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lunedì 29 giugno 2015

Roma non merita.


Non sappiamo come aiutare Roma in questo delicato passaggio della sua storia recente. Sappiamo però che dobbiamo farlo. Lo facciamo pertanto alla nostra maniera, dicendo la verità e non lasciandoci trarre in inganno da chi non le vuole bene. Partiamo subito dicendo che è imbarazzante il modo in cui i media stanno trattando il suo essere capitale e la sua storia contemporanea. Sembra che siano entrate in azione delle iene nell'atto di spolpare un animale in fin di vita. Tutti fanno a gara a parlarne male, a offenderla, a tratteggiarne i vizi con cattiveria e spirito vendicativo dicendo che Roma è diventata una città inguardabile. Roma, in più di due millenni e mezzo, ne ha viste di cotte e di crude. Ed è sempre rinata "più bella che pria". Adesso però è necessario rispettare la verità e rispondere alle malelingue a tono. Diciamo subito che è indispensabile evitare di cadere nel tranello dei personalismi, perché non ci aiutano a trovare la verità. Per esempio è inaccettabile la maniera in cui si attribuiscono con leggerezza le responsabilità politiche del disastro del Comune di Roma se si pensa alla logica dello schieramento e della contrapposizione. Il centrodestra dà la colpa a Marino e al Pd mentre il centrosinistra dà la colpa ad Alemanno e all'ex Pdl. Come può un ignaro “cittadino terzo” schierarsi nella contesa tra i due contendenti? Sulla base di quali dati la vivibilità della città è - se non eccellente come una metropoli scandinava - almeno buona? Dunque, è necessario cambiare l'approccio metodologico. E se avessero entrambi ragione? Cioè se entrambi gli schieramenti politici di governo e di opposizione (Pd ed ex-Pdl al Campidoglio) non avessero fatto le iene, non avessero razziato la città e non avessero manipolato la verità ma, al contrario, se si fossero spesi con lungimiranza e forte senso di generosità ad aiutarla nel suo cammino di progresso e di magnificenza?
Tenendo conto che Marino è stato eletto da poco mentre Alemanno ha dovuto portare il peso di ben cinque anni di duro lavoro da sindaco, spendendosi per sostenere le ragioni della sua maggioranza ad "aiutare" la città, saremmo portati a concludere a favore del centrodestra che si è impegnato di più nel lavoro di trasformazione della città. Dunque, da questo punto di vista quando ci sono due schieramenti che si fronteggiano, e solo chi sta al governo della città può aiutare concretamente Roma e i suoi cittadini mentre l'altro, opponendosi, al massimo può solo controllare. È evidente che Alemanno si è impegnato di più di Marino a fare le cose che più lo interessavano. Tuttavia, se è vero che Marino ha fatto poco c'è da riconoscere che il Gruppo dei Consiglieri Pd al Comune di Roma ha fatto moltissimo, recuperando il gap di Marino, sia con generosità, sia con la passione che li ha sempre contraddistinti per aiutare Roma e i suoi cittadini nel canalizzare flussi di denaro nella "maniera giusta".
Mai crederemo che Pd e Pdl abbiano fatto comunella o, come si suole dire in questi casi, inciucio (nella foto una cena sociale molto inciuciva e poco onlus pubblicata dal sito linkiesta) ai danni della città privilegiando pochi e aiutando molti. Marino ha fatto male a rivelare che Alemanno all'indomani della sua elezione gli ha chiesto se il Pd non gli avesse “detto nulla” per "piazzare" due suoi amici nella macchina consociativa del Comune. È evidente che Marino ha alterato la realtà e si è inventato una capacità di condizionamento da parte del Pd romano al Comune che non esiste. Se c'è un solo appiglio in tutta questa confusione questo, a nostro parere, è l'integrità morale, prima che politica, dei Consiglieri comunali del Pd, ma anche del Pdl, perché entrambi su questo fronte, come si suol dire, "non scherzano". Su loro abbiamo la certezza che sicuramente hanno fatto il loro dovere, aiutando il Comune ad "alleggerirsi" con una dieta di tipo economico-finanziario a favore di altri che ha giovato a settori non parassitari e non lucrativi, per carità, della popolazione. Ci mancherebbe altro.
Non crederemo mai che Alemanno si sia dato da fare per sistemare parenti e amici nelle municipalizzate (Parentopoli è una invenzione dei cattivi media), così come non crederemo mai che alcuni Consiglieri e/o Assessori del Pd abbiano impegnato energie per arricchire se stessi o una ipotetica cupola mafiosa operante nel settore della politica dei migranti e dei Rom. No. Mai. Non possiamo mai credere che il Pd romano sia largamente partecipe allo scandalo Mafia-Capitale. Così come non crederemo mai, come dice un quotidiano che «il commissario del partito, Orfini, ha subìto minacce gravi da personaggi para-mafiosi ed è sotto scorta per tutelarlo. E neanche che Fabrizio Barca e i suoi collaboratori volontari che hanno esaminato, su mandato della direzione del partito, l'attività dei circoli romani giudicandone alcuni buoni, altri mediocri ed altri pessimi, ricevono continuamente crescenti minacce dagli esponenti dei circoli che hanno ricevuto qualifica negativa e anziché correggersi manifestano desideri di vendetta». Sono tutte falsità quelle che in questi mesi raccontano i giornali. Anche perché il personale politico romano a tutti i livelli ha sempre dimostrato dedizione al lavoro, altruismo e forte coscienza etica. E a proposito di improbabili e mai esistite “mafie-capitali” noi non crederemo mai che nella città eterna ci sia stata la consapevolezza da parte di chicchessia dei politici locali (Pd e adesso FdI) di fare come i mafiosi siciliani. Quelli si che fanno muro e sinergicamente compiono crimini in modo consapevole, trasversale e terrificante. Qui a Roma, invece, anche i cittadini che vengono perseguiti ingiustamente dalla legge sono buoni di animo, mai volgari, ligi alle regole, eticamente irreprensibili e molto attaccati ai valori familiari e a un sano nepotismo che in questi casi non guasta mai.
Noi siamo dell'avviso che Roma sia una città ammirevole ed esemplare che produce cittadini sensibili ai codici di comportamento indigeni tali da avere innati quei tratti della personalità in grado di "alleggerire" (nel senso più completo del significato che significa "rendere più leggero un carico o un peso o un salvadanaio") le casse comunali per spendere i finanziamenti a “fin di bene”. Se non è generosità questa qual è la vera generosità? Te capì?

mercoledì 24 giugno 2015

Il Pd ha esaurito il credito.


Quando si ha una Sim telefonica che non è stata ricaricata, per continuare a telefonare si sente una frase irritante che dice: "gentile cliente lei ha esaurito il suo credito". E da quel momento non si potrà più telefonare. Ebbene, è quello che sta succedendo al PD e a Renzi in questi giorni. Insieme i due non ne stanno combinando nemmeno una buona. Sbagliano a ripetizione. Per esempio, il tentativo di regalare ad Adriano Sofri un ruolo istituzionale è fallito. Siamo contenti. Sarebbe stata una vera truffa ai danni delle vittime del terrorismo rosso quella di darla vinta al “furbetto del brigatismo”. Ma andiamo per ordine. La nomina di Sofri scoperta da un sindacato della polizia è stata fatta come quella delle famose leggine pro-casta che venivano accuratamente nascoste in qualche comma di qualche noioso decreto legge approvato dal Parlamento nel mese di agosto quando tutti gli italiani erano al mare. Cose da furbetti del quartierino. Ma chi diavolo è stato a proporla? Si dice che il Ministero di Grazia e Giustizia, gestito da quel Ponzio Pilato che è il Ministro Orlando, non si era reso conto del vespaio che sarebbe nato. Tuttavia corre l’obbligo di dire chiaramente che non si può più far finta che la nomina di Sofri sia stata un incidente di percorso, perchè così non è. Non è accettabile che qualche strambo e bizzarro dirigente nazionale del PD prenda decisioni così irresponsabili. Non si può più negare che lo stato confusionale del PD è a livello di pericolo da codice rosso. Ormai il partito e le conseguenti scelte politiche sono incontrollabili, come quelle di una bomba nucleare in cui la reazione a catena diventa ogni istante sempre più intensa. Quello che francamente non abbiamo capito è che ruolo ha avuto ed ha Renzi in tutto questo tourbillon di nomine sbagliate. Ma la cosa più grave non è la nomina a esperto della riforma delle carceri di un assassino condannato per omicidio che non ha mai voluto riconoscere la legittimità del ruolo della giustizia nel decidere la sua condanna. No, la vera grana è che il Nostro Presidente del Consiglio continua nel silenzio più assordante a non dare risposte sulle scelte sbagliate del PD di cui lo ricordiamo è Segretario Nazionale! Meno male che lo stesso Sofri ha capito che era meglio dichiarare il rifiuto della nomina. Adriano Sofri è tutto meno che uno sprovveduto. E' riuscito a resistere decenni dicendo che non riconosceva il diritto allo Stato di processarlo perchè lui era innocente. Favole. E' stato un assassino, condannato con sentenza definitiva. Comunque, rimane il fatto che nominare il presuntuoso furbetto Afriano Sofri a esperto di una riforma carceraria non è accettabile se non alla condizione di dichiarare definitivamente la inaffidabilità del PD che nelle stesse ore ne ha commesso un’altra delle sue, con il voto compatto contro la mozione delle opposizioni per salvare il sottosegretario Castiglione . Nominare il presuntuoso furbetto Afriano Sofri a esperto di una riforma carceraria ha il sapore del “muore Sansone con tutti i filistei”. Renzi non sarà ricordato dai posteri come il premier che ha rottamato la vecchia classe dirigente. No. Sarà ricordato come il più matto dei politici italiani suicidi che, dopo aver preso il 41% dei voti alle europee, perderà la prossima sfida a premier con al massimo il 25%. L’elettorato non perdona chi suscita entusiasmi e subito dopo li spegne per il potere.

giovedì 18 giugno 2015

Avevamo ragione noi e torto gli altri.


Mafia capitale, Buzzi e Carminati intercettati: “I Consiglieri comunali ai nostri ordini”. Sui giornali è stata riportata questa notizia. Per completezza aggiungiamo la frase che spiega il titolo: Salvatore Buzzi parla con Massimo Carminati e gli dice che «i Consiglieri comunali devono stare ai loro ordini perché vengono pagati e pertanto devono rispettare gli accordi». Questa la notizia che commenteremo oggi.
Abbiamo provato disgusto per la scoperta da parte della magistratura della collusione tra Consiglieri comunali del Comune di Roma e malavita organizzata di Mafia capitale. Questo disgusto non può rimanere sotto silenzio. La stampa ha parlato molto di questa vicenda ma a nostro parere a sproposito, evitando di dare senso alla vera notizia che non è tanto il malaffare dei due capipopolo Carminati e Buzzi quanto dei delegati dei cittadini al Comune di Roma, cioè dei Consiglieri comunali. Noi reclamiamo il vanto di avere capito e pubblicato in tempi non sospetti e per primi la notizia di questa collusione. Il problema comunque non è la nostra pretesa di vederci riconosciuto il merito di averlo compreso prima degli altri. Non ci interessa. I premi li lasciamo ai giornalisti. Noi non siamo specialisti dell'informazione. Siamo comuni cittadini che hanno a cuore il problema dell'etica in Italia che, com'è noto, versa in uno stato di autentica Vergogna nazionale. Noi, viceversa, rivendichiamo la critica all’intero sistema dell'informazione che è l'aspetto più grave della faccenda.
Non è possibile che al Comune di Roma non ci fosse l'imbroglio e nessun giornalista, più o meno lautamente pagato da editori inadeguati al ruolo, si è dato la briga di fare un'inchiesta. Neppure i famosi settimanali L'Espresso e Panorama avevano capito cosa covasse sotto la cenere. Questi due settimanali brillano per la profondità del gossip politico e per la completezza delle informazioni inerenti ai pettegolezzi politici. Una vera e propria nausea da piccolo giornalismo italico. Le due redazioni fanno polemiche muscolose per trovare fatti privati dei politici dell’avversario. Per il resto silenzio. Stupefacente. Noi abbiamo intuito subito che gli esimi Consiglieri del Campidoglio fossero dei correi e lo abbiamo pubblicato in questo post. Adesso, un giornalismo corretto e onesto avrebbe dovuto fare mea culpa e riconoscere la propria incapacità e inadeguatezza. Invece nulla. Nessuna onesta autocritica. Nessun riconoscimento di errori. Questo è il giornalismo italiano che quando c'è da informare sul “dietro l’angolo” è bravissimo. I loro giornalisti sono capaci di trovare informazioni riservatissime. Basta ricordare il cosiddetto Metodo Boffo, cioè la campagna di diffamazione da parte del Giornale di un Berlusconi contro il Direttore dell’Avvenire. A tanti poveri ministri hanno fatto le pulci perché in una telefonata riservata un ministro ha cercato di far assumere il figlio in un’azienda importante. Apriti cielo e hanno reclamato le dimissioni. Giusto, ma allora che cosa dire del tremendo vuoto di idee e dell’assordante silenzio attorno al fatto che nessuno dei soloni del giornalismo italico pensò mai di fare indagini sugli eletti dei cittadini, quei Sigg. Consiglieri comunali che si facevano pagare da Mafia capitale essendo esponenti dei partiti di riferimento di FI e del Pd? Che cavolo di giornalisti ci sono nelle redazioni dei giornali nazionali e locali che non sono capaci di capire fatti del genere per tempo in un mondo, quello romano, che da dove ti giri escono fuori a tonnellate reati di tutti i generi? Saremmo tentati di pensare male alla Andreotti per giustificare tutto il silenzio sui Consiglieri comunali. Quello che è spuntato fuori è però tremendamente chiaro: si tratta della più epocale dimostrazione di incapacità professionale dell’intero ordine del giornalismo italiano. E poi si pavoneggiano nei talk show televisivi. Te capì?

sabato 13 giugno 2015

Parlamentari corresponsabili del degrado legislativo.


In Senato è stata approvata la legge per l'«omicidio stradale». Adesso si aspetta che la stessa cosa succeda alla Camera. Dovremmo essere contenti. In realtà non lo siamo. La ragione è che per i soliti giochetti tra i partiti di maggioranza e opposizione il testo del provvedimento approvato dal Senato è stato ridotto di alcuni commi. Perché? Perché sono stati votati e approvati due emendamenti, contro il parere del governo, che hanno avuto come conseguenza l’espulsione dal testo iniziale delle norme che applicavano l'«omicidio stradale» agli incidenti mortali causati per: 1) passaggio di semaforo rosso, 2) circolazione contromano, 3) inversione in curva e in presenza di dossi e, dulcis in fundo, 4) sorpassi in prossimità di attraversamenti pedonali (quello delle scuole). Non siamo in grado di dire nomi e cognomi dei parlamentari che hanno fatto questa vergognosa imboscata. D’altronde la nostra stampa non ha mai brillato per completezza e imparzialità. Le grandi testate nazionali invece di pubblicare notizie sui tetri soggetti che hanno aiutato in anticipo i futuri mascalzoni che sfrutteranno le conseguenze di questa “brillante decisione”, pubblicano insistentemente e testardamente lunghi articoli superflui, vuoti e inutili sul gioco del calcio e su alcune figure di presidenti delle squadre che giocano nel campionato. Rimane il fatto che con questi emendamenti il nuovo testo risulta incompleto avendo perduto coerenza, efficacia e pienezza di validità. Ma il fatto più grave è che chi ha votato i due emendamenti, si è assunto la responsabilità dell'incompletezza e della sua inefficacia. In altre parole, pur di far male al governo si è sacrificata la completezza della norma, permettendo in futuro a un guidatore che uccide qualcuno se passa col rosso di non farlo condannare per omicidio stradale. Come vogliamo chiamare questo modo di legiferare? Perdonismo mascherato? Buonismo alla "figliol prodigo"? Solidarismo per tolleranza? Vieni avanti Cretino alla Walter Chiari? Ebbene noi crediamo che spesso l’opposizione (interna ed esterna) a Renzi sia talmente cieca che alla fine premia i delinquenti. La corresponsabilità di norme legislative inefficaci questa volta è dovuta non al governo ma ai cretini che rimarranno anonimi, come i mafiosi. E poi questa gentaglia prima salva i mascalzoni e poi cinicamente si vanta di lavorare per il "bene comune". Te capì?

venerdì 29 maggio 2015

Narcisismo e politica della vacuità.


In un programma televisivo si sono alternati il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Al di là dei contenuti proposti vogliamo dire la nostra su questa squallida esibizione. Chiariamo subito che i due hanno rifiutato il confronto diretto. Fatto gravissimo in democrazia. Non ci interessano le loro ragioni per il semplice motivo che si è trattato comunque di uno sgarbo. Sgarbo all'idea di democrazia ma anche sgarbo nei confronti dei cittadini, i quali hanno il diritto di conoscere i punti di vista dei due politici messi a confronto diretto e non in un libero spot ad usum Delphini. La gente è stufa di comunicati e/o conferenze pubblicitarie in cui un politico dice quello che vuole senza che ci sia contraddittorio. Così non è stato. E’ ormai a tutti noto che costoro stanno scadendo sempre di più nel cinismo e nel volgare menefreghismo. A parole parlano di cambiamento mentre nella realtà sono dei conservatori tra i peggiori mai visti. E veniamo al dunque. Desideriamo proporre la nostra pagella ai due soggetti. In un periodo della storia della nostra società che avremmo voluto evitare di vivere per la presunzione e la sfacciataggine con la quale tutti propongono ricette sbagliate e inutili, emergono dalla loro performance televisiva alcune caratteristiche negative che oscurano completamente le poche cose positive che li riguardano. Intanto i due personaggi non potrebbero essere più diversi. Ma la diversità è solo apparente perchè sono accomunati da una vera e propria malattia del peggiore narcisismo. Sono due regine del varietà. Uno è una giovane ballerina che fa volteggi acrobatici che le riescono a metà, l'altro è una vecchia teatrante che recita parti che ci ricordano il film noir di Billy Wilder in cui Gloria Swanson appare come un’attrice sul viale del tramonto che cerca disperatamente di apparire come se il tempo non passasse mai. La giovane attricetta ha ragione quando paragona l'avversaria a un “biglietto scaduto”. È tuttavia vero però che i suoi movimenti sul palcoscenico ricordano più quelli di una immatura debuttante che quelli di una prima ballerina del teatro Bolshoi. Sobrietà, linguaggio semplice e conciso, equità, senso di giustizia, interpretazione etica della politica e altro ancora sembrano concetti non solo sgraditi ai due ma addirittura inimmaginabili, sebbene sulla giovane ballerina si possa ancora sperare in una sua trasformazione positiva sull'altra, viceversa, rimane solo il retrogusto lasciato da un sorso di pessimo aceto. In un mondo che va alla rovescia, in cui il padre e la madre vengono proposti per legge di chiamarsi “genitore 1” e “genitore 2”, in cui studenti e professori chiedono insieme di non lasciare compiti per casa anche durante le vacanze estive, in cui mille sigle sindacali ogni venerdì danno ordini ai lavoratori dei trasporti a scioperare per agganciare squallidamente la giornata al fine settimana, viene voglia di buttare tutto all'aria e ritirarsi a vivere in un piccolo e sperduto villaggio di montagna. Fortunatamente però abbiamo ancora risorse psicologiche e fisiche adeguate per continuare a criticare chi ci governa, tentando di falsificare ciò che essi tentano di spacciarci per il bene comune dei cittadini. Finchè noi non vedremo una politica finalmente liberata dagli sporchi giochi della peggiore malvivenza con i colletti bianchi e fino a che la magistratura, finalmente, la finisca con le sottigliezze giuridiche del peggior Azzeccagarbugli conservando ai corrotti politici l’immunità, noi continueremo a criticare. Solo la critica ci può liberare da costoro.

martedì 26 maggio 2015

Inaffidabilità e licenziamenti.


La notizia è cattiva. Molto cattiva. Spiace richiamarla in questo post ma è necessario e forse anche educativo ricordarla perchè molti nostri concittadini, politici soprattutto, non hanno ancora compreso il famoso proverbio che testualmente recita: "chi è causa del suo mal pianga se stesso". Ecco la notizia. Molte aziende straniere, a decine tanto per intenderci, tagliano l'occupazione e se ne vanno via dall'Italia nonostante la produzione sia adeguata, le vendite anche e i conti non sono in perdita. La domanda è d’obbligo: perchè? quali sono i motivi che li inducono a filarsela? A nostro avviso sono tanti. Ma uno è il più rilevante e, tra l’altro, fa da sintesi per tutti, che poi è proprio quello che spaventa di più gli stranieri. Si chiama "inaffidabilità" del Sistema Italia. Il vocabolario alla voce inaffidabile recita: "colui che manca di garanzie o di requisiti indispensabili per conseguire un risultato, o per guadagnare la fiducia altrui". Ecco dunque qual è il reale motivo per cui le aziende straniere scappano dall'Italia: non si fidano nè dell'Italia, nè degli italiani. Ed ecco le parole chiave che producono la fuga: mancanza di garanzie – inesistenza di requisiti –mediocri risultati – mancanza di fiducia e, dulcis in fundo, mancanza di guadagno. E si sa che i soldi contano molto in questo campo. E adesso facciamo una contro-domanda. Se foste voi ad essere i proprietari di un’azienda acquistata qualche anno fa spendendo fior di quattrini vi fidereste di questo andazzo all’italiana del mercato del lavoro? Vi fidereste di investire decine di milioni di euro per entrare nel sistema dei furbetti del quartierino? Scioperi sindacali improvvisi, occupazione di fabbriche, sentenze giudiziarie che, se vanno bene, sono emesse dai tribunali civili decine di anni dopo l’inizio del contenzioso, macro-criminalità e micro-criminalità che chiedono il pizzo e la tangente, malaffare ovunque, furti subiti anche per la collaborazione di dipendenti disonesti, e via discorrendo. Il bello è che i media fanno finta di meravigliarsi. “Ma come”, dicono, “il Bel Paese è quello dove si mangia bene, ha il clima piacevole, tutti si vogliono bene e le aziende straniere che fanno? Se ne vanno”! “Cose da pazzi”, aggiungono. Mentre in Irlanda per esempio le cose vanno benissimo, gli stranieri investono a frotte, le società si stabiliscono sul suolo irlandese per le eccellenti condizioni economiche, sociali, giuridiche e politiche che favoriscono il mercato con zero-criminalità, da noi in Italia siamo ancora usando il centesimo di euro, ormai pensionato in quasi tutti i paesi del nord Europa, una causa civile prima di arrivare all’ultimo stadio fa trascorrere l’intera vita di un ciclo di investimenti almeno decennale, la metropolitana di Roma fa pena nella sua sporcizia più totale, l'aeroporto romano della Capitale va in tilt perchè di notte prende fuoco e i nostri beneamati giornalisti si meravigliano della fuga delle aziende all’estero! Cose da pazzi lo diciamo noi ma in riferimento all'ingenuità del giornalismo italiano. In ogni caso i pazzi se ci sono si trovano in Italia e non all’estero. Lì i pazzi starebbero a disagio; qui i pazzi si trovano bene, incassano lauti stipendi senza informare correttamente. Te capì?

giovedì 21 maggio 2015

Disinformazione e riforma scolastica.


La Camera dei Deputati ha ieri sera approvato la Riforma della scuola voluta in modo ossessivo dal premier Renzi. Adesso dovrà superare l'esame del Senato per diventare legge. Tutti hanno detto la loro su questa riforma. Manchiamo solo noi. In un paese in cui politici e giornalisti hanno il monopolio dell'informazione è triste constatare che avvengano manipolazioni della verità per bassi motivi di propaganda elettorale. Lo dimostra il fatto che l'intensità della protesta e il colorito linguaggio adoperato dai critici della Riforma renziana sono due elementi della rozza battaglia politica messa in atto da provocatori dell’informazione che mostrano la loro incapacità a svolgere correttamente il loro lavoro con seria professionalità. Urge pertanto far sentire una voce differente dal coro di sciocchezze e di impreparazione che emerge nell'ascoltare le critiche. Ecco un esempio, uno solo, di falsa informazione a cui si sono accodate le oche starnazzanti della politica, del sindacalismo e del giornalismo italico. Tutti, ma proprio tutti, sono caduti nel tranello di aver preso “fischi per fiaschi” mostrando uno sconcertante pressapochismo o, peggio ancora, una inaccettabile incapacità a saper leggere scrivere e far di conto. Stiamo parlando dei famosi poteri speciali che il testo fornisce ai presidi. In realtà questa categoria dovrebbe essere chiamata “dirigenti scolastici” i cui poteri sono stati aumentati a dismisura dal vecchio Pd, sì quello di Prodi che allora si chiamava Ulivo , proprio cioè da coloro che adesso cavalcano l'onda della protesta più estrema. A nostro giudizio pochi hanno letto il testo e molti tra questi non hanno capito nulla perché hanno confuso il fatto che i dirigenti scolastici hanno, è vero, il potere di scelta di nomina dei docenti ma limitatamente a quelli aggiuntivi che si riferiscono alle poche cattedre in più all'organico della scuola. Dice il testo: «Per l’anno scolastico 2015-2016, il dirigente scolastico individua i docenti da destinare all’organico funzionale della Istituzione scolastica di riferimento, scegliendoli dal ruolo di cui all’articolo 7[...]». Cambia qualcosa? Ma cambia tutto, non qualcosa! Intanto perché i dirigenti scolastici non hanno poteri di assunzione, ma solo di nomina di docenti già disponibili a livello provinciale e riferiti, lo ripetiamo, a 3 o 4 docenti su un centinaio circa dell'organico di fatto della scuola, che per legge è i-na-mo-vi-bi-le. Poi perché la nomina è una chiamata diretta (non è assunzione perché sono già stati assunti). Il testo continua così: «La possibilità per i dirigenti di poter scegliere la propria squadra, si estenderà negli anni con il passaggio anche dei docenti attualmente in ruolo che facendo domanda di mobilità passeranno agli albi provinciali.» Ricordiamo poi che in pratica i pochi docenti interessati alla nomina non sono di italiano o di matematica o di altre discipline curriculari ma di materie specialistiche, come per esempio di storia delle religioni o di cinese o altro. Invece, politici da strapazzo, sindacalisti e giornalisti che amano la provocazione e la trasgressione hanno fatto capire che i presidi (pensate ancora non sono riusciti a chiamarli con il loro vero nome) avrebbero potuto assumere e rimuovere chi vogliono a loro piacimento tra tutti i docenti, compresi i 100 dell'organico. Cioè i suddetti operatori della informazione - novelli Woland, Behemont, Azazello e gatti neri di bulgakoviana memoria - hanno fatto credere ai gonzi che il preside, come un diavolo del romanzo Il Maestro e Margherita, avrebbe posseduto tutti i poteri del Maligno per togliersi dalle scarpe non sassolini ma interi asteroidi di inaudita grandezza e licenziare gli insopportabili e assumere i più graditi fra amici e parenti. Ma si può fare informazione così becera? Si rimane basiti per le tante menzogne scoperte nelle discussioni tra sostenitori e contrari della Riforma. Il Trentino ha fin dal 2006 la “chiamata diretta” per una quota del 4% dell'organico e nessuno ha mai protestato. L’aspetto più grave che colpisce è la leggerezza e la sprovvedutezza delle conoscenze acquisite da politici, giornalisti e sindacalisti in questo contesto, tutti concentrati a pestare il mortaio del “passa parola” per mettere in difficoltà Renzi. L’unico loro obiettivo non è il “bene della scuola” ma colpire il premier. Le proteste giuste e motivate fanno crescere una società. Quelle strumentali e pilotate da organizzazioni vendicative e ormai in via di estinzione fanno male più a coloro che parlano di “sentito dire” che a coloro che credono nelle riforme come miglioramento culturale ed economico della società. Te capì?

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