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domenica 28 maggio 2017

Traslitterazione si o no?


L'enciclopedia Treccani definisce traslitterazione il "riscrivere un testo facendo uso di un sistema di scrittura diverso da quello originale". La traslitterazione quindi non è la traduzione di una parola da una lingua a un’altra, per esempio dall’arabo all’italiano, ma è il processo più modesto e meno pregnante di trasformare le lettere di un alfabeto (per esempio arabo) in lettere di un altro alfabeto (per esempio italiano).
In altre parole la traslitterazione è il processo linguistico tendente a riprodurre lettere con altre lettere, senza aggiungere altro significato. Obiettivo della traslitterazione è pertanto quello di permettere la ricostruzione del testo originale solo sulla base della conoscenza del solo alfabeto del testo traslitterato.
Per l’economia del nostro discorso l’alfabeto traslitterante è l’alfabeto (italiano) secondo cui si trascrive la parola originale (scritta in arabo), mentre l’alfabeto traslitterato (arabo) è l’alfabeto che si intende riprodurre nell’altra lingua (italiano). Questo processo viene adoperato generalmente dal neofita che studia una lingua il cui alfabeto non ha i caratteri della propria lingua. La difficoltà del neofita è propria di colui che deve apprendere una lingua le cui parole sono scritte in un alfabeto a lui irriconoscibile.
Un esempio è il seguente:
traduzione: البيت = la casa / traslitterazione: البيت = albait .
Dopo aver presentato questa lunga premessa vediamo di chiarire alcuni aspetti non superficiali della questione “traslitterazione” dell’arabo in caratteri latini. Alla domanda se considero utile nel mio studio dell’arabo la traslitterazione rispondo subito no. Sono dell’avviso che nel mio caso la traslitterazione non è da adoperare né in versione pragmatica né in versione scientifica.
Altro discorso è in un corso universitario. Ma se mi avessero fatto la stessa domanda quando ho iniziato a seguire la prima lezione del corso di arabo elementare avrei senz’altro risposto di si. A quel tempo senza la traslitterazione mi sarei sentito perduto perché davanti a lettere sconosciute come la م traslitterarla con la più familiare «m» italiana è stato per me un sollievo enorme.
Non solo. La traslitterazione mi ha aiutato a capire meglio la differenza tra una vocale breve e una lunga. La fatah è un segno che definisce una vocale breve a cui corrisponde il suono «a» mentre la alif è una vocale lunga a cui corrisponde il suono «ā» cioè il suono della «a» allungata come se fosse una doppia a. Il libro Grammatica teorico pratica della lingua araba di Laura Veccia Vaglieri, a mio giudizio l’unica grammatica della lingua araba di tipo normativo insuperabile, che ha formato tutti gli studiosi e i professori italiani di arabo dell’intero secolo XX, a questo proposito è prescrittiva. Essa non solo considera la traslitterazione parte integrante del processo di apprendimento ma addirittura la impone, rendendola di fatto obbligatoria, con esercizi di traslitterazione impegnativi.
In più non c’è un solo docente di arabo universitario italiano che non usa e spesso abusa della traslitterazione. Anzi, i lavori tecnici di approfondimento di carattere universitario degli arabisti in Italia sono tutti traslitterati e molti docenti nelle loro lezioni scrivono alla lavagna le parole arabe traslitterate in italiano. Addirittura poi esiste una trascrizione fonetica internazionale secondo le norme dell’International Phonetic Alphabet (I.P.A.), alla buona una specie di alfabeto della traslitterazione chiamato scientifico che risolve il dannato problema della comprensione babelica in lingue diverse dei suoni delle lettere di tutti gli alfabeti.
Non sono un linguista e pertanto non conosco bene questi aspetti tecnici. Tuttavia è importante sapere che esistono e che questi aspetti non sono da sottovalutare e a costo di ripetermi dico a chiare lettere che adesso che so qualcosina di arabo la traslitterazione la sconsiglio a tutti. Ci sono un mucchio di ragioni che mi inducono ad essere di questa opinione: dal fatto che appesantisce l’apprendimento al fatto che si faccia uso di una metalingua di mediazione inutile e inservibile, che non aggiunge conoscenza ma che al contrario complica il processo di apprendimento della lingua araba dovuta al fatto che allunga i tempi di apprendimento e distrae dal tratto calligrafico. Per non parlare poi del fatto che spesso dagli appunti presi non si capisce se una fatah indica una vocale breve o un accento acuto italiano che differenzia una parola piana da una sdrucciola. Mi pongo a questo punto la domanda del titolo se traslitterare è cosa buona e giusta oppure no. Certo far digerire a un arabista che è abituato a traslitterare l’idea che stia perdendo tempo e fatica nella sua attività didattica per un’attività inutile è troppo. Nello stesso tempo imporre a un arabista abituato a non traslitterare di insegnare a tutti i costi agli studenti la traslitterazione è anch’esso troppo. Dunque la risposta definitiva può essere data solo in funzione degli obiettivi dell’insegnamento e dell’apprendimento.
La conclusione di questa delicata questione mi sembra evidente. Se si frequentano dei corsi universitari dove la componente formale della preparazione è un elemento essenziale della conoscenza professionale della lingua araba la traslitterazione deve essere studiata e conosciuta. Se viceversa si studia l’arabo fuori dai circuiti professionali di carattere universitario la traslitterazione paradossalmente da elemento conoscitivo diventa una palude melmosa in cui lo studente si può impantanare.
Bibliografia
1. Elab El-Shaer, I problemi di trascrizione e traslitterazione dell'arabo, Fasano, Schena Editore, 2004;
2. Nullo Minissi, La Trascrizione e la traslitterazione, Roma, Carucci Editore, 1973;
3. Giulio Soravia, La trascrizione dell’arabo in caratteri latini, 10/04/2017, https://docs.google.com/file/d/0B4ClQW1Psp9laTNxclNtdmFaUjQ/edit?pli=1 .

lunedì 15 maggio 2017

Alla fine a piangere sono i citrulli digiuni di sicurezza in rete.


WannaCry ovvero il malware dal titolo “voglio piangere” l’altro giorno ha colpito e prodotto guai enormi a circa 100mila computer nel mondo. Molti di questi pc sono di istituzioni importanti come ospedali, ferrovie, uffici postali, ecc. All’UE dicono che “non aggiornare i pc è un atto di negligenza”. Hanno ragione ma c’è dell’altro: l’imperizia e il digiuno di conoscenze sulla sicurezza.
Lasciamo stare per ora la localizzazione dei personal computer infettati e concentriamoci su cosa in primis è necessario che i governi mondiali facciano per evitare simili e più gravi situazioni in futuro.
Prima di proporre un elenco motivato di azioni necessarie a salvaguardare in futuro guai ancora più grandi è necessaria una doppia premessa che riguarda la nuova moneta digitale che garantisce l’anonimato nelle transazioni e l’impreparazione degli utilizzatori di pc.
Il "bitcoin" così si chiama questa moneta di cui gli hacker vogliono il pagamento dei riscatti e il cui possesso è non solo anonimo ma addirittura questa moneta virtuale non è emessa da alcuna nazione del mondo perchè esiste solo in rete, è da smantellare subito, prima che sia troppo tardi.
In pratica è il primo e immediato intervento che è necessario effettuare affinchè il problema venga eliminato alla radice. Solo impedendo l'anonimato nell'incasso del riscatto si può, a parere di molti esperti, evitare alla radice il male. L'altra premessa riguarda la stupidità umana dei dilettanti dell’uso del pc che con molta superficialità non si curano di creare le premesse per una difesa adeguata all'intrusione di virus, malware e trojan che sono le “nuove malattie” del futuro.
La vaccinazione contro la stupidità umana di molti possessori di pc deve essere obbligatoria. In base a questa premessa è obbligatorio che ogni utilizzatore di pc debba sostenere un esame per prendere il patentino di "info-pc", come per la patente delle auto, senza il quale potrà usare il proprio pc solo a casa e in privato ma non su alcun pc di società e istituzioni pubbliche. In poche parole la propria ignoranza non può essere messa al servizio di hacker senza scrupoli.
Tuttavia la premessa per essere completa necessita di un inciso personale e riguarda l’autore del post. Quando la telematica nacque con i primi pc connessi in rete il sottoscritto era già un utilizzatore di pc di prima generazione. A questo link c'è la storia del mio primo collegamento in internet che avvenne nel 1996. Bene. Affermo orgogliosamente che da quella data ho usato il pc collegato in rete fino a tutt'oggi e in maniera intensa e professionale senza mai prendere un solo virus nè un trojan e neanche un malwerino da mercato delle pulci domenicale. In 21 anni non ho mai avuto un solo problema del genere. Come mai? Semplice. Ho capito da tempo che la rete è una cosa pericolosa soprattutto per gli ingenui, i pigri, i distratti, i presuntuosi e i dilettanti.
Bastano poche azioni per permettere a tutti sicurezza nella navigazione. Eppure la gente è superficiale e non usa il cervello. Non lo dico solo io ma lo dicono gli esperti. Basterebbe conoscere un po' il funzionamento di un collegamento in rete per capire che sono severamente vietati i seguenti cattivi comportamenti da evitare con cognizione di causa :
-non utilizzare password insicure;
-se non conosci il mittente di una mail mai fare doppio clic sugli allegati di sconosciuti o sui link presenti nella mail stessa;
-controlla sempre che quando ti colleghi in rete sia presente nella casella degli url il lucchetto o la lettera s nel protocollo https evitando cosi siti pericolosi;
-aggiorna sempre antivirus e sistema operativo.
Basterebbero questi soli suggerimenti per evitare catastrofi. Poi installa per sicurezza
-un programma come Pgp che cripti i tuoi file sensibili;
-fai sempre il back up.
A questo punto sarà difficilissimo avere problemi. Non fai questo? È molto probabile che nel tuo futuro ti succederà il dramma della perdita dei tuoi dati.
Ritorniamo alla domanda iniziale: cosa è necessario fare per evitare situazioni criminali come quella verificatasi l’altro ieri? La risposta è una sola: sinergia della politica e dell’intelligence sotto l’ombrello internazionale dell’Onu e delle istituzioni sovranazionali con il compito di sanzionare i governi e gli Stati che permettano o facilitano questi attacchi contrari all’umanità. Interrompere le prestazioni di servizi come la sanità, i trasporti, l’educazione sono atti criminali che devono essere sanzionati in maniera forte. L'inerzia dei governi e delle istituzioni sarà responsabile della replica degli attacchi criminali.

venerdì 5 maggio 2017

Inaffidabilità e furbetti in action nella legge sulla legittima difesa.


Salvini e Meloni da destra definiscono la legge sulla legittima difesa della maggioranza, che è stata approvata ieri alla Camera, “una vergogna” perché non difende i cittadini aggrediti a casa. Saviano, Bersani e Fratoianni invece la definiscono una degenerazione di tipo fascista che fa gli interessi della lobby delle armi. La destra e Berlusconi accusano il Pd di essere dei veri comunisti mentre la sinistra e M5S accusano il Pd di essere di destra e la gazzarra dal Parlamento si trasferisce sui giornali di partito e non. Nel centro del ciclone il Pd che ha dovuto fare subito marcia indietro per la levata di scudi e ha promesso al Senato modifiche. Quali ancora non si sanno.
Questo il fatto che desideriamo commentare. Analizziamolo attentamente dal punto di vista logico. Dunque, ci sono da una parte “politici di destra” che criticano il Pd perché fa una politica di sinistra e dall’altra parte ci sono “politici di sinistra” che criticano lo stesso Pd che fa una politica di destra.
Dal punto di vista logico c’è una evidente contraddizione che prima di essere politica è logica. Come sia possibile che un politico di destra definisca un provvedimento legislativo di sinistra e contemporaneamente un politico di sinistra definisca lo stesso disegno di legge di destra è un mistero.
Invero questo paese è un enigma. E’ evidente che c’è qualcosa che non va, perché un provvedimento o è di destra per tutti o è di sinistra per tutti. Non può essere di destra per quelli di sinistra e di sinistra per quelli di destra. Dunque, qui qualcuno bara. Chi? A nostro parere tutti i politici di destra e di sinistra. Ha ragione dunque il Pd? Ma neanche per sogno! Il Pd non può far finta di cambiare una legge perché non funziona e lasciarla praticamente la stessa, a parte il dettaglio “della notte”, che è ridicola in se stessa prima che per altro. Che facciamo consideriamo un evento delittuoso come reato se è commesso di notte, mentre se lo stesso reato viene commesso di pomeriggio non lo è? Addirittura si potrebbe obiettare che se il reato viene compiuto durante l’estate col sole non solo non è reato come prima ma addirittura è la beatificazione del reo che merita una medaglia? Ma per favore!
La verità è un’altra. I fatti ci dicono chiaramente che destra e sinistra sono inaffidabili “per prassi” logica mentre per il Pd sarebbe il caso che il vincitore delle primarie non sprecasse quel po’ di interesse e di affidabilità che è riuscito a riconquistare nel paese con le primarie e viceversa si concentrasse a organizzare una attività parlamentare del suo partito più trasparente, chiara e logica e non fare il furbetto del quartierino. Cioè, per farci capire meglio, Renzi deve usare le stesse parole che disse Gesù nel discorso della montagna e riportate da Matteo nel Nuovo Testamento [5,17-37] : “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”. Te capì?

mercoledì 3 maggio 2017

Dal perfezionismo legislativo del “sistema giuridico" italiano allo screditamento definitivo.


Siamo allo screditamento generale non solo della politica della logica ma anche della logica della politica e aggiungiamo noi della vita. Tre fatti avvenuti contemporaneamente e pubblicati ieri hanno fatto sobbalzare anche i morti nelle loro casse sottoterra.
Primo fatto. Marco Cappato si autodenuncia per avere aiutato Dj Fabo a suicidarsi in modo assistito in Svizzera e il giudice chiede l'archiviazione perché, a suo dire, non viola il diritto alla vita. Che la legge attuale punisca da 5 a 10 anni chi aiuta a morire qualcuno con azioni che agevolano il suicidio per il giudice non significa niente. Capiamo che Cappato abbia aiutato a morire Dj Fabo per altruismo e per generosità. Siamo del parere che Cappato abbia fatto la sua scelta con libertà ad aiutare Dj Fabo "a suicidarsi", ma la legge attuale lo vieta e allo stato delle cose la medesima legge avrebbe dovuto rinviarlo a giudizio. Invece niente. Lo screditamento logico e giuridico della società italiana va avanti implacabilmente.
Secondo fatto. Un calciatore di colore il cui nome non è importante nell’economia del discorso abbandona il campo per protesta dopo gli insulti razzisti dei tifosi sugli spalti per il colore della sua pelle. La Federazione lo punisce con un turno di squalifica mentre gli autori dell'atto razzista la fanno franca. Mimare i movimenti delle braccia come se il calciatore fosse una scimmia per la Federazione calcistica italiana non vale nulla. Lo screditamento logico e morale si allarga dal particolare al generale.
Terzo fatto. Un uomo di 77 anni cade da una scogliera e muore perchè sembra che sia stato spinto da un gruppo di ragazzi annoiati dopo una tentata rapina. Il pensionato è stato in pratica “fatto fuori” e i giovani la fanno franca. Lo screditamento logico generale diventa interplanetario.
Aggiungiamo un quarto fatto che è cronaca sistematica e ripetuta centinaia di volte. Un pensionato di notte viene aggredito a casa sua da un ladro extracomunitario con intenti da Arancia meccanica. Lui trova la forza e il coraggio di prendere la pistola e nel buio della notte spara uccidendolo. Condannato per omicidio volontario è adesso in attesa della Cassazione. Per il giudice a casa propria il pensionato avrebbe dovuto accettare contro natura che il ladro gli malmenasse la famiglia e gli rubasse tutto piuttosto che reagire per difendere quel po’ di dignità che è rimasta a un povero vecchio. Lo screditamento da interplanetario diventa così universale.
Tutti sono impazziti. Giudici, avvocati, politici, Parlamento, società, istituzioni. Tutti compiono chi più chi meno sciocchezze planetarie e a pagare sono i più deboli o peggio non paga nessuno e tutti fanno finta che la società italiana funziona. Lo sputtanamento della società italiana marcia con velocità altissima verso la distruzione di qualunque logica di vita sociale. Complimenti a tutti i partecipanti allo screditamento.

martedì 25 aprile 2017

Elezioni da speranza in Francia e melma politica in Italia.


La Francia ha votato per il primo turno. Il risultato parla chiaro: vanno al ballottaggio Macron e Le Pen. Il primo è filo europeista ed è il vero vincitore di questo turno e molto probabilmente lo sarà ancora di più fra due settimane perché è il favorito nella corsa finale all’Eliseo.
Non ci interessa qui parlare delle elezioni francesi. Ci interessa partire dal risultato delle elezioni transalpine per arrivare a una semplice conclusione. La Francia ha una soluzione al problema della crisi politica interna ed europea mentre l’Italia non ce l’ha. Questo è il terribile risultato delle elezioni francesi agli occhi di un cittadino che non può soffrire la deriva populista.
Detta così potrebbe sembrare la solita spiritosaggine per sottovalutare la politica italiana rispetto a quella francese. Ma non è così perché la sottovalutazione dei politici italiani non è un’opinione bensì un fatto. E poi la sottovalutazione non è stata proposta dai cittadini francesi, ma da quelli italiani. Basta leggere i giornali e vedere che tutti sono contro tutti. Non c’è assolutamente nulla di buono nella politica italiana di oggi. Galli che si beccano tra di loro; galline che schiamazzano nelle aie dei siti web e del giornalismo da strapazzo in cui ci si azzanna per incapacità a proporre una piattaforma politica adeguata, ragionata e propositiva.
Analizziamo brevemente come stanno le cose in casa nostra. Non abbiamo una legge elettorale decente. E’ scandaloso che tutte le forze politiche facciano i finti tonti. Abbiamo tre grosse formazioni che da sole fanno più dei ¾ dell’intero Parlamento. In un sistema parlamentare proporzionale con uno sbarramento adeguato, le tre forze prenderebbero il 100% della rappresentanza parlamentare. Se si lascia invece uno sbarramento basso come lo è attualmente è possibile che qualche altra piccola formazione politica possa entrare in Parlamento. In ogni caso non sarà determinante.
Quello che conta è che i tre schieramenti sono tra loro tutte incoalizzabili perché profondamente diversi: il M5S è compatto ma inaffidabile e rimane inadeguato a governare. Il Centrodestra è diviso ed eterogeneo a meno che Berlusconi non riesca a mettere in riga la componente “sovranista” antieuro. Attualmente è inidoneo e manchevole di certezze. Il Pd è in mano a una macchietta che per anni ha scodinzolato tra le gambe dei due Grandi d’Europa come un invitato ingenuo a Corte da prendere in giro. Improvvisamente per colpa sua è stato costretto alle dimissioni e si è provvisoriamente eclissato e pensa di risorgere dalla polvere in cui si è trovato immerso dopo la sconfitta del referendum. Ora, e solo ora, sbraita contro l’UE, come un cane che abbaia ma che non potrà mordere perché insulso e pieno di sé.
Rimangono le Sinistre, come al solito più disunite e inutili d’Italia che mai, portatrici di politiche insulse, superate e inadeguate, destinate a essere sconfitte sonoramente dagli avversari e dalla realtà. Sono un pugno di ex politicanti proveniente dal partito comunista che si ritrovano in uno stato di confusione e di velleitarismo francamente da piangere.
Ecco cos’è diventata l’Italia politica di oggi: un paese inaffidabile, con una rappresentanza politica inadeguata sia sotto il profilo politico e più che mai sotto il profilo culturale, senza alcun politico intelligente all’orizzonte che dovrebbe traghettarla nel mare procelloso delle difficoltà di oggi.
E questa sarebbe la ex settima potenza del mondo di craxiana memoria? “Ma per piacere” direbbe Totò con una delle sue inimitabili contorsioni di collo e di braccia.
Rimane l’amarezza di vedere che a farci male non sono gli “estranei” francesi o tedeschi per invidia o per antipatia ma gli stessi cittadini italiani che sono il vero specchio rotto della società e il vero tarlo del legno di casa, in cui criminali e poteri statali mascalzoni da una parte e magistratura imbelle e buonista dall’altra riescono a mandare in malora un paese che fu un raggio di luce nel buio della cultura del dopoguerra. Ah, dimenticavamo: oggi l’unica attenzione di politici e “poteri forti” è scroccare lauti stipendi creando sacche di povertà inimmaginabili. Te capì?

domenica 19 marzo 2017

Politica e società oggi in Italia.


Che ci sia in atto una rivolta popolare contro la classe politica dirigente è un dato di fatto appurato. Che poi questa rivolta abbia prodotto dei risultati questo è opinabile. Anzi. La realtà indica esattamente il contrario. La rivolta in atto che ha alcuni partiti populisti in testa, ma non solo quelli, non è purtroppo una rivoluzione ma un fenomeno di esclusivo marchio di potere. Lo dimostra il fatto che l'esigenza che muove questi “movimenti-non partiti” non è una forma di democrazia politica più adeguata che si muove nell'alveo della tradizione democratica europea ma solo lotta di potere e basta.
Ciò è confermato dal fatto che questi movimenti non intendono allearsi in Parlamento con nessuna forza politica esistente neanche sui temi valoriali. Nascendo dalla rabbia, spesso giustificata e comprovata, mancano di una base politica di pensiero politico organico basato sulla costruzione di un progetto politico sistematico e consolidato.
In verità i protagonisti populisti non hanno a cuore una proposta politica di democrazia moderna e rinvigorita, alla base della quale agganciare la loro “diversità”. Al contrario, la loro organizzazione mostra un pericoloso vuoto concettuale di metodo e di maniere democratiche. In più, ed è quello che preoccupa maggiormente, hanno accettato un modello di organizzazione che appare sempre più convincentemente di “tipo padronale” in cui gli adepti pensano e agiscono più per rabbia distruttiva che per ideali costruttivi.
Ormai è manifesta l’idea che a loro non interessa il confronto politico basato su critiche argomentate e condivise in grado di produrre cambiamenti positivi. Lo abbiamo visto in azione nell’attuale legislatura. Loro non accettano che si sia consapevoli che il modello democratico consolidato prevede critiche ma anche autocritiche, pratiche politiche di contrasto non solo direzionali, ovvero dall’opposizione alla maggioranza, ma “bidirezionali” alcune volte cioè di collaborazione su progetti di alto profilo istituzionale e politico e altre volte di contrasto. Qui emerge al contrario solo una furia distruttiva incontenibile, confermata non solo da idee al tempo stesso ingenue e pseudo-rivoluzionarie ma proprie di movimenti settari intransigenti e intolleranti accecati da un solo interesse concretizzato nell’idea di dover spazzare via tutto ciò che attualmente esiste come classe dirigente. Interessa fare cioè "terra bruciata" intorno all'esistente per poi passare alla fase successiva del governare.
Ecco dunque il vero pericolo: distruggere in profondità il terreno sociale, economico e istituzionale da tutto ciò che esiste in modo tradizionale per ricostruirlo in un secondo tempo senza averne attualmente cognizione.
E qui casca l'asino. Perchè se è giustificabile una prima fase di distruzione non è giustificabile una seconda fase di governo “al buio”, non scelto con chiarezza e razionalità. Allo stato attuale delle cose il tipo di governo che i populisti hanno in mente è un tabù mai chiarito, regolato da meccanismi incorreggibili e inaffidabili, come per fare un esempio la selezione in rete del personale di governo inteso come operatori ed operatrici dipendenti totalmente dal padrone, si veda per questo il caso Raggi contrario al caso Pizzarotti. Diciamo che la natura di questo stato di subalternità del candidato nei confronti del “principe machiavellico” è peggio di quello instaurato da Berlusconi nei suoi governi, confermato dalla peculiarità giuridica del contratto legale con cui l'eletto deve firmare e metterlo in pratica. L'alternativa è l'espulsione e addirittura il pagamento di una risarcitoria. Se non sono queste “cos’e pazzi” manca poco per esserlo.
I populisti non rispondono alla domanda di quale modello di società vogliono privilegiare e accentuano questo loro deficit ignorandolo. Se costretti come lo dicono? In modo ingenuo e spesso infantile, pensando che "la risposta sulla costruzione di un nuovo modo di vivere insieme, di una nuova società, di nuove istituzioni, verrà dopo. Adesso dobbiamo distruggere e quando tutto l’esistente sarà travolto allora si vedrà". Il virgolettato è di Eugenio Scalfari che scrive in poche ed efficaci parole sulla Repubblica di oggi una verità terrificante: siamo nelle mani di irresponsabili pericolosi per noi, per la società e in definitiva per il futuro dei nostri figli. Ironia della sorte tutto questo castello di farneticazioni è stato possibile produrlo e imporlo attraverso la fattiva collaborazione (oggi diremmo "a loro insaputa") delle forze politiche dell'”arco costituzionale” che ci hanno finora governato. Prodi, Berlusconi, Renzi e il resto della classe politica presente in Parlamento tutti sono stati solidali a produrre questo fenomeno mediatico da circo, complice una crisi economica potentissima che ha agevolato una reazione di rabbia e di scontento fortissima. Tutti i vari governi post crisi hanno messo in atto politiche sbagliate basate sul solo valore dei tagli, peraltro in maniera sbagliata, creando cittadini impoveriti pieni di rabbia e rancore. In sintesi il M5S urla che solo loro sono l'onestà personificata mentre chi governa e sostiene l'attuale sistema è tutto il male possibile. Solo i gonzi possono cascarci su questa dichiarazione. Il tentativo poi di dire che sono tutti uguali agevola loro il lavoro e permette di aumentare il solco tra chi crede nella democrazia e chi la camuffa col sostegno “a loro insaputa” dei partiti tradizionali. Te capì?

martedì 7 marzo 2017

Elezioni politiche e sfrontatezze dei partiti del voto subito.


Le cose sono messe così: molti partiti e partitini chiedono elezioni subito. Il governo e la sua maggioranza dicono no. Giustificano il loro no affermando che la continuazione della legislatura permetterebbe di cambiare la legge elettorale e risolvere il problema dell’incertezza del risultato. Quali sono i partiti che aderiscono a una delle due posizioni è ininfluente. Quello che è importante è un altro aspetto, dove si annidano le meschinità e le sfrontatezze dei politici del voto subito.
Noi siamo dell’avviso che se ci fosse una legge elettorale che permettesse di eleggere sicuramente un premier con la sua maggioranza saremmo d’accordo. Ma le cose non stanno così ed è qui che cade l’asino. Fuor di metafora Grillo e Salvini, Meloni e l’arcipelago della sinistra massimalista vogliono le elezioni ora e subito. Francamente non si capisce quale sia il limite dell’onestà intellettuale da quello del ragionamento politico. Che interesse può avere un partito che a costo di elezioni subito si ritroverà ad avere un Parlamento senza maggioranza?
Chiedere le elezioni è lecito ma c’è un limite che riguarda il fatto che se con l’attuale legge elettorale disorganica e rappezzata dalle sentenze della Corte Costituzionale non viene fuori una maggioranza che facciamo poi? Roteiamo i pollici copiando gli spagnoli? Oppure più correttamente e onestamente non è meglio costringere i partiti a chiarire la loro posizione prima delle elezioni?
Chiarire questa faccenda è fondamentale perché a nostro parere potrà emergere in tutta la sua forza dirompente la disonestà intellettuale di alcuni leader politici che si nascondono dietro alla cantilena delle "elezioni subito".
Ci viene da aggiungere poi che la stampa italiana non informa correttamente i cittadini. Abbiamo una stampa inadeguata che si interessa solo dei guai giudiziari dei leader politici e non incalza gli stessi a dire la loro su questo punto importante. La domanda è sempre la stessa: qualora il risultato elettorale impedisse la formazione di un governo con una maggioranza sicura ogni partito, prima delle elezioni, dovrebbe dire obbligatoriamente a quale delle coalizioni aderirà per la formazione di una maggioranza di governo.
Un esempio: ammettiamo che dopo le elezioni nessuno dei partiti raggiunge la maggioranza. A questo punto dovrebbe scattare un preaccordo che impone l’obbligo ai partiti di sostenere una delle possibili coalizioni che supera il 51%. Chi non lo fa perde un giro perché non potrà presentarsi alla prossima tornata elettorale.
Più chiaramente Grillo deve dire che se non raggiunge il 51% da solo a quale coalizione aderirà dopo le elezioni per formare il nuovo governo. Lo stesso dicasi per tutti gli altri leader da Renzi a Berlusconi, e via discorrendo. Nessun giornalista finora ha mai fatto queste domande ai politici. Colpa della insufficienza dei giornalisti o della sfrontatezza dei leader politici? C’è una terza soluzione: colpa di entrambi. Te capì?

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