Il Commissario del Partito Democratico di Roma Matteo Orfini, intervistato l’altro ieri a Ostia a un banchetto di raccolta firme del Pd romano, ha detto che il suo partito vincerà la prossima competizione comunale assicurando alla capitale un altro sindaco del Pd. Questo il fatto. E adesso la nostra opinione.
Il Commissario Orfini, e per lui il suo Segretario nazionale nonché premier Renzi, sono dei personaggi simpatici. Si presentano in punta di piedi, con allegria e pieni di sano fervore per il lavoro che svolgono. Parlano del Pd come se si trattasse di un’associazione di chierichetti o di boy scout di una qualunque parrocchia con linguaggio suadente e accattivante, dandosi “il cinque” in modo gioviale e facendo apparire bianco ciò che è nero. Insomma, vendono il loro prodotto porta a porta in modo egregio e alcune volte stupefacente. Ma i nodi al pettine sono già venuti e per quanto facciano forza a pettinare i loro capelli i nodi bloccano qualunque tentativo di apparire corretti e non solo con i loro capelli. La realtà è che siamo in presenza di una combriccola di giovani politici che devono diventare ogni giorno più trapezisti del giorno prima per continuare a sbalordire.
Sapevamo bene che il Pd romano avrebbe cercato di attenuare i toni della vicenda dello scandalo al comune di Roma ma non credevamo mai che potesse scegliere il teatrino delle favole e dell’ipocrisia. La vergognosa spudoratezza con la quale il Pd romano, il suo Commissario Orfini e il suo Segretario Nazionale Renzi continuano a recitare la commediola che i disservizi, gli imbrogli e la criminalità a Roma non è colpa loro ma del sistema merita una risposta chiara e netta.
Il fatto che questa allegra brigata stia evitando di fare pulizia vera all’interno del Pd romano merita ben altro che una semplice reprimenda. Matteo Orfini quando insiste nell’apparire conciliante e “propositivo” ha una faccia da “prendere a schiaffi” perché nasconde o meglio tenta di nascondere che la vera questione è la continua e solidale collusione del Pd a Roma con il malaffare cittadino di mafia Capitale e con l’affarismo tipico di un modello di politica che ha relegato l’etica a optional. Questo è il vero problema della politica locale a Roma. Naturalmente la stessa identica situazione riguarda l’intero schieramento di centrodestra che qui non commenteremo. Nella capitale hanno rubato tutti, meno il M5S e i Radicali che non hanno mai governato neanche un municipio a Roma.
In verità il Pd romano sta minimizzando con vergognosa cecità l’ennesimo sacco di Roma mediante la canagliesca soldataglia che aveva capi politici arrestati e questo deve finire perché il Pd deve essere castigato in maniera epocale.
Il Pd romano deve essere punito dai cittadini perchè solo una sonora sconfitta potrà aiutare questo partito a fare pulizia vera al suo interno. La via della purificazione passa obbligatoriamente con il castigo e il successivo pentimento di tutti gli aetici Sigg. Consiglieri comunali del Pd romano che hanno fatto, questo si, "sistema di potere" per la gestione della capitale.
La più civile risposta che i cittadini di Roma possono dare al mondo intero e non solo alla politica romana è che questo partito alle prossime elezioni comunali venga abbandonato in massa dai cittadini per infliggergli la pena che merita per la sua condotta spudorata e indecente in tutti questi anni. Il Pd romano deve essere reso inoffensivo nell’unica maniera democraticamente possibile che è metterlo a dieta assoluta di voti e di consiglieri comunali alle prossime elezioni.
Noi non lo voteremo neanche “con le cannonate” e invitiamo tutti i cittadini romani a rivolgersi ad altri soggetti politici preferendo il partito che tra i tanti è il meno colluso di tutti.
martedì 8 dicembre 2015
Diete di voti e dimagrimento del Pd di Consiglieri comunali a Roma.
giovedì 26 novembre 2015
Dunque è possibile. Il suq non c'è più!
Il quotidiano La Repubblica ma anche altri giornali hanno pubblicato la notizia che a Roma il Commissario prefettizio - che com'è noto sostituisce il Sindaco fino alle nuove elezioni della primavera prossima - ha firmato l’ordinanza con la quale blocca centurioni, risciò & company dall’operare in modo indiscriminato e spesso scandaloso davanti al Colosseo, infastidendo turisti e persone interessate a visitare una delle otto meraviglie del mondo. Chi trasgredisce l’ordinanza si vedrà irrogare multe da 400 euro e il sequestro dell'attrezzatura.
“In men che non si dica” e in un silenzio che fa ben sperare per il futuro il Commissario Tronca ha velocemente e opportunamente allontanato dalla zona turistica l’intero blocco del racket locale risolvendo un problema gigantesco con semplicità e chiarezza disarmante. Neanche l’ex sindaco Marino era riuscito a tanto. In pratica Tronca “ha troncato” qualsiasi tentativo di sabotare l’ordinanza.
Ci chiediamo: ma allora a Roma si può e non è vero che una maledizione divina abbia per millenni bloccato una norma di civiltà. E noi che avevamo creduto alla favoletta che non era possibile bloccare i soggetti dediti a tali attività illecite che agiscono spesso con modalità inopportune, insistenti e talvolta aggressive.
Dunque, se si vuole si può. E’ possibile cioè recuperare il “buon odore” del decoro del patrimonio artistico, storico e monumentale della città. Quindi si possono realizzare benissimo qui, nella Città Eterna, i propositi di civiltà e di educazione che l’ordinanza veicola sull’intera città. Basta volerlo. Con questo provvedimento Tronca ha spazzato via facilmente e tempestivamente l’idea che è impossibile governare Roma.
Nello stesso tempo l’amarezza che abbiamo sempre provato a vedere il Colosseo assediato da una soldataglia sgradevole diventa dolorosa e crudele nel momento in cui ci si chiede perché finora non è stato possibile? La risposta, purtroppo, dimostra che fin qui gli amministratori di Roma, tutti gli amministratori di Roma, non hanno mai voluto far diventare la Capitale una città civile ed europea. Vuol dire che i romani, che hanno votato tutti i sindaci bugiardi e menzogneri della città, non hanno mai voluto che Roma diventasse una civile capitale come le altre. Giù la maschera e vergogna a chi l’ha finora impedito. Tronca "Santo subito"!
sabato 31 ottobre 2015
La congiura di Roma e la sconfitta della democrazia.
La maggioranza dei Consiglieri comunali di Roma ha presentato le dimissioni determinando automaticamente lo scioglimento dello stesso Consiglio e la decadenza del Sindaco dalla carica di primo cittadino che adesso commenteremo. Questo il fatto singolare di ieri sera.
Non entriamo nel merito di chi ha ragione o torto. Prendiamo atto, viceversa, del metodo scelto per conseguire il risultato dello scioglimento del Consiglio comunale in una forma che dire non istituzionale è il minimo.
Noi siamo convinti che ieri sera la politica romana abbia toccato il fondo. Mai si era visto un caso come quello delle dimissioni della maggioranza dei Consiglieri comunali di Roma per mandare a casa un Sindaco. Mai. In tutta la nostra Galassia mai si era verificato il caso del Sindaco di una capitale che viene estromesso contro la volontà popolare dalla sua carica. Né su Marte, da dove sembra sia venuto Marino, né su Urano o alcun altro pianeta del Sistema Solare. A Roma invece si. Come si dice a Roma “se po fa'”.
Far entrare il notaio, che ha autenticato le firme di 26 Consiglieri per far decadere il Sindaco, in una vicenda politica è la fine della democrazia. I 19 Sigg. Consiglieri del Pd romano e altri 7 di altri partiti di destra, che si sono accodati ai primi sul totale di 48 consiglieri, è il più colossale e vergognoso inciucio tra politici e partiti di differente schieramento che si sia mai visto in Italia dall’età del bronzo.
Alla democrazia, basata sul confronto delle idee e nelle sedi istituzionali di fronte a una assemblea di eletti, si è scelta la soluzione di una sede privata utilizzata da estranei che decidono senza confronto in modo massone. A una politica che discute e decide dentro un’aula assembleare si è preferita una “non politica” che di nascosto in luoghi bui impone decisioni antidemocratiche.
L'«accoltellamento» politico del Sindaco è stato premeditato. Nelle segrete stanze di una squallida saletta di partito è stato deciso di copiare Bruto e Cassio. Qui a Roma gli indigeni se ne intendono di estromissione violenta dal potere. Diciamo che ci sanno fare e riescono ad essere efficaci. Dunque, si è trattato di un delitto. A morire però non è stato Marino ma, fatto più grave, la Democrazia. D'ora in poi tutto sarà diverso. Non si potrà più parlare di democrazia dopo averla ammazzata. Se questo non è stato un atto di arroganza politica del Pd diteci quando si ha un atto di arroganza.
Naturalmente per rendere l’evento possibile c’è stata la connivenza di altri per giunta di avversari politici. Grande intesa tra sinistra e destra sull’accoltellamento per poi accapigliarsi sull’eredità. E’ mancata solo la mortadella per concludere la vicenda in una farsa.
Attenzione. Non vorremmo essere fraintesi. Noi non siamo né sostenitori di Marino che abbiamo criticato pesantemente più volte né, a maggior ragione, del Pd romano o della destra fascista romana. Al contrario. Noi pensiamo che il vero male della politica romana siano proprio le Signore Consigliere e i Signori Consiglieri del Pd che, sommati al vuoto politico ed etico dell’intera destra politica romana, producono da sempre il virus di quelli che Cantone ha chiamato anticorpi. E questi “anticorpi”, ormai famosi e introvabili in grado di far diventare Roma come Milano, se ci sono, si trovano nascosti da qualche parte o meglio sono scappati via per il pericolo dei “corpi”, quelli contundenti e appuntiti come solo gli autocrati prevaricatori sanno maneggiare con cura. Dunque, non siamo più a Roma ma ad Ankara. Bene a sapersi. Ce lo ricorderemo quando si voterà la prossima volta.
lunedì 12 ottobre 2015
Tra dimissioni romane e anemie spirituali.
Visto il continuo malaffare della politica romana, sarebbe “cosa buona e giusta” dire che a Roma c’è anche un terzo attore che ultimamente si sdoppia in una versione autenticamente pastorale e pulita e in un’altra piena di ombre e di modi cardinalizi. La voce della cattolicità a Roma si presenta ultimamente in maniera contrapposta. Sarebbe opportuno chiarire come stanno le cose. Vediamo di farlo brevemente. A cosa ci riferiamo quando parliamo di attori che calcano la scena della politica romana? Nella capitale italiana il gioco politico è sempre stato sporco. Tacciamo di cosa fu la politica romana prima della nascita della Repubblica e concentriamoci solo sul dopo. In settant'anni circa non si ricorda mai nè uno scatto d'orgoglio della classe politica della Capitale, nè una unità di intenti di tutte le forze politiche presenti in Campidoglio in relazione alla questione etica. Gli schieramenti politici di sinistra e di destra non si sono mai parlati, né si parlano e molto probabilmente non si parleranno mai. La ragione sta nel fatto che la classe politica del “dopo Liberazione” a Roma è stata condizionata dalla presenza di un Pci dai costumi oseremmo dire luterani che in un certo senso ha fatto da traino morale imponendo a tutti attenzioni adeguate che non si commettessero reati nel mondo politico. D’altronde a destra c’era un Signore che si chiamava Almirante che per quanto sviluppava tesi di destra filofasciste era più che presentabile e spesso nei costumi era della stessa tempra del comunismo di allora. Della DC del tempo tacciamo per carità di Patria. Questo comportava come conseguenza l'accettazione di un patto non scritto consistente nel fatto che gli imbrogli si potevano fare solo alla condizione che l'imbroglio fosse "piccolo", in maniera tale che avrebbe potuto essere digerito "facilmente" senza lasciare traccia e conseguenze macroscopiche. Potremmo fare molti esempi a questo proposito ma ci asteniamo perché poco interessanti nell'economia del discorso. Adesso le cose sono diametralmente opposte. Adesso si pensa solo in grande. Nessun politico romano si mette in gioco per cifrette da poche decine di migliaia di euro. Con stipendi, vitalizi e prebende sostanziose varie che vengono elargiti con piacevole nonchalance dalla politica dell’imbroglio ci pensano le istituzioni locali a votare - dai comuni, alle province fino alle regioni - norme vergognose con le quali si distraggono milioni di euro dalle casse pubbliche. Adesso se un imbroglio deve essere eseguito si dà mano libera ai "professionisti del l'imbroglio" che sono presenti in tutti i partiti con avvocati e tecnici conoscitori del mondo di mezzo, di giù e di sù. Oggi dopo che sono venuti alla luce gli imbrogli penalmente rilevanti di mafia capitale tutti accusano gli altri di essere degli imbroglioni salvando dal terremoto solo se stessi. Ci si mette anche il Cardinale Vallini, vero e potente capo della spiritualità romana e vice di Bergoglio a Roma, che dice "c'è anemia spirituale a Roma". Ma come? Per lustri con Berlusconi al governo le parrocchie di Roma tutte governate e dirette da lui con modalità ruiniane hanno alimentato il mercato dei voti elettorali promettendo a volgari mercanti del centrodestra e a rampanti politici di fiori di campo, che hanno avuto anche il seggio di Sindaco, voti a palate infoltendo gli apparati filoberlusconiani della politica legati a doppio filo con il potente credo ruiniano e adesso, e solo adesso, ci si accorge dell'anemia spirituale? Ma quanti smemorati dobbiamo ancora sopportare qui a Roma, dove il nepotismo impera come e più di millenni fa?
venerdì 9 ottobre 2015
Le dimissioni forzate del sindaco di Roma.
Il sindaco Marino si è dimesso. Le dimissioni sono irrevocabili? La legge dice che ha 20 giorni di tempo per ripensarci. Conoscendo il soggetto non sottovaluteremmo questa possibilità.
Con Marino se ne va uno strano esemplare mai visto dal 753 a.C. ad oggi di primo cittadino onesto ma incapace. Probabilmente con le nuove elezioni vedremo all'opera un sindaco opposto a Marino e cioè un primo cittadino capace ma disonesto. Ci chiediamo per quale sventura a Roma non sia possibile avere un sindaco contemporaneamente onesto e capace!
Ma pensiamo all'oggi e consideriamo avviata la procedura del rinnovo del Consiglio comunale con delle nuove elezioni. Cosa succederà adesso? Noi - rari cittadini romani che non facciamo parte di quel “mondo di mezzo” della romanità rozza e primitiva che ogni giorno critica per ragioni di sola appartenenza ideologica - non apparteniamo a coloro che non hanno incertezze nel processo di appartenenza partitica e si mostrano difensori della romanità a tutti i costi. Più trascorre il tempo e più siamo impotenti nel decidere a chi dare il proprio voto alle elezioni a sindaco. Si avverte un desolante e vergognoso vuoto etico intorno alla politica romana che fa venire il voltastomaco. Proprio per questo nutriamo dubbi seri e fondati che un'altra orda di mascalzoni politici sta per attaccare la città. Temiamo il peggio nonostante auspichiamo il meglio per questa città.
Certo il prossimo sindaco di Roma dovrà essere diverso dai predecessori altrimenti per la capitale sarà la fine. Già la sua reputazione a livello locale, nazionale e internazionale è ai minimi termini figuriamoci poi se dovesse prendere il potere una nuova giunta Alemanno o un'altra consorteria legata a questo Pd romanesco e aetico, colto con le mani nella marmellata della finanza comunale più volte. Pensiamo al meglio ma teniamoci forti perchè si può andare ancora peggio.
Ebbene immaginate cosa si sta preparando adesso nelle cucine dei vari partiti. Orde di incalliti lestofanti della politica municipale stanno affilando le lame dei loro coltelli per succedere all'incapace ma onesto Marino. Il rischio è che si passi dalla padella alla brace. Adesso tutto passa per le mani dei romani. Vedremo se nell'urna avranno uno scatto di orgoglio e cambieranno in meglio oppure certificheranno definitivamente che il vero cancro di Roma non sono i Marino ma sono proprio loro, gli indigeni che conoscono bene il mondo “di mezzo, di sopra e di sotto”. Temiamo più la seconda ipotesi che la prima. Conosciamo di che pasta è fatto il bosco e il sottobosco della politica romana.
Il PD finalmente potrà ritrovare l'unità politica perduta se mai ne avesse avuta una. I colonnelli del partito della sinistra romana con i loro sodali di Sel e del mondo dei centri sociali e dei predatori della sinistra verde-arancione sono sul piede di guerra perchè intravvedono la possibilità del loro ritorno al vero potere in Campidoglio e riproporre la solita caotica minestra del peggior sinistrismo senza più il pericolo di un Marino che aveva buttato fuori tutti i centri parassiti di spesa in mano agli indigeni. I marescialli della politica della destra romana, peraltro inaffidabili “a prescindere”, dopo la forzata astinenza dal potere municipale, stanno preparando l'assalto alla diligenza con truppe quanto mai coese che vanno dal neofascismo casareccio a quello oltranzista, dal populismo leghista intransigente ai battaglioni meloniani e gasparriani di un ex-Msi sbiancato con la complicità del condannato Berlusconi. Il movimento 5 Stelle sta preparandosi a formare il suo *esercito di liberazione*, con a capo non si sa quale condottiero e con non si sa con quale stato maggiore che dovrà combattere contro tutti : truppe piddine-vendoliane da una parte e battaglioni della destra sociale dall’altra. Insomma la partita di calcio sta per cominciare e le curve sud e nord si stanno preparando. Come da copione i tifosi di sinistra e di destra si stanno armando con le armi proprie e improprie del nepotismo e delle tribù di tifosi di calcio rossi e neri, tutti con un obiettivo: riprendersi la gallina dalle uova d'oro del Campidoglio per alimentare le decine di migliaia di dipendenti comunali (vigili urbani, masse di scansafatiche delle municipalizzate, piccoli commercianti abusivi al dettaglio e ristoratori di osterie romanesche) che in maniera parassitaria non vogliono lavorare e pretendono per giunta la contropartita per il loro sostegno politico.
Ne vedremo delle belle. Quello che ci sconforta di più è che non vediamo all'orizzonte nessuna Pulzella d'Orleans e nessun mutamento di coscienza a favore di una politica municipale in grado di coniugare etica e buona politica a favore dei cittadini.
mercoledì 22 aprile 2015
Generosità e menefreghismo.
Un colossale e piramidale grazie al signor Yuzo Yagi, mecenate giapponese, che ha speso di tasca sua due milioni di euro per aver restaurato in appena un anno la Piramide Cestia a Roma. Nessuno l’aveva mai fatto prima. Dovrebbe essere un giorno di festa per Roma. Ma non è così perché alla festa, a parte i soliti scrocconi di tartine, prosecco, maritozzi e mozzarelline campane, i presenti erano pochi. I romani da oggi, se fossero gente seria, davanti a ogni turista giapponese a Roma dovrebbero fare i salti mortali per farli sentire "a casa loro". Ma non lo faranno. Non lo faranno perché i romani non sono in grado di farlo. Non hanno la più pallida idea di che cosa significhi sensibilità, disponibilità, generosità, filantropia, etc. Non è nel loro Dna avere la sensibilità di comprendere quanto altruismo ha avuto questo signore giapponese nel donare il proprio denaro (2 milioni di €) alla città di Roma. Anzi. Andiamo oltre. Il romano non solo non sarà mai grato al turista giapponese medio (perchè della gratitudine se ne infischia) ma addirittura tra poco tempo sfregerà in modo indegno la bella e pulita facciata principale della Piramide che si offre alla piazza. Questi galantuomini, che non sono pochi, sono gli stessi che ti bloccano la metro negli orari di punta, che ti occupano le piazze con i loro mercatini di cianfrusaglie, che oziano seduti davanti ai bar, che ti sporcano le strade della città con cartacce, rifiuti, deiezioni dei loro curatissimi cani, etc. e che ti fanno vergognare di vivere nella capitale, una città sporca, incivile e invivibile. La stazione della metro A di Manzoni dopo il bellissimo restauro di qualche anno fa è stata presa di mira dai deturpatori di muri capitolini che l'hanno scandalosamente e trasgressivamente imbrattata. Faranno così anche con la Piramide Cestia ne potete stare certi, magari con la complicità più o meno scoperta delle Autorità di controllo romane che intascano lo stipendio con il loro ponziopilatismo e assenteismo, facendosi beffe dell'intera cittadinanza. Te capì?
lunedì 23 marzo 2015
La strana classe dirigente del Pd romano.
Questo post non è diretto contro il Sindaco di Roma, né contro l’opposizione di centrodestra al Comune. Non abbiamo alcuna intenzione di sparare sulla Croce Rossa. Per differenti motivi ne sono entrambi esclusi. Nel caso del Sindaco Marino perché è ormai manifesto che è un corpo estraneo alla politica romana del centrosinistra e rappresenta un vero e proprio marziano a Roma, sulla falsariga del piacevole racconto satirico-fantascientifico di Ennio Flaiano. Il centrodestra romano invece perché anche qui è manifesta la sua natura, questa volta indigena e indecorosa, di raggruppamento politico che ha sempre considerato il Campidoglio come una eredità personalistica del passato fascista e, dunque, come di qualcosa di sua proprietà da depredare. Il post è viceversa diretto contro la scandalosa e scellerata condotta dei Sigg. Consiglieri comunali del Pd, degli amministratori del partito e di tutto il collateralismo politico che ne sostiene la matrice e l’identità di appartenenza alla sinistra (l'immagine si trova in *neXt quotidiano*).
Lo diciamo subito e senza ombra di dubbio: il Pd romano non va bene. Detta così può sembrare una piccola faccenduola. Il fatto è che non ci siamo proprio. Vediamo pertanto di mettere i puntini sulle i, perché una nostra opinione non è più rinviabile dopo le ondivaghe, nervose e inefficaci risposte che questo Pd romano ha dato e continua a dare ai cittadini della Capitale soprattutto dopo i recenti fatti gravissimi di criminalità. Certe volte ci siamo chiesti con perplessità se non esiste uno iato tra il vissuto politico degli amministratori romani del Pd e lo spazio-tempo nel quale vivono, perché sembrerebbe che si tratti di persone che vivano in un altro mondo, ad esempio in un piccolo paesello del profondo e lontanissimo Sud e fanno politica con criteri e modalità peculiari da paesello di montagna siculo-calabrese.
La premessa a questo ragionamento sta nella domanda di chiarezza che il Pd romano rifiuta “orgogliosamente” di dare nonostante il cattivo olezzo che emana su tutto ciò che proviene dalla classe politica romana del Pd. Ma andiamo per ordine.
Di solito quando si scrive un post contro qualcuno o qualcosa lo scritto contiene una pars construens e una pars destruens. Com’è noto, dopo qualche fittizia lusinga, con la pars destruens si desidera “picchiare duro” sugli aspetti sfavorevoli alla persona o alla cosa di cui si parla. Orbene, nel nostro caso quando si descrive il Pd romano si presenta una singolarità che disorienta. L’anomalia riguarda il fatto che nonostante ci si sforzi in tutte le maniere è quasi impossibile trovare temi e argomenti favorevoli che lo riguardano e di cui essere orgogliosi. In altre parole, è impossibile scrivere alcuna pars costruens pro-Pd romano, perché questa associazione non certo onlus ha tutto meno che aspetti benevoli e manifesta costumi politico-morali non certamente da libro Cuore di cui esserne fieri. Sperare che il Pd romano facesse politica come i partiti socialisti scandinavi è come pretendere che Ponzio Pilato avesse dovuto difendere “senza se e senza ma” Gesù nella famosa scena pilatesca del lavaggio delle mani. In pratica il Pd romano maneggia soldi, potere e rapporti economico-finanziari con disinvoltura in un modo che produce sempre, come dimostrano le diverse indagini della magistratura, delle irresponsabili degenerazioni frutto della svendita dei valori e funzionale alla politica degenerata di questa cricca, che è tutto meno che esemplare ed educativa.
Proviamo a metterci nei panni di un cittadino romano medio che si chiede che razza di amministratori sono i suoi referenti politici per cui ogni anno spuntano immancabilmente scandali, indagini giudiziarie relative a tangenti e fatti criminali. Ebbene, mai abbiamo visto a Roma membri del Pd romano fare autocritica e promettere un vero cambiamento, convalidato ovviamente da risultati concreti. Due sono le proposte critiche che ci sentiamo di suggerire alla dirigenza del Pd romano al fine di togliere loro qualunque alibi.
In primo luogo la disponibilità a lavorare per il “bene comune”. Attenzione. Bene comune non significa lavorare per gli amici. Al contrario. Scriviamo questo ahimé con la forza della disperazione, animati dalla voglia di chiedere alla dirigenza del Pd romano onestà, trasparenza e soprattutto comportamenti valoriali coerenti in Consiglio Comunale volti a produrre norme a favore di tutti i cittadini e non solo di pochi. Roma oggi è una città allo sbando e molti politici che hanno incarichi di prestigio nel Pd romano non solo non hanno mai denunciato imbrogli ma alcuni hanno addirittura aderito al “progetto criminale” di depredare la città sottraendo risorse e permettendo un vero e autentico secondo sacco di Roma. Mai abbiamo sentito o letto di proteste dei dirigenti del Pd, con relativa valida opposizione in Consiglio Comunale, contro atteggiamenti prevaricatori e contrari al senso morale che avrebbe dovuto essere una delle caratteristiche positive del modus operandi dei politici della sinistra riformista.
In secondo luogo censuriamo il disinteresse del Pd romano per il vuoto di idee e di provvedimenti in grado di sintonizzarsi sulle ragioni e i desideri dei cittadini. Sui diritti e le aspirazioni dei cittadini non su insulse questioni di lana caprina interna al partito che interessano pochissimo i cittadini e i loro desideri. Gli abitanti di Roma si sono sempre aspettati dal Pd romano rigore etico, correttezza, trasparenza e provvedimenti che li aiutassero a superare le avversità della vita romana, almeno dal punto di vista del funzionamento dei servizi. Invece il Pd romano ha prodotto solo guadagni funzionali agli interessi personali dei politici romani, creando nei cittadini sconcerto, delusione e conseguente indifferenza verso la politica municipale. E’ gravissimo che nessun “compagno e compagna” abbiano mai tentato di fare squadra e sistema nell’interesse dei cittadini, soprattutto nel campo dei servizi. Un esempio è il sistema dei trasporti.
Il trasporto a Roma versa in uno stato pietoso che fa vergognare di essere in un paese civile. E tutti fanno finta di niente. A Roma arrivano turisti da tutto il mondo. A Roma opera il Vaticano che è il centro del Cattolicesimo mondiale in grado di riversare nella città milioni di pellegrini di tutti i paesi del mondo con conseguenze positive sull’economia della città. E il Pd romano tutto fa tranne che migliorare le cose, penalizzando i finanziamenti volti a creare una rete di trasporti efficiente e gradevole come si trovano in tutte le altre capitali del mondo. Prendiamo la metropolitana della capitale e analizziamone i difetti. Treni sporchi e vecchi. Orari insufficienti ai bisogni dei cittadini. Sporcizia dappertutto. Tunnel di entrata e di uscita che fanno inorridire per l’incuria, le infiltrazioni d’acqua e l’abbandono. Assenza di controlli ai tornelli. Falsificazione di biglietti e lucro sistematico che penalizza il bene comune e nessuno mai paga per questi fatti immorali. Nessun controllo e assenza totale di sicurezza. Mai un solo riguardo al trasporto urbano. Uno strazio. Si tratta di una vera e propria follia collettiva. Come mai il Pd romano non ha mai fatto nulla per la rete metropolitana di Roma? Eppure tranne lo sfacelo della Giunta Alemanno hanno sempre governato sindaci del Pd romano! Se non si hanno idee allora o ci si dimette perché incapaci oppure si va all’estero a imparare come funzionano colà i trasporti e si copia l’eccellenza degli altri. Un esempio? La metropolitana di Mosca. Possibile che una parte piccolissima del cervello dei politici del Pd romano non sia mai stata messa in funzione per copiare quel capolavoro di metropolitana moscovita che fa invidia a tutti i cittadini del mondo? Possibile che una piccolissima area dello stesso cervello dei medesimi amministratori del Pd romano non sia mai stata messa in funzione per riuscire a memorizzare un modello di metropolitana molto diverso dall’attuale che avrebbe fatto felici i romani? Eppure là hanno realizzato ben 12 linee di metro stupefacenti e sbalorditive mentre qui siamo nella più totale inadeguatezza, con due linee piene di sporcizia e invivibilità. Perché questa negligenza ingiustificabile?
Passiamo a un altro esempio di inaudita gravità per gli amministratori capitolini del Pd romano: l’inazione della Polizia municipale e la sua incapacità ad essere sempre presente e al servizio dei cittadini per migliore la qualità della vita all’interno della città. Uno sperpero di denaro pubblico nello stipendiare migliaia di operatori inadeguati sotto il profilo psicologico e professionale. Tacciamo per carità di patria la qualità dei servizi delle Municipalizzate, come Acea, Ama, Atac e altre (di Roma Metropolitane abbiamo detto prima), le quali invece di operare per abbassare i prezzi dei servizi (acqua, elettricità) fanno a gara ad aumentarli e derubare le tasche degli utenti. Ecco cosa contestiamo ai “compagni e alle compagne” che dirigono il Pd a Roma. Hanno una sola via d’uscita per rimediare: collaborare col Commissario e creare le basi per una rinascita del Pd romano (se mai sarà possibile) per realizzare gli obiettivi prima accennati. Siamo molto scettici. Ma a tutti deve essere data una possibilità. L’alternativa è la certificazione del disastro di una federazione provinciale del Pd che fa vergognare gli iscritti, fa arrabbiare la popolazione e tutti gli italiani che hanno a cuore la Capitale. Le responsabilità del Pd romano non si fermano alle sole responsabilità politiche. Nel caso della Metro di Roma, per esempio, le responsabilità di questa allegra e sotto tono combriccola di politici casarecci sono profonde più che mai prima di tutto sul piano culturale e antropologico. Tra l’altro esse non salvano i Vertici di Roma Metropolitane che in questo caso specifico hanno oneri e colpe dirette gravissime nella conduzione dell’azienda. Eppure gli stessi Vertici aziendali non sono mai stati destinatari di alcun provvedimento di rimozione da nessun Sindaco di Roma. Segno che l’omertà, la corresponsabilità, la contiguità e la solidarietà criminale hanno caratterizzato dei veri e propri sodalizi delinquenziali orientati a punire i cittadini privandoli dei loro più elementari diritti che sono l’uso dei servizi pubblici con stipendi privilegiati dati ai loro dirigenti da fare vergognare anche i sassi. Paradossalmente dopo aver lucrato tangenti e posti di lavoro tipici di una società feudale costituita da vassalli, valvassini e valvassori o con linguaggio militaresco di capi, luogotenenti e aiutanti si sente in giro il tentativo retorico di "scatti di orgoglio" e di cambiamenti improvvisi della politica del Pd romano che dovrebbero riconquistare la fiducia dei cittadini. Sappiano questi Signori che l’orgoglio è cosa buona e giusta quando si vedono i risultati. Finora nei settori segnalati sopra non c’è un solo indicatore che dica il contrario. In più di trentadue anni di vita a Roma noi non abbiamo mai visto né sentito dire che un solo Presidente di Roma Metropolitane abbia mai viaggiato in una di quelle carrozze stipate all’inverosimile negli orari di punta sia per verificare le condizioni del trasporto, sia per rispetto dei cittadini che soffrono delle inadeguatezze imposte dalla dirigenza di questa pessima Municipalizzata. La rinuncia al controllo del buon funzionamento dei servizi è la vera condanna che cala sulla testa di questi nostri illustri concittadini come una mannaia di giudizio negativo per il loro operato. Vorremmo concludere questo lungo post proprio sull’assoluta inconsistenza socio-culturale della classe dirigenziale e politica del Pd romano che ha manifestato sempre la sua natura sull’idea della malattia di Nimby (Not in my back yard, non nel mio cortile di casa), cioè che questi non sono fatti che ci riguardano. La loro idea è quella che non si sentono colpevoli di nulla quando invece sono dei veri e propri rei morali e diretti. Cambierà? Noi siamo scettici.
mercoledì 4 febbraio 2015
Verità scomode di una capitale corrotta.
Alla prova dei fatti possiamo dire che era vero. Avevamo clamorosamente ragione quando lustri fa fummo i soli a denunciare su questo blog l’illegalità diffusa a Roma. Adesso, dopo rapide indagini della magistratura, sono stati arrestati nella capitale decine di scellerati per associazione a delinquere. A Roma, da Berlusconi in poi, è esistita sempre una conventicola criminale autoctona, che qualcuno ha definito anche mafiosa, che adesso è stata fortunatamente bloccata dall’arrivo del nuovo Procuratore capo della Repubblica. Dopo decine di arresti a ondate successive, sia di elementi politici e di cricche delinquenziali sia di dirigenti, funzionari e impiegati del Comune di Roma ormai è lapalissiano che è esistita, e forse per inerzia continua ancora ad esistere, un diffuso sistema antivaloriale che ha perseguito, e tuttora persegue, un disegno razzista di sfruttamento criminale della popolazione onesta romana, togliendole risorse. Si tratta di una consorteria indigena, nativa, che ha sempre operato per realizzare scientificamente la corruzione organizzata e la illegalità, togliendo risorse agli onesti per riversarli nelle tasche degli sfrontati dissoluti e degli “amici”. Clan, famiglie, tribù, amicizie tra tifoserie opposte di calcio, collateralismo politico neofascista e bulletti di periferia “alla Gigetto” sono la linfa nella quale si nutrono questi elementi criminali che hanno finora operato indisturbati. In generale questi "operatori del saccheggio" hanno operato spesso con la complicità di molti, coperti dal potere politico locale e da quello sportivo con strumenti tipici della mafia siciliana come l’omertà, l’arroganza, la violenza e lo sfregio delle regole. In particolare si sono mossi agevolmente con la complicità di una parte considerevole di “cittadinanza politica attiva” che nascondendosi dietro all’impegno politico di destra, e qualche volta anche di sinistra, hanno sempre sostenuto più o meno direttamente, ma sempre consapevolmente, elementi delinquenziali che spartivano denaro, prebende e favori. Certe volte queste “benevolenze” erano più importanti del denaro. Le compiacenze e le protezioni spesso erano più redditizie dello stesso denaro perché hanno fatto ottenere incarichi e impieghi che, a cascata, hanno prodotto voti per gli interessi elettorali dei loro referenti politici. In realtà questi malandrini sono doppiamente criminali. Una prima volta perché hanno commesso dei reati e una seconda volta perché i crimini hanno avuto come ricaduta la spoliazione dei diritti dei cittadini onesti. Sudiciume romano che adesso è attestato da indagini e provvedimenti giudiziari che confermano la nostra intuizione. Un vero e proprio lerciume consumato ai danni dei probi. Racconta Giovanna Vitale sulla Repubblica di ieri che “a Roma sembra che i corrotti siano ovunque non solo negli uffici. E spesso vestono la divisa. Come l’ex comandante della polizia municipale Giuliani accusato di gravi reati”. Pubblichiamo questo post perché lo dobbiamo a quegli amici romani che ci hanno sempre criticato accusandoci di avere dei falsi pregiudizi sui romani. In realtà le prevenzioni non le abbiamo avute noi. Le hanno avute gli altri perché si è scoperto proprio ciò che avevamo intuito e pubblicato. Confessiamo che quando abbiamo pensato al titolo di questo blog ci siamo riferiti proprio a costoro, romani de Roma, ovvero la "società dei magnaccioni", ai quali è sempre mancata la cultura della legalità e l’accettazione delle regole. Prima di chiudere, una semplicissima domanda: come mai il nuovo Procuratore Giuseppe Pignatone è riuscito in pochi mesi a fare arrestare tutti questi malviventi mentre tutti i procuratori precedenti non si sono accorti di nulla?
martedì 13 gennaio 2015
Il giallo del semaforo e il rosso dei politici.
Dopo la oceanica manifestazione pro-Charlie Hebdo di Parigi sentivamo il bisogno di “alleggerire” un po’ la pressione dell’informazione dovuta alla lettura dei quotidiani. Questa mattina ci siamo riusciti. Abbiamo trovato un articolo veramente interessante che avrebbe meritato qualche vignetta satirica alla Charlie. Si tratta della notizia che la Cassazione, con una sentenza che diremmo esemplare, ha stabilito che è sufficiente un intervallo di tempo di tre secondi per il giallo affinché gli automobilisti italiani possano fermarsi al semaforo. Voi direte perché questo numero di tre secondi? E’ molto? è poco? Il fatto è che sembra che molti sindaci di tutte le città del mondo usino abbassare questa soglia di qualche decimo di secondo perché con le contravvenzioni i loro bilanci crescono esponenzialmente. Sembra che il Sindaco di Chicago, abbassando il limite a 2,9 s, abbia fatto incamerare alle casse comunali circa 8 milioni di dollari in più. E noi qui a Roma, come siamo messi? I nostri “attenti e prudenti” automobilisti dell’Urbe saranno preoccupati per questa decisione? Basteranno loro appena 3 s? In condizioni normali si potrebbe fare una discussione seria su queste modifiche. Ma qui siamo non solo in Italia, paese notoriamente semiserio per non dire inaffidabile, ma addirittura a Roma, città manifestamente irresponsabile, dove i controlli sono affidati all’ordine dei vigili urbani, pomposamente chiamata Polizia Municipale, categoria notoriamente spudorata che macina il record mondiale di assenteismo col tasso dell’ 83 % di assenze dal servizio in una sola giornata. La conclusione? Con il loro comportamento da svogliati, l’inaffidabilità dei vigili rende la questione ridicola, assurda e diciamocelo francamente indecorosa. Siamo stati testimoni diretti di un episodio che ci ha riguardato personalmente e che vi vogliamo raccontare perché esemplare. Qualche decina di anni fa in auto a cinquanta metri dal semaforo vediamo scattare il giallo. Immediatamente deceleriamo e ci fermiamo. Appena fermi sentiamo alle nostre spalle il rumore dello stridio di una frenata improvvisa di un’auto che, a momenti, ci stava tamponando. L’automobilista, autore della bravata, tutto irritato si avvicina e urlando dice le testuali parole: «Ahooo! Qua a Roma noi nun ce fermamo cor rosso, e tu te fermi cor giallo? Ahoo! Ma che xxxxx fai»? Questo fu il biglietto da visita che noi avemmo quando arrivammo per la prima volta nella Capitale alcuni decenni fa. Ritornando alla sentenza, Vincenzo Borgomeo osserva che ”questo varrebbe in un Paese “normale” dove i limiti vengono rispettati ed esistono leggi precise sul tema. Da noi invece no: siamo nella più totale anarchia”. Borgomeo mostra troppo stile nel giudicare la situazione anarchica. In realtà a Roma si tocca con mano ogni giorno il grado di inciviltà assoluta della stragrande maggioranza degli automobilisti (per non parlare dei motociclisti), i quali più che anarchici sono anarcoidi, mostrano una notevole dose di intolleranza, di rozzo ribellismo e, fatto grave, sono impuniti. Non per niente l’aggettivo “a mpunito” a Roma è considerato sinonimo di furbetto, ribelle, indisciplinato. In poche parole, non soggetto alla giusta pena perché, a causa del sistema di complicità con chi avrebbe dovuto controllare, riesce quasi sempre a evitare la multa, quelle rarissime volte che viene fatta da un vigile. A quando una legge che licenzi gli assenteisti e gli incapaci che sono stati assunti per nepotismo nella pubblica amministrazione? O anche i politici e i sindacati passano col rosso, infischiandosene dei tempi dei colori dei semafori?
giovedì 8 gennaio 2015
Evento criminoso derubricato a fatterello.
Nonostante i giornali continuino a parlare di “mafia capitale” come di una colossale tragedia abbattutasi sulla città di Roma e nonostante l’evento sia di quelli che producono gravi traumi sulla psiche della gente onesta in verità nella vita di ogni giorno non si percepisce alcunché di traumatico e lo psicodramma non sembra scuotere nessuno. Tutti fanno finta di niente e la città sta assorbendo come una spugna il fatto, derubricandolo a episodio curioso, ormai accaduto e come tale chiuso. La pigrizia della città e l'indolenza dei romani fanno il resto. In pratica è come se non fosse successo nulla. I commercianti continuano a pagare il pizzo, i vigili continuano a latitare, le illegalità degli abusivi continuano a produrre ingiustizie, le municipalizzate lottizzate fino all’inverosimile da nepotismi continuano a proporre servizi inadeguati e da terzo mondo, l’igiene in città (AmaRoma) è inadeguata, i commercialisti e gli studi legali insieme ai politici continuano a produrre tonnellate di carte con le quali fanno "sparire" denari, trasgrediscono leggi, eludono, ingannano, scansano i pagamenti leciti, in una sola parola sottraggono denaro alla collettività. E anche dopo i fatti gravissimi della collusione tra mafia e politica romana persino i politici continuano a far finta di nulla. Loro che sono i principali responsabili del sacco di Roma. Si, è vero ci sono stati alcuni richiami agli iscritti di tutti i partiti a “vigilare” sulle sezioni, sul numero degli iscritti ma in generale non è cambiato nulla. Nulla che faccia presagire un cambiamento di rotta effettivo ed efficace della città e, soprattutto, niente che faccia immaginare una diversa atmosfera nella visione del potere politico sulla vita dei cittadini. Nulla. La cosa che è più strabiliante è però un'altra. I romani se ne fregano del danno di immagine della città. Il loro cinismo e il loro egoismo si sente nell’aria e tutti non se ne preoccupano. E' come se l’accaduto, al di là della curiosità, non li interessasse, mentre magistratura e municipalità procedono nelle indagini con una lentezza esasperante, come la magistratura indiana nel caso dell'accusa ai nostri marò, che è poi sinonimo di sabotaggio. Vero è che tutti costoro non informano e tengono per loro le notizie più importanti e delicate ma questo non giustifica l’abbassamento della guardia dell’intera collettività romana. Se interesse c’è dei media è per lo sfacciato, arrogante e deleterio antagonismo tra sinistra e destra politica, tra ex comunisti e neofascisti che ha sempre portato la politica municipale alla mediocrità e al danno. Mai che l’interesse fosse mosso da altruismo, da esigenze morali, da sentimenti di giustizia. Mai che le questioni poste all’attenzione del Consiglio comunale fossero legate a questioni di equità, di morale, di etica, di comportamentali corretti ed onesti, di valori. In tutto questo alla fine c’è anche un aspetto comico che fa sorridere chi lo ha notato. In poche parole, i responsabili dei più grossi partiti presenti al Comune di Roma hanno inviato ai loro iscritti delle lettere con le quali ci invitano (perché senza averla richiesta è stata recapitata anche a noi) a prendere atto che le mele marce sono state rimosse e che adesso tutto si appianerà. In pratica Lor Signori ci informano che adesso centrosinistra e centrodestra, animati dallo stesso spirito indomito di “impegno e responsabilità” faranno fare alla capitale un salto di qualità perché il centrodestra - a giudizio del centrosinistra - è stato punito per la collaborazione fornita durante l’amministrazione Alemanno alle forze criminali neofasciste e, specularmente, il centrosinistra - a giudizio del centrodestra - è stato scoperto con le mani nella marmellata nei colossali traffici e imbrogli che hanno interessato alcuni membri dell’attuale amministrazione Marino. In sardo si direbbe: capito mi hai? Il fatto è che noi non solo abbiamo capito i messaggi dei capigruppo comunali, che sono degli specchietti per le allodole, ma lo abbiamo sempre denunciato che a puzzare è sempre” la testa” del pesce marcio, mai la coda. Lo dimostra il fatto che dopo la scoperta di mafia criminale tutti i servizi comunali continuano a non funzionare. E a tutt’oggi non sono stati presi provvedimenti esemplari. Esemplari, non effimeri. Quando saranno presi provvedimenti degni di esempio crederemo un po’, altrimenti tutta la nostra riprovazione seppellirà tutti i politici romani funzionali alla corresponsabilità!
martedì 9 dicembre 2014
“Mondo de che”? Era tutto prevedibile e denunciabile.
Vergogna per i recenti misfatti della capitale. Dovrebbero tutti vergognarsi. Noi l’avevamo previsto e lo abbiamo sempre denunciato. Ma andiamo per ordine. Scrive ieri l'altro Galli della Loggia sul CdS : "Non è più Tangentopoli, ormai. È Mahagonny, la città immaginata dalla fantasia di Brecht e Weill dove è legge l’assenza di legge […]. Non è più, insomma, la collusione dell’epoca di Mani pulite tra industriali senza scrupoli e politici pronti a vendere e a vendersi. Ormai è l’intreccio sempre più organico tra politica, amministrazione e malavita. È - si direbbe - la fase immediatamente precedente la conquista del potere direttamente da parte del crimine”. Parole terribili e spaventosamente vere. Inizia così - e termina peggio - l'articolo di Galli della Loggia, dal titolo "Mafia capitale e le chiacchiere degli smaliziati". Consigliamo ai molti strabici e disattenti presuntuosi della politica, che risultano spesso anche smemorati, di leggere attentamente l’articolo - che ha preso spunto dall’opera musicale teatrale scritta nel 1930 da Bertoldt Brecht - perché ci sono interessanti considerazioni cui fare riferimento circa l’ipocrisia di tutti coloro che hanno sempre affermato che era irrispettoso parlare male di Roma e dei romani, come abbiamo fatto noi per più di un decennio su questo blog. A chiare lettere abbiamo sempre denunciato che era eticamente discutibile e moralmente riprovevole il modo in cui i politici romani “cucinavano” i cittadini a fuoco lento, saccheggiando il loro diritto ai servizi. Noi, inascoltati, lo avevamo previsto, almeno dal 2003 quando nacque questo blog, mettendo “nero su bianco”, con prove scritte inoppugnabili. E adesso, che cosa dovremmo dire a proposito di Lor Signori, a proposito cioè del fatto che dal nostro blog - da più di undici anni - abbiamo sempre denunciato l’immoralità di una città e della sua classe dirigente politica, imprenditoriale e dirigenziale che era là davanti agli occhi di tutti mentre nessuno, colpevolmente, vedeva nulla? Basterebbe leggere alcune decine di nostri post, perfettamente rintracciabili nell’indice e si avrebbe la diretta conferma che la nostra critica ai romani e a Roma era veritiera. In questo blog l'intestazione dice tutto. In essa abbiamo scritto ciò che potete leggere direttamente con i vostri occhi. E’ sufficiente che alziate gli occhi sulla parte alta dello schermo e troverete il "programma" del blog. Tra l’altro abbiamo scelto queste parole perché sono la sintesi della disonestà romana della capitale. Quando affermiamo che questo blog assicura nelle sue pagine "il disprezzo per i disonesti “ e che è “molto forte anche il desiderio di fustigare i costumi degli italiani e di censurarne i comportamenti incivili e delinquenziali" diciamo che in questa immensa cloaca che è la città di Roma avevamo intuito tutto fin dall’inizio e che ”i mondi di sopra, di mezzo e di sotto” non sono altro ciò che noi denunciavamo! Aggiungiamo che avevamo le idee così chiare circa il modo in cui si comportava l’intero establishment di Roma (i cui elementi per inciso hanno sempre fatto finta “de gnente”) che abbiamo dato a due gruppi di post (etichette) i nomi di "malcostume" e di "romani". Andate a leggervi alcuni di questi post e troverete l’oggetto delle nostre critiche. Adesso però tutti gli inquisiti (politici, rettori, comandanti dei vigili, geometri, funzionari comunali, manager di Ama, Atac, Eur Spa,etc.) hanno “sorprendentemente” fatto cadere dalle nuvole Lor Signori , facendo dichiarare loro che era impossibile immaginare la gravità dei fatti scoperti dalla magistratura. Tutti questi post parlano di Roma e dei maneggioni romani, con le loro corti di parenti, che hanno confermato il degrado e l’immoralità dei politici e dei loro sodali dirigenti delle municipalizzate che noi abbiamo giudicato per quello che erano: un colossale sistema di profittatori e parassiti che rubavano alla collettività i soldi pubblici con i quali si sarebbe potuto risolvere il deficit di servizi a Roma che noi lamentavamo. Ecco un piccolo esempio del campionario di post pubblicati : 27nov2008 / 30dic2008 / 25mar2009. Adesso tutti sono diventati dei Robespierre. Adesso, non prima. Improvvisamente i romani hanno scoperto l’etica. A nostro parere ne dimenticheranno il significato appena i media caleranno il sipario su questa squallida storia. Purtroppo.
lunedì 5 agosto 2013
Prima idiozia di Alemanno dopo la sconfitta elettorale.

Dopo la vittoria alle ultime elezioni di Ignazio Marino a Sindaco di Roma le parti si sono invertite. Chi è stato all'opposizione è adesso diventato Sindaco e chi è stato Sindaco è adesso all'opposizione. Controlleremo che il Sindaco Marino realizzi il suo programma, migliorando la vivibilità della capitale. Se non dovesse riuscirci lo denunceremo su questo blog e non gli faremo nessuno sconto. Ma anche l’opposizione deve soddisfare allo stesso criterio. Dunque, da oggi anche l’ex Sindaco Gianni Alemanno sarà sotto la nostra lente di ingrandimento. E visto che ci siamo, cominciamo dalla prima idiozia commessa da Alemanno. Ci riferiamo all'indecente gazzarra prodotta da lui e da un gruppetto di facinorosi che hanno voluto protestare contro la discarica che, sembra, Marino voglia costruire a qualche chilometro vicino al Santuario del Divino Amore. Alemanno è libero di protestare per eventuali scelte politiche pro o contro il Sindaco. Quello che non è accettabile è mischiare il successo dell’iniziativa del Sindaco di pedonalizzare il tratto di strada fino al Colosseo con una protesta che è fuori luogo in quell'occasione e assolutamente strumentale. Questi i fatti. Ma l’evento più grave è che la manifestazione di protesta, a detta dei giornali, è degenerata con grida e pugni perché un gruppetto di manifestanti al seguito di Alemanno ha gridato cori fascisti. E qui casca l’asino. Vogliamo ricordare che Alemanno è stato candidato Sindaco (sconfitto) nel partito del Pdl che, non dimentichiamolo mai, è lo stesso partito capeggiato dal condannato per frode fiscale Silvio Berlusconi. Conclusione. Marino è a +1 mentre Alemanno è a -2 (somma di una protesta fuori luogo e di una modalità di protesta che sfocia nell'insulto). Al Sindaco Marino confermiamo la nostra stima per l’eccellente iniziativa relativa alla pedonalizzazione della più famosa area turistica del mondo. Ad Alemanno suggeriamo di evitare di collezionare altre idiozie del genere.
lunedì 8 luglio 2013
Dopo i disastri le dimissioni.
Dopo duemila anni per la prima volta in assoluto è stato rimosso il Capo dei “Centurioni”. Centurione è il termine che qui abbiamo adoperato per Vigile Urbano. Si tratta del primo successo politico del nuovo ed eccellente Sindaco Ignazio Marino che mette subito sul piatto della bilancia la sua eccezionale integrità morale “costringendo” il maggior responsabile del disastro della "politica dei servizi" del Comune di Roma alle dimissioni. Basta ricordare quante volte sui giornali è comparsa la notizia di vigili che facevano finta di “non vedere”. Dopo duemila anni di complicità politico-amministrativa, più o meno mascherata, finalmente ecco un provvedimento che restituisce dignità alla categoria dei VV.UU. tra i quali ci sono professionisti onesti e corretti, posti sotto sequestro da un andazzo in cui la professionalità è stata umiliata ai danni dell’interesse personale. Le dimissioni sono state prodotte dal giacobinismo del Sindaco? Magari fosse così. Sarebbe una bella notizia che da sola dovrebbe inorgoglire i cittadini di questa città che per anni hanno visto questa categoria dettare legge e costituire una vera lobby di potere e di parassitismo (basti pensare a quei vigili sorpresi con la mazzetta nelle mutande e difesi a spada tratta da un vergognoso pansindacalismo di potere). Marino ha capito bene tutto questo e ... “se comincia a vède” come si dice in dialetto romano. Speriamo che ci siano uno, dieci, cento dimissioni e/o rimozioni. Solo così Roma risorgerà.
venerdì 8 giugno 2012
Roma come Atene?
Che tra la capitale ellenica e quella italiana ci fossero delle forti somiglianze lo si sapeva da anni quando le due città furono classificate alla pari ai primi posti della classifica delle peggiori capitali d’Europa. Corruzione, malaffare, cittadini anarchici che calpestano le regole, nepotismo, bullismo, politica clientelare, racket, ecc… Ma che l’analogia arrivasse anche alla rissa e alla violenza tra consiglieri comunali della città eterna da una parte e nei dibattiti televisivi dall’altra non ce lo aspettavamo. Tra le tante cose mutatis mutandis la degenerazione della discussione ha anche una similitudine dal punto di vista della posizione politica dei violenti. Ad Atene un esponente neonazista di destra del partito “Alba dorata” picchia due deputate dell’estrema sinistra, mentre a Roma volano tavoli e sedie tra La Destra e Action, come dire tra neofascisti e sinistra radicale. Conoscendo il grado di passionalità dei romani, che non possono certo essere definiti degli snob inglesi, c’era da aspettarselo. Ma che lo avessero fatto nella Sala comunale del Campidoglio, sotto la diretta presenza della statua di Giulio Cesare, sconcerta e fa vergognare la cittadinanza che non meritava questa ulteriore prova di inciviltà e di mediocrità dei comprimari. Diciamo solo che non si possono offendere i romani con atteggiamenti di inciviltà che offendono prima di tutto l’immagine della città e successivamente i cittadini che non si riconoscono in questo modo di procedere. Per chiarezza aggiungiamo l’aforisma del grande Lucio Annio Seneca nel De Moribus: “Bonis nocet qui malis parcet”.
lunedì 5 marzo 2012
Roma e i romani: una sfida impari.
Roma e la sua classe dirigente. Si può parlare bene della città e male di una parte degli indigeni? In realtà quando si parla di Roma è rarissimo che si parli di virtù ed è frequente che si parli di immoralità e corruzione. Un motivo ci deve essere altrimenti perché si insiste per mettere in evidenza i difetti piuttosto che i pregi? Noi pensiamo che Roma sia amata da tutti, italiani e stranieri, perché tutti la identificano come la città del cuore, la città amata perché bella, simpatica, ricca di pregi di tutti i tipi. Roma come il prototipo dell’immaginario più bello. Ma allora perché si parla male dopo che la si è visitata? La risposta è una sola: perché la città è governata nel migliore dei casi da una massa di mediocri, nel peggiore dei casi da malfattori. Senza scomodare le “pagine gialle” basta leggere per alcuni giorni la cronaca romana e si ha subito la risposta. Dal Sindaco all’ultimo Usciere, dal Capo dei Vigili urbani all’ultimo Vigile, dai Presidenti delle municipalizzate all’ultimo Impiegato, e così via, si può essere certi che costoro non assumeranno mai nei confronti di un comune cittadino non raccomandato quei comportamenti di gentilezza, di disponibilità e di collaborazione che una società civile offre come minimo indispensabile a chi vi vive. Le eccezioni esistono sempre ma questa gente svolge malissimo il suo ruolo, è interessata quasi esclusivamente al lauto stipendio, è sempre latitante quando si tratta di discutere le critiche che vengono mosse loro con dati e prove inoppugnabili e, non ultimo, non hanno lo spirito del lavoro come missione. Aggiungiamo poi che il romano doc è un opportunista, cinico e incapace di discutere senza pregiudizi e criticamente, e avremo la conferma di quanto detto prima. Peccato che a causa di pochi si rovinano i molti. A noi dispiace che una certa frazione dell’intera cittadinanza distrugga il buon nome della città. Ma la colpa non è dell’agnello che si fa mangiare dal lupo. Semmai è il contrario.
mercoledì 8 giugno 2011
Comune di Roma: niente cittadinanza al maestro Muti.
Ci rimproverano di essere critici nei confronti della città di Roma e dei romani. Forse è vero. Ma il punto non è questo. Il problema è se dobbiamo considerare Roma e i romani con attenzione e simpatia come la città e gli abitanti della capitale di un importante Stato moderno oppure se trattarli con indifferenza come se fossero dei qualsivoglia cittadini di una qualunque provincia. A nostro avviso Roma dovrebbe essere la vetrina dell’Italia nel mondo. Roma è la capitale d’Italia. E’ un simbolo. E’ l’immagine dell’intero paese che racchiude tutto il concetto di italianità. Dovrebbe essere curata, accogliente, sicura. Dovrebbe essere la “casa” di tutti gli italiani. Chiunque, cittadino d’Italia, siciliano o valdostano, calabrese o friulano, ecc., dovrebbe sentirsi a suo agio nella capitale. Dovrebbe essere rispettato meglio dei romani perché "cittadino d’Italia". E’ normale pertanto che l’informazione e gli osservatori attenti a queste cose la tengano sotto controllo. Il risultato? Un disastro e un’indecenza. Anzi, una vera e propria vergogna nazionale. Non passa settimana che a Roma non spuntino fuori imbrogli, intrecci perversi e malavitosi, nepotismi, guai giudiziari in cui sono implicati vigili, impiegati del Comune, dirigenti delle municipalizzate, etc. Oggi si è toccato il fondo. Su una questione che non riguardava alcun aspetto economico, finanziario, politico, di interesse di parte, gli indigeni sono riusciti farsi male lo stesso e più di prima. All’o.d.g. dei lavori del Consiglio comunale c’era la votazione della delibera per il conferimento della cittadinanza onoraria al maestro Riccardo Muti. Nulla di più bello ed eccitante per la capitale. Un fatto esclusivamente culturale. Avrebbe dovuto essere una festa. Invece è stata una catastrofe. Cos’hanno fatto i nostri bravi consiglieri comunali? Hanno litigato di brutto tra di loro per sozze beghe casalinghe e alla fine hanno fatto mancare deliberatamente il numero legale, per cui la delibera non c’è stata e il maestro Muti non ha avuto la cittadinanza onoraria. Sconcertante. Si può essere più autolesionisti di così? Il Sindaco dovrebbe scusarsi con il Direttore Muti e con l’intera nazione per questo volgare e inaccettabile comportamento. La faccenda però non si può liquidare in questo modo. Qui è necessario dire a chiare lettere che c’è dell’imbecillità e della inadeguatezza degli uomini che dovrebbero rappresentare l’intero corpo elettorale romano, noi compresi. Ci rifiutiamo di essere coinvolti nel mucchio di imbecilli di turno. Noi non ci consideriamo né stupidi, né inaffidabili. A essere incapaci di comprendere il ruolo dei Consiglieri comunali e ad adeguarsi a un modo signorile di lavorare in Municipio sono questi figli illegittimi della ”lupa” che meriterebbero il disprezzo da parte della cittadinanza. Ma esiste una cittadinanza romana in grado di far sentire la propria voce di protesta? Noi pensiamo di no. Anzi, moltissimi cittadini romani non aspettano altro che la confusione e il disordine per agire indisturbati e fare i propri interessi. Noi ci dissociamo da questo modo di operare e protestiamo vivamente contro costoro. Anzi, li avvisiamo che alle prossime elezioni comunali ricorderemo ai cittadini chi sono stati costoro. Bisognerebbe chiamarli col loro nome e cognome: inaffidabili imbecilli.
venerdì 20 novembre 2009
Sdoganato il nepotismo a Roma.
Tutti d'accordo presso la Banca di Credito Cooperativo di Roma. L'accordo è ufficiale, con il visto dei Sindacati. Il babbo va in pensione e il posto va al figlio o al nipote. Questa la notizia. Ed ecco il nostro commento. Continuiamo a farci male. Dopo le vergogne delle nomine politiche agli enti comunali fatte dalla nuova giunta municipale di Roma ad amici e militanti adesso tocca a figli e nipoti. Finalmente i romani doc ce l'hanno fatta. Era da anni che speravano che si trovasse la maniera di sdoganare il vecchio, caro, amato e molto romanesco nepotismo di famiglia. Adesso è fatta. Si aprono scenari straordinari. Pensate alla possibilità di allargare l'idea non solo alle banche private ma soprattutto ai servizi pubblici. Con Berlusconi a capo del governo tutto è possibile. Una piccola leggina ad hoc ed è fatta! Presidi di scuole che vengono sostituiti dai nipoti, cugini dei medici degli ospedali che rilevano il posto del parente chirurgo, il vigile urbano nonno che va in pensione per far posto al figlio del cognato e, dulcisi in fundo, lo zio al catasto che viene sostituito dal fratello minore di secondo letto. Il tutto, naturalmente, con l'apprezzamento dei sindacati (in questo caso la Cisl romana). Cosa volete che possa accadere di peggio? Ma abbiate pazienza. I romani in questo campo hanno tanta fantasia e molta creatività: troveranno ancora la possibilità di stupire il mondo.
lunedì 2 novembre 2009
Politici, trasporti e mascalzonate alla città di Roma.
Sono ormai passati decenni da quando in Italia è stato modificato il sistema elettorale che decideva l'elezione dei Sindaci nelle città. Fino ad allora i sindaci erano ostaggio di maggioranze raccogliticce, con intese politiche che si basavano sui reciproci favori. I ricatti erano dietro l'angolo in ogni momento. Si diceva che i Primi Cittadini non avevano potere per un sistema elettorale che impediva loro di avere un uomo forte al municipio o alla presidenza di regione o di provincia. Alla fine si è riusciti a fare questa benedetta riforma elettorale, ma nella città di Roma i risultati non si sono mai visti. Altrove si. Soprattutto nelle regioni settentrionali il nuovo sistema ha funzionato benissimo e lo vedono ogni giorno, in modo concreto, tutti i cittadini che vivono in quelle località, che sono da invidiare. Ma a Roma no. A Roma non ha funzionato. Facciamo un esempio: la politica dei trasporti nella capitale. E' un'indecenza che tutte le amministrazioni comunali (di sinistra e di destra) che si sono alternate in Campidoglio da almeno vent'anni a questa parte non sono mai riusciti a risolvere il problema del traffico cittadino. E' un vero scandalo che gente come Rutelli, Veltroni e Alemanno, con alle spalle un apparato di potere che non ha eguali nella storia della Repubblica, non hanno nemmeno tentato di iniziare un progetto di rivoluzione dei trasporti. Perchè? L'ipotesi che trova più consensi è che i politici romani sono dei dilettanti, incapaci di effettuare riforme ampie e complesse. In verità, il dilettantismo dei politici romani non è la vera ragione che ha impedito finora di cambiare in modo concreto l'abitudine degli automobilisti a Roma. No. La vera ragione sta nel fatto che un progetto di questa ampiezza non interessa loro, nè a livello locale, nè a livello provinciale, nè a livello della regione Lazio. Perchè? Per la semplice ragione che questo genere di riforme non producono nè giri di denaro allettanti, nè possibilità di lucrare in modo consistente. In più, un progetto di rivoluzione del traffico imporrebbe scelte politiche e tecniche insostenibili per amministratori poco severi, in genere abituati a ragionare con la logica del laissez-faire piuttosto che con quella della intransigenza e della severità. Mica a Roma siamo nei luterani paesi scandinavi! Avete mai visto un amministratore, di qualunque genere, a Roma che impone correttezza, trasparenza, interesse generale per la cittadinanza e moralità alle lobbies controparti, interessate a lucrare il massimo dai finanziamenti pubblici? La conclusione amara di questa vicenda è che sinistra, centro e destra a Roma non governano per il popolo, non svolgono alcun ruolo per favorire il popolo, ma fanno bassa cucina per gli interessi propri e della propria famiglia. Che misera conclusione per un popolo che non perde mai occasione di parlare di tradizione e cultura. Ma quale tradizione e cultura! Qui si tratta di interessi di bottega. Altro che.
lunedì 27 luglio 2009
Il Sindaco di Roma Alemanno si copre di ridicolo.
Era inevitabile. Prima o dopo il Sindaco di Roma Alemanno doveva capitolare. E si è piegato nella peggiore delle maniere, confermando ciò che si sapeva da tempo in relazione allo scambio di favori tra tassisti romani e Primo cittadino che ha vinto le elezioni. I fatti. Il Sindaco di Roma è andato a New York a informarsi dall’ex Sindaco della città della mela, Rudolf Giuliani, come si amministra una metropoli complessa che aveva problemi di sicurezza e di organizzazione considerevoli. Giuliani, quando fu nominato Sindaco di New York, in un solo mandato di quattro anni, trasformò la capitale finanziaria statunitense da città violenta e insicura che era in una città normale, con un alto grado di controllo del territorio. Giuliani ci riuscì con l’unica ricetta possibile: la cosiddetta “tolleranza zero”, che prevedeva zero compromessi con tutti coloro che impedivano alla città di funzionare. Alemanno, con un coupe de theatre poco credibile, è partito per New York dando l’idea che dopo più di un anno dalla sua elezione a Sindaco di Roma era giunto il momento di passare dalle parole ai fatti. Con la dichiarazione infelice di ieri, diventata ormai una costante della sua amministrazione, sembra che sia passato, viceversa, “dai fatti alle parole”, con una spudoratezza che lascia sbalorditi. Ha infatti dichiarato che non è vero che a New York i taxi funzionino bene e che il servizio sia economico ed efficiente. Tutto il contrario. I taxi a New York sono molto peggio di quelli di Roma. Tutto soddisfatto non si è reso conto che si è coperto di ridicolo. La ragione? Lo diciamo brutalmente perché si comprenda come stanno veramente le cose. Alemanno è un debole. E’ incapace di assumere comportamenti politicamente duri con chi non fa gli interessi di Roma. Davanti alle richieste più sfrontate dei suoi grandi sponsor non è in grado di convincere gli interlocutori che un conto sono i debiti elettorali e un altro conto sono gli interessi della capitale. In poche parole, è un amministratore che non possiede le doti decisioniste e concrete di Rudolf Giuliani. Alemanno sa che deve pagare il suo debito di “gratitudine” alla compagnia dei tassisti romani che sono stati il suo maggior sponsor elettorale nella competizione a Sindaco. Ricordiamo che riuscì a battere, in modo più che convincente, il suo avversario politico Rutelli, ultima anima inutile, inetta e inaffidabile di quel centro-sinistra romano che fu nella Capitale una “gioiosa macchina da guerra” della politica locale. Dicevamo dei tassisti romani, purtroppo ancora una volta sempre loro, protagonisti ottusi e insensati di una politica che considera i clienti stranieri come dei polli da spennare. L’ultima della categoria dei tassinari der Cupolone è stata esercitata ai danni di due ignare e inconsapevoli turiste belghe, le quali sono state costrette a pagare, per una corsa Roma-Aeroporto di Fiumicino, la bella cifra di 146 € e, in più, la beffa di vedere mostrate loro, da parte del beffardo tassinaro romano, gli organi genitali a mo’ di vendetta per avere osato esercitare il loro diritto a protestare per le insensate e assurde richieste della furba volpe capitolina. Se aggiungiamo anche la presa in giro del ristoratore romano del ristorante Il Passetto, che ha fatto pagare con carta di credito a due innamorati giapponesini in un normale pranzo la cifra super-iper-astronomica di quasi 700 € si rimane di stucco dalle dichiarazioni del Sindaco Alemanno che afferma che Roma, da quando è Sindaco lui, è diventata più sicura e gradevole di prima. Noi siamo del parere che con questo Sindaco Roma ha perduto moltissimo sul piano dell’immagine e della vivibilità della città. La ragione sta che sono passati all’incasso le richieste dei suoi sponsor politici, in particolare la compagnia dei tassisti romani che con il loro capo, diventato alle ultime elezioni addirittura Senatore della Repubblica, con ingordigia da far invidia anche a Paperon de Paperoni, sta imponendo la "tassa" prevista in questi casi. Siamo disponibili a una rettifica del contenuto di questo post qualora il Signor Sindaco ci dimostrasse il contrario. Voi ci credete?
domenica 17 maggio 2009
Alemanno Sindaco: prima delle elezioni sembrava “una personcina così a modo”.
Qui non c’entra né la sinistra, né la destra. Non è nè una questione politica, né di ideologia. E’ una questione di buon senso e, soprattutto, di capacità di saper governare un Municipio complesso come quello di Roma che non ha guadagnato nulla dal cambio di Giunta. Ma vediamo un po’ meglio, nei dettagli, il perché di questo dramma che devono vivere sempre i romani all’indomani di ogni elezione a Sindaco di qualcuno che alla fine si dimostra essere inadeguato. Abbiamo da un anno un nuovo Sindaco, il Sig. Alemanno, che durante la campagna elettorale aveva promesso mari e monti per un cambiamento irreversibile della gestione del Comune. Aveva promesso sicurezza e funzionalità dei servizi comunali, regole e norme di convivenza migliori per cambiare in meglio la vita della capitale. Stiamo assistendo invece al più inetto dei comportamenti che un sindaco avrebbe potuto mettere in atto, e cioè di dire che la città adesso con il cambio di amministrazione funziona molto meglio di prima, nascondendo i problemi che la stampa e i media di questa città non osano svelare per paura di subire sgradite rappresaglie. Volete un piccolo campionario? Eccolo. Difesa corporativa dei tassisti e degli impiegati municipali, nonché sistemazione degli "amici" nelle municipalizzate, che continuano sempre di più a non funzionare. Strade con buche enormi non asfaltate, zero in idee per la raccolta differenziata e vuoto assoluto in progetti. Due esempi per tutti. 1) I taxi a Roma. E’ da poco la notizia che la magistratura sta rinviando a giudizio i tassisti romani che due anni fa bloccarono con 5000 taxi su 6200, Piazza Venezia e l’intero centro storico di Roma commettendo una serie di reati che adesso sono loro contestati. Cosa fa il Nostro Sig. Sindaco? Invece di dare nuove licenze per un aumento contenuto delle tariffe accetta il suggerimento del suo sponsorizzato capo ribelle dei tassisti d’assalto, diventato nel frattempo Senatore della Repubblica per essere stato inserito nelle liste berlusconiane, che non solo fa aumentare di più i costi delle corse ma addirittura restituisce le licenze confiscate ai tassisti condannati per falso e altri reati, buttando all’aria l’etica e la morale. Te capì? 2) I posteggi auto a Roma. Da quando è diventato sindaco, il Sig. Alemanno ha eliminato quasi tutti i posteggi a pagamento. La conclusione è che in centro non è rimasto un solo posto libero per posteggiare perché all’interno di quelle che furono le strisce blu ci sono auto che stanno ferme settimane e mesi, per giunta senza scontrino e senza multe. Non parliamo poi dei posti auto per disabili che è una delle più gravi sconcezze mai viste in un paese che dice di essere civile. Non si vede un solo vigile in giro che faccia il suo vero lavoro che è quello di multare chi commette soprusi e di sanzionare le infrazioni, per non parlare dei reati. Il risultato è macchine in seconda e terza fila dappertutto. E la città sta scivolando sempre di più verso un “terzomondismo di ritorno” che ha dell’inammissibile. Te capì? Morale. Con Veltroni e il suo scalcagnato centrosinistra pieno di no-global e di verdi arraffa-tutto i cittadini a Roma hanno vissuto per anni nella palude del peggior sinistrismo. Con Alemanno i cittadini stanno vedendo le stesse cose colorate da centrodestra, in cui le azioni amministrative vengono edulcorate dal “nullismo municipale” che copre le incapacità e le incompetenze. Di chi la colpa? La risposta è una sola: dei romani che non sono più riusciti a far eleggere un Sindaco in gamba, che prima di essere severo con gli altri fosse severo con se stesso. Ma a Roma, merce di questo genere è rara, come le mosche bianche: praticamente non esiste. Ciò che si trova nella piazza è solo un’accozzaglia di sanguisughe di sinistra e di destra che hanno sempre fatto i propri interessi. E Alemanno, sornione che vende fumo dalla mattina alla sera, non risolve problemi che fa finta non esistere. Te capì?






