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sabato 28 aprile 2018

La deriva del principio di autorità.


Ho letto un breve articolo sul quotidiano che leggo abitualmente. Non ha importanza quale quotidiano sia, né chi lo ha scritto. E’ importante che cosa c’è scritto e soprattutto quali riflessioni induce.
Ebbene il tema è di quelli squisitamente sociologici che ha il merito di innescare un ragionamento intorno alle responsabilità della politica nella vita della società italiana. Non ho alcun motivo da nascondere se dico che il valore dell’articolo da solo eguaglia il costo dell’intero abbonamento annuale al giornale.
Il tema è interessante. In breve si tratta di un padre che accompagna il figlio tredicenne ad arbitrare una partita di calcio di ragazzini juniores della sua stessa età. La partita è finita 4-0. In questi casi si dice che non c’è stata storia. Un risultato del genere di solito lascia zitti tutti. Vincitori e vinti capiscono che qualunque critica contro l’arbitro sarebbe fuori luogo, anche perché non ci sono stati né rigori negati, né espulsioni traumatiche. Dunque eventuali critiche non avrebbero avuto senso.
E invece le cose non sono andate così. Particolare stupefacente è che la contestazione che c’è stata è venuta dai vincitori e non dai vinti. Ometto i particolari che aggiungono sconcerto ai motivi della contestazione e che appaiono chiaramente strumentali.
Ed è proprio questo il senso dell’articolo: le contestazioni all’arbitro da chi non te li aspetti, per ragioni peraltro ingiustificabili.
In Italia oggi si contesta tutto, anche l’incontestabile. Ed è qui che scatta la trappola nella quale politici e istituzioni negli ultimi decenni di politica nazionale hanno ingabbiato gli italiani, modificando geneticamente il loro dna e costretto con le loro polemiche e beghe politiche l’intero paese ad essere ostaggio di politiche insulse basate sulla polemica.
I cittadini di questo paese ormai hanno deluso tutte le aspettative sulle quali si sono basati i nostri padri costituenti fondatori della Repubblica e della “più bella Costituzione del mondo”.
Il problema denunciato dal giornalista non è tanto la violenza manifestata dai tifosi di calcio. Il problema gravissimo è che si è perso il senso del rispetto dei ruoli, perché non esiste più la accettazione di un sistema sociale basato sulle regole e sul rispetto del principio di autorità. Il virus del sospetto verso chiunque prenda una decisione, legittimato a prenderla, è ormai diventato prassi quotidiana e visione del mondo. Ormai è stata sdoganata una modalità di considerare l'esistenza della società, in filosofia chiamata Weltanschauung, in cui non si riconoscono più le funzioni, i ruoli, le competenze e le capacità di chi è legittimato a decidere. In una sola parola si è perduto il senso della serietà.
Se qualcuno è curioso di leggere la fonte vada su Il Foglio di oggi scritto da Maurizio Crippa in prima pagina.

giovedì 22 febbraio 2018

Ho fatto un brutto sogno.


Ho fatto un brutto sogno. Ho sognato che il 5 marzo 2018 sono stato invitato a pranzo a ristorante con altre persone. I segnaposto indicavano i loro cognomi con le sole prime tre lettere. Ecco i più vicini seduti vicino a me: Ber, Sal, Mel, Dim, Ren, Gra. Tutti mangiavano con le mani, masticavano con la bocca piena parlando tra di loro, erano scurrili e il più anziano raccontava barzellette piccanti. Hanno litigato per tutta la durata del pranzo. Alla fine hanno preteso che io pagassi la mia parte del conto mentre loro non hanno pagato nulla e per giunta hanno inveito contro di me perchè ho mangiato con le posate, non ho detto parolacce e mi preoccupavo di non ordinare pietanze costose perchè avrei dovuto fare debiti e non avevo denaro a sufficienza. Alla fine hanno minacciato il titolare del ristorante un certo sig. Mat, una brava persona tutta d’un pezzo, ripetendogli che pretendevano un altro invito a sbafo pochi mesi dopo, con minacce più o meno aggressive in caso di non invito. Mi sono svegliato di soprassalto. Ero sudato. Meno male che lo smartphone vicino a me sul comodino indicava che eravamo ancora nel mese di febbraio.

mercoledì 14 febbraio 2018

Politica, finanziamento dei partiti e tirata di orecchie.


Oggi ricevo e commento una mail inviatami dal tesoriere del Pd Francesco Bonifazi con la quale relativamente ai costi della politica mi invita a sostenere il medesimo partito con una donazione. Ecco la mia risposta.

Caro dott. Francesco Bonifazi, intanto grazie delle informazioni. Lei perora una nobile causa che riguarda il finanziamento trasparente di un partito, l’unico rimasto nel panorama dei partiti tradizionali. Degli altri è meglio tacere.
Purtroppo non potrò esserle d'aiuto. La ragione sta nel fatto che ultimamente il Pd ha preso l'abitudine di sfiduciare dai notai i propri sindaci, peraltro meritevoli. Ad essere pragmatico penso che sarebbe stato più comprensibile sfiduciare i sindaci degli altri e non i propri. Ne conviene?
Tra le tante altre cose le confesso che sono allergico al fatto che nella politica si facciano entrare notai e avvocati. Far dipendere il giudizio politico e il mandato di un sindaco dalla figura di un Azzeccagarbugli è l’ultima cosa che potrei giustificare nell’attività politica di un partito nazionale.
Nel riconoscere che il notaio è intervenuto in maniera formalmente ineccepibile faccio altresì presente che l’intervento notarile ha creato, a mio giudizio, un vulnus nella vita politica del Comune di Roma. Questo vulnus deve essere inteso come una vera e propria sospensione della democrazia politica nel paese che solo agli elettori è dato possibile avere a fine consiliatura, ma mai a una segreteria di partito. Si ricordi che se in tutti i comuni si copiasse la sciagurata decisione romana non saremmo più in una società democratica ma in quella dei soviet. Pertanto e disgraziatamente dovrà fare a meno del mio contributo. Penso convintamente che per ragioni educative io debba lanciare un messaggio pedagogico chiaro a Lei e al suo partito per evitare in futuro sfrontatezze del genere.
Sa, alle penultime elezioni a Roma avevo convintamente votato il Pd che presentava finalmente un candidato della società civile meritevole di fiducia. Devo dire che a tutt’oggi non ho ancora capito perché ci si è rivolti a un notaio per dimissionare lo stesso uomo che prima mi aveva invitato a votare. Ne conviene che questo atteggiamento è di tipo schizofrenico?
In conclusione si rifaccia vivo al prossimo giro, nella speranza che nel frattempo il Pd sia rinsavito.
Con poca cordialità.

sabato 25 novembre 2017

E’ meglio fare silenzio e agire che gridare e non modificare nulla.


La Presidente della Camera Boldrini e il Presidente del Consiglio Gentiloni in occasione della manifestazione contro il femminicidio hanno detto che: "uccidere una donna ogni due giorni e mezzo in Italia è un dato spaventoso". La violenza contro le donne è una vergogna, che sfregia tutto il Paese. Italia civile dice stop". Boldrini ha anche aggiunto che “si tratta di violazione dei diritti umani, non di un fatto privato".
Siamo d’accordo. Su questo tema come su quello della sicurezza dei cittadini contro i delinquenti non si scherza e alla Camera la manifestazione di centinaia di donne è stata un successo.
Però non basta. Ci piacerebbe ricordare alla Presidente della Camera e al Premier Gentiloni che non ha senso abbaiare inutilmente se poi non seguono azioni legislative coerenti con quanto auspicato.
Non serve solo protestare anche vistosamente ma le Loro gentili grazie, in ragione dei ruoli che svolgono in Parlamento, dovrebbero soprattutto agire, proprio in sede legislativa per evitare sentenze ridicole a favore degli stupratori come più volte si è verificato da parte di una magistratura che applica le leggi.
Questo significa che quei giudici che hanno prodotto sentenze annacquate lo hanno potuto fare perché le leggi della Repubblica lo permettono. Se invece di gridare contro il femminicidio si intervenisse pesantemente anche nella legislazione nessun giudice potrebbe diluire le sentenze.
Dunque al capo del Governo e alla massima Autorità della Camera dei deputati ci si sente di rimproverare loro che è meglio fare silenzio e agire piuttosto che gridare senza modificare la legislazione. Fare una legge dura come è necessario in questi casi non solo sarebbe un deterrente ma darebbe anche certezza della pena e difficoltà a reiterare il reato. Te capì?

mercoledì 8 novembre 2017

Una massa di cinici e malvagi in giacca e cravatta in Parlamento.


Mai vista una classe politica di governo così inadeguata come quella italiana. I nostri governanti sono diventati miopi e sordi davanti a una realtà incontrovertibile di società ormai sbrindellata nella tenuta dell’etica e del senso civico che reclama interventi legislativi forti nel campo dei delitti contro le persone.
In poche parole in Italia oggi c’è una magistratura che a causa di rattoppi legislativi e di buchi normativi che si sono realizzati nel tempo hanno tolto efficacia alle norme del codice penale. La conclusione è che il medesimo Codice è diventato sostanzialmente inutile e totalmente inadeguato nella definizione delle pene ai criminali.
Quante volte abbiamo letto sui giornali che un anziano o una giovane hanno subito violenza da un loro nemico e i tribunali salvano il reo con condanne simboliche e inaccettabili perché lo prescrive il codice penale? Quante volte le vittime di violenza hanno dovuto nascondersi perché tra le pieghe degli articoli del codice vi era un comma che permetteva al reo non solo di non andare in galera ma che addirittura andasse ad abitare a pochi metri dalla vittima in attesa di una sentenza che non arriva mai?
Ormai questi casi non fanno più notizia, così come non fa più notizia la protesta di molte vittime che al danno devono subire anche la beffa dei rei che vengono scarcerati dalla magistratura.
Viene da Ostia l’ultima notizia che un giornalista è stato aggredito da un membro del clan locale riportando il setto nasale rotto. Sarebbe facile dire che chi fa violenza ha sempre torto. Parole che ormai nel registro della cronaca non hanno più alcun significato. Con questo slogan il problema non solo non lo si risolve ma lo si trasforma in un rito, inutile e oltraggioso per le vittime.
Il problema è più generale. In Italia il codice penale è ormai totalmente inadeguato a fronteggiare la violenza di coloro che non hanno rispetto della persona umana. E’ inutile girare intorno al problema perché questa è la verità. I politici, soprattutto quelli di governo, chiudono occhi e orecchie ai bisogni di giustizia dei cittadini. In un paese serio questi politici sarebbero stati mandati a casa e i nuovi politici avrebbero approvato nuove leggi più efficaci e più in sintonia con la domanda di sicurezza dei cittadini. Invece da noi questi politici - premier, ministri e responsabili dei partiti - non intervengono mai in sede legislativa per cambiare le norme adeguandole ai nuovi reati che si beano di parole come tolleranza e libertà. Quando tutti questi intelligentoni capiranno che la via maestra è quella della modifica legislativa del codice penale sarà troppo tardi.
Uno Stato serio avrebbe messo da tempo la fiducia su un provvedimento legislativo ormai ineludibile e in grado di evitare il ripetersi di fatti come Ostia, che riguardano addirittura il senso stesso della democrazia. Ma qui stiamo parlando di uno Stato serio non di uno Stato in cui il partito di maggioranza al governo pensa di bloccare le intercettazioni colpendo i giornalisti e non offrendo uomini e mezzi alle forze di polizia. Alle prossime elezioni il Pd diventerà irrilevante.

domenica 9 luglio 2017

Visione distorta del mondo.


A leggere le scarne note giornalistiche inerenti ai risultati del G20 ad Amburgo risulterebbe che due Signori di questo Alto Consesso siano degli irresponsabili. Parliamo al condizionale perchè le notizie che riguardano questa dichiarazione sono poche e difficilmente controllabili, peraltro racchiuse nel solo titolo dell'articolo dei giornali, che recita testualmente: «Russia e Cina si dichiarano contrarie a sanzioni ai trafficanti». Questo il fatto che adesso commenteremo brevemente.
A prima vista la dichiarazione sembra una provocazione fatta da due irresponsabili. Sebbene l'aggettivo sia troppo forte noi siamo dell'idea che la dichiarazione merita una nota di biasimo considerevole per motivi che adesso chiariremo.
Il mediterraneo in questo periodo sembra un lago o meglio un'autostrada che porta fiumi di migranti dalla sponda africana a quella europea. Ciò è possibile perchè un’organizzazione criminale, composta da pirati senza scrupoli, depreda i migranti (bambini, donne e uomini) dei loro averi e mette a repentaglio la loro vita su barconi insicuri. Più criminali di così non si può. La stessa mafia siciliana al cospetto sembrerebbe essere un’associazione di chierichetti. Ebbene la coppia di Capi di governo che fa? Invece di collaborare con le autorità dell’Unione Europea per contrastare questo genocidio perpetrato con cinico calcolo dai criminali negrieri dichiara che gli stessi trafficanti non devono essere perseguiti. Com'è possibile che decidono di fare una dichiarazione così provocatoria da non accorgersi di nulla?
Evidentemente c'è dell'altro che noi non conosciamo. Dunque, c'è da approfondire la questione e soprattutto c'è da conoscere l'opinione di organi di informazione differenti che finora hanno fatto gli gnorri.
Oggi la stampa continua a non aggiungere nulla a questo riguardo. A noi non rimane altro che scrivere poche cose circa il fatto che il problema dell'immigrazione pone ai governi e alla nostra coscienza la domanda ineludibile che la tratta degli immigrati rimane un crimine contro l'umanità e non sarà la dichiarazione di due Capi di governo, peraltro asiatici con forti interessi in Africa, a farci cambiare opinione.
Il problema in ogni caso non si risolve con la chiusura di porti e/o con respingimenti in massa ma con una politica che faccia comprendere ai governi africani che è più conveniente per loro evitare questa colossale migrazione biblica e fornire investimenti per i loro paesi per compensare l’impegno di evitare nuovi esodi. Nell’immediato l’Italia ha strumenti di persuasione nei confronti dell’UE. Li adoperi. Infine, l'Italia ha attualmente un posto nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Lo faccia diventare strumento di persuasione a livello mondiale oltre che europeo.

lunedì 15 maggio 2017

Alla fine a piangere sono i citrulli digiuni di sicurezza in rete.


WannaCry ovvero il malware dal titolo “voglio piangere” l’altro giorno ha colpito e prodotto guai enormi a circa 100mila computer nel mondo. Molti di questi pc sono di istituzioni importanti come ospedali, ferrovie, uffici postali, ecc. All’UE dicono che “non aggiornare i pc è un atto di negligenza”. Hanno ragione ma c’è dell’altro: l’imperizia e il digiuno di conoscenze sulla sicurezza.
Lasciamo stare per ora la localizzazione dei personal computer infettati e concentriamoci su cosa in primis è necessario che i governi mondiali facciano per evitare simili e più gravi situazioni in futuro.
Prima di proporre un elenco motivato di azioni necessarie a salvaguardare in futuro guai ancora più grandi è necessaria una doppia premessa che riguarda la nuova moneta digitale che garantisce l’anonimato nelle transazioni e l’impreparazione degli utilizzatori di pc.
Il "bitcoin" così si chiama questa moneta di cui gli hacker vogliono il pagamento dei riscatti e il cui possesso è non solo anonimo ma addirittura questa moneta virtuale non è emessa da alcuna nazione del mondo perchè esiste solo in rete, è da smantellare subito, prima che sia troppo tardi.
In pratica è il primo e immediato intervento che è necessario effettuare affinchè il problema venga eliminato alla radice. Solo impedendo l'anonimato nell'incasso del riscatto si può, a parere di molti esperti, evitare alla radice il male. L'altra premessa riguarda la stupidità umana dei dilettanti dell’uso del pc che con molta superficialità non si curano di creare le premesse per una difesa adeguata all'intrusione di virus, malware e trojan che sono le “nuove malattie” del futuro.
La vaccinazione contro la stupidità umana di molti possessori di pc deve essere obbligatoria. In base a questa premessa è obbligatorio che ogni utilizzatore di pc debba sostenere un esame per prendere il patentino di "info-pc", come per la patente delle auto, senza il quale potrà usare il proprio pc solo a casa e in privato ma non su alcun pc di società e istituzioni pubbliche. In poche parole la propria ignoranza non può essere messa al servizio di hacker senza scrupoli.
Tuttavia la premessa per essere completa necessita di un inciso personale e riguarda l’autore del post. Quando la telematica nacque con i primi pc connessi in rete il sottoscritto era già un utilizzatore di pc di prima generazione. A questo link c'è la storia del mio primo collegamento in internet che avvenne nel 1996. Bene. Affermo orgogliosamente che da quella data ho usato il pc collegato in rete fino a tutt'oggi e in maniera intensa e professionale senza mai prendere un solo virus nè un trojan e neanche un malwerino da mercato delle pulci domenicale. In 21 anni non ho mai avuto un solo problema del genere. Come mai? Semplice. Ho capito da tempo che la rete è una cosa pericolosa soprattutto per gli ingenui, i pigri, i distratti, i presuntuosi e i dilettanti.
Bastano poche azioni per permettere a tutti sicurezza nella navigazione. Eppure la gente è superficiale e non usa il cervello. Non lo dico solo io ma lo dicono gli esperti. Basterebbe conoscere un po' il funzionamento di un collegamento in rete per capire che sono severamente vietati i seguenti cattivi comportamenti da evitare con cognizione di causa :
-non utilizzare password insicure;
-se non conosci il mittente di una mail mai fare doppio clic sugli allegati di sconosciuti o sui link presenti nella mail stessa;
-controlla sempre che quando ti colleghi in rete sia presente nella casella degli url il lucchetto o la lettera s nel protocollo https evitando cosi siti pericolosi;
-aggiorna sempre antivirus e sistema operativo.
Basterebbero questi soli suggerimenti per evitare catastrofi. Poi installa per sicurezza
-un programma come Pgp che cripti i tuoi file sensibili;
-fai sempre il back up.
A questo punto sarà difficilissimo avere problemi. Non fai questo? È molto probabile che nel tuo futuro ti succederà il dramma della perdita dei tuoi dati.
Ritorniamo alla domanda iniziale: cosa è necessario fare per evitare situazioni criminali come quella verificatasi l’altro ieri? La risposta è una sola: sinergia della politica e dell’intelligence sotto l’ombrello internazionale dell’Onu e delle istituzioni sovranazionali con il compito di sanzionare i governi e gli Stati che permettano o facilitano questi attacchi contrari all’umanità. Interrompere le prestazioni di servizi come la sanità, i trasporti, l’educazione sono atti criminali che devono essere sanzionati in maniera forte. L'inerzia dei governi e delle istituzioni sarà responsabile della replica degli attacchi criminali.

venerdì 5 maggio 2017

Inaffidabilità e furbetti in action nella legge sulla legittima difesa.


Salvini e Meloni da destra definiscono la legge sulla legittima difesa della maggioranza, che è stata approvata ieri alla Camera, “una vergogna” perché non difende i cittadini aggrediti a casa. Saviano, Bersani e Fratoianni invece la definiscono una degenerazione di tipo fascista che fa gli interessi della lobby delle armi. La destra e Berlusconi accusano il Pd di essere dei veri comunisti mentre la sinistra e M5S accusano il Pd di essere di destra e la gazzarra dal Parlamento si trasferisce sui giornali di partito e non. Nel centro del ciclone il Pd che ha dovuto fare subito marcia indietro per la levata di scudi e ha promesso al Senato modifiche. Quali ancora non si sanno.
Questo il fatto che desideriamo commentare. Analizziamolo attentamente dal punto di vista logico. Dunque, ci sono da una parte “politici di destra” che criticano il Pd perché fa una politica di sinistra e dall’altra parte ci sono “politici di sinistra” che criticano lo stesso Pd che fa una politica di destra.
Dal punto di vista logico c’è una evidente contraddizione che prima di essere politica è logica. Come sia possibile che un politico di destra definisca un provvedimento legislativo di sinistra e contemporaneamente un politico di sinistra definisca lo stesso disegno di legge di destra è un mistero.
Invero questo paese è un enigma. E’ evidente che c’è qualcosa che non va, perché un provvedimento o è di destra per tutti o è di sinistra per tutti. Non può essere di destra per quelli di sinistra e di sinistra per quelli di destra. Dunque, qui qualcuno bara. Chi? A nostro parere tutti i politici di destra e di sinistra. Ha ragione dunque il Pd? Ma neanche per sogno! Il Pd non può far finta di cambiare una legge perché non funziona e lasciarla praticamente la stessa, a parte il dettaglio “della notte”, che è ridicola in se stessa prima che per altro. Che facciamo consideriamo un evento delittuoso come reato se è commesso di notte, mentre se lo stesso reato viene commesso di pomeriggio non lo è? Addirittura si potrebbe obiettare che se il reato viene compiuto durante l’estate col sole non solo non è reato come prima ma addirittura è la beatificazione del reo che merita una medaglia? Ma per favore!
La verità è un’altra. I fatti ci dicono chiaramente che destra e sinistra sono inaffidabili “per prassi” logica mentre per il Pd sarebbe il caso che il vincitore delle primarie non sprecasse quel po’ di interesse e di affidabilità che è riuscito a riconquistare nel paese con le primarie e viceversa si concentrasse a organizzare una attività parlamentare del suo partito più trasparente, chiara e logica e non fare il furbetto del quartierino. Cioè, per farci capire meglio, Renzi deve usare le stesse parole che disse Gesù nel discorso della montagna e riportate da Matteo nel Nuovo Testamento [5,17-37] : “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”. Te capì?

mercoledì 3 maggio 2017

Dal perfezionismo legislativo del “sistema giuridico" italiano allo screditamento definitivo.


Siamo allo screditamento generale non solo della politica della logica ma anche della logica della politica e aggiungiamo noi della vita. Tre fatti avvenuti contemporaneamente e pubblicati ieri hanno fatto sobbalzare anche i morti nelle loro casse sottoterra.
Primo fatto. Marco Cappato si autodenuncia per avere aiutato Dj Fabo a suicidarsi in modo assistito in Svizzera e il giudice chiede l'archiviazione perché, a suo dire, non viola il diritto alla vita. Che la legge attuale punisca da 5 a 10 anni chi aiuta a morire qualcuno con azioni che agevolano il suicidio per il giudice non significa niente. Capiamo che Cappato abbia aiutato a morire Dj Fabo per altruismo e per generosità. Siamo del parere che Cappato abbia fatto la sua scelta con libertà ad aiutare Dj Fabo "a suicidarsi", ma la legge attuale lo vieta e allo stato delle cose la medesima legge avrebbe dovuto rinviarlo a giudizio. Invece niente. Lo screditamento logico e giuridico della società italiana va avanti implacabilmente.
Secondo fatto. Un calciatore di colore il cui nome non è importante nell’economia del discorso abbandona il campo per protesta dopo gli insulti razzisti dei tifosi sugli spalti per il colore della sua pelle. La Federazione lo punisce con un turno di squalifica mentre gli autori dell'atto razzista la fanno franca. Mimare i movimenti delle braccia come se il calciatore fosse una scimmia per la Federazione calcistica italiana non vale nulla. Lo screditamento logico e morale si allarga dal particolare al generale.
Terzo fatto. Un uomo di 77 anni cade da una scogliera e muore perchè sembra che sia stato spinto da un gruppo di ragazzi annoiati dopo una tentata rapina. Il pensionato è stato in pratica “fatto fuori” e i giovani la fanno franca. Lo screditamento logico generale diventa interplanetario.
Aggiungiamo un quarto fatto che è cronaca sistematica e ripetuta centinaia di volte. Un pensionato di notte viene aggredito a casa sua da un ladro extracomunitario con intenti da Arancia meccanica. Lui trova la forza e il coraggio di prendere la pistola e nel buio della notte spara uccidendolo. Condannato per omicidio volontario è adesso in attesa della Cassazione. Per il giudice a casa propria il pensionato avrebbe dovuto accettare contro natura che il ladro gli malmenasse la famiglia e gli rubasse tutto piuttosto che reagire per difendere quel po’ di dignità che è rimasta a un povero vecchio. Lo screditamento da interplanetario diventa così universale.
Tutti sono impazziti. Giudici, avvocati, politici, Parlamento, società, istituzioni. Tutti compiono chi più chi meno sciocchezze planetarie e a pagare sono i più deboli o peggio non paga nessuno e tutti fanno finta che la società italiana funziona. Lo sputtanamento della società italiana marcia con velocità altissima verso la distruzione di qualunque logica di vita sociale. Complimenti a tutti i partecipanti allo screditamento.

domenica 19 marzo 2017

Politica e società oggi in Italia.


Che ci sia in atto una rivolta popolare contro la classe politica dirigente è un dato di fatto appurato. Che poi questa rivolta abbia prodotto dei risultati questo è opinabile. Anzi. La realtà indica esattamente il contrario. La rivolta in atto che ha alcuni partiti populisti in testa, ma non solo quelli, non è purtroppo una rivoluzione ma un fenomeno di esclusivo marchio di potere. Lo dimostra il fatto che l'esigenza che muove questi “movimenti-non partiti” non è una forma di democrazia politica più adeguata che si muove nell'alveo della tradizione democratica europea ma solo lotta di potere e basta.
Ciò è confermato dal fatto che questi movimenti non intendono allearsi in Parlamento con nessuna forza politica esistente neanche sui temi valoriali. Nascendo dalla rabbia, spesso giustificata e comprovata, mancano di una base politica di pensiero politico organico basato sulla costruzione di un progetto politico sistematico e consolidato.
In verità i protagonisti populisti non hanno a cuore una proposta politica di democrazia moderna e rinvigorita, alla base della quale agganciare la loro “diversità”. Al contrario, la loro organizzazione mostra un pericoloso vuoto concettuale di metodo e di maniere democratiche. In più, ed è quello che preoccupa maggiormente, hanno accettato un modello di organizzazione che appare sempre più convincentemente di “tipo padronale” in cui gli adepti pensano e agiscono più per rabbia distruttiva che per ideali costruttivi.
Ormai è manifesta l’idea che a loro non interessa il confronto politico basato su critiche argomentate e condivise in grado di produrre cambiamenti positivi. Lo abbiamo visto in azione nell’attuale legislatura. Loro non accettano che si sia consapevoli che il modello democratico consolidato prevede critiche ma anche autocritiche, pratiche politiche di contrasto non solo direzionali, ovvero dall’opposizione alla maggioranza, ma “bidirezionali” alcune volte cioè di collaborazione su progetti di alto profilo istituzionale e politico e altre volte di contrasto. Qui emerge al contrario solo una furia distruttiva incontenibile, confermata non solo da idee al tempo stesso ingenue e pseudo-rivoluzionarie ma proprie di movimenti settari intransigenti e intolleranti accecati da un solo interesse concretizzato nell’idea di dover spazzare via tutto ciò che attualmente esiste come classe dirigente. Interessa fare cioè "terra bruciata" intorno all'esistente per poi passare alla fase successiva del governare.
Ecco dunque il vero pericolo: distruggere in profondità il terreno sociale, economico e istituzionale da tutto ciò che esiste in modo tradizionale per ricostruirlo in un secondo tempo senza averne attualmente cognizione.
E qui casca l'asino. Perchè se è giustificabile una prima fase di distruzione non è giustificabile una seconda fase di governo “al buio”, non scelto con chiarezza e razionalità. Allo stato attuale delle cose il tipo di governo che i populisti hanno in mente è un tabù mai chiarito, regolato da meccanismi incorreggibili e inaffidabili, come per fare un esempio la selezione in rete del personale di governo inteso come operatori ed operatrici dipendenti totalmente dal padrone, si veda per questo il caso Raggi contrario al caso Pizzarotti. Diciamo che la natura di questo stato di subalternità del candidato nei confronti del “principe machiavellico” è peggio di quello instaurato da Berlusconi nei suoi governi, confermato dalla peculiarità giuridica del contratto legale con cui l'eletto deve firmare e metterlo in pratica. L'alternativa è l'espulsione e addirittura il pagamento di una risarcitoria. Se non sono queste “cos’e pazzi” manca poco per esserlo.
I populisti non rispondono alla domanda di quale modello di società vogliono privilegiare e accentuano questo loro deficit ignorandolo. Se costretti come lo dicono? In modo ingenuo e spesso infantile, pensando che "la risposta sulla costruzione di un nuovo modo di vivere insieme, di una nuova società, di nuove istituzioni, verrà dopo. Adesso dobbiamo distruggere e quando tutto l’esistente sarà travolto allora si vedrà". Il virgolettato è di Eugenio Scalfari che scrive in poche ed efficaci parole sulla Repubblica di oggi una verità terrificante: siamo nelle mani di irresponsabili pericolosi per noi, per la società e in definitiva per il futuro dei nostri figli. Ironia della sorte tutto questo castello di farneticazioni è stato possibile produrlo e imporlo attraverso la fattiva collaborazione (oggi diremmo "a loro insaputa") delle forze politiche dell'”arco costituzionale” che ci hanno finora governato. Prodi, Berlusconi, Renzi e il resto della classe politica presente in Parlamento tutti sono stati solidali a produrre questo fenomeno mediatico da circo, complice una crisi economica potentissima che ha agevolato una reazione di rabbia e di scontento fortissima. Tutti i vari governi post crisi hanno messo in atto politiche sbagliate basate sul solo valore dei tagli, peraltro in maniera sbagliata, creando cittadini impoveriti pieni di rabbia e rancore. In sintesi il M5S urla che solo loro sono l'onestà personificata mentre chi governa e sostiene l'attuale sistema è tutto il male possibile. Solo i gonzi possono cascarci su questa dichiarazione. Il tentativo poi di dire che sono tutti uguali agevola loro il lavoro e permette di aumentare il solco tra chi crede nella democrazia e chi la camuffa col sostegno “a loro insaputa” dei partiti tradizionali. Te capì?

martedì 7 marzo 2017

Elezioni politiche e sfrontatezze dei partiti del voto subito.


Le cose sono messe così: molti partiti e partitini chiedono elezioni subito. Il governo e la sua maggioranza dicono no. Giustificano il loro no affermando che la continuazione della legislatura permetterebbe di cambiare la legge elettorale e risolvere il problema dell’incertezza del risultato. Quali sono i partiti che aderiscono a una delle due posizioni è ininfluente. Quello che è importante è un altro aspetto, dove si annidano le meschinità e le sfrontatezze dei politici del voto subito.
Noi siamo dell’avviso che se ci fosse una legge elettorale che permettesse di eleggere sicuramente un premier con la sua maggioranza saremmo d’accordo. Ma le cose non stanno così ed è qui che cade l’asino. Fuor di metafora Grillo e Salvini, Meloni e l’arcipelago della sinistra massimalista vogliono le elezioni ora e subito. Francamente non si capisce quale sia il limite dell’onestà intellettuale da quello del ragionamento politico. Che interesse può avere un partito che a costo di elezioni subito si ritroverà ad avere un Parlamento senza maggioranza?
Chiedere le elezioni è lecito ma c’è un limite che riguarda il fatto che se con l’attuale legge elettorale disorganica e rappezzata dalle sentenze della Corte Costituzionale non viene fuori una maggioranza che facciamo poi? Roteiamo i pollici copiando gli spagnoli? Oppure più correttamente e onestamente non è meglio costringere i partiti a chiarire la loro posizione prima delle elezioni?
Chiarire questa faccenda è fondamentale perché a nostro parere potrà emergere in tutta la sua forza dirompente la disonestà intellettuale di alcuni leader politici che si nascondono dietro alla cantilena delle "elezioni subito".
Ci viene da aggiungere poi che la stampa italiana non informa correttamente i cittadini. Abbiamo una stampa inadeguata che si interessa solo dei guai giudiziari dei leader politici e non incalza gli stessi a dire la loro su questo punto importante. La domanda è sempre la stessa: qualora il risultato elettorale impedisse la formazione di un governo con una maggioranza sicura ogni partito, prima delle elezioni, dovrebbe dire obbligatoriamente a quale delle coalizioni aderirà per la formazione di una maggioranza di governo.
Un esempio: ammettiamo che dopo le elezioni nessuno dei partiti raggiunge la maggioranza. A questo punto dovrebbe scattare un preaccordo che impone l’obbligo ai partiti di sostenere una delle possibili coalizioni che supera il 51%. Chi non lo fa perde un giro perché non potrà presentarsi alla prossima tornata elettorale.
Più chiaramente Grillo deve dire che se non raggiunge il 51% da solo a quale coalizione aderirà dopo le elezioni per formare il nuovo governo. Lo stesso dicasi per tutti gli altri leader da Renzi a Berlusconi, e via discorrendo. Nessun giornalista finora ha mai fatto queste domande ai politici. Colpa della insufficienza dei giornalisti o della sfrontatezza dei leader politici? C’è una terza soluzione: colpa di entrambi. Te capì?

giovedì 16 febbraio 2017

Stracci straccetti e brandelli che volano in casa Pd.


La politica italiana è sempre più inaffidabile. Tutti i partiti hanno scheletri enormi nei loro armadi e tutti loro soffrono della stessa sindrome: la sindrome della ricerca ossessiva del potere. Apparentemente le polemiche che quotidianamente appaiono sembrano giuste e piene di significato. Ma viste da un’ottica europea o terza questi partiti o movimenti stanno sconquassando un’intero paese con lotte intestine al limite della democrazia.
Oggi lasciamo da parte tutti meno il Pd e ci interessiamo a questo partito perché vogliamo dire quattro paroline ai “signori democratici” che da anni polemizzano fra di loro trascinando in modo deplorevole non solo l’Italia ma anche la qualità della loro politica.
I fatti. C’è un segretario ex premier che ha fallito miseramente nella sua politica delle riforme. Aveva promesso mari e monti. Alla fine sono rimasti solo cunette e dossi. Un vero fiasco colossale non solo di politica nazionale, interna, ma soprattutto a livello di credibilità internazionale ormai ridotta al lumicino. Tuttavia questo segretario è ancora legittimamente il segretario del Pd. Vuole subito le elezioni per tentare di nuovo la scalata alla poltrona di Presidente del Consiglio. E’ legittimato a farlo? Noi, anche se siamo dell’idea che ha portato danni irrimediabili al paese, crediamo di si.
Renzi mette in calendario il congresso del Pd, che è l’assise più importante di un partito tradizionale. E i suoi avversari interni che fanno? Gridano allo scandalo! E’ normale tutto questo? No. Non è normale. Si vuole trasformare il momento più alto della democrazia interna di un partito in un insofferente atteggiamento di sfida da OK corral come nei film western.
Dicono che quello del segretario del Pd è un mero calcolo di potere. E’ molto probabile che sia così, e allora? Non si può gridare al lupo al lupo quando si offre democrazia. Per anni tutti hanno gridato allo scandalo del governo Renzi abusivo perchè non eletto. Adesso che si propone democrazia tutti a gridare allo scandalo. Ma che modo è questo di ragionare?
Noi crediamo che la richiesta della minoranza del Pd non è democrazia, è anarchia. Gruppi di deputati che si scontrano e altri che si contrappongono. Una gazzarra continua dalla mattina alla sera. Tutti i deputati coinvolti in risse, polemiche e atteggiamenti da polli e galli di un pollaio tra di loro. Questa non è democrazia, cari Signori. Questa è anarchia. Questo è tentativo di togliere agli Statuti dei partiti l’idea di democrazia. Dietro agli slogan di definire una politica di programma nuova e di maggiore collegialità si nascondono le lotte intestine e di potere di capicorrente e capibastone, di capi e capetti. No. Questa non è democrazia: è anarchia bella e buona cari Bersani, D’Alema & C. Siate seri.
Non possiamo, prima di concludere, non porci una domanda : ma perché queste polemiche sulle date di un congresso non si verificano all'estero? Perché in Europa tutti i partiti di tutte le nazioni non fanno mai questi discorsi? La classe politica del Pd, e ancora peggio quella degli altri partiti rimanenti, vi sembra affidabile con questi discorsi? Vi sembra seria? Vi sembra corretta? Vi sembra che entrambi stiano facendo gli interessi degli italiani? A noi come minimo ci sembra inadeguata, perché il vero problema italiano è l'irresponsabilità della sua classe politica. Te capì?

martedì 31 gennaio 2017

Mascalzoni in action.


Mascalzoni in action. Le cose stanno così: l’UE ha capito che l’Italia ha barato nei conti pubblici facendo la “furbetta del quartierino” e la richiama alle sue responsabilità di aggiustare i conti pubblici. Se non lo fa, come prevedono i Trattati, sarà costretta ad applicare le regole che prevedono sanzioni pesanti.
Una nazione seria da tempo lo avrebbe fatto nell’interesse nazionale. Riunione immediata del Parlamento, discussione, confronto di idee e risoluzione finale comune nell’interesse degli italiani. I vertici UE e i mercati gradirebbero e tutto potrebbe continuare facendo finta di niente.
Invece cosa si ha in mente di fare da parte di tutti? La maggioranza teme che l’opposizione ne approfitti, voti contro e la metta in difficoltà punendola di fronte all’opinione pubblica. L’opposizione teme che il governo vada subito alle elezioni anticipate annullando questo sforzo.
In entrambi i casi maggioranza e opposizione rovinerebbero il paese perché con l’attuale “rimasuglio” di legge elettorale all’indomani del voto non si potrebbe formare alcun governo con conseguenze funeste non tanto per la classe politica quanto per i cittadini tutti. Risultato: un suicidio universale dell’intera classe politica inadeguata.
Politicamente parlando questo “scherzo da prete” nei confronti della vera vittima, che sarebbero gli italiani, come si dovrebbe chiamare? Si dovrebbe chiamare “mascalzoni in azione” perché produrrebbe macerie politiche e povertà per i più deboli. Ecco chi sono i Renzi, i Grillo, i Salvini, i Berlusconi, le Meloni e tutte le altre forze, forzette e forzine che stanno in Parlamento. Questo non è un inno al qualunquismo ma l’urlo di tanti cittadini che non ne possono più di una intera classe politica irresponsabile. Te capì?

venerdì 23 dicembre 2016

Berlusconi e il proverbio chi è causa del suo mal pianga se stesso.


Siamo stati restii fino all’ultimo se pubblicare o meno questo post su Berlusconi. Avevamo quasi dimenticato che il padrone di Mediaset esistesse ancora dopo la sua condanna definitiva del Tribunale di Milano e la sua inevitabile fuoriuscita dal Parlamento per indegnità. Decenni di sue scorrettezze politiche per conflitto di interesse e di sue invasate imposizioni al Parlamento, una delle più disonorevoli è stata la mozione a difesa della “nipote di Mubarak”, hanno prodotto in noi irritazione e sdegno per qualunque cosa quest’uomo insolente abbia fatto e continua a fare.
Oggi facciamo un’eccezione, perché le notizie della scalata a Mediaset del colosso francese Vivendi, società francese attiva nel campo dei media e delle comunicazioni, ci impone di fare chiarezza sulla vicenda.
L’episodio dimostra in modo inequivocabile che Berlusconi è nei guai, perché dopo essersi preso molte zucche pregiate a prezzi di svendita sul territorio nazionale adesso rischia di perdere tutto il cocuzzaro per la scalata ostile di Vivendi sul suo gioiello di famiglia Mediaset, il famoso “giocattolo di borsa” che gli ha permesso di diventare il più ricco italiano di tutti i tempi e scorrazzare per decenni nel panorama televisivo e finanziario italiano al limite del codice penale con il portafoglio pieno.
Adesso rischia di perdere moltissimo. Se avessimo davanti Berlusconi gli chiederemmo perché non si è cautelato in tempo in borsa mantenendo il 51% della proprietà di Mediaset? Perché ha voluto rischiare scendendo al 38,8% del capitale della sua azienda? Ha voluto fare altri affari furbeschi e adesso è costretto a pagare per il suo essere ingordo?
Se adesso avesse avuto la maggioranza assoluta delle azioni non avrebbe avuto nulla di cui preoccuparsi e non avrebbe dovuto gridare allo “scandalo”, come dice lui, dell’assalto dei galli francesi. E per favore finiamola con la favola della “difesa della italianità” del gruppo televisivo privato. Se ne può fare a meno. Un noto proverbio afferma che “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Se le cose stanno così Berlusconi è “bello e morto” come venne descritto Pinocchio da uno dei dottori che lo visitò al capezzale.
E poi diciamo la verità: anche se la francese Vivendi dovesse fare l’Opa e pigliarsi tutta Mediaset forse, per noi italiani, sarebbe meglio perché così finirebbe una volta per tutte questa odiosa cappa ricattatoria posta sulla politica da questo infido individuo che ha avvelenato la vita politica italiana per un quarto di secolo alterando mercati, politica e finanza italiani.

sabato 10 dicembre 2016

Referendum, ingiustizie e democrazia perduta.


Siamo ritornati alla casella iniziale, come nel gioco dell’oca. Il Referendum ha dato il suo verdetto: quelli del No hanno vinto, salvando la “Costituzione più bella del mondo”. Renzi invece, e tutti quelli del Si, ha perso. L’azzeramento di una classe politica rampante personificata da Renzi è sotto gli occhi di tutti. Quello che rimane difficile comprendere è per quale strano motivo un governo cade senza essere sfiduciato in Parlamento e, soprattutto, senza che in ballo ci sia stata la sua politica e la visione della società che esso sottintendeva sotto la lente del popolo.
Si dice che il Si è stato battuto, dunque per la proprietà transitiva anche Renzi, che deve andare a casa. Ma non ci risulta che il quesito referendario dicesse “volete voi mandare a casa il premier Renzi”? A noi ci risulta che si votava sull’eliminazione del bicameralismo paritario e altro.
Siamo perplessi, non perché Renzi non meritava di essere sfiduciato. Al contrario, Renzi nel tempo si è dissociato sempre di più dal ruolo di cittadino consapevole di avere un mandato di rinnovamento della classe politica e si è rivelato alla fine come un sistema di potere di bassa qualità in grado di mettere nei posti chiave della società i suoi uomini. Per carità, così fan tutti ma Renzi non poteva e non doveva farlo proprio perché si è presentato come il rottamatore della vecchia politica e dei dinosauri politici. Dunque, il Referendum ha tolto in modo netto tutte le giustificazioni del renzismo.
Renzi ha perduto non perché le sue ragioni non fossero valide ma perché si è alienato la fiducia degli italiani. Novello Berlusconi come quello autentico - che si era desintonizzato dai cittadini dicendo con sfrontatezza che gli italiani stavano bene e che gli aerei per i viaggi e i ristoranti erano sempre pieni di gente che si divertiva - Renzi ha lasciato correre con pigrizia ingiustificata temi delicatissimi sul piano sociale e politico.
Ne ricordiamo qualcuno: l’immigrazione incontrollata e delinquenziale, la criminalità finanziaria del sistema bancario aiutato politicamente e finanziariamente in modo vergognoso dalla Presidenza del Consiglio, amministratori che hanno fatto perdere ai poveri correntisti tutti i loro risparmi, conti pubblici e spesa fuori controllo, debito pubblico alle stelle senza aver fatto nulla per diminuirlo, criminalità mafiosa e microcriminalità affamate e assetate di delitti senza che sia stato fatto nulla per fermarle, politica di sicurezza folle e inefficace (se mai ce n’è stata una) certificata dalle centinaia di casi di omicidio e femminicidio e, ultimo in ordine di tempo, il caso scandaloso della studentessa cinese scippata dai criminali e morta nell’umano gesto di rincorrere i suoi aguzzini) e mille altre ingiustizie prodotte sempre dai più forti sui più deboli.
Qui non c’entra nulla il referendum e il suo significato costituzionale. Qui è entrato in ballo l’ennesimo scempio del “senso della giustizia”. Si è permesso a una pletora di “furbetti del quartierino” mai condannati, a causa di un sistema giudiziario obsoleto e inefficace, di scalare immeritatamente i ruoli dirigenziali di tutte le specie pubbliche e private per sfruttare col massimo di utilità e cinismo il potere del loro ruolo nella società.
Onorevoli e senatori che con le loro lobbies hanno creato poteri personali e clan familiari ai danni dei cittadini, amministratori mascalzoni che hanno sempre beneficiato della protezione del potere politico, dirigenti che hanno spremuto le casse dello Stato per soddisfare sete di potere e denaro in tutti i gangli della società, etc. C’è da aggiungere un altro aspetto, e cioè che il problema dell’Italia di oggi non è tanto la classe politica che è pessima ma la società civile che si è imbarbarita nel tempo fino a diventare rozza e primitiva. Abbiamo la “più bella Costituzione del mondo” ma anche il più inutile e costoso Parlamento del mondo, polverizzato in 23 gruppi politici che si fanno convocare al Quirinale dal Presidente della Repubblica e non hanno nemmeno il tempo di prendere un caffè. Un Parlamento che ha messo in evidenza una autentica transumanza ignobile di parlamentari trasformisti da un partito agli altri. Ben 245 parlamentari in questa legislatura hanno cambiato casacca perché votati onorevoli in un partito e subito dopo transitati disonorevoli in un altro.
Renzi ha perduto perché si è alienato la società in sincronia e in sinergia con i suoi complici più o meno mimetizzati da circensi di dubbie qualità parlamentari che dall’opposizione hanno giocato lo stesso ruolo del governo in Parlamento: demolire l’idea stessa di democrazia. Tutti complici anche quando fingevano di fornire accuse e proposte irragionevoli e provocatorie (ricordiamo i cinque milioni di emendamenti proposti dalla Lega Nord in Parlamento sulla discussione di riforma). Con i loro lauti stipendi e vitalizi i nostri illustri parlamentari hanno dato una giustificazione ai Berlusconi prima e ai Renzi dopo, imponendo di mungere lo Stato per i loro squallidi interessi.
Una vergogna mai terminata che si è manifestata in tutta la sua gravità nella recita che tutti vogliono andare a votare e far decidere il popolo sovrano. Senza una legge elettorale valida è tutto un gioco e una manfrina inutile per prendere in giro i cittadini: i più deboli, i giovani e i senza lavoro ancora ad aspettare che si realizzi l’art. 1 della Costituzione. Mentre Lor Signori con lo champagne si stanno preparando al gioco del Carnevale del nuovo anno.

martedì 6 dicembre 2016

E adesso?


Renzi è stato sconfitto con una sola lettura e senza alcun ping pong. Il cosiddetto "popolo sovrano" ha emesso il suo verdetto: bocciatura totale della sua Riforma costituzionale e conseguenti dimissioni da Capo del governo. Questo il fatto che intendiamo brevemente commentare.
Rare volte nella politica italiana è apparso dalle urne un giudizio così netto di bocciatura. Le cronache dicono che una analoga bocciatura è avvenuta alcune decine di anni fa a un altro politico toscano che dovette dare le dimissioni per aver perduto il referendum sul divorzio: Amintore Fanfani. Non è nostra intenzione fare raffronti politici. Diciamo solo che entrambi i politici toscani sono simili nel temperamento e nella personalità.
Il fatto importante però è un altro. L'Italia non ha e non avrà mai una stabilità politica vera con un premier in grado di rappresentare l'intero paese. Perchè? La risposta è sempre la stessa: perchè gli italiani non sono un popolo ma un suq di mercanzie di popolo e non si sentono rappresentati da una sola persona perché non hanno la cultura dei popoli democratici nordeuropea.
Gli italiani sono politicamente sintonizzati a far trionfare vizi atavici del nostro Paese: l’immobilismo, la palude, l'anarchia, l'individualismo, la tendenza a dedicarsi all'imbroglio, pensano al proprio orticello e non sono in grado, anche volendo, di dedicarsi con onestà e senso etico al bene comune. Naturalmente tutto ciò deve essere inteso in senso statistico, non assoluto. Le eccezioni, come si dice in gergo, confermano la regola.
Hanno una visione tribale della politica, che loro eufemisticamente definiscono "per correnti", che si è mantenuta invariata dall'era dei Comuni ad oggi, con qualche cambiamento di facciata e di adeguamento ai nuovi tempi e alle nuove tecnologie.
C’è un rischio in tutto ciò e cioè che il primo Masaniello o comico che passa dietro la commedia della rete e della democrazia digitale (favola che nasconde attraverso i clic dei mouse di un gruppetto di elettori certificati un vuoto di etica e di competenze colossali) possa prendere il potere e far prevalere la sua natura di destra post-fascista al governo del paese.
Noi siamo sempre stati antifascisti e anticomunisti. Da sempre. Continueremo ad esserlo anche adesso. Ma siamo anche anti populisti. Dietro all’ideologia degli slogan che "destra e sinistra sono tutti uguali" si nasconde una smisurata sete di potere qualunquista pericolosa più del referendum bocciato.
Da questo osservatorio non avremo peli sulla lingua a denunciare il plagio di una visione di nuovi furbetti del quartierino che vogliono prendersi “cocuzze e cocuzzaro” nascondendo la loro visione politica anarchica e di potere.
Se il referendum ha avuto il senso di eliminare la prospettiva dell'uomo solo al comando è altrettanto pericoloso lasciare ai vuoti e demagogici populisti di un'ala del suq politico italiano la rappresentanza dell'intera nazione. Raggi docet.

sabato 3 dicembre 2016

Referendum costituzionale e schifezze varie.


Un bellissimo strumento musicale messo nelle mani giuste può far diventare uno spartito una sinfonia musicale stupefacente. Un bellissimo strumento politico invece messo nelle mani sbagliate diventa certamente una schifezza e solo una schifezza.
Ecco il problema degli italiani in questo scorcio di anno del 2016: al referendum di domani 4 dicembre 2016 se non viene trovata la risposta giusta si rischia di portare il paese alla rottura dell’idea comune di popolo. Di questo si tratta. La trasformazione del referendum da strumento politico ad accorgimento tecnico per scardinare il governo è un pericolo gravissimo.
Il referendum di per se è un bellissimo strumento politico che potrebbe migliorare molto la vita dei cittadini ma se utilizzato male e per fini diversi da quello istituzionale per cui è stato concepito può diventare uno stupro a tutti gli effetti della mentalità politica della popolazione italiana.
Alla voce Referendum il dizionario della lingua e della civiltà italiana del De Felice recita:
«forma e istituto di democrazia diretta per cui tutto l’elettorato decide con il voto su problemi dell’ordinamento costituzionale e giuridico dello Stato».
Da nessuna parte c’è scritto che un referendum serve per "mandare a casa" un Presidente del Consiglio col suo governo. In tutte le nazioni del mondo i referendum valgono per quello che chiedono ai cittadini, come ha ben detto Emidio De Felice nel suo dizionario. Solo in Italia le regole non valgono. Qui, “dicesi” referendum «quell’istituto elettorale che fa apparentemente votare i cittadini su un quesito costituzionale con lo scopo sottinteso di servire e far dimettere il Capo del governo». Ma vi pare normale questo fatto? A noi sembra una imposizione fuori da qualunque regola.
Il referendum dovrebbe essere, a nostro parere, un evento bellissimo, affascinante perché dovrebbe risvegliare nei cittadini il desiderio, la consapevolezza e la coscienza della partecipazione diretta alle scelte politiche del paese in sinergia col Parlamento. Dovrebbe essere una festa, una cornice di festeggiamento a un evento che unisce e non divide.
In Italia tutto questo non vale perché Referendum significa altro.
Come abbiamo potuto notare in questo ultimo mese di campagna referendaria, referendum significa vomitare dalla parte del no improperi, accuse indimostrabili e offese di tutte le maniere mentre da parte del si tentativo malriuscito di chiedere di discutere del cosiddetto “merito” della riforma, senza apprezzabili risultati. Alla fine purtroppo quello che conta non è il risultato del dibattito - cioè conoscenza, sapere e partecipazione della riforma costituzionale - ma cosa farà il Presidente del Consiglio se perde.
Tutti i partiti e i loro onorevoli hanno in questa campagna referendaria mostrato il lato peggiore di se stessi e hanno confermato che in questo paese non basta una riforma costituzionale, anche la più bella possibile, perché il livello socio-culturale dei suoi cittadini è così mediocre, inadeguato e carente che saltano le stesse regole. Si tratta di una gigantesca vergogna nazionale in cui quasi tutti i contendenti sono caduti nel trappolone dell’astuzia dei capi popolo demagoghi e populisti ai quali non interessa un fico secco del dopo voto. La dimostrazione sta nell'invito a votare con "la pancia". Per rimanere in tema è semplicemente stomachevole.
Finalmente è finita. Non se ne poteva più. Ma che fatica e quanta frustrazione ha portato con se questo terremoto culturale e metodologico che ha distrutto una ordinata vita sociale in un cumulo di macerie alla stessa maniera di un terremoto sismico.

giovedì 24 novembre 2016

Due cose per cominciare.


L’Italia prima di una crisi economico-finanziaria soffre di una crisi ancora più grave. Si tratta di una crisi di identità che ha origini lontane e che si è aggravata sempre più con la crisi della attuale globalizzazione.
La crisi di identità riguarda un paese incompiuto, non completato nei suoi fondamenti di valori, di popolo, di senso. Vero è che il paese ha una Costituzione tra le più belle del mondo ed è altrettanto vero che ha istituzioni che almeno teoricamente sono funzionanti. Ma è tutto di facciata.
In realtà oltre la siepe il buio, oltre la forma il vuoto, oltre l’apparenza la disvalorietà di qualunque fattore di coesione nazionale. Insomma, ci tiene uniti non la comunanza di un popolo, ovvero l’«idem sentire» dei cittadini come ha detto qualcuno, ma l’obbligo di stare insieme.
E’ evidente che in queste condizioni si permane in uno stato di provvisorietà e di incertezza dai quali non se ne esce. Sarebbe necessario uno scatto di orgoglio, una accelerata su come sentirci più uniti, una ragione che superasse le divisioni.
Il referendum costituzionale e il conseguente imbarbarimento della campagna elettorale è un campanello di allarme che ci informa che si sta superando la soglia oltre la quale si rischia di sbriciolare le ragioni per le quali un popolo sta insieme. Questo fatto poi mina addirittura, in modo irreversibile, la tenuta dello Stato per l’enorme debito accumulato e per l’incapacità del potere politico di combattere la criminalità e di punire i colpevoli di reati che quotidianamente intossicano i cittadini.
L’immigrazione, l'ingiustizia dei tribunali con l'inefficienza e la durata pazzesca delle sentenze, nonchè i forti squilibri economici degli italiani fanno il resto. Che fare? Non vogliamo entrare nel discorso politico-parlamentare perché non si riuscirebbe a mettere d’accordo due soli parlamentari su 630 deputati tanto è avvelenata l’aria che si respira nel Parlamento. La soluzione non potrà mai essere veloce e indolore. Non sappiamo neanche se esiste. Certamente si potrebbe provare. Una attività legislativa che potrebbe metterci nella giusta via dovrebbe partire a nostro avviso da due esempi che desideriamo proporre alla riflessione di chi ci legge. Primo esempio. Giappone, gigantesca voragine con un cratere di 30 metri inghiotte una strada: la ricostruzione è avvenuta in una sola settimana nonostante che si siano verificati interruzioni di corrente e di forniture di gas e di acqua!
Secondo esempio. Stati Uniti: in meno di una settimana la magistratura ha condannato un politico accusato di corruzione mandandolo in galera per 15 anni!
Ecco cosa avrebbe bisogno l’Italia per ripartire! Esempi concreti e condivisi di efficacia straordinaria. Finchè non si realizzeranno esempi come questi saremo destinati all’irrilevanza e all’imbarbarimento della nostra società.

martedì 22 novembre 2016

Politica mondiale e sghignazzate.


Oggi desideriamo criticare due politici che hanno letteralmente trasformato in negativo la politica internazionale di quest’ultimo anno. Non sembri un pregiudizio. Si tratta solo di scoperchiare le pentole del diavolo che essi hanno riempito con degli ingredienti della peggiore politica che si potesse immaginare e cucinare. In un periodo di forti contraccolpi di tutti i tipi nel mondo la coppietta di cui vogliamo parlare si presenta da sola. Eccola qui. Si tratta del duo più famoso: Donald Trump e Nigel Farrage. Osservate la foto. Non è un autoritratto effettuato con uno smartphone ma una foto ufficiosa, la prima che il neo Presidente degli Stati Uniti ha voluto fare con un politico straniero (mica tanto) dopo il trionfo elettorale.
Qui non parleremo di populismo, né di ricchezza, né di identità nazionale e neanche di spiritosaggini e di battute che li riguardano. Sono temi che non ci appassionano e che non significano nulla. Significa molto viceversa il contesto nel quale si articolano le cose dette e soprattutto significa molto il loro programma politico conseguito totalmente, se è vero che sono riusciti ad ottenere l’impensabile fino a qualche anno fa.
Guardate lo sfondo della foto: tutto in oro. Non sappiamo se sia di oro massiccio o di verniciatura ma non è questo il problema. Una foto con una parete del genere ci ricorda le abitazioni degli emiri o dei monarchi alla Re Sole. Per noi che amiamo la sobrietà è bruttissimo. Francesco d’Assisi si sarà rivoltato nella tomba.
Osservate la risata di entrambi. No, non è una risata. E’ una sghignazzata di quelle che si fanno nei pub dopo pinte e pinte di birra ingurgitate una dopo l’altra o in un saloon di una cittadina del Texas tra avventori cow boy o mandriani di mucche che fanno le spacconate. E per par condicio potrebbe sembrare la risata sguaiata in un’osteria romana di due avventori che brindano a base di litri di vinello bianco dei Castelli romani trangugiati nel mentre si canta uno stornello romanesco. La similitudine dei tre casi è perfetta.
Meno perfetto è invece il risultato delle votazioni dei britannici e degli statunitensi che credevamo fossero popoli seri. Evidentemente sono cambiati. Si dice che il voto libero non è criticabile. E’ possibile sotto il profilo politico e sociale ma non certamente dal punto di vista psichiatrico. Qui non è in ballo la sovranità popolare delle due nazioni di lingua inglese. Il duo è libero di pensarla come la vuole. Qui è in ballo il funzionamento dell’intero pianeta per quanto concerne la politica e le sue ricadute nella vita di miliardi di cittadini. In un mondo globalizzato non si può erigere un muro e coltivare il proprio orticello senza pensieri. I loro programmi sono letteralmente disgustosi negli obiettivi e nei mezzi per ottenerli.
Ma torniamo alla foto. Guardate il gesto della loro mano. Quella di Trump è il gesto del “go on”! ovvero del “e vai” siamo i più forti. Non pretendiamo il bon ton ma a quei livelli di ruolo è inopportuno. Ma loro non lo capiscono e se ne vantano. Farrage poi sghignazza ancora di più con la bocca spalancata del “li abbiamo fatti fuori tutti” e il suo vicino è l’uomo del K.O. Per non parlare dell’abbigliamento: alla camicia di Trump manca la cravatta, forse l’ha data a Farrage che ne ha usato un pezzo per allungare la sua abbondantemente oltre il consentito.
Il mondo è nelle mani di due soggetti del genere. Triste vicenda del viale del tramonto di quello che fu la più grande democrazia del mondo, faro di civiltà del passato. Il presente è un’altra cosa.

domenica 20 novembre 2016

Referendum e imbrogli.


Il M5S ha detto di fare attenzione perché è molto probabile che all’estero ci saranno degli imbrogli con le schede elettorali relative al referendum costituzionale. Partiamo da qui per fare un’analisi più generale della vicenda in modo tale che si elevi un tantino sopra il particulare della votazione referendaria.
Il problema dell'Italia di oggi non è il referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. Il vero problema dell'Italia sono gli italiani. Detto in parole differenti il referendum dovrebbe essere un altro e cioè se “gli italiani vogliono o meno diventare finalmente a pieno titolo cittadini di una nazione vera” oppure se continuare a nascondere la triste verità di essere una pseudo-nazione divisa su tutto e costituita da un’accozzaglia di individui messi insieme per trarre il massimo profitto col minimo di responsabilità.
Solo in Italia esiste una moltitudine di persone che considera la Nazione uno strumento utile ai propri interessi. Solo in Italia questa moltitudine manca totalmente di senso civico e morale e opera in modo tale da piegare a proprio interesse il senso dello stare insieme di un paese. Un altro popolo al loro posto avrebbe potuto far diventare lo Stivale un paese ricco, senza debito e ascoltato nel mondo. In verità il cosiddetto “sistema Italia” ha meticolosamente depredato lo Stato di tutto, procurando alla collettività un debito gigantesco sia sotto il profilo finanziario e, soprattutto, sotto il profilo della sfiducia degli italiani che non si fidano dei propri connazionali e ognuno pensa per sé infischiandosene delle regole. Il solito burlone attribuisce ad Einstein l’aforisma che “il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno a guardare”. Scherzando si dice la verità.
La cosa più sgradita però è un’altra: tutti fanno finta che “il debito” non esista, soprattutto i politici che l'hanno procurato sono in testa a questa corsa all’ipocrisia e ad accollare il guaio agli altri. D'altronde c’è un detto storico che dice : “abbiamo fatto l'Italia adesso ci rimane il compito di fare gli italiani”. Ciò dimostra proprio questo vuoto civico e civile che amareggia il paese.
Ebbene, uno dei tanti problemi che affliggono gli italiani è l’essere bugiardi. Dicono sempre bugie. Sfidiamo tutti a ricordare di trovare un solo italiano da loro conosciuto, oltre naturalmente loro che si sentono sempre onesti per grazia divina, che non abbia a che fare con le bugie. Attenzione, bugie al plurale non al singolare. Si perché gli italiani sono sempre recidivi, come i fedeli che si vanno a confessare dal sacerdote e dichiarano che quella è stata sicuramente l’ultima volta che hanno commesso quei peccati. Da domani si cambia, come il fumatore che ha deciso di togliersi il vizio.
Tutti gli italiani mentono. Mente il commerciante quando afferma che nel commercio non esiste il peccato. Mente il bancario quando vende titoli truffa all'ignaro cliente che crede di investire bene i suoi soldi e si ritrova poi con una vera e propria spazzatura bancaria in mano. Mentono i politici quando presentano firme false relative alle liste dei candidati alle elezioni. Mente il vicino di casa del condominio che ristruttura abusivamente l'appartamento nascondendo al Comune l'abuso. Mentono i benzinai che imbrogliano sulla qualità della benzina e truccano l’erogatore del combustibile. Mentono i salumieri che spacciano per vero grana padano un formaggio avvelenato proveniente dalla Cina. Mentono spudoratamente di nuovo i politici quando intervengono nei processi legislativi e dicono una cosa per poi votare una legge al contrario. E mentono i sondaggi degli italiani. Qui mentono sia i sondaggisti che modellano i risultati, sia gli intervistati che non vogliono dire la verità per paura di essere scoperti. Il prossimo referendum a sentire questi soloni è perduto in partenza. E’ da sei mesi che la stampa martella la sconfitta del si e la vittoria del no, mentre secondo noi è possibile che si verifichi qualunque risultato con qualunque percentuale.
La dimestichezza con la bugia caratterizza un popolo di sessanta milioni di cittadini tutti imbroglioni compresi i falsi invalidi, i commercialisti alle prese con le dichiarazioni dei redditi dei propri assistiti, gli avvocati che difendono i loro clienti, ma anche i preti pedofili che ricordano la parola di Gesù a loro modo acciocché si "facciano venire loro anche i bambini". Hanno più dimestichezza gli italiani con l'imbroglio che qualunque altro popolo con la pratica del segreto. Nel Bel Paese la privacy è tanto osannata che le finestre delle case sono protette non solo da vetri col merletto della tendina come nei paesi luterani ma contemporaneamente da tapparelle, persiane, grate e vetri antiproiettili installati non per il solo motivo di coibentazione ma principalmente per aumentare la segretezza degli “affaracci propri”. In Italia il cattolicesimo ha convissuto con l'imbroglio fino al punto di farsi confessare “religiosamente” i peccati e assolvere i fedeli come se i reati comunicati non fossero mai stati commessi secondo il motto “libero Stato in libera Chiesa”: peccato e peccatori sostenuti a vicenda quando conviene.
In questo momento i sondaggi danno il no al 54%. Vedremo la mattina del giorno dopo se questo post è l'ennesima bugia di un italiano che lo ha scritto per mentire.

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