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sabato 18 aprile 2015

Le contraddizioni del sistema Italia.


Siamo ridotti veramente male. Si elogia in modo esagerato un dirigente scolastico (una volta si chiamavano presidi) di una scuola secondaria altoatesina per aver vietato l’uso dei cellulari in classe mentre migliaia di altri dirigenti scolastici disattendono la regola e nessuno li sanziona. Il dirigente scolastico in questione, a nostro giudizio, non ha fatto nulla di eroico. E lo ha ripetuto ai giornalisti che lo hanno intervistato. Ha semplicemente messo in pratica il buon senso e applicato i regolamenti scolastici. La stampa straparla di questo dirigente scolastico come se avesse fatto chissà quale alto gesto di eroismo e poi al contrario è silenziosa nei confronti delle migliaia di altri dirigenti scolastici che permettono non solo l’uso ma addirittura l’abuso dei cellulari con conseguenze gravi per esempio nella falsificazione dei risultati delle prove scritte, dove "il copia copia" è la prassi. Perché il Ministero della P.I. non invia gli ispettori per sanzionare i migliaia di dirigenti scolastici che non fanno rispettare il regolamento? L’aspetto eclatante sta tutto qua: si elogia un caso unico di dirigente scolastico che fa il proprio dovere e non si sanzionano i moltissimi altri che non lo fanno. In verità la scuola italiana è il vero specchio della realtà italiana. E’ un universo di persone che dovrebbero creare servizi a fronte dell’altro universo costituito da studenti che dovrebbero utilizzare questi servizi. Ma se i servizi sono pessimi come possono essere positivi i risultati dell’apprendimento che, com'è noto, inizia prima di tutto dalle regole e poi dai saperi? Il guaio è che coloro che dovrebbero produrre servizi non li producono se non al ribasso della qualità, sfruttando la connivenza di dirigenti scolastici, docenti e non docenti, tutti concentrati a lavorare al minimo ma coesi in un vincolo delittuoso di do ut des. Questo vincolo poi è diretto e realizzato da una “cupola” formata in tutto da poche persone che “contano”, e cioè da pochi docenti cosiddetti referenti e vicari nominati responsabili di qualcosa (che percepiscono un bonus integrativo di stipendio), naturalmente dal dirigente scolastico capo della cupola, dal direttore dei servizi amministrativi di segreteria e dulcis in fundo dai peggiori, che sono i docenti sindacalisti, capetti che passano il loro tempo a studiare circolari ministeriali che consentano loro di far emanare direttive su come spremere al massimo il limone dei piccoli finanziamenti dati alle scuole. Non estranei a questa cupola c’è un’altra non trascurabile componente fatta dai pochi rappresentanti degli studenti, alcuni dei quali frequentemente pilotati ideologicamente dal vice di turno, invitati ad assumere comportamenti di supporto alla cupola per realizzare piccoli “successi”, tra i quali spicca il diritto all’occupazione della scuola per periodi imprecisati (almeno finchè alcuni loro genitori non si stufano) in cui la scuola viene vandalizzata in modo indecente, l’altro diritto dei “cento giorni”, dai viaggi di istruzione, etc . Ecco, questo è il ritratto più o meno adeguato della scuola italiana nella quale un dirigente scolastico, che si chiama Stefan Keimm, di un liceo della “Autonome Provinz Bozen – Südtirol”, solo ed esclusivamente perché è un dirigente scolastico di quella regione, si permette il lusso di far rispettare una norma con il pieno e convincente ringraziamento dei genitori senza correre rischi di alcun genere . Vi siete chiesti perché un provvedimento del genere è stato preso nella “antipatica e poco importante” Bolzano e non nella “simpatica e più importante” Roma o Milano? La spiegazione è semplice. In quella fredda città, "terra di mezzo" tra la civile e pratica gente germanica caratterizzata dalla consapevolezza del valore delle regole e la calda e mediterranea Roma (ma il discorso si può benissimo riferirsi a qualsiasi città italiana in cui la sua latitudine diminuisce in modo inversamente proporzionale alla confusione e alla incivile abitudine di lasciar perdere rigore e senso delle regole. Complici di questo costume spudorato è una stampa nazionale, corporativa e indecente, che non ammette intrusioni nella informazione distorta e scorretta che fa della “cosa scolastica”. Solo qui in Italia si poteva registrare il “non senso” di elogiare un lavoratore perché fa il suo dovere mentre l'esercito "dei diecimila rimanenti" possono tranquillamente non fare applicare la norma senza che vengano presi provvedimenti disciplinari a loro carico. E’ questa la civiltà giuridico-amministrativa di un “grande” paese democratico che si richiama alla Cultura del Diritto Romano? Se è così, stiamo freschi!

venerdì 17 aprile 2015

25 Aprile anniversario della Liberazione. Mattarella saluta i partigiani e in aula si canta “Bella ciao”.


Al termine delle celebrazioni dell’anniversario della Liberazione tenutesi a Montecitorio per il settantesimo anniversario, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Presidente della Camera Laura Boldrini e il Presidente del Senato Pietro Grasso, si sono recati nell'emiciclo per salutare i partigiani presenti. Prima però la Presidente della Camera Boldrini rivolgendosi ai presenti ha detto: "Voi non siete qui come ospiti. Voi siete qui come padroni di casa". Bellissime parole. Ci siamo commossi. Vedere nell'emiciclo del Camera dei deputati un centinaio di vecchietti in festa riconoscibili dal fazzoletto tricolore avvolto intorno al collo ci ha fatto provare una forte emozione, come una scarica di adrenalina, seguita da alcune lacrime sul viso. La canzone Bella ciao ha fatto il resto. Ebbene si. Quei vecchietti incanutiti, al limite della non deambulazione, ci hanno fatto piangere di gioia e di felicità per la lampante ragione che si riferisce alla premessa della nascita della nostra Repubblica Italiana. Non ci vergogniamo di riconoscere che abbiamo pianto di gioia. Anzi siamo orgogliosi di ciò. I simboli e i ricordi come questi sono delle belle medicine per il nostro futuro. Grazie a tutti coloro che si sono opposti all’immorale nazi-fascismo. Oggi la Repubblica ci avvicina di più ai partigiani del tempo che con il loro sacrificio ci hanno permesso di vivere settantanni di libertà respirata a pieni polmoni. Grazie vecchi partigiani. Ciao Belli.

giovedì 16 aprile 2015

Stupidità e riti inaccettabili della politica renziana.


Saggezza e intelligenza. Con le clamorose dimissioni del Capogruppo alla Camera la minoranza del Pd ha deciso di oltrepassare il Rubicone e adesso finalmente ha le carte in regola per dare lezioni di politica, con la P maiuscola, ai fautori del decisionismo. Finora la efficace e decisa minoranza del Pd ha alternato dichiarazioni di contesa politica a proposte pacificatorie. Ma adesso ha finalmente capito che non era più possibile continuare a subire il supplizio della graticola renziana. La minoranza del Pd ha finalmente compreso che il suo atteggiamento di disponibilità e di condivisione non meritava da parte di Renzi il cinismo col quale il premier si è mosso ieri sera nell’assemblea del Pd rilanciando quell’obbrobrio dell’Italicum. Tra l’altro avrebbe pericolosamente detto che: “va approvato così com’è, e chiedo all’assemblea un voto sì o no che vincoli tutti i deputati”. Gli italiani, dopo la prova di forza di ieri del premier (o dentro o fuori), sono arciconvinti che in questi momenti di delicata transizione per uscire fuori dalla crisi non ci voleva proprio un tipo alla Renzi a Palazzo Chigi. Il decisionismo renziano non piace ai cittadini. Li sconcerta. I cittadini sono stufi di decisionismo, di tattiche del tipo prendere o lasciare. Non possono e non vogliono più sentire parlare di decisioni immediate e di un governo che governi. I cittadini vogliono che il premier dialoghi con calma con la minoranza, eviti rotture ingenerose nei confronti della saggia e raziocinante Ditta di Bersani. Ai cittadini non piacciono dichiarazioni ridicole del tipo "o con me o contro di me”. Vogliono che non si agisca, che non si operi, che non si decida. Insomma, che si eviti di darsi una mossa per affrontare i problemi reali e più sensibili come quelli della disoccupazione e della redistribuzione del reddito per rinviarli il più possibile nel tempo. I cittadini non desiderano scontri che sbattano fuori i teorici del rinvio e della indecisione. Non vogliono "cadaveri politici" immediati a terra, insanguinati dai morsi violenti del vampirismo renziano. No. Desiderano solo che la maggioranza del Pd non decida di approvare questa o qualunque altra riforma elettorale in maniera tale che la sera delle votazioni non si sappia chi governerà questo paese per cinque anni con certezza. Ma ve la immaginate la suspence di una elezione nazionale in cui la sera della votazione non si sa chi diventerà il prossimo Capo del Governo come si faceva ai bei tempi della Prima Repubblica? Che bello che era. Pensate che dopo le votazioni passavano settimane e settimane prima di sapere chi sarebbe stato il Presidente incaricato. Altre settimane poi per le consultazioni del Capo dello Stato per dare l’incarico. E poi che bello che era la decisione del Presidente del Consiglio incaricato che accettava con riserva la nomina. La riserva era una "nota musicale" bellissima che richiamava alla mente l’idea che non c’era sicurezza che avrebbe accettato l'incarico e che tutto poteva essere cambiato. Che bello. Nel frattempo le Segreterie (con la S maiuscola) dei partiti si riunivano e si creavano tavoli di discussione per confrontarsi sulle proposte di programma da presentare al Presidente incaricato. E che bello che era quando le minoranze dei partiti si riunivano e chiedevano al loro segretario di tenere conto dei nomi dei futuri Ministri e Sottosegretari. Ecco come dovrebbero andare le cose e la minoranza del Pd ha fatto di tutto per convincere Renzi a procedere così. Ma Renzi, cocciuto e ingrato com’è, ha rifiutato. Nel Vangelo si racconta che Gesù in uno dei suoi memorabili discorsi alla gente disse: «Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno». Ebbene questo modo di ragionare, ancorchè venga riproposto dagli Evangelisti per bocca di Gesù, è sbagliato. I più non sono certo i Cuperlo, i Civati, i Fassina, i D’Attorre, i Bersani, etc. che giurano a ripetizione che la loro azione non è per non decidere ma per evitare disastri futuri provocati dalla riforma elettorale di Renzi. Pensate che se si approverà la riforma elettorale voluta da Renzi la sera stessa delle votazioni si saprà con certezza e, purtroppo con ribrezzo, chi governerà l’Italia per cinque anni. Che orrore. Pensate che raccapriccio quello di avere un governo con una maggioranza sicura scelto dagli italiani per cinque anni senza che qualche minoranza possa impedirlo o farlo dimettere. Ci dispiace ma Renzi ha torto completo su tutta la linea e noi dobbiamo molto alla minoranza del Pd che sta lottando strenuamente per migliorare l’Italia. Te capì?

domenica 12 aprile 2015

La truffa della legge truffa.


Siamo sorpresi e sbigottiti per aver letto su La Repubblica di oggi che la famosa "legge truffa" del 1953 - operazione legislativa tentata dalla DC di De Gasperi e battuta dalle opposizioni di sinistra e di destra - in realtà non fu una legge truffa perché dava un premio al partito o alla coalizione a condizione che avesse ottenuto il 50,1 % dei voti. In altre parole, ciò che per decenni fu chiamata legge truffa democristiana, simbolo di infamia e di imbroglio, in realtà non fu una norma truffaldina perché "non trasformava una minoranza in una maggioranza ma si limitava a rafforzare la maggioranza affinché fosse più solida". Forse chi legge queste brevi note non ha capito bene. Per la prima volta da quando il “fattaccio” fu tentato dalla DC del tempo (1953) si viene a sapere direttamente dalla penna del Direttore Eugenio Scalfari che la DC di allora non tentò un’operazione di sopraffazione della democrazia ma fece tutt’altro, cercando di dare più solidità a chi avesse già preso la maggioranza assoluta. Scalfari evidentemente descrive questo fatto adesso per interesse di parte e non per verità storica, altrimenti avrebbe dovuto scriverlo prima. Il fatto è che a breve si dovrà votare definitivamente la nuova legge elettorale di Renzi, l’Italicum, e il suo articolo è funzionale per attaccare la proposta di legge di Renzi, che, a suo dire, questa si che è una legge truffa mentre quella del ‘53 non lo fu. Questo il fatto di oggi che desideriamo commentare. Ecco la nostra opinione.
Scalfari ha tutto il diritto di citare l’episodio della legge truffa che solo ora si viene a sapere che non fu per niente un inganno. Se le cose stanno così perché allora la si chiamò “legge truffa” con tutto il carico di falsità e ipocrisia iniettato a dosi massicce dal PCI e partiti satelliti del tempo e si fece di tutto perché l’informazione la comunicasse in quanto tale, nascondendone la verità? E se le cose stanno così come descritte da Scalfari oggi, diventa consequenziale dedurre che se al tempo si chiamò legge truffa una ipotesi di legge che invece di un imbroglio fu un’idea onesta e giusta perché noi adesso dovremmo accettare l’idea che l’Italicum è una vera legge truffa? Si dirà che i numeri sono numeri e cioè che il 50,1% è cosa differente dal 40%! Si, ma questo ragionamento sarebbe corretto se al tempo la sinistra avesse detto la verità e non l’avesse coperta dall’imbroglio. Dunque se si è stati imbroglioni prima perché dovremmo accettare l’idea che adesso non lo si è più? Il proverbio dice che “il lupo perde il pelo ma non il vizio”. Appunto. La nostra “migliore” sinistra, quella di Scalfari, di Fassina, di Civati e della Ditta, tanto per intenderci, non ha titolo per parlare di onestà, visto che per più di sessantanni ci ha fatto credere che una legge onesta fosse truffaldina. E poi i Nostri non hanno ancora capito che il “popolo” vuole Renzi non perché Renzi sia uno statista, ma perché è contrario alle idee trappole e truffaldine di questa pseudo sinistra.Te capì?

lunedì 23 marzo 2015

La strana classe dirigente del Pd romano.


Questo post non è diretto contro il Sindaco di Roma, né contro l’opposizione di centrodestra al Comune. Non abbiamo alcuna intenzione di sparare sulla Croce Rossa. Per differenti motivi ne sono entrambi esclusi. Nel caso del Sindaco Marino perché è ormai manifesto che è un corpo estraneo alla politica romana del centrosinistra e rappresenta un vero e proprio marziano a Roma, sulla falsariga del piacevole racconto satirico-fantascientifico di Ennio Flaiano. Il centrodestra romano invece perché anche qui è manifesta la sua natura, questa volta indigena e indecorosa, di raggruppamento politico che ha sempre considerato il Campidoglio come una eredità personalistica del passato fascista e, dunque, come di qualcosa di sua proprietà da depredare. Il post è viceversa diretto contro la scandalosa e scellerata condotta dei Sigg. Consiglieri comunali del Pd, degli amministratori del partito e di tutto il collateralismo politico che ne sostiene la matrice e l’identità di appartenenza alla sinistra (l'immagine si trova in *neXt quotidiano*).
Lo diciamo subito e senza ombra di dubbio: il Pd romano non va bene. Detta così può sembrare una piccola faccenduola. Il fatto è che non ci siamo proprio. Vediamo pertanto di mettere i puntini sulle i, perché una nostra opinione non è più rinviabile dopo le ondivaghe, nervose e inefficaci risposte che questo Pd romano ha dato e continua a dare ai cittadini della Capitale soprattutto dopo i recenti fatti gravissimi di criminalità. Certe volte ci siamo chiesti con perplessità se non esiste uno iato tra il vissuto politico degli amministratori romani del Pd e lo spazio-tempo nel quale vivono, perché sembrerebbe che si tratti di persone che vivano in un altro mondo, ad esempio in un piccolo paesello del profondo e lontanissimo Sud e fanno politica con criteri e modalità peculiari da paesello di montagna siculo-calabrese.
La premessa a questo ragionamento sta nella domanda di chiarezza che il Pd romano rifiuta “orgogliosamente” di dare nonostante il cattivo olezzo che emana su tutto ciò che proviene dalla classe politica romana del Pd. Ma andiamo per ordine.
Di solito quando si scrive un post contro qualcuno o qualcosa lo scritto contiene una pars construens e una pars destruens. Com’è noto, dopo qualche fittizia lusinga, con la pars destruens si desidera “picchiare duro” sugli aspetti sfavorevoli alla persona o alla cosa di cui si parla. Orbene, nel nostro caso quando si descrive il Pd romano si presenta una singolarità che disorienta. L’anomalia riguarda il fatto che nonostante ci si sforzi in tutte le maniere è quasi impossibile trovare temi e argomenti favorevoli che lo riguardano e di cui essere orgogliosi. In altre parole, è impossibile scrivere alcuna pars costruens pro-Pd romano, perché questa associazione non certo onlus ha tutto meno che aspetti benevoli e manifesta costumi politico-morali non certamente da libro Cuore di cui esserne fieri. Sperare che il Pd romano facesse politica come i partiti socialisti scandinavi è come pretendere che Ponzio Pilato avesse dovuto difendere “senza se e senza ma” Gesù nella famosa scena pilatesca del lavaggio delle mani. In pratica il Pd romano maneggia soldi, potere e rapporti economico-finanziari con disinvoltura in un modo che produce sempre, come dimostrano le diverse indagini della magistratura, delle irresponsabili degenerazioni frutto della svendita dei valori e funzionale alla politica degenerata di questa cricca, che è tutto meno che esemplare ed educativa.
Proviamo a metterci nei panni di un cittadino romano medio che si chiede che razza di amministratori sono i suoi referenti politici per cui ogni anno spuntano immancabilmente scandali, indagini giudiziarie relative a tangenti e fatti criminali. Ebbene, mai abbiamo visto a Roma membri del Pd romano fare autocritica e promettere un vero cambiamento, convalidato ovviamente da risultati concreti. Due sono le proposte critiche che ci sentiamo di suggerire alla dirigenza del Pd romano al fine di togliere loro qualunque alibi.
In primo luogo la disponibilità a lavorare per il “bene comune”. Attenzione. Bene comune non significa lavorare per gli amici. Al contrario. Scriviamo questo ahimé con la forza della disperazione, animati dalla voglia di chiedere alla dirigenza del Pd romano onestà, trasparenza e soprattutto comportamenti valoriali coerenti in Consiglio Comunale volti a produrre norme a favore di tutti i cittadini e non solo di pochi. Roma oggi è una città allo sbando e molti politici che hanno incarichi di prestigio nel Pd romano non solo non hanno mai denunciato imbrogli ma alcuni hanno addirittura aderito al “progetto criminale” di depredare la città sottraendo risorse e permettendo un vero e autentico secondo sacco di Roma. Mai abbiamo sentito o letto di proteste dei dirigenti del Pd, con relativa valida opposizione in Consiglio Comunale, contro atteggiamenti prevaricatori e contrari al senso morale che avrebbe dovuto essere una delle caratteristiche positive del modus operandi dei politici della sinistra riformista.
In secondo luogo censuriamo il disinteresse del Pd romano per il vuoto di idee e di provvedimenti in grado di sintonizzarsi sulle ragioni e i desideri dei cittadini. Sui diritti e le aspirazioni dei cittadini non su insulse questioni di lana caprina interna al partito che interessano pochissimo i cittadini e i loro desideri. Gli abitanti di Roma si sono sempre aspettati dal Pd romano rigore etico, correttezza, trasparenza e provvedimenti che li aiutassero a superare le avversità della vita romana, almeno dal punto di vista del funzionamento dei servizi. Invece il Pd romano ha prodotto solo guadagni funzionali agli interessi personali dei politici romani, creando nei cittadini sconcerto, delusione e conseguente indifferenza verso la politica municipale. E’ gravissimo che nessun “compagno e compagna” abbiano mai tentato di fare squadra e sistema nell’interesse dei cittadini, soprattutto nel campo dei servizi. Un esempio è il sistema dei trasporti.
Il trasporto a Roma versa in uno stato pietoso che fa vergognare di essere in un paese civile. E tutti fanno finta di niente. A Roma arrivano turisti da tutto il mondo. A Roma opera il Vaticano che è il centro del Cattolicesimo mondiale in grado di riversare nella città milioni di pellegrini di tutti i paesi del mondo con conseguenze positive sull’economia della città. E il Pd romano tutto fa tranne che migliorare le cose, penalizzando i finanziamenti volti a creare una rete di trasporti efficiente e gradevole come si trovano in tutte le altre capitali del mondo. Prendiamo la metropolitana della capitale e analizziamone i difetti. Treni sporchi e vecchi. Orari insufficienti ai bisogni dei cittadini. Sporcizia dappertutto. Tunnel di entrata e di uscita che fanno inorridire per l’incuria, le infiltrazioni d’acqua e l’abbandono. Assenza di controlli ai tornelli. Falsificazione di biglietti e lucro sistematico che penalizza il bene comune e nessuno mai paga per questi fatti immorali. Nessun controllo e assenza totale di sicurezza. Mai un solo riguardo al trasporto urbano. Uno strazio. Si tratta di una vera e propria follia collettiva. Come mai il Pd romano non ha mai fatto nulla per la rete metropolitana di Roma? Eppure tranne lo sfacelo della Giunta Alemanno hanno sempre governato sindaci del Pd romano! Se non si hanno idee allora o ci si dimette perché incapaci oppure si va all’estero a imparare come funzionano colà i trasporti e si copia l’eccellenza degli altri. Un esempio? La metropolitana di Mosca. Possibile che una parte piccolissima del cervello dei politici del Pd romano non sia mai stata messa in funzione per copiare quel capolavoro di metropolitana moscovita che fa invidia a tutti i cittadini del mondo? Possibile che una piccolissima area dello stesso cervello dei medesimi amministratori del Pd romano non sia mai stata messa in funzione per riuscire a memorizzare un modello di metropolitana molto diverso dall’attuale che avrebbe fatto felici i romani? Eppure là hanno realizzato ben 12 linee di metro stupefacenti e sbalorditive mentre qui siamo nella più totale inadeguatezza, con due linee piene di sporcizia e invivibilità. Perché questa negligenza ingiustificabile?
Passiamo a un altro esempio di inaudita gravità per gli amministratori capitolini del Pd romano: l’inazione della Polizia municipale e la sua incapacità ad essere sempre presente e al servizio dei cittadini per migliore la qualità della vita all’interno della città. Uno sperpero di denaro pubblico nello stipendiare migliaia di operatori inadeguati sotto il profilo psicologico e professionale. Tacciamo per carità di patria la qualità dei servizi delle Municipalizzate, come Acea, Ama, Atac e altre (di Roma Metropolitane abbiamo detto prima), le quali invece di operare per abbassare i prezzi dei servizi (acqua, elettricità) fanno a gara ad aumentarli e derubare le tasche degli utenti. Ecco cosa contestiamo ai “compagni e alle compagne” che dirigono il Pd a Roma. Hanno una sola via d’uscita per rimediare: collaborare col Commissario e creare le basi per una rinascita del Pd romano (se mai sarà possibile) per realizzare gli obiettivi prima accennati. Siamo molto scettici. Ma a tutti deve essere data una possibilità. L’alternativa è la certificazione del disastro di una federazione provinciale del Pd che fa vergognare gli iscritti, fa arrabbiare la popolazione e tutti gli italiani che hanno a cuore la Capitale. Le responsabilità del Pd romano non si fermano alle sole responsabilità politiche. Nel caso della Metro di Roma, per esempio, le responsabilità di questa allegra e sotto tono combriccola di politici casarecci sono profonde più che mai prima di tutto sul piano culturale e antropologico. Tra l’altro esse non salvano i Vertici di Roma Metropolitane che in questo caso specifico hanno oneri e colpe dirette gravissime nella conduzione dell’azienda. Eppure gli stessi Vertici aziendali non sono mai stati destinatari di alcun provvedimento di rimozione da nessun Sindaco di Roma. Segno che l’omertà, la corresponsabilità, la contiguità e la solidarietà criminale hanno caratterizzato dei veri e propri sodalizi delinquenziali orientati a punire i cittadini privandoli dei loro più elementari diritti che sono l’uso dei servizi pubblici con stipendi privilegiati dati ai loro dirigenti da fare vergognare anche i sassi. Paradossalmente dopo aver lucrato tangenti e posti di lavoro tipici di una società feudale costituita da vassalli, valvassini e valvassori o con linguaggio militaresco di capi, luogotenenti e aiutanti si sente in giro il tentativo retorico di "scatti di orgoglio" e di cambiamenti improvvisi della politica del Pd romano che dovrebbero riconquistare la fiducia dei cittadini. Sappiano questi Signori che l’orgoglio è cosa buona e giusta quando si vedono i risultati. Finora nei settori segnalati sopra non c’è un solo indicatore che dica il contrario. In più di trentadue anni di vita a Roma noi non abbiamo mai visto né sentito dire che un solo Presidente di Roma Metropolitane abbia mai viaggiato in una di quelle carrozze stipate all’inverosimile negli orari di punta sia per verificare le condizioni del trasporto, sia per rispetto dei cittadini che soffrono delle inadeguatezze imposte dalla dirigenza di questa pessima Municipalizzata. La rinuncia al controllo del buon funzionamento dei servizi è la vera condanna che cala sulla testa di questi nostri illustri concittadini come una mannaia di giudizio negativo per il loro operato. Vorremmo concludere questo lungo post proprio sull’assoluta inconsistenza socio-culturale della classe dirigenziale e politica del Pd romano che ha manifestato sempre la sua natura sull’idea della malattia di Nimby (Not in my back yard, non nel mio cortile di casa), cioè che questi non sono fatti che ci riguardano. La loro idea è quella che non si sentono colpevoli di nulla quando invece sono dei veri e propri rei morali e diretti. Cambierà? Noi siamo scettici.

domenica 15 marzo 2015

L’enigma Tosi e la lotta per il governo regionale del Veneto.


Vediamo un po' come stanno le cose in Veneto. La corsa alle elezioni regionali per la poltrona più importante che ci si sia nella ex "Repubblica veneziana" si fa più incandescente e interessante. La spaccatura del Carroccio (ormai la Lega Nord con Salvini è talmente meneghinizzata che non ha più senso parlare di Liga Veneta) sta facendo aumentare le probabilità di vittoria degli avversari. Non sappiamo quanto il Sindaco di Verona sia forte nell'intero Veneto. Sappiamo però che anche poche unità percentuali in meno possano far vincere l'Avversaria cortese, quella Moretti che "tomo tomo cacchio cacchio" rappresenta il vero pericolo per l'attuale governatore Zaia, oggetto del contendere leghista. Zaia è un fedelissimo di Salvini. E’ un vero e proprio esecutore di ordini lombardi e sta giustamente molto a cuore al Segretario della Lega Nord. La ragione dello scontro interno alla Liga Veneta sta tutta qui. La scelta interna al “Partito dei veneti” sta nella opzione tra un Governatore veneto che privilegi gli interessi dei veneti in modo culturalmente significativo o un Governatore che sia l’Attendente del Capo, in grado di far digerire all’intera classe politica veneta il rospo delle pessime alleanze di Salvini con la più retriva, conservatrice, xenofoba e razzistica concentrazione politica nazionale che si sia mai vista all’interno dei confini italiani. Il "far finta" di niente di Salvini, tipico atteggiamento dell’uomo solo al comando (non per nulla si chiama di nome Matteo), nell’aver imbarcato il peggio del neofascismo romano è una vera e propria provocazione per i veneti che hanno a cuore gli ideali dell’antifascismo ma anche del pragmatismo e della funzionalità della politica. Sull’antirazzismo dei veneti ci andremmo con i piedi di piombo perché a nostro giudizio i veneti non sono razzisti ma sono stati costretti a diventarlo per il modo in cui la sinistra prima e il berlusconismo dopo hanno imposto alla PMI di fare le valigie e andare all’estero. Francamente il popolo veneto non meritava di essere trattato come dei lestofanti e piccoli evasori da un concentrato micidiale di sinistrismo invidioso da una parte e di creatività finanziaria furbesco-contadina del tremontismo berlusconiano lombardo dall'altra. La ragione del contendere è che i veneti sono la popolazione più lavoratrice che esiste in Italia. Superano i sudtirolesi dell’Alto Adige e di parecchio i lombardi. Con tutti gli altri non c’è partita, perché più ci si allontana dal Veneto e più l’indolenza, la malavoglia inoperosa e la pigrizia italica diventa meridionalistica e, quindi, parassitaria. Noi non siamo in grado di prevedere il risultato delle elezioni regionali in Veneto. Siamo però dell’avviso che potrebbero riservare delle sorprese rilevanti per i possibili scenari che potrebbero aprire nella curiosa politica nazionale che vede un altro uomo solo al comando della nave, con una parte della ciurma che si è ammutinata al richiamo del peggiore sinistrismo. Noi speriamo che il Veneto - come parte più efficiente e significativa del paese che si riconosce nei valori della grande tradizione veneziana nel campo economico-culturale - non venga penalizzato dallo scontro di bottega tra piccoli politici regionali che perseguono interessi limitati all’oggi. I veneti meritano molto altro e non dimentichiamo che alcune decine di anni fa furono il vero motore economico, e non solo, dell'Italia. Te capì?

venerdì 13 marzo 2015

Il coraggio dell'uomo solo al comando.


Un uomo solo al comando che decide (nel bene e nel male) oppure molti uomini insieme che non decidono (nulla)? Ecco la domanda che ci siamo posti all'indomani della presentazione da parte del premier Renzi del ddl relativo alla "Buona scuola". Si, ci sono state le solite diapositive che hanno fatto da sfondo alla spiegazione del contenuto della riforma della scuola. E allora? Lo abbiamo ascoltato con interesse e curiosità. Ecco in breve cosa pensiamo di questo ennesimo tentativo di riforma del funzionamento della scuola mai riuscito a nessun governo se non pezzetti, tesserine di mosaico, faccenduole private, che hanno finora fornito ai sindacati o ai partiti o alla Chiesa cattolica interessi di bottega.
Intanto facciamo chiarezza su un punto essenziale della questione. Su qualsiasi riforma che possa essere presentata da un qualsiasi premier, non ci sarà mai unanimità o, peggio, disponibilità ad ascoltarne le ragioni. Anche se un Essere Superiore "in persona" presentasse il migliore disegno di legge dell’Universo la maggioranza degli italiani la criticherebbe comunque per mille motivi. Dunque, toglietevi dalla testa che qualcuno - e meno che mai l'odiato Renzi - possa ottenere non diciamo maggioranza ma addirittura consenso. Non entriamo nel merito delle ragioni di questo comportamento. Diciamo solo che è necessario prendere atto che la litigiosità dell'informazione e dei soggetti istituzionali in Italia impedisce qualunque discorso serio sui contenuti perché il discorso sulla scuola è sempre stato in Italia ideologico e basta.
Del discorso di Renzi ci ha colpito la competenza manifestata su ogni aspetto delle tematiche scolastiche affrontate. Altro aspetto positivo che ci ha meravigliati è stato il lessico adoperato. Non una sola sbavatura, nessun errore, nè di linguaggio nè di quadro conoscitivo. Insomma, una perfetta competenza su tutti gli aspetti trattati. Ci basta questo per avere comprensione per alcuni temi scottanti da lui affrontati con la solita temerarietà. Non entriamo ovviamente nel merito dei dieci temi proposti. Ci vorrebbe un libro per essere completi.
Prima di concludere vogliamo proporre alcune domande banali: quanti di voi sanno che cos'è l'organico funzionale? Conoscete la differenza tra flessibilità didattica e organizzativa? Sapete che differenza passa tra orario di cattedra e orario di servizio? E quale differenza c’è fra organico di fatto e organico di diritto? No? E come volete giudicare una riforma se non conoscete l'abc del linguaggio della scuola? Si? E allora diteci quali sono le criticità da voi individuate e perché! E cosa avreste proposto voi al posto di Renzi?
Il fatto vero è che questo Paese è sempre stato governato da persone che avevano tutto l’interesse di non decidere. Solo non decidendo si sono presi l’intero potere politico, sindacale ed economico della scuola. I sindacati hanno fatto soldi e carriere sulla non decisione. I politici hanno cercato di metter insieme il diavolo e l’acqua santa (ricordate l’inciucio tra PCI e DC nella politica scolastica?) e hanno peggiorato il sistema scolastico trasformandolo da una perla che era a una capsula di cianuro che è, rovinando una ottima scuola per ideologia e solo per ideologia. Perché la scuola di oggi è una vera e propria perversione educativa. Solo il potere giudiziario le sta a ruota e ne vediamo ogni giorno gli effetti perversi delle decisioni in centinaia di sentenze ingiuste. Almeno questo testardo e ambizioso toscanaccio sta tentando di realizzare qualcosa di diverso e forse di meglio. Sicuramente non potrà peggiorare qualcosa che attualmente è al massimo del suo degrado. E poi, la garanzia della bontà della proposta ce la danno in modo lampante gli avversari di Renzi che sono tutti d’accordo tra di loro. Francamente, vedere criticare Renzi da opposte personalità come Brunetta e Camusso, Meloni e Fassina, Salvini e Vendola, i Centri sociali e il neofascismo razzista, ci fa capire che quasi con certezza la proposta di Renzi è proprio la migliore. Te capì?

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