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martedì 26 maggio 2015

Inaffidabilità e licenziamenti.


La notizia è cattiva. Molto cattiva. Spiace richiamarla in questo post ma è necessario e forse anche educativo ricordarla perchè molti nostri concittadini, politici soprattutto, non hanno ancora compreso il famoso proverbio che testualmente recita: "chi è causa del suo mal pianga se stesso". Ecco la notizia. Molte aziende straniere, a decine tanto per intenderci, tagliano l'occupazione e se ne vanno via dall'Italia nonostante la produzione sia adeguata, le vendite anche e i conti non sono in perdita. La domanda è d’obbligo: perchè? quali sono i motivi che li inducono a filarsela? A nostro avviso sono tanti. Ma uno è il più rilevante e, tra l’altro, fa da sintesi per tutti, che poi è proprio quello che spaventa di più gli stranieri. Si chiama "inaffidabilità" del Sistema Italia. Il vocabolario alla voce inaffidabile recita: "colui che manca di garanzie o di requisiti indispensabili per conseguire un risultato, o per guadagnare la fiducia altrui". Ecco dunque qual è il reale motivo per cui le aziende straniere scappano dall'Italia: non si fidano nè dell'Italia, nè degli italiani. Ed ecco le parole chiave che producono la fuga: mancanza di garanzie – inesistenza di requisiti –mediocri risultati – mancanza di fiducia e, dulcis in fundo, mancanza di guadagno. E si sa che i soldi contano molto in questo campo. E adesso facciamo una contro-domanda. Se foste voi ad essere i proprietari di un’azienda acquistata qualche anno fa spendendo fior di quattrini vi fidereste di questo andazzo all’italiana del mercato del lavoro? Vi fidereste di investire decine di milioni di euro per entrare nel sistema dei furbetti del quartierino? Scioperi sindacali improvvisi, occupazione di fabbriche, sentenze giudiziarie che, se vanno bene, sono emesse dai tribunali civili decine di anni dopo l’inizio del contenzioso, macro-criminalità e micro-criminalità che chiedono il pizzo e la tangente, malaffare ovunque, furti subiti anche per la collaborazione di dipendenti disonesti, e via discorrendo. Il bello è che i media fanno finta di meravigliarsi. “Ma come”, dicono, “il Bel Paese è quello dove si mangia bene, ha il clima piacevole, tutti si vogliono bene e le aziende straniere che fanno? Se ne vanno”! “Cose da pazzi”, aggiungono. Mentre in Irlanda per esempio le cose vanno benissimo, gli stranieri investono a frotte, le società si stabiliscono sul suolo irlandese per le eccellenti condizioni economiche, sociali, giuridiche e politiche che favoriscono il mercato con zero-criminalità, da noi in Italia siamo ancora usando il centesimo di euro, ormai pensionato in quasi tutti i paesi del nord Europa, una causa civile prima di arrivare all’ultimo stadio fa trascorrere l’intera vita di un ciclo di investimenti almeno decennale, la metropolitana di Roma fa pena nella sua sporcizia più totale, l'aeroporto romano della Capitale va in tilt perchè di notte prende fuoco e i nostri beneamati giornalisti si meravigliano della fuga delle aziende all’estero! Cose da pazzi lo diciamo noi ma in riferimento all'ingenuità del giornalismo italiano. In ogni caso i pazzi se ci sono si trovano in Italia e non all’estero. Lì i pazzi starebbero a disagio; qui i pazzi si trovano bene, incassano lauti stipendi senza informare correttamente. Te capì?

giovedì 21 maggio 2015

Disinformazione e riforma scolastica.


La Camera dei Deputati ha ieri sera approvato la Riforma della scuola voluta in modo ossessivo dal premier Renzi. Adesso dovrà superare l'esame del Senato per diventare legge. Tutti hanno detto la loro su questa riforma. Manchiamo solo noi. In un paese in cui politici e giornalisti hanno il monopolio dell'informazione è triste constatare che avvengano manipolazioni della verità per bassi motivi di propaganda elettorale. Lo dimostra il fatto che l'intensità della protesta e il colorito linguaggio adoperato dai critici della Riforma renziana sono due elementi della rozza battaglia politica messa in atto da provocatori dell’informazione che mostrano la loro incapacità a svolgere correttamente il loro lavoro con seria professionalità. Urge pertanto far sentire una voce differente dal coro di sciocchezze e di impreparazione che emerge nell'ascoltare le critiche. Ecco un esempio, uno solo, di falsa informazione a cui si sono accodate le oche starnazzanti della politica, del sindacalismo e del giornalismo italico. Tutti, ma proprio tutti, sono caduti nel tranello di aver preso “fischi per fiaschi” mostrando uno sconcertante pressapochismo o, peggio ancora, una inaccettabile incapacità a saper leggere scrivere e far di conto. Stiamo parlando dei famosi poteri speciali che il testo fornisce ai presidi. In realtà questa categoria dovrebbe essere chiamata “dirigenti scolastici” i cui poteri sono stati aumentati a dismisura dal vecchio Pd, sì quello di Prodi che allora si chiamava Ulivo , proprio cioè da coloro che adesso cavalcano l'onda della protesta più estrema. A nostro giudizio pochi hanno letto il testo e molti tra questi non hanno capito nulla perché hanno confuso il fatto che i dirigenti scolastici hanno, è vero, il potere di scelta di nomina dei docenti ma limitatamente a quelli aggiuntivi che si riferiscono alle poche cattedre in più all'organico della scuola. Dice il testo: «Per l’anno scolastico 2015-2016, il dirigente scolastico individua i docenti da destinare all’organico funzionale della Istituzione scolastica di riferimento, scegliendoli dal ruolo di cui all’articolo 7[...]». Cambia qualcosa? Ma cambia tutto, non qualcosa! Intanto perché i dirigenti scolastici non hanno poteri di assunzione, ma solo di nomina di docenti già disponibili a livello provinciale e riferiti, lo ripetiamo, a 3 o 4 docenti su un centinaio circa dell'organico di fatto della scuola, che per legge è i-na-mo-vi-bi-le. Poi perché la nomina è una chiamata diretta (non è assunzione perché sono già stati assunti). Il testo continua così: «La possibilità per i dirigenti di poter scegliere la propria squadra, si estenderà negli anni con il passaggio anche dei docenti attualmente in ruolo che facendo domanda di mobilità passeranno agli albi provinciali.» Ricordiamo poi che in pratica i pochi docenti interessati alla nomina non sono di italiano o di matematica o di altre discipline curriculari ma di materie specialistiche, come per esempio di storia delle religioni o di cinese o altro. Invece, politici da strapazzo, sindacalisti e giornalisti che amano la provocazione e la trasgressione hanno fatto capire che i presidi (pensate ancora non sono riusciti a chiamarli con il loro vero nome) avrebbero potuto assumere e rimuovere chi vogliono a loro piacimento tra tutti i docenti, compresi i 100 dell'organico. Cioè i suddetti operatori della informazione - novelli Woland, Behemont, Azazello e gatti neri di bulgakoviana memoria - hanno fatto credere ai gonzi che il preside, come un diavolo del romanzo Il Maestro e Margherita, avrebbe posseduto tutti i poteri del Maligno per togliersi dalle scarpe non sassolini ma interi asteroidi di inaudita grandezza e licenziare gli insopportabili e assumere i più graditi fra amici e parenti. Ma si può fare informazione così becera? Si rimane basiti per le tante menzogne scoperte nelle discussioni tra sostenitori e contrari della Riforma. Il Trentino ha fin dal 2006 la “chiamata diretta” per una quota del 4% dell'organico e nessuno ha mai protestato. L’aspetto più grave che colpisce è la leggerezza e la sprovvedutezza delle conoscenze acquisite da politici, giornalisti e sindacalisti in questo contesto, tutti concentrati a pestare il mortaio del “passa parola” per mettere in difficoltà Renzi. L’unico loro obiettivo non è il “bene della scuola” ma colpire il premier. Le proteste giuste e motivate fanno crescere una società. Quelle strumentali e pilotate da organizzazioni vendicative e ormai in via di estinzione fanno male più a coloro che parlano di “sentito dire” che a coloro che credono nelle riforme come miglioramento culturale ed economico della società. Te capì?

lunedì 18 maggio 2015

Tesorieri di partito e prescrizione.


Abbiamo ricevuto dal Tesoriere del Pd, On. Francesco Bonifazi, una missiva con la quale ci invita a versare il 2‰ (due per mille) alle casse del suo partito come fonte di finanziamento perché, dice espressamente, “il Pd è tuo, non ti costa nulla, sostenendolo saremo più forti, etc..”. E’ probabile che il Tesoriere del Pd, e tutti i tesorieri di tutti i partiti, abbiano ragione. Ma il punto non è questo. La questione è che siccome il versamento non è obbligatorio va da sé che deve essere anche consapevole e gradito. E sulla base di quale requisiti la consapevolezza e il gradimento fanno scattare la molla della contribuzione? Ecco, ci chiediamo se il Tesoriere del Pd, e tutti i tesorieri dei partiti, si siano posti questa domanda. La risposta è no. Non se la sono posta e forse non interessa loro neanche immaginarla. Desideriamo giustificare a questo punto la nostra risposta al Tesoriere del Pd che anticipiamo è stata negativa. Ecco il ragionamento. Caro Tesoriere del Pd. Lei ci scrive, supponiamo, perchè abbiamo votato a suo tempo alle primarie del Pd e adesso reclama il tesoretto del 2‰ di cui noi siamo in possesso. Sappia tuttavia che una cosa è votare un candidato alle primarie e un'altra cosa è essere iscritto al Pd; mentre è addirittura cosa diversissima "sposare" la politica del Pd, premiandola con il supporto del 2x1000 al partito. Noi non siamo iscritti al Pd e difficilmente lo saremo in futuro. La ragione è da ricercare nel non troppo invidiabile successo che la politica riscuote oggi nei cittadini, soprattutto nei confronti di coloro (e sono tanti e di tutti i partiti) che hanno sfruttato il mestiere del parlamentare per arricchire se stessi e non il bene pubblico. Indubbiamente il Presidente del Consiglio Renzi ha fatto molte cose che giudichiamo positive. Tuttavia non bastano. Non ci basta che il Pd faccia le riforme per avere automatismi di voto e sostegno economico. Il voto, e ancor più il sostegno economico, devono incontrare i desiderata dei cittadini e codesti desiderata non riguardano solo le riforme costituzionali ma anche se non soprattutto altri aspetti, alcuni dei quali si riferiscono ai comportamenti etici in politica, all’onestà intellettuale dei politici e soprattutto alla severità nei confronti dei politici di partito che spesso danno la sensazione di aver perso il senso delle istituzioni. Ci rendiamo conto che lo scontro con la minoranza ha distratto molte energie e risorse del nostro Presidente del Consiglio. E infatti noi stiamo aspettando di vedere quali provvedimenti prenderà il premier nei vari passaggi parlamentari relativamente a scelte legislative che introducano leggi severe contro gli imbroglioni. In questa prospettiva, a nostro parere, un elemento importante di giudizio sarà il "gioco" della prescrizione. Lo chiamiamo gioco perchè finora tutti i politici hanno letteralmente giocato, in maniera ludica e sporca, sulla questione imbarazzante della prescrizione. Lo diciamo con chiarezza: il Pd deve essere contrario a qualunque prescrizione, anche lunga. La prescrizione non l'ha prescritta il medico e non è una medicina. La prescrizione è un colossale favore che si fa a coloro che hanno a che vedere con i processi in tribunale, perchè evidentemente hanno commesso reati di cui sono accusati e rischiano una condanna. Col gioco della prescrizione spesso le rarissime condanne perdono efficacia perché si graziano i Signori condannati mediante la nullità delle sentenze. E così al danno si aggiunge la beffa. In poche parole, la prescrizione interessa solo gli imbroglioni. Il Pd deve invece fare favori agli onesti, i quali non sanno nemmeno cosa sia la prescrizione proprio in quanto sono onesti. Per questi motivi la informiamo che non doneremo nè a lei nè, a maggior ragione, agli altri partiti il 2x1000 perché ancora non abbiamo capito come si comporterà il suo partito su questa per noi delicatissima e discriminante vicenda. Per gli altri partiti il nostro rifiuto è più radicale, perché essi sono o una accozzaglia di populisti in mala fede del tutto inadeguati o difensori spregevoli a prescindere della prescrizione come strumento giuridico per salvare i loro esimi Colleghi da sicure condanne. Cose da delinquenti incalliti. Se lo desidera la autorizziamo a scriverci la stessa missiva il prossimo anno a processo legislativo concluso. Solo allora ne riparleremo.
P.S. “Il PD è anche nostro” ha scritto sopra. Per favore non faccia il furbo. Lei sa perfettamente che il Pd non è nostro, a meno che non ce lo dimostri con la faccenda della prescrizione.

lunedì 11 maggio 2015

Di chi la colpa dei mali della scuola?


Rare volte siamo stati presi da irritazione per qualche evento politico-sindacale avvenuto nel nostro paese. Questa volta il limite è stato superato decisamente e pertanto abbiamo deciso di pubblicare il post seguente. Riprendiamone il titolo. Di chi la colpa dei mali della scuola? Del governo? Ammettiamo di si. Di quale governo? Solo di quello di Renzi? Dunque, la colpa dei mali di decenni di “discesa agli inferi “ della scuola italiana è dovuta al solo ultimo anno con Renzi, ultimo Capo del governo? Via, dai! Per favore, siamo seri. Se fosse così allora i Sigg. Letta, Monti, Berlusconi e Prodi non hanno responsabilità alcuna perché è tutta da attribuire all’ultimo premier? Finiamola con queste prese in giro e cerchiamo di capire di chi è veramente la responsabilità. Noi un’idea ce l’abbiamo e crediamo che non sia per niente peregrina. Partiamo da una dichiarazione: "il sindacato ha rovinato la scuola e l'Italia. Oggi insegnanti scadenti sfornano studenti analfabeti". Sono parole di una insegnante, Paola Mastrocola, che di scuola se ne intende. Ha scritto una decina di libri, alcuni anche ironici, denunciando da sempre lo scadimento irreversibile del nostro sistema di formazione. Ha forse torto nel dichiarare quello che è sotto gli occhi di tutti? Nei decenni passati mentre tutti (proprio tutti) mostravano indifferenza e consideravano il problema scuola irrilevante, il nostro sistema scolastico si dequalificava sempre più raggiungendo spessori di inaudita ignoranza. Studenti usciti con un diploma liceale o di istruzione tecnica ai test di ingresso universitari hanno mostrato che non avevano le basi per frequentare con dignità. Una ignoranza talmente gigantesca nella loro preparazione di base, in grado di stupire persino il più buonista docente universitario del primo anno, che ha portato i professori a dichiarare che almeno un terzo degli studenti immatricolati non sapevano “scrivere e far di conto”. Questa è la realtà ormai dimostrata da decine di verifiche e di indagini scientifiche di organizzazioni nazionali e internazionali. Naturalmente esiste una certa percentuale di studenti bravi e preparati su un campione di molti milioni di studenti, i quali sono diventati bravi più per le loro qualità intrinseche che per effetto dei processi di apprendimento in essere nelle loro scuole. Vogliamo riprendere il tema della individuazione delle responsabilità soprattutto dopo lo sciopero della scuola, sfrontatamente acclamato come sciopero unitario contro il governo. In realtà tutte le sigle sindacali hanno aderito allo sciopero. E’ vero. Fatto quasi unico. Ma c’è un motivo. Noi siamo del parere che il sindacato può indire tutti gli scioperi che vuole ma non può dire il falso a proposito delle cause che hanno prodotto la pessima situazione in cui versa la scuola oggi imputabile a Renzi. Ebbene la scuola è in crisi perché, oltre alle evidenti ragioni dovute a una classe di governo incapace, inadeguata e mediocre (come quella di centrosinistra- centrodestra- di nuovo centrosinistra- di nuovo centrodestra- governo Monti- governo Letta e, adesso, governo Renzi , per fare un elenco degli ultimi), ha avuto la sfortuna di avere i peggiori sindacati scuola (CGIL, CISL, UIL, SNALS, Cobas e Gilda) dell’intero pianeta, che sono stati protagonisti in negativo e collaborazionisti con i vari governi dell'aumento siderale dello sfascio della scuola. Questa è la triste verità. E’ cieco chi non vede e, peggio, è un disinformatore specializzato chi non vuole vedere. Fatti suoi. Noi gli occhi ce li abbiamo e da decenni abbiamo visto e continuiamo a vedere che l’intero mondo della scuola è caratterizzato da facce tristi, stanche, mancanti di entusiasmo e di forza di reazione. Abbiamo visto solo proteste e trasgressioni a non finire. Scioperi (degli studenti, degli insegnanti e del personale amministrativo), vacanze per tutti (studenti e insegnanti), occupazioni illegali (studenti aiutati dagli insegnanti), scuse per evitare i controlli (No Invalsi, No esami di Stato con vigilanza rigorosa), ecc. Tutti i sindacati hanno perseguito da sempre un solo scopo: quello di esercitare il potere all'interno del sistema scolastico, quello di decidere come spendere i pochi finanziamenti ricevuti e, soprattutto, a chi attribuire il denaro, naturalmente in collaborazione con i dirigenti scolastici (altra organizzazione ambigua e cinica, mai sottoposta a controllo dei risultati conseguiti). Oggi con lo sciopero vorrebbero dare la colpa al governo Renzi. Che quest’ultimo non brilli per progetti chiari e solari è un fatto. Ma è falso dare la colpa a Renzi, perché a comandare nella scuola di questi ultimi trentanni sono stati loro, ovvero i Sigg. sindacalisti delle tessere, spesso in collaborazione con gli stessi dirigenti scolastici che, per quieto vivere consociativo, sono diventati corresponsabili della pessima qualità della didattica. Attenzione, i più pericolosi avversari della scuola sono spesso la categoria speciale dei ‘presidi-sindacalisti’ che con i loro politici di riferimento di sinistra e di destra, hanno devastato la scuola producendo uno sfascio ormai irrimediabile. E' veramente molto triste vedere come è diventata la scuola di oggi. La scuola italiana sforna analfabeti, ragazzi che non sanno più studiare, né pensare, né apprendere e, men che mai, decidere. E questa non è colpa del governo Prodi, Berlusconi, Monti, Letta e adesso Renzi. No, la colpa ricade principalmente sulle spalle del sindacato (e qui non fa differenza se si tratta di microsindacati o di corazzate sindacali), che si sono sempre e solo concentrati a gestire potere e finanziamenti, lucrando a mani basse con i loro corsi e corsetti di ‘aggiornamento-formazione’, autentiche prese in giro sul piano della qualità professionale. Un solo esempio per tutti. La maggior parte dei docenti che hanno vinto i concorsi per dirigenti scolastici sono ex insegnanti sindacalisti che hanno avuto dai rispettivi sindacati il via libera, a mo’ di premio finale per la loro comprovata fedeltà, al tanto agognato ruolo dei presidi prima e dei dirigenti dopo. Tutti voluti soprattutto dal centrosinistra e dai sindacati tutti. Del centrodestra è inutile parlare perché la pochezza culturale e politica di questo raggruppamento è conosciuta anche su Marte. Insomma un pantagruelico pranzo col denaro di tutti. Te capì?

sabato 2 maggio 2015

Danni e violenza dei black bloc a Milano.


Bene. Ce l'abbiamo fatta. Abbiamo vinto la scommessa. Ieri, giorno di inaugurazione dell'EXPO a Milano, è una giornata storica da ricordare, perché l'Italia ha mostrato a tutti che “si può fare”. Se si prendono le misure giuste e se si affrontano le difficoltà nella maniera corretta si vince sempre. Come ieri. Siamo veramente soddisfatti. Attenzione. Queste non sono parole copiate dal discorso di ieri del Presidente del Consiglio. No, avete sbagliato. Noi non ci stiamo riferendo alla cerimonia dell'inaugurazione dell'EXPO a Milano. Facciamo attenzione. Non confondiamo. Noi stiamo parlando della manifestazione di violenza dei black bloc per le strade della città di Milano. Cosa credevate che a fare bene siano stati soltanto le maestranze e l'organizzazione di Expo 2015? No cari. Assolutamente no. Noi vogliamo comunicare la nostra soddisfazione perché finalmente il Ministro degli Interni Angelino Alfano, in accordo con tutti coloro che giustamente si preoccupano di evitare la violenza della polizia, ha fatto bene a scegliere per la prima volta la nuova strategia per contrastare lo squadrismo dei black bloc. In poche parole il Ministro degli Interni ha dato ordine di non caricare i devastatori perché a suo dire in questo modo ha circoscritto le violenze. Sono parole del nostro ministro che con un colpo di mano magistrale ha letteralmente fregato i black bloc che si aspettavano combattimenti corpo a corpo e manganellate. Ci viene da dire ai mascalzoni senza frontiere di No Expo, teorici e massimi esperti di guerriglia urbana: “to’, prendi e porta a casa”. Ai produttori di violenza gratuita e dannosa il nostro Grande ministro Angelino ha opposto invece l’ordine che nessun poliziotto o carabiniere avrebbe dovuto scagliarsi contro i farabutti. La scelta audace e coraggiosa di una simile tattica non è di tutti. Solo un ministro in gamba come Angelino il Bello avrebbe potuto realizzare un disegno così diabolico e così inatteso, che ci ricorda le gesta dei grandi uomini della politica. Preoccupato di non ripetere un altro G8 di Genova, ha preso le distanze dalla vecchia politica delle manganellate di scelbiana memoria e ha fatto fessi i black bloc. Ci ricorda per certi versi il tafazzismo che coincide pienamente con il racconto di quel Signore che durante una colluttazione con un energumeno decise di scegliere la stessa modalità del Nostro Angelino. E cioè, è vero che l’energumeno lo mandò in Ospedale ma lui aveva deciso di farlo fesso perché così gli sporcò il vestito a colpi di lattuga raccolta fresca dal campo e ancora impregnata di terra. Ecco un grande esempio di lucida intelligenza, di controllo delle pulsioni e delle passioni e, in definitiva, di lungimiranza politica. Certo, i cento e più delinquenti hanno lasciato il segno producendo delle ferite alla città, rompendo vetrine di negozi e di banche, incendiando cassonetti e auto in sosta nelle vie, facendo danni di milioni di euro. Ma come contro altare rimane il fatto che la masnada si è sentita presa in giro dalle forze dell’ordine dopo che hanno fatto “temere il peggio” mentre poi hanno “assicurato loro il meglio”. Si poteva essere più abili e competenti di così? E poi dicono che noi italiani siamo inaffidabili. Con questa decisione tutta l’Europa ha capito veramente di che pasta siamo fatti. Te capì?

mercoledì 22 aprile 2015

Generosità e menefreghismo.


Un colossale e piramidale grazie al signor Yuzo Yagi, mecenate giapponese, che ha speso di tasca sua due milioni di euro per aver restaurato in appena un anno la Piramide Cestia a Roma. Nessuno l’aveva mai fatto prima. Dovrebbe essere un giorno di festa per Roma. Ma non è così perché alla festa, a parte i soliti scrocconi di tartine, prosecco, maritozzi e mozzarelline campane, i presenti erano pochi. I romani da oggi, se fossero gente seria, davanti a ogni turista giapponese a Roma dovrebbero fare i salti mortali per farli sentire "a casa loro". Ma non lo faranno. Non lo faranno perché i romani non sono in grado di farlo. Non hanno la più pallida idea di che cosa significhi sensibilità, disponibilità, generosità, filantropia, etc. Non è nel loro Dna avere la sensibilità di comprendere quanto altruismo ha avuto questo signore giapponese nel donare il proprio denaro (2 milioni di €) alla città di Roma. Anzi. Andiamo oltre. Il romano non solo non sarà mai grato al turista giapponese medio (perchè della gratitudine se ne infischia) ma addirittura tra poco tempo sfregerà in modo indegno la bella e pulita facciata principale della Piramide che si offre alla piazza. Questi galantuomini, che non sono pochi, sono gli stessi che ti bloccano la metro negli orari di punta, che ti occupano le piazze con i loro mercatini di cianfrusaglie, che oziano seduti davanti ai bar, che ti sporcano le strade della città con cartacce, rifiuti, deiezioni dei loro curatissimi cani, etc. e che ti fanno vergognare di vivere nella capitale, una città sporca, incivile e invivibile. La stazione della metro A di Manzoni dopo il bellissimo restauro di qualche anno fa è stata presa di mira dai deturpatori di muri capitolini che l'hanno scandalosamente e trasgressivamente imbrattata. Faranno così anche con la Piramide Cestia ne potete stare certi, magari con la complicità più o meno scoperta delle Autorità di controllo romane che intascano lo stipendio con il loro ponziopilatismo e assenteismo, facendosi beffe dell'intera cittadinanza. Te capì?

sabato 18 aprile 2015

Le contraddizioni del sistema Italia.


Siamo ridotti veramente male. Si elogia in modo esagerato un dirigente scolastico (una volta si chiamavano presidi) di una scuola secondaria altoatesina per aver vietato l’uso dei cellulari in classe mentre migliaia di altri dirigenti scolastici disattendono la regola e nessuno li sanziona. Il dirigente scolastico in questione, a nostro giudizio, non ha fatto nulla di eroico. E lo ha ripetuto ai giornalisti che lo hanno intervistato. Ha semplicemente messo in pratica il buon senso e applicato i regolamenti scolastici. La stampa straparla di questo dirigente scolastico come se avesse fatto chissà quale alto gesto di eroismo e poi al contrario è silenziosa nei confronti delle migliaia di altri dirigenti scolastici che permettono non solo l’uso ma addirittura l’abuso dei cellulari con conseguenze gravi per esempio nella falsificazione dei risultati delle prove scritte, dove "il copia copia" è la prassi. Perché il Ministero della P.I. non invia gli ispettori per sanzionare i migliaia di dirigenti scolastici che non fanno rispettare il regolamento? L’aspetto eclatante sta tutto qua: si elogia un caso unico di dirigente scolastico che fa il proprio dovere e non si sanzionano i moltissimi altri che non lo fanno. In verità la scuola italiana è il vero specchio della realtà italiana. E’ un universo di persone che dovrebbero creare servizi a fronte dell’altro universo costituito da studenti che dovrebbero utilizzare questi servizi. Ma se i servizi sono pessimi come possono essere positivi i risultati dell’apprendimento che, com'è noto, inizia prima di tutto dalle regole e poi dai saperi? Il guaio è che coloro che dovrebbero produrre servizi non li producono se non al ribasso della qualità, sfruttando la connivenza di dirigenti scolastici, docenti e non docenti, tutti concentrati a lavorare al minimo ma coesi in un vincolo delittuoso di do ut des. Questo vincolo poi è diretto e realizzato da una “cupola” formata in tutto da poche persone che “contano”, e cioè da pochi docenti cosiddetti referenti e vicari nominati responsabili di qualcosa (che percepiscono un bonus integrativo di stipendio), naturalmente dal dirigente scolastico capo della cupola, dal direttore dei servizi amministrativi di segreteria e dulcis in fundo dai peggiori, che sono i docenti sindacalisti, capetti che passano il loro tempo a studiare circolari ministeriali che consentano loro di far emanare direttive su come spremere al massimo il limone dei piccoli finanziamenti dati alle scuole. Non estranei a questa cupola c’è un’altra non trascurabile componente fatta dai pochi rappresentanti degli studenti, alcuni dei quali frequentemente pilotati ideologicamente dal vice di turno, invitati ad assumere comportamenti di supporto alla cupola per realizzare piccoli “successi”, tra i quali spicca il diritto all’occupazione della scuola per periodi imprecisati (almeno finchè alcuni loro genitori non si stufano) in cui la scuola viene vandalizzata in modo indecente, l’altro diritto dei “cento giorni”, dai viaggi di istruzione, etc . Ecco, questo è il ritratto più o meno adeguato della scuola italiana nella quale un dirigente scolastico, che si chiama Stefan Keimm, di un liceo della “Autonome Provinz Bozen – Südtirol”, solo ed esclusivamente perché è un dirigente scolastico di quella regione, si permette il lusso di far rispettare una norma con il pieno e convincente ringraziamento dei genitori senza correre rischi di alcun genere . Vi siete chiesti perché un provvedimento del genere è stato preso nella “antipatica e poco importante” Bolzano e non nella “simpatica e più importante” Roma o Milano? La spiegazione è semplice. In quella fredda città, "terra di mezzo" tra la civile e pratica gente germanica caratterizzata dalla consapevolezza del valore delle regole e la calda e mediterranea Roma (ma il discorso si può benissimo riferirsi a qualsiasi città italiana in cui la sua latitudine diminuisce in modo inversamente proporzionale alla confusione e alla incivile abitudine di lasciar perdere rigore e senso delle regole. Complici di questo costume spudorato è una stampa nazionale, corporativa e indecente, che non ammette intrusioni nella informazione distorta e scorretta che fa della “cosa scolastica”. Solo qui in Italia si poteva registrare il “non senso” di elogiare un lavoratore perché fa il suo dovere mentre l'esercito "dei diecimila rimanenti" possono tranquillamente non fare applicare la norma senza che vengano presi provvedimenti disciplinari a loro carico. E’ questa la civiltà giuridico-amministrativa di un “grande” paese democratico che si richiama alla Cultura del Diritto Romano? Se è così, stiamo freschi!

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