Il 12 settembre 2012 il Consiglio di Stato (C.d.S.) ha ribaltato una decisione del Tar della Campania dichiarando illegittimo il provvedimento di esclusione di una ragazza agli esami di maturità. Perché? E' stata sorpresa, da un docente della vigilanza agli scritti, a copiare dal piccolo schermo del suo telefonino che non aveva consegnato alla Commissione. Secondo il C.d.S. la sanzione con la quale si è esclusa dagli esami la studentessa non avrebbe tenuto conto del suo “stato d’ansia” e del suo “curriculum scolastico” brillante. Questo il fatto, che adesso commenteremo brevemente. Prima però una premessa. La decisione di permettere di copiare agli esami di Stato è una notizia di quelle che fanno perdere speranza anche ai più ottimisti sul destino di questo Paese. Noi abbiamo studiato a scuola I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Sappiamo benissimo come andò a finire la richiesta di Renzo all'avvocato Azzeccagarbugli di difenderlo in Tribunale. Seguiamo la trama.
Renzo arriva alla casa dell’Azzeccagarbugli. Consegnati i capponi alla Perpetua viene fatto accomodare nello studio che è uno stanzone disordinato e polveroso in cui spiccano, alle pareti, i ritratti degli imperatori romani, simbolo del potere assoluto. Il dottor Azzeccagarbugli scambia Renzo per un bravo e, per intimorirlo, legge confusamente una grida che annuncia pene severissime per chi impedisce un matrimonio. Renzo nega di essere un bravo, ma l'avvocato non gli crede e lo invita a fidarsi di lui, prospettando poi una linea di difesa. Scoperto l'equivoco, Azzeccagarbugli si infuria e rifiuta ogni aiuto, mettendolo infine alla porta.
A nostro parere, la decisione del C.d.S. è coerente con lo spirito educativo della società del tempo che il Manzoni ha voluto descrivere così mirabilmente. Anzi, il C.d.S. diventa in questo caso Azzeccagarbugli, perché prospetta come tesi l’idea che lo stato d’ansia abbia fatto dimenticare alla studentessa (poverina) le conoscenze necessarie per rispondere al compito in classe e che il telefonino (meno male che c'era lui) gliele abbia ricordate. Dunque, i docenti di sorveglianza hanno torto perché avrebbero piuttosto dovuto agevolare la studentessa, permettendole di leggere meglio e senza agitazione la copia presente nel telefonino. Siamo al paradosso. Anzi, siamo all'eccentricità e spiace che una sentenza del genere venga a confermare l’idea che la scuola italiana è tutta da "buttare a mare". Naturalmente la colpa della pessima reputazione della scuola italiana non dipende da questa sentenza. Dipende piuttosto dal fatto che è da quarant’anni che la politica dei nostri Legislatori è tesa a sviluppare nel mondo della scuola un modo di fare cultura che come disse Seneca bonis nocet qui malis parcet, cioè aiuta i furbi e danneggia i buoni. Politici di ispirazione marxista (PCI, PSI, massimalisti) e cattolica (DC) - che si dovrebbero tutti vergognare - si sono trovati sempre d’accordo nello sviluppare una legislazione improntata al più squallido buonismo, regalando promozioni e diplomi anche agli asini. La cosa che colpisce di più è che i due schieramenti, di sinistra e di centro-destra, diversi su tutto hanno sempre trovato un feeling di felice sintesi in grado di rendere il processo educativo sempre meno significativo e sempre più vuoto. Il risultato è che a superare gli esami di Stato sono sempre giovani acefali, ignoranti, che non sono riusciti dopo tre anni di scuola media e cinque di scuola superiore a comprendere e acquisire il senso dei valori dell’onestà, della correttezza, dell’etica e persino della legalità. E poi ci si lamenta che esistono politici come i deputati della Regione Lazio - tra i quali spicca per essere rappresentativo della nostra società - “er Batman”, che considerano i beni dello Stato come risorse da saccheggiare. Poveri noi! Non abbiamo riflettuto abbastanza sul fatto che “si raccoglie ciò che si semina”!
2 commenti:
si possono avere gli estremi della sentenza?
grazie
roberto olivieri
No. Non ho gli estremi. La notizia si trova nel Corriere della Sera di ieri mattina, Venerdì 28 settembre 2012.
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