lunedì 9 luglio 2007


Il Sindaco di Roma Veltroni afferma "Si al referendum, ma non firmo".

Francamente non ce lo aspettavamo. Diciamo la verità, in questi ultimi anni il Sindaco di Roma, che ha conseguito successi su successi nel governare l'ingovernabile capitale della Repubblica, ci aveva dato l'impressione di essere un Asso nella manica per il Paese. Ci aspettavamo che al momento buono uscisse dagli affari cittadini della municipalità per affrontare i grandi problemi nazionali della vita del Paese con sicurezza, logica, chiarezza, trasparenza. Cosa abbiamo visto? Il vecchio modo di fare politica. Interpellato perchè non andava a firmare il referendum sulla riforma elettorale se ne è uscito alla maniera dei vecchi volponi della prima Repubblica: "si, sono d'accordo ma....". Incredibile. Forse adesso capiamo. Quando si avvicina l'ora delle decisioni i politici italiani (tutti) perdono la testa e non vogliono scontentare nessuno. Per cui siamo al "vorrei ma non posso"! Allora diciamola questa verità scomoda. Il Sig. Veltroni, da poco il Signor Ni, sta diventando la fotocopia sbiadita del Sig. Prodi. Entrambi hanno immolato sull'altare della coesistenza con la sinistra massimalista di governo un colossale inciucio alle spalle della governabilità e delle grandi scelte politiche di cui ha bisogno l'Italia. E la delusione è enorme. Vorremmo dire al Sig. Veltroni che se per caso avesse intenzione di risolvere i problemi del nuovo partito democratico come ha fatto a Roma con le cose cittadine, cioè a pezzettini e quando conveniva, noi non lo seguiremo. Se lo metta bene in testa che con le panzane alla Prodi noi non ci caschiamo più. Capito? Nella capitale il Sindaco, lo riconosciamo, ha risolto molti problemi ma ne ha eluso almeno altrettanti. Un esempio? Le buche stradali che a ogni pioggerella diventano enormi pantani. I trasporti pubblici che fanno meravigliare negativamente per la loro insostenibilità persino gli abitanti ghanesi di Accra che nella loro città hanno trasporti puliti e puntuali. I tassisti, in verità i tassinari romani, che fanno accapponare la pelle ai clienti alla sola idea di salire su una loro macchina con la scritta SPQR: al loro confronto i tassisti di Bombay sono persone ordinate, educate e solerti. Il racket dei posteggi abusivi in cui si permette a parcheggiatori pregiudicati di pretendere il pagamento del pizzo sul posteggio per evitare di farsi rigare la macchina. La Metropolitana di Roma che fa indignare persino gli abitanti delle favelas brasiliane per la sporcizia e la mancanza di sicurezza. La prostituzione sulle strade consolari romane che fa paura anche ai delinquenti dei racket. I frequenti casi di abusivismo dovuti o alle pedane dei bar e ristoranti che occupano illegalmente aree di posteggio o, peggio, a costruzioni abusive che sistematicamente nascono come funghi nell'intera città senza poi metterle giù come ci si aspetterebbe. Le baraccopoli che sorgono a Roma nei luoghi più incredibili, come lungo il Tevere ma anche a Colle Oppio a due passi dal Colosseo. Zingari e barboni che fanno quello che vogliono permettendosi di aggredire anche polizia e carabinieri se disturbari nella loro pratica di accattonaggio selvaggio. E così via... Ma si può andare ancora avanti così?

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