni 2000 a Roma provengono tutti da quel quartiere che, tra l'altro, è annoverato paradossalmente come uno dei più sicuri di Roma, perchè probabilmente si trova sotto la protezione del clan. Ma il problema è un altro ed è quello che riconosciamo essere il più inquietante, e riguarda due soggetti: i partecipanti al funerale e il cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma, il laziale Agostino Vallini.
Per quanto riguarda il seguito al funerale si è visto chiaramente che non erano solo semplici familiari, addolorati per la morte del loro congiunto ma un vero e proprio esercito di supporter e vincolati. Si è trattato di una vera e propria manifestazione di potenza e di arroganza in cui le migliaia di sostenitori e di sostenitrici, non certo avvezzi ad usare i congiuntivi, hanno partecipato compattamente per ostentare la loro forza e per pubblicizzare il loro potere di condizionamento nel territorio. Lo ha dichiarato in tv il nipote del caro Estinto, dicendo chiaramente che questa è la loro cultura. Loro fanno così: punto e basta.
Per quanto inerisce invece al Capo del Vicariato di Roma la faccenda si fa veramente delicata. Questo Signore, laziale e molto sensibile alla romanità, è in pratica il Deus ex machina delle parrocchie di Roma. Tutto fa capo a Lui. Lui sposta i preti da una sede all’altra, nomina i parroci, designa i preti insegnanti nella scuole, decide tutto. Naturalmente ha i suoi metodi e i suoi quadri di valutazione, che sembra non brillino per equità e moderazione. Abbiamo già detto che è stato Lui a negare il funerale a Piergiorgio Welby ed è stato sempre Lui ad autorizzare il funerale a quel De Pedis della banda della Magliana. La bilancia di questo impenetrabile e potente cardinale non è ben tarata se è vero che da quando c’è lui al Vicariato, nonostante la prassi dica che i parroci non possono stare più di nove anni nella parrocchia assegnata, ad alcuni di loro è stata permessa la massima orwelliana che “tutti i maiali sono uguali: ma alcuni sono più uguali degli altri”. Ebbene si deve a questo Signore se il parroco ha accettato tutto il rituale della famiglia del caro Estinto con tutte le conseguenze del caso. Gravissima per esempio è stata la pubblicità negativa a livello mondiale di questo avvenimento permesso da Sua Eminenza. Forse questo fatto è il peggiore di tutti. Aver dato la possibilità all’estero di associare a Roma la dimensione sociale dell'affiliazione a un clan malavitoso è per usare un linguaggio spirituale “cosa cattiva e ingiusta”! Sua Eminenza Vallini non può certamente essere orgoglioso di tutto ciò.
Si potrà cambiare qualcosa in futuro? Noi siamo del parere che è impossibile qualunque cambiamento. Per due ragioni.
La prima è che non si può cambiare la testa a centinaia di migliaia di cittadini romani che hanno un’idea dell’Etica, diciamo così singolare, nel senso che il rispetto delle regole nel caso migliore è inteso come una manìa nordica intrisa di moralismo e nel caso peggiore che non servono a nulla e quindi “ognuno può fare quello che vuole”. Appunto. Come ha fatto il clan Casamonica.
La seconda è che se si intervenisse pesantemente contro gli interessati si rischierebbe di dare alla solita magistratura che ha a cuore la Scienza del Diritto l'alibi della discriminazione contro i Sinti con una probabile condanna delle Istituzioni dello Stato. Cos'è pazzi!

giovedì 20 agosto 2015

Politica e chiesa cattolica oggi in Italia.


La chiesa italiana si è risvegliata. Dopo una fase di torpore lunga un papato tedesco, si avverte nell’aria e sui media che c’è un risveglio interventista di religiosi desiderosi di dire la loro. A parte papa Francesco che interviene con spirito evangelico in maniera condivisibile, si notano interventi forti a sostegno di tesi altrettanto robuste come l’immigrazione, la povertà, l’etica, il matrimonio, l’omosessualità, la comunione ai divorziati, etc. tutti temi veri, concreti e al centro dei drammi dell’uomo contemporaneo. E’ finita l’abbuffata di temi a forte componente politico-filosofica, ovvero pseudo-temi come il relativismo, l’anti-comunismo, il pro-berlusconismo, etc. spesso manipolati per motivi volti a coprire gravissime responsabilità della chiesa petrina ai massimi ordini (scandalo IOR, scandalo pedofilia dei preti, appropriazione illecita di beni, interventi a gamba tesa nella politica italiana, etc). Bene. Adesso al centro della scena c’è mons. Galantino, Segretario generale della CEI. Cosa dire di mons. Galantino che esterna in modo rozzo ma efficace il punto di vista cattolico nella politica dell’immigrazione? La polemica ha investito i politici italiani come non mai e in modo risentito e piccato da parte di entrambi. Dice mons. Galantino: “la politica è un piccolo harem di cooptati e furbi”; e poi “bestemmia pensare cattolici con freno a mano”; ancora “la politica di oggi è un puzzle di ambizioni personali” e infine "i veri politici segnano la storia ed è con la storia che vanno giudicati, perché solo da quella prospettiva che non è mai comoda, si possono percepire grandezze e miserie dell'umanità". E adesso la nostra opinione.
Mons. Galantino dice cose vere quando afferma che la politica è pilotata da un piccolo harem di cooptati e furbi. Il gruppo di renziani, il gruppo di bersaniani, il gruppo verdiniano, il gruppo alfaniano, il gruppo nikiano, il gruppo meloniano, sono secondo voi partiti democratici con parlamentari eletti e responsabili o viceversa non sono - come dice mons. Galantino - “un piccolo harem di cooptati e furbi”? A voi la risposta. Che differenza c’è tra un harem di cooptati e di furbetti del quartierino e le truppe dei signori Renzi, Bersani, Verdini, Alfano, Vendola e Meloni? Tutta questa gente è stata eletta direttamente con le preferenze dagli italiani? No. Sono tutti stati cooptati. Vogliamo spendere poche parole su Berlusconi perché a nostro parere egli è il più grande responsabile della disastrata e disgraziata nazione italiana a causa di almeno tre fattori. Primo: ha sdoganato i fascisti dal loro “opaco e cupo isolamento”. Secondo: ha divulgato il motto “italiani con il mio liberalismo arricchitevi e infischiatevene dell’etica. Fate soldi e non preoccupatevi delle conseguenze perché io vi difenderò dai giudici”. Sappiamo com’è finita, dopo aver eliminato il reato di falso in bilancio è stato giudicato e condannato con sentenza definitiva! Terzo: le promesse non mantenute. Ci sarebbe un elenco di decine e decine di promesse da marinaio non realizzate, con l’aggravante di aver fatto il Pulcinella con la sua condotta burlesca e diseducativa che ci ha fatto coprire di ridicolo in tutto il mondo. A Mons. Galantino, tuttavia, vorremmo ricordare che l’ex Presidente della CEI, il potente card. Ruini, è stato il principale responsabile della collaborazione utilitaristica della chiesa cattolica con Berlusconi. Do ut des dicevano i latini per affermare un patto di scambio: voti contro vantaggi. Ne sanno qualcosa quelli di Comunione e Liberazione che con Formigoni si sono accaparrati la Regione Lombardia per decenni. Con quella disgraziata Cei, comandata in modo immorale e irresponsabile dal quel signore che risponde al nome di Camillo Ruini e, soprattutto, con il pienone di voti assicurati dalle parrocchie italiane, si è permesso a Berlusconi di fare le politiche sciagurate e aetiche dei suoi governi per tutta la durata del papato di Wojtyla. Sul pilatesco papa polacco, che sul tema della politica nazionale della CEI ha dato una cambiale in bianco a Ruini mentre su quella dei preti pedofili fa fatto cadere un silenzio tombale, non vogliamo inveire per carità cristiana. Senza il via libera della stessa CEI di cui mons. Galantino è Segretario generale, l’Italia non avrebbe mai imboccato la strada della riforma elettorale chiamata dai suoi stessi ideatori della Lega, amici berlusconiani, porcellum, con i parlamentari nominati dal sultano Berlusconi mentre trascorreva le notti con le minorenni. Dunque, Galantino ricordi il passo del Vangelo : “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Tornando ai politici italiani non diciamo nulla di Salvini e di Grillo perché, se è vero che sono persone che non hanno rubato nulla alla comunità, è altrettanto vero che sono personalità insulse, populiste, a caccia di voti per ambizione personale e, fatto ancora più grave, hanno idee pericolosissime su aspetti delicati in materia di economia come l’uscita dall’euro la quale, se vincente alle prossime elezioni, nel migliore dei casi ci farebbe fare la fine della Grecia di Tsipras e nel peggiore ci farebbe impoverire irreversibilmente. A mons. Galantino diciamo che la politica di immigrazione in Italia la deve fare la politica italiana e non lo Stato della Città del Vaticano. Libera chiesa in libero Stato. Altrimenti ritorniamo a Ruini. E questo non le è permesso! Te capì?

mercoledì 19 agosto 2015

Blocchi economici salviniani e tremori renziani.


Possiamo dire che il Rubicone è stato attraversato. Con la dichiarazione ufficiale di Salvini che in novembre attuerà il blocco economico dell’Italia, Renzi è avvisato che dovrà mollare la poltrona di premier e andarsene. Il Presidente del Consiglio già rabbrividisce al pensiero di ciò che l’attende. Tutta l’Italia risponderà all’appello di Salvini e incrocerà le braccia per lunghissimi tre giorni. Pertanto il tiranno dovrà dare le dimissioni. Ecco la vera notizia che permetterà agli italiani finalmente di liberarsi di un autocrate oppressore, che pensa e agisce da uomo solo al comando. Fatto importante è che a rafforzare l’urto del blocco economico contro Renzi ci sarà nientepopodimenoche Giorgia Meloni e il partito di FdI il cui contributo sarà determinante a decretare la fine del premier Renzi. Il consiglio che diamo a noi stessi e agli altri è di ritirare subito tutti i risparmi in euro dalle banche, cambiare il denaro da euro a rubli e aspettare qualche mese, dopo di che Salvini farà uscire l’Italia dall’euro. E con il ritorno alla lira, finalmente, l’Italia risorgerà “più bella e più superba che pria”. No. “più grande e più bella che pria”. “Bravo”. “Grazie”! Te capì?

lunedì 10 agosto 2015

Farsi gli affaracci propri.


Sei giovani mascalzoni a Genova picchiano mortalmente un uomo perché creduto gay. Notizia gravissima nelle cause e ancor di più nelle conseguenze. Si poteva evitare. Invece un ignavo autista di un bus cittadino, nonostante abbia assistito alla scena, non è intervenuto ed ha "lasciato fare". Interrogato dalla polizia ha detto testualmente: «io non ho visto nulla, e poi mio nonno mi ha insegnato che nella vita è meglio farsi i "fatti propri"». Ha risposto proprio così, come se si trattasse di un fatto normale consentire la tragedia di un pestaggio omicida per rispettare la prassi del nonno rozzo e primitivo. Assistiamo impotenti sempre di più, nella società italiana, alla celebrazione del "diritto all'omertà" come una delle colonne portanti di questa nostra disgraziata società. Attenzione, perché l'idea degli "affaracci propri" non è un'idea isolata, proposta da uno squallido autista che se ne infischia della vita di un uomo pestato a morte. Non è così. Quest'idea prima esisteva soltanto in zone limitate dell'Italia meridionale, dove era alto il tasso di mafia, di ndrangheta e di camorra. Adesso si è estesa e generalizzata, soprattutto nella vergognosa Roma Capitale, e sta divenendo patrimonio comune degli italiani.
Si è ormai fatta strada in larghi settori trasversali della società l'idea che ciascuno deve farsi "gli affari propri" affinché non si abbiano seccature e, fatto non secondario, perché così facendo si agevolino meglio i “fattacci degli altri”. Probabilmente c’è, nella gente comune simile all’autista, l’idea del cosiddetto do ut des, cioè l’idea che se io ti lascio fare i “fatti tuoi” tu, dopo, mi lascerai fare i “fatti miei”.
E adesso la nostra opinione. La colpa? Soprattutto di politici, giornalisti e giudici. Sono tre categorie che, con le loro elucubrazioni trasgressive sulla libertà della persona, hanno trasformato la società italiana in un “eldorado di violenza”. In breve le tre categorie non sono riuscite a stroncarla per tempo nè con norme legislative efficaci, nè con articoli di giornali adeguati nè, soprattutto, con sentenze esemplari. Ci si mette poi la Scuola che non educa i giovani ai valori della generosità, dell'altruismo e dei doveri. Ci si mettono anche i Sindacati e i Radicali che parlano solo e soltanto di diritti e mai di doveri.
Che Caino ormai non possa e non debba essere “toccato” è lo standard di questa tragicommedia che i Radicali hanno messo in scena nel teatrino della politica italiana, in cui i carcerati sembrano essere diventati la sola parte buona della società.
Ormai la trasformazione della società italiana da società caratterizzata da bontà d'animo in società violenta e disumana è una realtà e viene confermata dai quotidiani atti di crudele e spietata prepotenza e aggressività che porta, come in questo caso, alla morte di un innocente. E questo sarebbe il frutto della libertà di pensiero e del garantismo?
Ma a questo punto, a che serve avere una “meravigliosa Costituzione” quando si permettono in continuazione omicidi, stupri, furti e violenze di tutti i generi contro i più deboli senza che il fenomeno diminuisca di intensità? A nostro parere è tutta apparenza e il castello di granitica perfezione dello "splendido" Diritto italiano non è altro che solo e soltanto vuota forma e pura esteriorità. Te capì?

giovedì 6 agosto 2015

Inadeguatezza (solo linguistica) di Renzi?


I quotidiani di oggi titolano nella prima pagina la dichiarazione del premier Renzi: "Rai: cda di esperti non astrofisici ". Ci ha sorpreso. Non sappiamo se anche voi siete rimasti colpiti. Noi si. Non avremmo mai pensato che un declamatore come lui potesse prendere uno scivolone del genere sul suo terreno, lui che passa per un comunicatore di grande appeal alla Sivio Berlusconi. Ci ha sorpreso non perché ha caratterizzato gli astrofisici come una categoria che ha la testa fra le nuvole, pardon fra gli astri. Non è questo il problema. Gli astrofisici non hanno nessuna intenzione di cambiare target di studio e di ricerca. Non è la prima volta che succede loro e non sarà l'ultima. Galileo a questo proposito ha dovuto prendere atto di cosa ha significato per lui aver scelto lo studio fisico degli astri. Renzi avrebbe potuto adoperare benissimo l'aggettivo maghi o incantatori o negromanti. E invece no, ha detto proprio astrofisici, forse perché li associa genericamente a gente che ha a che vedere secondo lui con gli astri. Ma allora avrebbe dovuto dire astrologi. Lui, toscano doc, concittadino di Dante, che è nato nella regione che ha dato all'Italia il Bel suono della lingua nazionale non avrebbe mai dovuto usare quell'aggettivo. Confondere un astrofisico con un astrologo è grave, molto grave. E dire che è stato l'Autore della legge chiamata "la buona scuola". I dubbi sulla sua bontà (della scuola) dopo la sparata incontrollata dell'astrofisica, sono aumentati e di molto.

lunedì 29 giugno 2015

Roma non merita.


Non sappiamo come aiutare Roma in questo delicato passaggio della sua storia recente. Sappiamo però che dobbiamo farlo. Lo facciamo pertanto alla nostra maniera, dicendo la verità e non lasciandoci trarre in inganno da chi non le vuole bene. Partiamo subito dicendo che è imbarazzante il modo in cui i media stanno trattando il suo essere capitale e la sua storia contemporanea. Sembra che siano entrate in azione delle iene nell'atto di spolpare un animale in fin di vita. Tutti fanno a gara a parlarne male, a offenderla, a tratteggiarne i vizi con cattiveria e spirito vendicativo dicendo che Roma è diventata una città inguardabile. Roma, in più di due millenni e mezzo, ne ha viste di cotte e di crude. Ed è sempre rinata "più bella che pria". Adesso però è necessario rispettare la verità e rispondere alle malelingue a tono. Diciamo subito che è indispensabile evitare di cadere nel tranello dei personalismi, perché non ci aiutano a trovare la verità. Per esempio è inaccettabile la maniera in cui si attribuiscono con leggerezza le responsabilità politiche del disastro del Comune di Roma se si pensa alla logica dello schieramento e della contrapposizione. Il centrodestra dà la colpa a Marino e al Pd mentre il centrosinistra dà la colpa ad Alemanno e all'ex Pdl. Come può un ignaro “cittadino terzo” schierarsi nella contesa tra i due contendenti? Sulla base di quali dati la vivibilità della città è - se non eccellente come una metropoli scandinava - almeno buona? Dunque, è necessario cambiare l'approccio metodologico. E se avessero entrambi ragione? Cioè se entrambi gli schieramenti politici di governo e di opposizione (Pd ed ex-Pdl al Campidoglio) non avessero fatto le iene, non avessero razziato la città e non avessero manipolato la verità ma, al contrario, se si fossero spesi con lungimiranza e forte senso di generosità ad aiutarla nel suo cammino di progresso e di magnificenza?
Tenendo conto che Marino è stato eletto da poco mentre Alemanno ha dovuto portare il peso di ben cinque anni di duro lavoro da sindaco, spendendosi per sostenere le ragioni della sua maggioranza ad "aiutare" la città, saremmo portati a concludere a favore del centrodestra che si è impegnato di più nel lavoro di trasformazione della città. Dunque, da questo punto di vista quando ci sono due schieramenti che si fronteggiano, e solo chi sta al governo della città può aiutare concretamente Roma e i suoi cittadini mentre l'altro, opponendosi, al massimo può solo controllare. È evidente che Alemanno si è impegnato di più di Marino a fare le cose che più lo interessavano. Tuttavia, se è vero che Marino ha fatto poco c'è da riconoscere che il Gruppo dei Consiglieri Pd al Comune di Roma ha fatto moltissimo, recuperando il gap di Marino, sia con generosità, sia con la passione che li ha sempre contraddistinti per aiutare Roma e i suoi cittadini nel canalizzare flussi di denaro nella "maniera giusta".
Mai crederemo che Pd e Pdl abbiano fatto comunella o, come si suole dire in questi casi, inciucio (nella foto una cena sociale molto inciuciva e poco onlus pubblicata dal sito linkiesta) ai danni della città privilegiando pochi e aiutando molti. Marino ha fatto male a rivelare che Alemanno all'indomani della sua elezione gli ha chiesto se il Pd non gli avesse “detto nulla” per "piazzare" due suoi amici nella macchina consociativa del Comune. È evidente che Marino ha alterato la realtà e si è inventato una capacità di condizionamento da parte del Pd romano al Comune che non esiste. Se c'è un solo appiglio in tutta questa confusione questo, a nostro parere, è l'integrità morale, prima che politica, dei Consiglieri comunali del Pd, ma anche del Pdl, perché entrambi su questo fronte, come si suol dire, "non scherzano". Su loro abbiamo la certezza che sicuramente hanno fatto il loro dovere, aiutando il Comune ad "alleggerirsi" con una dieta di tipo economico-finanziario a favore di altri che ha giovato a settori non parassitari e non lucrativi, per carità, della popolazione. Ci mancherebbe altro.
Non crederemo mai che Alemanno si sia dato da fare per sistemare parenti e amici nelle municipalizzate (Parentopoli è una invenzione dei cattivi media), così come non crederemo mai che alcuni Consiglieri e/o Assessori del Pd abbiano impegnato energie per arricchire se stessi o una ipotetica cupola mafiosa operante nel settore della politica dei migranti e dei Rom. No. Mai. Non possiamo mai credere che il Pd romano sia largamente partecipe allo scandalo Mafia-Capitale. Così come non crederemo mai, come dice un quotidiano che «il commissario del partito, Orfini, ha subìto minacce gravi da personaggi para-mafiosi ed è sotto scorta per tutelarlo. E neanche che Fabrizio Barca e i suoi collaboratori volontari che hanno esaminato, su mandato della direzione del partito, l'attività dei circoli romani giudicandone alcuni buoni, altri mediocri ed altri pessimi, ricevono continuamente crescenti minacce dagli esponenti dei circoli che hanno ricevuto qualifica negativa e anziché correggersi manifestano desideri di vendetta». Sono tutte falsità quelle che in questi mesi raccontano i giornali. Anche perché il personale politico romano a tutti i livelli ha sempre dimostrato dedizione al lavoro, altruismo e forte coscienza etica. E a proposito di improbabili e mai esistite “mafie-capitali” noi non crederemo mai che nella città eterna ci sia stata la consapevolezza da parte di chicchessia dei politici locali (Pd e adesso FdI) di fare come i mafiosi siciliani. Quelli si che fanno muro e sinergicamente compiono crimini in modo consapevole, trasversale e terrificante. Qui a Roma, invece, anche i cittadini che vengono perseguiti ingiustamente dalla legge sono buoni di animo, mai volgari, ligi alle regole, eticamente irreprensibili e molto attaccati ai valori familiari e a un sano nepotismo che in questi casi non guasta mai.
Noi siamo dell'avviso che Roma sia una città ammirevole ed esemplare che produce cittadini sensibili ai codici di comportamento indigeni tali da avere innati quei tratti della personalità in grado di "alleggerire" (nel senso più completo del significato che significa "rendere più leggero un carico o un peso o un salvadanaio") le casse comunali per spendere i finanziamenti a “fin di bene”. Se non è generosità questa qual è la vera generosità? Te capì?

mercoledì 24 giugno 2015

Il Pd ha esaurito il credito.


Quando si ha una Sim telefonica che non è stata ricaricata, per continuare a telefonare si sente una frase irritante che dice: "gentile cliente lei ha esaurito il suo credito". E da quel momento non si potrà più telefonare. Ebbene, è quello che sta succedendo al PD e a Renzi in questi giorni. Insieme i due non ne stanno combinando nemmeno una buona. Sbagliano a ripetizione. Per esempio, il tentativo di regalare ad Adriano Sofri un ruolo istituzionale è fallito. Siamo contenti. Sarebbe stata una vera truffa ai danni delle vittime del terrorismo rosso quella di darla vinta al “furbetto del brigatismo”. Ma andiamo per ordine. La nomina di Sofri scoperta da un sindacato della polizia è stata fatta come quella delle famose leggine pro-casta che venivano accuratamente nascoste in qualche comma di qualche noioso decreto legge approvato dal Parlamento nel mese di agosto quando tutti gli italiani erano al mare. Cose da furbetti del quartierino. Ma chi diavolo è stato a proporla? Si dice che il Ministero di Grazia e Giustizia, gestito da quel Ponzio Pilato che è il Ministro Orlando, non si era reso conto del vespaio che sarebbe nato. Tuttavia corre l’obbligo di dire chiaramente che non si può più far finta che la nomina di Sofri sia stata un incidente di percorso, perchè così non è. Non è accettabile che qualche strambo e bizzarro dirigente nazionale del PD prenda decisioni così irresponsabili. Non si può più negare che lo stato confusionale del PD è a livello di pericolo da codice rosso. Ormai il partito e le conseguenti scelte politiche sono incontrollabili, come quelle di una bomba nucleare in cui la reazione a catena diventa ogni istante sempre più intensa. Quello che francamente non abbiamo capito è che ruolo ha avuto ed ha Renzi in tutto questo tourbillon di nomine sbagliate. Ma la cosa più grave non è la nomina a esperto della riforma delle carceri di un assassino condannato per omicidio che non ha mai voluto riconoscere la legittimità del ruolo della giustizia nel decidere la sua condanna. No, la vera grana è che il Nostro Presidente del Consiglio continua nel silenzio più assordante a non dare risposte sulle scelte sbagliate del PD di cui lo ricordiamo è Segretario Nazionale! Meno male che lo stesso Sofri ha capito che era meglio dichiarare il rifiuto della nomina. Adriano Sofri è tutto meno che uno sprovveduto. E' riuscito a resistere decenni dicendo che non riconosceva il diritto allo Stato di processarlo perchè lui era innocente. Favole. E' stato un assassino, condannato con sentenza definitiva. Comunque, rimane il fatto che nominare il presuntuoso furbetto Afriano Sofri a esperto di una riforma carceraria non è accettabile se non alla condizione di dichiarare definitivamente la inaffidabilità del PD che nelle stesse ore ne ha commesso un’altra delle sue, con il voto compatto contro la mozione delle opposizioni per salvare il sottosegretario Castiglione . Nominare il presuntuoso furbetto Afriano Sofri a esperto di una riforma carceraria ha il sapore del “muore Sansone con tutti i filistei”. Renzi non sarà ricordato dai posteri come il premier che ha rottamato la vecchia classe dirigente. No. Sarà ricordato come il più matto dei politici italiani suicidi che, dopo aver preso il 41% dei voti alle europee, perderà la prossima sfida a premier con al massimo il 25%. L’elettorato non perdona chi suscita entusiasmi e subito dopo li spegne per il potere.

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