Siamo stati restii fino all’ultimo se pubblicare o meno questo post su Berlusconi. Avevamo quasi dimenticato che il padrone di Mediaset esistesse ancora dopo la sua condanna definitiva del Tribunale di Milano e la sua inevitabile fuoriuscita dal Parlamento per indegnità. Decenni di sue scorrettezze politiche per conflitto di interesse e di sue invasate imposizioni al Parlamento, una delle più disonorevoli è stata la mozione a difesa della “nipote di Mubarak”, hanno prodotto in noi irritazione e sdegno per qualunque cosa quest’uomo insolente abbia fatto e continua a fare.
Oggi facciamo un’eccezione, perché le notizie della scalata a Mediaset del colosso francese Vivendi, società francese attiva nel campo dei media e delle comunicazioni, ci impone di fare chiarezza sulla vicenda.
L’episodio dimostra in modo inequivocabile che Berlusconi è nei guai, perché dopo essersi preso molte zucche pregiate a prezzi di svendita sul territorio nazionale adesso rischia di perdere tutto il cocuzzaro per la scalata ostile di Vivendi sul suo gioiello di famiglia Mediaset, il famoso “giocattolo di borsa” che gli ha permesso di diventare il più ricco italiano di tutti i tempi e scorrazzare per decenni nel panorama televisivo e finanziario italiano al limite del codice penale con il portafoglio pieno.
Adesso rischia di perdere moltissimo. Se avessimo davanti Berlusconi gli chiederemmo perché non si è cautelato in tempo in borsa mantenendo il 51% della proprietà di Mediaset? Perché ha voluto rischiare scendendo al 38,8% del capitale della sua azienda? Ha voluto fare altri affari furbeschi e adesso è costretto a pagare per il suo essere ingordo?
Se adesso avesse avuto la maggioranza assoluta delle azioni non avrebbe avuto nulla di cui preoccuparsi e non avrebbe dovuto gridare allo “scandalo”, come dice lui, dell’assalto dei galli francesi. E per favore finiamola con la favola della “difesa della italianità” del gruppo televisivo privato. Se ne può fare a meno. Un noto proverbio afferma che “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Se le cose stanno così Berlusconi è “bello e morto” come venne descritto Pinocchio da uno dei dottori che lo visitò al capezzale.
E poi diciamo la verità: anche se la francese Vivendi dovesse fare l’Opa e pigliarsi tutta Mediaset forse, per noi italiani, sarebbe meglio perché così finirebbe una volta per tutte questa odiosa cappa ricattatoria posta sulla politica da questo infido individuo che ha avvelenato la vita politica italiana per un quarto di secolo alterando mercati, politica e finanza italiani.
venerdì 23 dicembre 2016
Berlusconi e il proverbio chi è causa del suo mal pianga se stesso.
sabato 10 dicembre 2016
Referendum, ingiustizie e democrazia perduta.
Siamo ritornati alla casella iniziale, come nel gioco dell’oca. Il Referendum ha dato il suo verdetto: quelli del No hanno vinto, salvando la “Costituzione più bella del mondo”. Renzi invece, e tutti quelli del Si, ha perso. L’azzeramento di una classe politica rampante personificata da Renzi è sotto gli occhi di tutti.
Quello che rimane difficile comprendere è per quale strano motivo un governo cade senza essere sfiduciato in Parlamento e, soprattutto, senza che in ballo ci sia stata la sua politica e la visione della società che esso sottintendeva sotto la lente del popolo.
Si dice che il Si è stato battuto, dunque per la proprietà transitiva anche Renzi, che deve andare a casa. Ma non ci risulta che il quesito referendario dicesse “volete voi mandare a casa il premier Renzi”? A noi ci risulta che si votava sull’eliminazione del bicameralismo paritario e altro.
Siamo perplessi, non perché Renzi non meritava di essere sfiduciato. Al contrario, Renzi nel tempo si è dissociato sempre di più dal ruolo di cittadino consapevole di avere un mandato di rinnovamento della classe politica e si è rivelato alla fine come un sistema di potere di bassa qualità in grado di mettere nei posti chiave della società i suoi uomini. Per carità, così fan tutti ma Renzi non poteva e non doveva farlo proprio perché si è presentato come il rottamatore della vecchia politica e dei dinosauri politici. Dunque, il Referendum ha tolto in modo netto tutte le giustificazioni del renzismo.
Renzi ha perduto non perché le sue ragioni non fossero valide ma perché si è alienato la fiducia degli italiani. Novello Berlusconi come quello autentico - che si era desintonizzato dai cittadini dicendo con sfrontatezza che gli italiani stavano bene e che gli aerei per i viaggi e i ristoranti erano sempre pieni di gente che si divertiva - Renzi ha lasciato correre con pigrizia ingiustificata temi delicatissimi sul piano sociale e politico.
Ne ricordiamo qualcuno: l’immigrazione incontrollata e delinquenziale, la criminalità finanziaria del sistema bancario aiutato politicamente e finanziariamente in modo vergognoso dalla Presidenza del Consiglio, amministratori che hanno fatto perdere ai poveri correntisti tutti i loro risparmi, conti pubblici e spesa fuori controllo, debito pubblico alle stelle senza aver fatto nulla per diminuirlo, criminalità mafiosa e microcriminalità affamate e assetate di delitti senza che sia stato fatto nulla per fermarle, politica di sicurezza folle e inefficace (se mai ce n’è stata una) certificata dalle centinaia di casi di omicidio e femminicidio e, ultimo in ordine di tempo, il caso scandaloso della studentessa cinese scippata dai criminali e morta nell’umano gesto di rincorrere i suoi aguzzini) e mille altre ingiustizie prodotte sempre dai più forti sui più deboli.
Qui non c’entra nulla il referendum e il suo significato costituzionale. Qui è entrato in ballo l’ennesimo scempio del “senso della giustizia”. Si è permesso a una pletora di “furbetti del quartierino” mai condannati, a causa di un sistema giudiziario obsoleto e inefficace, di scalare immeritatamente i ruoli dirigenziali di tutte le specie pubbliche e private per sfruttare col massimo di utilità e cinismo il potere del loro ruolo nella società.
Onorevoli e senatori che con le loro lobbies hanno creato poteri personali e clan familiari ai danni dei cittadini, amministratori mascalzoni che hanno sempre beneficiato della protezione del potere politico, dirigenti che hanno spremuto le casse dello Stato per soddisfare sete di potere e denaro in tutti i gangli della società, etc.
C’è da aggiungere un altro aspetto, e cioè che il problema dell’Italia di oggi non è tanto la classe politica che è pessima ma la società civile che si è imbarbarita nel tempo fino a diventare rozza e primitiva. Abbiamo la “più bella Costituzione del mondo” ma anche il più inutile e costoso Parlamento del mondo, polverizzato in 23 gruppi politici che si fanno convocare al Quirinale dal Presidente della Repubblica e non hanno nemmeno il tempo di prendere un caffè. Un Parlamento che ha messo in evidenza una autentica transumanza ignobile di parlamentari trasformisti da un partito agli altri. Ben 245 parlamentari in questa legislatura hanno cambiato casacca perché votati onorevoli in un partito e subito dopo transitati disonorevoli in un altro.
Renzi ha perduto perché si è alienato la società in sincronia e in sinergia con i suoi complici più o meno mimetizzati da circensi di dubbie qualità parlamentari che dall’opposizione hanno giocato lo stesso ruolo del governo in Parlamento: demolire l’idea stessa di democrazia. Tutti complici anche quando fingevano di fornire accuse e proposte irragionevoli e provocatorie (ricordiamo i cinque milioni di emendamenti proposti dalla Lega Nord in Parlamento sulla discussione di riforma). Con i loro lauti stipendi e vitalizi i nostri illustri parlamentari hanno dato una giustificazione ai Berlusconi prima e ai Renzi dopo, imponendo di mungere lo Stato per i loro squallidi interessi.
Una vergogna mai terminata che si è manifestata in tutta la sua gravità nella recita che tutti vogliono andare a votare e far decidere il popolo sovrano. Senza una legge elettorale valida è tutto un gioco e una manfrina inutile per prendere in giro i cittadini: i più deboli, i giovani e i senza lavoro ancora ad aspettare che si realizzi l’art. 1 della Costituzione. Mentre Lor Signori con lo champagne si stanno preparando al gioco del Carnevale del nuovo anno.
martedì 6 dicembre 2016
E adesso?
Renzi è stato sconfitto con una sola lettura e senza alcun ping pong. Il cosiddetto "popolo sovrano" ha emesso il suo verdetto: bocciatura totale della sua Riforma costituzionale e conseguenti dimissioni da Capo del governo. Questo il fatto che intendiamo brevemente commentare.
Rare volte nella politica italiana è apparso dalle urne un giudizio così netto di bocciatura. Le cronache dicono che una analoga bocciatura è avvenuta alcune decine di anni fa a un altro politico toscano che dovette dare le dimissioni per aver perduto il referendum sul divorzio: Amintore Fanfani. Non è nostra intenzione fare raffronti politici. Diciamo solo che entrambi i politici toscani sono simili nel temperamento e nella personalità.
Il fatto importante però è un altro. L'Italia non ha e non avrà mai una stabilità politica vera con un premier in grado di rappresentare l'intero paese. Perchè? La risposta è sempre la stessa: perchè gli italiani non sono un popolo ma un suq di mercanzie di popolo e non si sentono rappresentati da una sola persona perché non hanno la cultura dei popoli democratici nordeuropea.
Gli italiani sono politicamente sintonizzati a far trionfare vizi atavici del nostro Paese: l’immobilismo, la palude, l'anarchia, l'individualismo, la tendenza a dedicarsi all'imbroglio, pensano al proprio orticello e non sono in grado, anche volendo, di dedicarsi con onestà e senso etico al bene comune. Naturalmente tutto ciò deve essere inteso in senso statistico, non assoluto. Le eccezioni, come si dice in gergo, confermano la regola.
Hanno una visione tribale della politica, che loro eufemisticamente definiscono "per correnti", che si è mantenuta invariata dall'era dei Comuni ad oggi, con qualche cambiamento di facciata e di adeguamento ai nuovi tempi e alle nuove tecnologie.
C’è un rischio in tutto ciò e cioè che il primo Masaniello o comico che passa dietro la commedia della rete e della democrazia digitale (favola che nasconde attraverso i clic dei mouse di un gruppetto di elettori certificati un vuoto di etica e di competenze colossali) possa prendere il potere e far prevalere la sua natura di destra post-fascista al governo del paese.
Noi siamo sempre stati antifascisti e anticomunisti. Da sempre. Continueremo ad esserlo anche adesso. Ma siamo anche anti populisti. Dietro all’ideologia degli slogan che "destra e sinistra sono tutti uguali" si nasconde una smisurata sete di potere qualunquista pericolosa più del referendum bocciato.
Da questo osservatorio non avremo peli sulla lingua a denunciare il plagio di una visione di nuovi furbetti del quartierino che vogliono prendersi “cocuzze e cocuzzaro” nascondendo la loro visione politica anarchica e di potere.
Se il referendum ha avuto il senso di eliminare la prospettiva dell'uomo solo al comando è altrettanto pericoloso lasciare ai vuoti e demagogici populisti di un'ala del suq politico italiano la rappresentanza dell'intera nazione.
Raggi docet.
sabato 3 dicembre 2016
Referendum costituzionale e schifezze varie.
Un bellissimo strumento musicale messo nelle mani giuste può far diventare uno spartito una sinfonia musicale stupefacente. Un bellissimo strumento politico invece messo nelle mani sbagliate diventa certamente una schifezza e solo una schifezza.
Ecco il problema degli italiani in questo scorcio di anno del 2016: al referendum di domani 4 dicembre 2016 se non viene trovata la risposta giusta si rischia di portare il paese alla rottura dell’idea comune di popolo. Di questo si tratta. La trasformazione del referendum da strumento politico ad accorgimento tecnico per scardinare il governo è un pericolo gravissimo.
Il referendum di per se è un bellissimo strumento politico che potrebbe migliorare molto la vita dei cittadini ma se utilizzato male e per fini diversi da quello istituzionale per cui è stato concepito può diventare uno stupro a tutti gli effetti della mentalità politica della popolazione italiana.
Alla voce Referendum il dizionario della lingua e della civiltà italiana del De Felice recita:
«forma e istituto di democrazia diretta per cui tutto l’elettorato decide con il voto su problemi dell’ordinamento costituzionale e giuridico dello Stato».
Da nessuna parte c’è scritto che un referendum serve per "mandare a casa" un Presidente del Consiglio col suo governo. In tutte le nazioni del mondo i referendum valgono per quello che chiedono ai cittadini, come ha ben detto Emidio De Felice nel suo dizionario. Solo in Italia le regole non valgono. Qui, “dicesi” referendum «quell’istituto elettorale che fa apparentemente votare i cittadini su un quesito costituzionale con lo scopo sottinteso di servire e far dimettere il Capo del governo». Ma vi pare normale questo fatto? A noi sembra una imposizione fuori da qualunque regola.
Il referendum dovrebbe essere, a nostro parere, un evento bellissimo, affascinante perché dovrebbe risvegliare nei cittadini il desiderio, la consapevolezza e la coscienza della partecipazione diretta alle scelte politiche del paese in sinergia col Parlamento. Dovrebbe essere una festa, una cornice di festeggiamento a un evento che unisce e non divide.
In Italia tutto questo non vale perché Referendum significa altro.
Come abbiamo potuto notare in questo ultimo mese di campagna referendaria, referendum significa vomitare dalla parte del no improperi, accuse indimostrabili e offese di tutte le maniere mentre da parte del si tentativo malriuscito di chiedere di discutere del cosiddetto “merito” della riforma, senza apprezzabili risultati. Alla fine purtroppo quello che conta non è il risultato del dibattito - cioè conoscenza, sapere e partecipazione della riforma costituzionale - ma cosa farà il Presidente del Consiglio se perde.
Tutti i partiti e i loro onorevoli hanno in questa campagna referendaria mostrato il lato peggiore di se stessi e hanno confermato che in questo paese non basta una riforma costituzionale, anche la più bella possibile, perché il livello socio-culturale dei suoi cittadini è così mediocre, inadeguato e carente che saltano le stesse regole. Si tratta di una gigantesca vergogna nazionale in cui quasi tutti i contendenti sono caduti nel trappolone dell’astuzia dei capi popolo demagoghi e populisti ai quali non interessa un fico secco del dopo voto. La dimostrazione sta nell'invito a votare con "la pancia". Per rimanere in tema è semplicemente stomachevole.
Finalmente è finita. Non se ne poteva più. Ma che fatica e quanta frustrazione ha portato con se questo terremoto culturale e metodologico che ha distrutto una ordinata vita sociale in un cumulo di macerie alla stessa maniera di un terremoto sismico.
giovedì 24 novembre 2016
Due cose per cominciare.
L’Italia prima di una crisi economico-finanziaria soffre di una crisi ancora più grave. Si tratta di una crisi di identità che ha origini lontane e che si è aggravata sempre più con la crisi della attuale globalizzazione.
La crisi di identità riguarda un paese incompiuto, non completato nei suoi fondamenti di valori, di popolo, di senso. Vero è che il paese ha una Costituzione tra le più belle del mondo ed è altrettanto vero che ha istituzioni che almeno teoricamente sono funzionanti. Ma è tutto di facciata.
In realtà oltre la siepe il buio, oltre la forma il vuoto, oltre l’apparenza la disvalorietà di qualunque fattore di coesione nazionale. Insomma, ci tiene uniti non la comunanza di un popolo, ovvero l’«idem sentire» dei cittadini come ha detto qualcuno, ma l’obbligo di stare insieme.
E’ evidente che in queste condizioni si permane in uno stato di provvisorietà e di incertezza dai quali non se ne esce. Sarebbe necessario uno scatto di orgoglio, una accelerata su come sentirci più uniti, una ragione che superasse le divisioni.
Il referendum costituzionale e il conseguente imbarbarimento della campagna elettorale è un campanello di allarme che ci informa che si sta superando la soglia oltre la quale si rischia di sbriciolare le ragioni per le quali un popolo sta insieme. Questo fatto poi mina addirittura, in modo irreversibile, la tenuta dello Stato per l’enorme debito accumulato e per l’incapacità del potere politico di combattere la criminalità e di punire i colpevoli di reati che quotidianamente intossicano i cittadini.
L’immigrazione, l'ingiustizia dei tribunali con l'inefficienza e la durata pazzesca delle sentenze, nonchè i forti squilibri economici degli italiani fanno il resto. Che fare? Non vogliamo entrare nel discorso politico-parlamentare perché non si riuscirebbe a mettere d’accordo due soli parlamentari su 630 deputati tanto è avvelenata l’aria che si respira nel Parlamento.
La soluzione non potrà mai essere veloce e indolore. Non sappiamo neanche se esiste. Certamente si potrebbe provare. Una attività legislativa che potrebbe metterci nella giusta via dovrebbe partire a nostro avviso da due esempi che desideriamo proporre alla riflessione di chi ci legge.
Primo esempio. Giappone, gigantesca voragine con un cratere di 30 metri inghiotte una strada: la ricostruzione è avvenuta in una sola settimana nonostante che si siano verificati interruzioni di corrente e di forniture di gas e di acqua!
Secondo esempio. Stati Uniti: in meno di una settimana la magistratura ha condannato un politico accusato di corruzione mandandolo in galera per 15 anni!
Ecco cosa avrebbe bisogno l’Italia per ripartire! Esempi concreti e condivisi di efficacia straordinaria. Finchè non si realizzeranno esempi come questi saremo destinati all’irrilevanza e all’imbarbarimento della nostra società.
martedì 22 novembre 2016
Politica mondiale e sghignazzate.
Oggi desideriamo criticare due politici che hanno letteralmente trasformato in negativo la politica internazionale di quest’ultimo anno. Non sembri un pregiudizio. Si tratta solo di scoperchiare le pentole del diavolo che essi hanno riempito con degli ingredienti della peggiore politica che si potesse immaginare e cucinare.
In un periodo di forti contraccolpi di tutti i tipi nel mondo la coppietta di cui vogliamo parlare si presenta da sola. Eccola qui. Si tratta del duo più famoso: Donald Trump e Nigel Farrage. Osservate la foto. Non è un autoritratto effettuato con uno smartphone ma una foto ufficiosa, la prima che il neo Presidente degli Stati Uniti ha voluto fare con un politico straniero (mica tanto) dopo il trionfo elettorale.
Qui non parleremo di populismo, né di ricchezza, né di identità nazionale e neanche di spiritosaggini e di battute che li riguardano. Sono temi che non ci appassionano e che non significano nulla. Significa molto viceversa il contesto nel quale si articolano le cose dette e soprattutto significa molto il loro programma politico conseguito totalmente, se è vero che sono riusciti ad ottenere l’impensabile fino a qualche anno fa.
Guardate lo sfondo della foto: tutto in oro. Non sappiamo se sia di oro massiccio o di verniciatura ma non è questo il problema. Una foto con una parete del genere ci ricorda le abitazioni degli emiri o dei monarchi alla Re Sole. Per noi che amiamo la sobrietà è bruttissimo. Francesco d’Assisi si sarà rivoltato nella tomba.
Osservate la risata di entrambi. No, non è una risata. E’ una sghignazzata di quelle che si fanno nei pub dopo pinte e pinte di birra ingurgitate una dopo l’altra o in un saloon di una cittadina del Texas tra avventori cow boy o mandriani di mucche che fanno le spacconate. E per par condicio potrebbe sembrare la risata sguaiata in un’osteria romana di due avventori che brindano a base di litri di vinello bianco dei Castelli romani trangugiati nel mentre si canta uno stornello romanesco. La similitudine dei tre casi è perfetta.
Meno perfetto è invece il risultato delle votazioni dei britannici e degli statunitensi che credevamo fossero popoli seri. Evidentemente sono cambiati.
Si dice che il voto libero non è criticabile. E’ possibile sotto il profilo politico e sociale ma non certamente dal punto di vista psichiatrico. Qui non è in ballo la sovranità popolare delle due nazioni di lingua inglese. Il duo è libero di pensarla come la vuole. Qui è in ballo il funzionamento dell’intero pianeta per quanto concerne la politica e le sue ricadute nella vita di miliardi di cittadini. In un mondo globalizzato non si può erigere un muro e coltivare il proprio orticello senza pensieri. I loro programmi sono letteralmente disgustosi negli obiettivi e nei mezzi per ottenerli.
Ma torniamo alla foto. Guardate il gesto della loro mano. Quella di Trump è il gesto del “go on”! ovvero del “e vai” siamo i più forti. Non pretendiamo il bon ton ma a quei livelli di ruolo è inopportuno. Ma loro non lo capiscono e se ne vantano. Farrage poi sghignazza ancora di più con la bocca spalancata del “li abbiamo fatti fuori tutti” e il suo vicino è l’uomo del K.O. Per non parlare dell’abbigliamento: alla camicia di Trump manca la cravatta, forse l’ha data a Farrage che ne ha usato un pezzo per allungare la sua abbondantemente oltre il consentito.
Il mondo è nelle mani di due soggetti del genere. Triste vicenda del viale del tramonto di quello che fu la più grande democrazia del mondo, faro di civiltà del passato. Il presente è un’altra cosa.
domenica 20 novembre 2016
Referendum e imbrogli.
Il M5S ha detto di fare attenzione perché è molto probabile che all’estero ci saranno degli imbrogli con le schede elettorali relative al referendum costituzionale. Partiamo da qui per fare un’analisi più generale della vicenda in modo tale che si elevi un tantino sopra il particulare della votazione referendaria.
Il problema dell'Italia di oggi non è il referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. Il vero problema dell'Italia sono gli italiani. Detto in parole differenti il referendum dovrebbe essere un altro e cioè se “gli italiani vogliono o meno diventare finalmente a pieno titolo cittadini di una nazione vera” oppure se continuare a nascondere la triste verità di essere una pseudo-nazione divisa su tutto e costituita da un’accozzaglia di individui messi insieme per trarre il massimo profitto col minimo di responsabilità.
Solo in Italia esiste una moltitudine di persone che considera la Nazione uno strumento utile ai propri interessi. Solo in Italia questa moltitudine manca totalmente di senso civico e morale e opera in modo tale da piegare a proprio interesse il senso dello stare insieme di un paese. Un altro popolo al loro posto avrebbe potuto far diventare lo Stivale un paese ricco, senza debito e ascoltato nel mondo. In verità il cosiddetto “sistema Italia” ha meticolosamente depredato lo Stato di tutto, procurando alla collettività un debito gigantesco sia sotto il profilo finanziario e, soprattutto, sotto il profilo della sfiducia degli italiani che non si fidano dei propri connazionali e ognuno pensa per sé infischiandosene delle regole. Il solito burlone attribuisce ad Einstein l’aforisma che “il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno a guardare”. Scherzando si dice la verità.
La cosa più sgradita però è un’altra: tutti fanno finta che “il debito” non esista, soprattutto i politici che l'hanno procurato sono in testa a questa corsa all’ipocrisia e ad accollare il guaio agli altri. D'altronde c’è un detto storico che dice : “abbiamo fatto l'Italia adesso ci rimane il compito di fare gli italiani”. Ciò dimostra proprio questo vuoto civico e civile che amareggia il paese.
Ebbene, uno dei tanti problemi che affliggono gli italiani è l’essere bugiardi. Dicono sempre bugie. Sfidiamo tutti a ricordare di trovare un solo italiano da loro conosciuto, oltre naturalmente loro che si sentono sempre onesti per grazia divina, che non abbia a che fare con le bugie. Attenzione, bugie al plurale non al singolare. Si perché gli italiani sono sempre recidivi, come i fedeli che si vanno a confessare dal sacerdote e dichiarano che quella è stata sicuramente l’ultima volta che hanno commesso quei peccati. Da domani si cambia, come il fumatore che ha deciso di togliersi il vizio.
Tutti gli italiani mentono. Mente il commerciante quando afferma che nel commercio non esiste il peccato. Mente il bancario quando vende titoli truffa all'ignaro cliente che crede di investire bene i suoi soldi e si ritrova poi con una vera e propria spazzatura bancaria in mano. Mentono i politici quando presentano firme false relative alle liste dei candidati alle elezioni. Mente il vicino di casa del condominio che ristruttura abusivamente l'appartamento nascondendo al Comune l'abuso. Mentono i benzinai che imbrogliano sulla qualità della benzina e truccano l’erogatore del combustibile. Mentono i salumieri che spacciano per vero grana padano un formaggio avvelenato proveniente dalla Cina. Mentono spudoratamente di nuovo i politici quando intervengono nei processi legislativi e dicono una cosa per poi votare una legge al contrario. E mentono i sondaggi degli italiani. Qui mentono sia i sondaggisti che modellano i risultati, sia gli intervistati che non vogliono dire la verità per paura di essere scoperti.
Il prossimo referendum a sentire questi soloni è perduto in partenza. E’ da sei mesi che la stampa martella la sconfitta del si e la vittoria del no, mentre secondo noi è possibile che si verifichi qualunque risultato con qualunque percentuale.
La dimestichezza con la bugia caratterizza un popolo di sessanta milioni di cittadini tutti imbroglioni compresi i falsi invalidi, i commercialisti alle prese con le dichiarazioni dei redditi dei propri assistiti, gli avvocati che difendono i loro clienti, ma anche i preti pedofili che ricordano la parola di Gesù a loro modo acciocché si "facciano venire loro anche i bambini". Hanno più dimestichezza gli italiani con l'imbroglio che qualunque altro popolo con la pratica del segreto. Nel Bel Paese la privacy è tanto osannata che le finestre delle case sono protette non solo da vetri col merletto della tendina come nei paesi luterani ma contemporaneamente da tapparelle, persiane, grate e vetri antiproiettili installati non per il solo motivo di coibentazione ma principalmente per aumentare la segretezza degli “affaracci propri”. In Italia il cattolicesimo ha convissuto con l'imbroglio fino al punto di farsi confessare “religiosamente” i peccati e assolvere i fedeli come se i reati comunicati non fossero mai stati commessi secondo il motto “libero Stato in libera Chiesa”: peccato e peccatori sostenuti a vicenda quando conviene.
In questo momento i sondaggi danno il no al 54%. Vedremo la mattina del giorno dopo se questo post è l'ennesima bugia di un italiano che lo ha scritto per mentire.


