venerdì 15 gennaio 2016

Ricorrenze e ricordi.


Il 14 gennaio 1975 c’ero anch’io. Ricordo quella lontana mattina di quarant’anni fa in un freddo martedì d’inverno sondriese quando, da giovane docente di matematica e fisica in una scuola secondaria superiore del capoluogo valtellinese, comprai il primo numero de la Repubblica. Ricordo benissimo quella mattinata. Mi trovavo in Piazzale Bertacchi, davanti alla stazione ferroviaria della cittadina lombarda, in un assolato ma freddissimo mezzogiorno alpino con in mano appena comprato il primo numero all’edicola della stazione che conteneva una ventata di novità giornalistica di respiro nazionale. Ero tanto curioso che lo sfogliai velocemente con desiderio. Mi premeva leggerne titoli, sottotitoli e parti di contenuto.
Lo portavo in mano, orgoglioso della novità ma anche dell’emozione della prima volta. Non volevo sgualcirlo perché era tutto da scoprire. A quell’epoca non esisteva internet e, dunque, la lettura del giornale era un avvenimento importante della quotidianità della mia vita di giovane insegnante di discipline scientifiche. In più mi dava la sensazione di uscire dalle ristrettezze del piccolo centro lombardo dandomi la sensazione di essere trasportato, come in un racconto fantascientifico, nelle città che contano come Milano o Roma.
Conoscevo il nome del direttore Eugenio Scalfari e di alcuni membri del gruppo redazionale perché avevo seguito anni prima da studente l’esperienza scalfariana dell’Espresso. Quel settimanale, che io chiamavo il giornalone, a fogli grandi mi dava la consapevolezza di essere diventato subito un adulto, in quanto potevo dire che seguivo ”la politica”.
Ricordo quel giorno, anche per un altro motivo, perché nella stessa giornata la Gazzetta Ufficiale n.12 pubblicò le modifiche della legge 416 concernenti l’istituzione e il riordinamento di Organi Collegiali della scuola di ogni ordine e grado. Sono convinto che questa mia nota personale a molti potrà apparire superflua e inutile ma, per un insegnante di scuola media superiore che aveva preso sul serio la sua attività professionale di insegnamento della cultura scientifica, la cosa assumeva un’alta valenza culturale.
Come docente ero interessato a conoscere tutto ciò che potesse interessarmi in fatto di scuola e di educazione, perché avevo avuto in precedenza una nomina a tempo indeterminato e stavo per concludere il corso di abilitazione a Milano per l’insegnamento di matematica e fisica. In più, stavo per andare a Roma a svolgere la prova scritta del concorso a cattedre della classe XXXIII indetto con DM 5.5.73, ultimo concorso a carattere nazionale d’Italia che alla fine vinsi entrando nei ruoli ministeriali della docenza nazionale.
Questa lunga premessa è necessaria per dire che leggendo il primo numero e poi i successivi de la Repubblica notai questa coincidenza di data del primo numero del giornale di Scalfari e il riordino dei “doveri della scuola e del suo personale” nella società. Non si tratta di bruscolini ma di fatti politici importanti in un mondo, quello scolastico, che andava a braccetto con la cultura e la politica coinvolgendo l’intera mia personalità. Diedi una veloce scorsa ad alcune pagine perché prima del pranzo volevo fare una passeggiata. Avrei letto il giornale a casa, con calma, dopo aver pranzato.
Fu così che conobbi la Repubblica e i suoi contenuti. Da quel giorno diventai un convinto lettore. Fino a quel momento avevo letto con continuità il Corriere della Sera diretto per alcuni anni dal grande Giovanni Spadolini che mi piaceva per il tono giornalistico elevato che si avvicinava molto al quotidiano britannico The Times che compravo una sola volta la settimana la domenica (avevo pochi soldi) perché innamorato della cultura anglosassone e contemporaneamente per migliorare il mio inadeguato inglese.
La Repubblica mi piacque a metà. Apprezzai le scelte di politica estera. Trovavo notevoli convergenze in politica interna ed economica con il mio pensiero, intriso di modernità ma anche di tradizione, che mi portava a collocarmi politicamente a sinistra ma in una sinistra moderata e riformista non certamente massimalista. In più e finalmente trovavo un giornale che non parlava di calcio in modo ossessivo come facevano gli altri. Non sopportavo il calcio, le sue esagerazioni, i suoi eccessi e preferivo il rugby con le appassionanti telecronache del giornalista Paolo Rosi durante le partite del 5 Nazioni.
Con la Repubblica tuttavia trovai non solo consonanze ma anche discordanze e, soprattutto, divergenze su alcuni temi, come a mio parere la sua sconcertante e irritante adesione acritica e di sostegno alla ideologia della triplice sindacale che a mio parere stava distruggendo la scuola, oltre naturalmente ad altri fatti in cui si manifestava il mio pensiero di cittadino non influenzabile dalle linee di politica dei partiti.
Sono sempre stato un critico del comunismo sovietico e soprattutto italiano, al quale ho sempre rimproveravo la miopia politica di non aver aiutato il PSI a far diventare Craxi capo di un governo di centrosinistra. Trovavo la politica del Pci incomprensibile da questo versante, a maggior ragione preso atto della premessa che a mio avviso il nemico comune fosse la vecchia e avvilente DC piuttosto che il dinamico e rampante PSI. Certo nel mio modo di vedere c’era una certa ingenuità e una scarsa conoscenza del ruolo concreto e di potere che aveva la politica nella società. Ma io ero un giovane idealista e pensavo che il male venisse solo dal mondo conservatore democristiano, che manovrava nel buio della sottobosco politico rendendo lo sviluppo della nazione (a quel tempo era vietato parlare di Patria ma solo di paese, per giunta con la p minuscola) di difficile attuazione.
Dunque, le mie idee riformiste e moderate non coincidevano con quelle di Scalfari e non coincidono neanche adesso dopo quarant’anni di suo incessante e straordinario lavoro giornalistico. In poche parole ho capito che era necessario essere assai critico nei confronti di questo gruppo di filo “cigiellini” mascherati da innovatori che non potevo soffrire e che hanno accompagnato importanti campagne di stampa contro la caduta valoriale di morale ed etica della politica italiana. Certo ho aderito con entusiasmo alla sua linea politica antiberlusconiana ma, a quel punto, Scalfari non fu più il direttore della testata.
Orbene, con queste note critiche fuori del coro desidero concludere questo post ricordando che il giornale la Repubblica, comunque e in ogni caso, rimane una pietra miliare del giornalismo italiano che ha permesso agli italiani contrari al flauto magico berlusconiano di avere loro mostrato una linea politica rigorosa e profondamente etica in uno dei periodi più bui della lunga storia.
Grazie Eugenio Scalfari di averci accompagnato in questa quarantennale avventura. Mi dispiace, ma non ho collezionato alcun numero delle sue interessanti copie. Con stima.

lunedì 11 gennaio 2016

I dilettanti della politica di immigrazione.


Mai visti tanti dilettanti dell’informazione che coprono responsabilità politiche nel settore dell'immigrazione in Italia. A parole si mostrano esperti, competenti e preparati. Stucchevoli e, a seconda dello schieramento politico, moderati o radicali ripetono a memoria lo stesso ritornello che consiste nel dire molto e non fare nulla. In realtà sono degli improvvisatori coperti dal bollino doc dei partiti. In TV si ergono a paladini di competenze e straparlano fino all'inverosimile di politica dell'immigrazione come se fossero professori universitari.
Tra questi spiccano i “più competenti” ovvero i cosiddetti Responsabili della politica di immigrazione di tutti i partiti. In realtà questi “coordinatori delle chiacchiere” sono degli inutili e spesso dannosi demagoghi. I loro discorsi, spesso presentati più sul piano della filosofia e della morale dell'immigrazione che della concreta politica di immigrazione, sono tutti orientati a dare fiato e pubblicità all’opinione dei partiti. Niente proposte concrete. Nessun intervento per eliminare i disagi dei migranti e dei cittadini. Nulla che possa ridurre il divario culturale tra il ricco occidente cristiano e il bisognoso mondo musulmano.
Un folto gruppo di questi ciarlatani vanagloriosi recitano tutti la stessa poesiola imparata nelle sedi di partito. E cioè che da un lato è necessario accettare tutti i migranti e trovare loro la possibilità di rifarsi una vita e dall’altro non attendere un solo minuto e "buttarli a mare" tutti con respingimenti totali.
Tutti dimenticano due fattori. Il primo è il coordinamento dei processi di immigrazione con l'UE che è ineludibile e sul quale non spendiamo parola perché troppo conosciuto. L’altro è quello che ci interessa di più ed è la mancata formazione dei migranti.
Diciamo subito che il problema dell’immigrazione è culturale prima che politico. Questi migranti hanno la necessità assoluta di essere acculturati ai nostri valori e ai principi della nostra società laica. La separazione del potere religioso da quello dello Stato è per loro un buco nero conoscitivo che ignorano totalmente. Il loro problema è che non hanno la più pallida idea del senso e del ruolo che hanno le leggi di uno Stato laico nella vita della società. Sconoscono il significato dei nostri valori, non sanno che questi sono riconosciuti e tutelati costituzionalmente. In una sola parola non sanno nulla di come si dovrebbe vivere da noi. Ecco perchè urgono interventi formativi, scolastici di apprendimento immediati.
Due sono i settori in cui devono essere acculturati. Primo : devono imparare la lingua del paese in cui sono ospitati e intendono rimanere. Devono frequentare obbligatoriamente un corso almeno biennale di lingua e cultura italiana. Secondo: devono frequentare e superare dei corsi annuali di Educazione civica.
Solo dopo si potrà parlare di avviamento al lavoro. Solo imparando le maniere del vivere occidentale possono avere il via libera all'integrazione. Dov'è il ministro della PI che dovrebbe essere il perno centrale di questa politica? Dov'è il premier Renzi che parla solo di gufi? Che cosa sta facendo il governo a questo proposito? Dove sono le opposizioni che si oppongono a Renzi? Nulla. Assolutamente nulla. Tutti assenti. Ecco la ragione perchè i politici italiani sono assolutamente inadeguati al compito che la nuova società impone loro. In poche parole non sanno fare il loro mestiere. Te capì?

domenica 10 gennaio 2016

Alla ricerca del referendum confermativo perfetto (2° parte).


Siamo parzialmente soddisfatti. Non speravamo tanto. Ma “chi si accontenta gode” dice un problema. Conosciuto chi è responsabile della nostra parziale soddisfazione è già tanto che essa si sia potuta manifestare. Stiamo parlando di Eugenio Scalfari che nel suo articolo domenicale di oggi è ritornato sul referendum costituzionale “confermativo” cui Renzi ha legato il suo destino politico, compiendo notevoli progressi rispetto all'articolo precedente di domenica scorsa che noi abbiamo criticato.
Scalfari ha scritto oggi che la sua ipotesi, di un risultato elettorale che rischia di avere come protagonisti solo due elettori su tre, è che la maggioranza dei due che possono votare a favore di Renzi è “evidentemente” da considerare un’iperbole. In più ha cambiato opinione sull’ordine di grandezza, affermando che anche se il numero dei votanti sarà di “alcune centinaia di migliaia” su 40 milioni il problema persiste.
Dunque, almeno sul piano dell'ordine di grandezza, Scalfari ci ha dato ragione. Spostare la previsione da tre elettori a trecentomila (matematicamente individuabile da un numero approssimato esponenzialmente da 100 a 105) significa aver aumentato di ben cinque ordini di grandezza la previsione quantitativa precedente!
Ma noi siamo soddisfatti anche per un altro motivo e cioè per la tendenza ai numeri giusti che Scalfari ha introdotto con l’articolo di oggi, che sposta l'ipotesi da valori piccoli a valori considerevolmente più grandi. In questo modo Scalfari comincia a terremotare la sua idea disfattista di un referendum costituzionale “senza peso e senza senso”. Visto l'andazzo del suo pensiero siamo autorizzati a pensare che fra qualche domenica i numeri saranno ulteriormente aumentati a valori più consoni alla realtà, diciamo dai due votanti su tre iniziali a quindici milioni su quaranta milioni.
Ma quello che più ci irrita è un altro fatto. È come se questi numeri, comunque irrisori a suo parere, fossero ossessivamente anticostituzionali e non già per colpa della Costituzione che li prevede esplicitamente ma per colpa grave del Presidente del Consiglio! Insomma è colpa di Renzi se c’è la remota possibilità che a decidere potrebbero essere solo due voti su tre, pardon, di alcune centinaia di migliaia su 40 milioni.
Un seguace dello Stato di diritto come egli ha sempre dichiarato di essere non gli dà il diritto di prendersela con il suo avversario politico Renzi. È la Costituzione bellezza che dice questo.
Lo sappiamo che Scalfari non intende dire esplicitamente questo, ma lo lascia intendere, magari agli sprovveduti. Noi non lo siamo. E dunque la smetta di prendersela con Renzi. Se la prenda con la sua sinistra, quella della Ditta e, prima ancora, con quella di D’Alema e Prodi tanto per intenderci che per anni hanno gestito allegramente e furbescamente il Paese. Te capì?

martedì 5 gennaio 2016

Sunniti e sciiti: non è più possibile far finta di nulla.


L'infinita lotta dei musulmani sciiti con quelli sunniti, che si uccidono in nome dello stesso Dio, mostra che c'è qualcosa che non funziona nelle faccende religiose dei due. Noi non crediamo che il profeta Muhammad abbia voluto che finisse così subito dopo la sua morte. Dunque “c’è un problema”.
Ci chiediamo come sia possibile che musulmani che adorano la stessa divinità e che credono nello stesso libro sacro, chiamato Corano, devastano e incendiano le moschee dell'altro, che sono la casa del loro stesso Dio? Qui c'è qualcosa di incomprensibile e che gli stessi musulmani dovrebbero chiarire prima di tutto a se stessi e poi alla comunità mondiale. Non è possibile accettare che ci si uccida reciprocamente nel nome dello stesso Dio. Ai nostri occhi ciò non ci appare normale.
Siamo a conoscenza di come cominciò la storia appena dopo la morte del Profeta Muhamad. Ma la storia non può continuare così per sempre, perché tutto quest'odio fra gli stessi credenti del Corano introducono come minimo delle domande sulla correttezza e sulla opportunità della tesi dello scontro che si nutre di una rivalità religiosa. Non è possibile concepire questo scontro come se si trattasse di una cosa normale, perché normale non è.
Non facciamo i finti tonti, anche perché l'avvenuta globalizzazione non può accettare che si introducano violenza e terrore laddove invece è necessario avere pace e lavoro per tutti. Uno scontro tribale fra due fazioni religiose non può far subire al resto del mondo violenza, guerra e distruzione. E’ chiaro? Insomma, non è più tollerabile questa vicenda.
Senza entrare nei dettagli, è giunto il momento che si faccia intendere ‘a suocera e a nuora’ che nel 2016 non è più possibile continuare a fare la guerra per un motivo esclusivamente religioso. Certo, non è facile trovare ricette per risolvere la questione ma qualcuno deve intervenire. Non è possibile che una decina di Stati arabi, cinque sunniti e cinque sciiti, si possano permettere di creare guerre distruttive imponendo al resto della comunità mondiale dei 200 Stati aderenti all’ONU di subire le conseguenze. Ma l'ONU che ci sta a fare se non interviene? Non è ammissibile che cento milioni di musulmani sunniti litighino facendosi la guerra con altri cento milioni di musulmani sciiti mettendo in crisi il resto dell'umanità che è formata da circa sette miliardi di persone. L'ONU intervenga e metta intorno a un tavolo i capi di questi governi imponendo loro che queste questioni si possono e di devono risolvere in pace, col confronto delle idee, con calma, facendo uscire dalle loro dispute la violenza.
In Europa è stato fatto. Nessun cattolico o ortodosso che prega lo stesso Dio oggi metterebbe bombe in chiese o ambasciate per motivi religiosi. Ma stiamo scherzando? Non bastano quei pazzi e furiosi assassini del presunto califfato a uccidere gli innocenti e noi continuiamo a far finta di niente?

domenica 3 gennaio 2016

Alla ricerca del referendum confermativo perfetto.


Sapevamo da tempo che Eugenio Scalfari possiede una sua personalissima ricetta su tutto ciò che riguarda la politica. Ma l’ultima, che i referendum confermativi per valere devono ottenere almeno i 2/3 di partecipazione al voto dei cittadini, ci sembra una vera e propria presunzione. Da quando Berlusconi non è al potere Scalfari non sa più come passare a jurnata e si inventa proposte e idee appartenenti a una forma di Stato che esiste solo nella sua mente, in cui i referendum confermativi relativi a modifiche costituzionali per essere validi devono essere votati a suo giudizio da improbabili maggioranze bulgare.
Il fatto è che Scalfari vorrebbe una Repubblica Italiana in cui a votare sia almeno il 99% degli elettori a ogni competizione elettorale. Dimentica che questo ipotetico Stato, in cui ai referendum confermativi ci vogliono adesioni da regime teologico, dovrebbe prevedere per il cittadino l'obbligo di votare, pena l'ergastolo. E, soprattutto, dimentica che questo Stato, se esiste, si può chiamare solo dittatura.
Lui, liberal chic, innamorato della sua democrazia non riconosce al cittadino neanche il diritto di non andare a votare che è, lo si ricordi bene, identico e speculare a quello di andare a votare! Si sforzi di dimenticare, per qualche ora al giorno, l'idea che Berlusconi si sia camuffato da Renzi per continuare a governare con la solita “dittatura”. Si riposi ed eviti di essere ossessionato dall’idea che Renzi possa modificare la Costituzione con soli due voti su tre.
Prima di concludere una osservazione critica. Molti giornalisti di valore dei quotidiani nazionali stanno facendo a gara per dire la loro sull’idea di Renzi di dimettersi e mollare tutto se non vincerà il referendum confermativo di fine anno. L’aspetto buffo è che metà di queste penne pregiate dice che dimettersi dopo un eventuale fiasco al referendum è sbagliato. L’altra metà dice il contrario e cioè che deve dimettersi senza aspettare una sola ora dall’esito del referendum. Questo dimostra che Renzi qualunque cosa decida ci saranno almeno metà dei giornalisti contrari alla sua decisione, in-di-pen-den-te-men-te da tutto e da tutti.
Ma si può andare avanti in un paese così schizofrenico in cui non ci si mette d’accordo neanche sulla libertà di dimissioni di un premier? Ma fatela finita!

venerdì 18 dicembre 2015

Inutilità di mozioni di sfiducia individuali.


Non avendo alcuna fiducia nell’imparzialità dei media italiani, tutti schierati di parte, abbiamo voluto seguire il dibattito in tv sulla sfiducia della ministra Boschi cercando di rimanere i più neutrali possibili e basare il nostro giudizio solo sui vari interventi. Alla fine della maratona abbiamo capito molte cose del perché questo Parlamento italiano non funziona ed è totalmente inadeguato a svolgere il lavoro legislativo. Ma andiamo per ordine.
Intanto colpisce in modo penoso la differenza di valutazione negli interventi pro- e contro le dimissioni. Mai avevamo percepito come sia possibile svilire il ruolo del Parlamento come in questa occasione in cui si sono sentite spiegazioni così strampalate e sproporzionate. Attenzione che l’inadeguatezza delle spiegazioni riguarda entrambe le posizioni, contro e a favore di una tesi, nel dibattito. Ci siamo chiesti come sia possibile che davanti a un unico ed evidente fatto (il fallimento di quattro banche) si possano assumere due posizioni così diverse e discordanti. C’è da rimanere stupefatti per come sia possibile a una collettività di persone cosiddette “qualificate” di tutti gli schieramenti possibili sostenere tesi diametralmente opposte, antitetiche e persino assurde davanti allo stesso fatto.
Comprendiamo che la politica è l’arte del possibile, ma qui l’arte dal possibile si è spostata all’impossibile oltreché all’inverosimile. Sostenere che la ministra Boschi debba dimettersi perché si è trovata in lampante “conflitto di interesse” con il provvedimento preso dal governo, di cui lei fa parte, quando dopo il commissariamento di Banca Etruria deciso dal governo tutti gli azionisti compreso lei hanno visto azzerare il loro investimento, mi sembra un ragionamento totalmente irrazionale che fa scattare l’idea che il motivo della richiesta di dimissioni non ha nulla a che vedere con il fatto ma con la peggior politica. Una persona normale pensa che ci sia un conflitto di interessi se dopo un certo provvedimento governativo un ministro si sia arricchito e non impoverito. Ma se invece si trova ad avere perso tutto dove sta il “conflitto di interesse”?
D’altronde, chiedere le dimissioni perché il conflitto di interessi della ministra sta nel fatto che possedeva, prima di diventare Ministro della Repubblica, 1500 azioni da 1€ ciascuna circa, per un totale di 1500€, a noi sembra demente. Ci ricorda il furto di una mela di un poveretto che aveva fame condannato al carcere mentre il furto di milioni di euro di qualche furfante parlamentare assolto perché il fatto non sussiste.
Per altro verso difendere la ministra come hanno fatto alcuni parlamentari del Pd proponendo un ragionamento basato sul fatto che il partito nel quale milita è una garanzia di serietà e onestà a noi sembra insano. Dopo i fatti delle dimissioni del sindaco di Roma il Pd non può assolutamente essere paragonato ai socialdemocratici svedesi. Nel Pd la socialdemocrazia scandinava, cioè la serietà e l’onestà fatte in persona, è sempre stata intesa come qualcosa di astratto, di impossibile per i difetti e i vizi dei suoi iscritti che tutto hanno fatto tranne che proporre etica e valori. La vicenda di Bettino Craxi docet.
Come si può vedere alcune delle critiche spaziano nella più assoluta inadeguatezza sul piano della logica e del buon senso. Rimangono invece, pesanti come macigni, sul piano politico dove è possibile che entrambi gli schieramenti possano dare valutazioni opposte, cosa che non è ammessa sugli altri piani, compreso quello giudiziario di cui stranamente in questo caso non si ha traccia.
Insomma, dai vari interventi ci siamo convinti che anche questa ennesima prova di forza dell’opposizione per mettere in difficoltà il governo Renzi sia stata inutile, maldestra e inadeguata.
Aggiungiamo poi che in materia di conflitto di interesse bancario la Lega Nord è l'ultima a poter parlare, per l'incredibile vicenda legata al salvataggio di Banca CredieuroNord (banca di riferimento della Lega Nord) ai tempi di Bossi. E che dire di Salvini e Meloni che attaccano la Boschi sul conflitto di interesse oggi quando entrambi hanno chiuso tutti e due gli occhi sul mega-gigantesco conflitto di interesse berlusconiano su televisioni, banche, giornali, mega acquisizioni e addirittura su prostituzione di minorenni in cui questa stessa gente che oggi accusa la Boschi ieri ha votato un ordine del giorno parlamentare in cui si è dichiarato che la minorenne prostituta Ruby era la nipote di Mubarak? Semplicemente ridicolo.
Ci dispiace per il M5S che avrebbe potuto utilizzare lo stesso tempo per incalzare il governo a costruire progetti politici che migliorano l’economia, la cultura, la finanza e tanto altro. Ma anche qui non si può pretendere 100 da chi potenzialmente può dare solo 10!
Con queste premesse il quadro inizialmente fosco è diventato successivamente chiaro: si è trattato della ennesima pagliacciata di una opposizione sbrindellata che non sa fare bene il suo mestiere. I poveretti non hanno capito che se Renzi è stabilissimo al potere la colpa è esclusivamente delle cretinate di decisioni che i loro gruppi prendono nei loro partiti. Brunetta docet! In ogni caso non è una faccenda seria. Archiviamola. Te capì?

lunedì 14 dicembre 2015

Dalla mancanza di controllo alla mancanza di formazione.


Controllo e formazione sono le due paroline magiche che ci introducono alla critica politica odierna. Quale controllo e quale formazione? Di che si tratta?
Il controllo degli atti delle istituzioni in una società occidentale, moderna e complessa come quella italiana è fondamentale. Guardate Roma e i suoi vigili urbani. Sono ormai decenni che questa categoria, al limite tra il ridicolo e la provocazione casareccia, non controlla nulla. Badate bene che nessuno pretende che essa faccia lavori supplementari. In verità non fanno neanche il minimo sindacale e la città è allo sbando. Il controllo è fondamentale.
Ebbene, in Italia il controllo è statisticamente inesistente. In certi casi si verificano collusioni tra controllori e controllati e si mettono in comune sinergie tra potere politico e potere sindacale per svuotare di senso i controlli o addirittura abolirli.
Dove invece siamo alla "istigazione a delinquere" per omessa vigilanza è la Banca d’Italia e la Consob. Com’è noto centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori sono stati recentemente truffati dalle banche popolari che hanno venduto a pensionati, e sprovveduti piccoli investitori, titoli tossici chiamati derivati. Un pensionato dopo la scoperta che aveva perduto tutti i suoi risparmi si è addirittura tolto la vita. Il tutto mentre gli organi di controllo tutto hanno fatto tranne che controllare. Stiamo parlando della Banca d’Italia e della Commissione di Borsa che per statuto hanno l’obbligo di vigilare, controllare, ispezionare, verificare che le banche non facessero i “furbetti del quartierino”. Non hanno fatto nulla e hanno lasciato che le banche potessero truffare piccoli risparmiatori in maniera indisturbata.
Chi controlla i controllori? Qui sta il problema: chi ha la responsabilità di controllare i controllori? Tutti, controllori, sottocontrollori, “bigliettai e conduttori“ dovrebbero essere licenziati e sottoposti a processo. Se tutto questo in Italia si è sempre verificato e continua a verificarsi è anche colpa della mancata formazione dei cittadini alla cultura finanziaria ed economica. Abbiamo una scuola che non ha nei propri curricoli alcuna disciplina di insegnamento inerente a finanza, economia e diritto.
A parte una sola ora di diritto negli istituti per ragionieri tutti i giovani italiani vengono tirati su a quintali di pseudo-educazione letteraria e scientifica che fa letteralmente pena a causa di una didattica inefficiente e, soprattutto, a causa delle infinite e ripetute interruzioni della didattica mediante assemblee sindacali, assemblee di istituto, assemblee di studenti, assemblee di bidelli, assemblee di personale di segreteria, riunioni inutili di organi collegiali in cui si blatera di tutto e del contrario di tutto e si spaccia per democrazia una gigantesca operazione di marketing di pseudo-sindacalismo inservibile e pleonastico in cui si dis-educano i giovani ad avere solo diritti e nessun dovere.
Ebbene, in una scuola del genere governo e sindacati avrebbero dovuto far entrare nei curricoli da molto tempo una materia chiamata “Elementi di Diritto, Finanza ed Economia” come hanno fatto da decenni i paesi nord europei in modo tale da creare cittadini consapevoli di che cosa significa investire i propri risparmi in titoli bancari tossici.
E poi i renziani parlano di “buona scuola” mente gli antirenziani sono il “nulla mischiato con il niente” che civettano con i renziani di proposte inservibili. In Francia, davanti a un pericolo reale per la democrazia come l’avanzata dei razzisti del Fronte Nazionale, il partito socialista del Presidente della Repubblica ha invitato i propri sostenitori a votare il partito concorrente moderato per bloccare l’avanzata di Marine Le Pen. In Italia, viceversa, l’opposizione moderata si allea addirittura con i razzisti della Lega Nord. Semplicemente disgustoso!

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