Si, però ....
No a modifiche della legge sulla procreazione per evitare i referendum. Lo ha detto il cardinale Camillo Ruini. E fin qui comprendiamo la preoccupazione dei Vescovi e, in un certo senso, siamo loro vicini. La ragione è perché siamo dell’idea che un vuoto legislativo o, peggio, la possibilità di una sperimentazione selvaggia possono veramente rendere pericolosa e bollente la situazione. Dunque, massima comprensione per le ragioni della Chiesa. Laddove non siamo d’accordo è quando il Cardinale Vicario del Papa invita i cattolici ad "avvalersi di tutte le possibilità previste", che non siamo d’accordo. E’ l’astensione per far mancare il quorum che non ci piace. Insomma, in parole poverissime ma efficaci, il Cardinale ci invita ad andare al mare. Diciamo la verità : non siamo d’accordo. Non è questa la via maestra da percorrere. Le scorciatoie, è vero, accorciano i percorsi ma li rendono faticosi e alla fine si arriva alla meta più stanchi che mai. Mediti la Chiesa a invitare gli italiani a marinare i seggi. Non è mai una scelta vincente.
lunedì 17 gennaio 2005
giovedì 13 gennaio 2005
La situazione è comica, anzi no, è tragica.
A parte i radicali, tutti i partiti presenti in Parlamento, di sinistra o di destra, dicono che sono d’accordo con la decisione della Corte Costituzionale nell’avere ammesso quattro dei cinque quesiti relativi ai referendum contro la legge sulla procreazione assistita, bocciando quello più importante attinente all’intera legge. La situazione è paradossale, al limite del comico. Ci chiediamo, come sia possibile, sul piano logico, che due schieramenti, in disaccordo su tutto, siano dello stesso parere su un medesimo fatto. E’ evidente che stanno barando. Cercano di nascondere quanto sia tragica e amara la realtà politica italiana.
E adesso entriamo nel merito dei quesiti referendari. Molto brevemente, diciamo subito che la legge, così com’è attualmente, è da cambiare. Essa parte da presupposti giusti ma ottiene risultati sbagliati. A nostro parere, la legge era necessaria, ha un impianto adeguato, ma come al solito in questo “benedetto” paese i legislatori della maggioranza, per essere troppo zelanti al servizio della Chiesa Cattolica, hanno esagerato nelle misure restrittive ed hanno ottenuto l’effetto contrario. Se fossero stati più autonomi nelle decisioni e se non si fossero autocondizionati e autocensurati nella libertà propositiva della loro sfera d’azione parlamentare, a quest’ora la legge non sarebbe stata sottoposta a referendum e tutti ne avrebbero avuto vantaggi. Invece, come al solito, una classe di governo inadeguata e non all'altezza del compito alla quale è stata chiamata, retrograda, piena di avvocati azzeccagarbugli, che non pensa agli interessi del paese, incapace di essere libera, perché ossessionata a seguire il Capo in tutti gli aspetti privati e non privati che lo riguardano, ha prodotto un mare di guai. Specularmene, si possono dire le stesse cose dell’opposizione. Una opposizione brancaleonica e sbrindellata tra cattolici di “sinistra” e cattolici di “destra”, che inseguono valori cristiani poco evidenziati nella loro politica quotidiana e, dall'altro lato, marxisti più o meno camuffati che inseguono la trasgressione e l’anticlericalismo come moda, producono gli stessi danni prodotti dalla maggioranza. Purtroppo la serietà non appartiene a questa gente di destra e di sinistra. E veniamo alle nostre idee.
Dunque, la legge è sbagliata. Infatti, sulla “limitazione della ricerca relativa agli embrioni” siamo per la difesa della libertà di ricerca scientifica. Giusta o sbagliata che sia questa posizione ci caratterizza per l’idea stessa che abbiamo di scienza. Una scienza che non è libera nella ricerca e che non può fare quello che desidera, anche sbagliando, non è scienza. E’ un’altra cosa. Galileo Galilei in questo momento si starà rigirando nella tomba pensando che i parlamentari italiani della maggioranza (ma anche quelli della minoranza non scherzano), famosi in tutto il mondo per essere i più ignoranti nel campo delle scienze fisiche e matematiche, gli stanno tirando un tiro mancino peggiore di quello che gli tirò il cardinale Bellarmino. Pertanto, si è dell’idea che questo punto della legge deve essere cambiato. Sull’”obbligo del trasferimento al massimo di tre embrioni nell’utero”, mi sembra che questa sia una questione di lana caprina. Pertanto, non ci pronunciamo. Sull’”equiparazione dei diritti dell’embrione ai diritti delle persone già nate”, nonostante la situazione sia complessa e non si possono sbrigativamente dare giudizi definitivi, pensiamo che la legge vada bene così come essa è. Per l’ultimo quesito, cioè per l’”abolizione del divieto dell’eterologa”, siamo più che convinti che la legge non debba venire cambiata perché non accettiamo che siano ammessi donatori esterni alla coppia. Tutto qui. Ma non finisce qui, perché siamo sicuri che la commedia all’italiana continua. E ci sarà ancora da ridere.
mercoledì 12 gennaio 2005
"Processo giusto" e reati impuniti: una relazione di proporzionalità diretta?

E così, più dell’80% dei reati commessi in Italia, rimangono impuniti. Lo ha detto il Procuratore Generale della Cassazione nella sua relazione annuale. A questo punto una semplice domanda: perché? Ovvero, di chi la colpa? In un paese normale, con un parlamento normale, con cittadini che posseggono una morale normale, a quest’ora si griderebbe allo scandalo, se è vero che quattro criminali su cinque non vengono processati e assicurati alle patrie galere. In un paese normale, con un parlamento normale, a quest’ora, questa vergogna nazionale avrebbe procurato le dimissioni dei titolari della responsabilità dell’accaduto. Un fatto così grave avrebbe sollevato nei media dibattiti preoccupati della deriva dell’intera nazione, ovvero un’onda di sdegno collettiva e un allarme diffuso che avrebbe prodotto, come minimo, un impegno straordinario per riparare il danno. Invece, qui in Italia, in un paese che normale non è, Lor Signori, ovvero i rappresentanti politici, sono calmi, sereni e mostrano un autocontrollo fuori dell’usuale, tanto da fare invidia persino a Sherlock Holmes. Noi, invece, siamo sconcertati e arrabbiati. Siamo disturbati per questo fatto indegno. Siamo furibondi e indignati. Ci sentiamo feriti e offesi nell’orgoglio e nella dignità da un fatto che non riusciamo a giustificare. Attribuiamo la responsabilità per intero alla classe politica che ci governa, di centrosinistra e di centrodestra, perché riteniamo che entrambi gli schieramenti hanno la responsabilità, diretta o indiretta, di avere permesso negli ultimi dieci anni la devastazione del codice penale, facendolo diventare nel migliore dei casi un inutile orpello oppure, nel peggiore dei casi, un facile strumento da utilizzare per permettere ai delinquenti incalliti una facile e acquiescente risoluzione dei loro processi. Dunque, per favore, maggioranza e opposizione non facciano gli ipocriti. Perché di questo si tratta. Sull’altare della cosiddetta garanzia del “processo giusto” , avvocati, magistrati, polizia, e soprattutto politici hanno perpetrato un grave e scandaloso arbitrio, che pone sullo stesso piano etico, mascalzoni e onesti, delinquenti e brava gente. Vergogna. Certo, l’attuale maggioranza ha più di tutti responsabilità oggettive, sia perché non interviene adesso con estrema rapidità, sia perché continua a perseguire l’obiettivo di annullare la legge penale che dà certezza al diritto, spacciando per garanzia tutti gli espedienti formali e legislativi che impediscono alla giustizia di fare piazza pulita dei mascalzoni. Quale morale trarre da tutta questa faccenda al limite dello spudorato cinismo? Una sola. Abbiamo una classe politica imbelle che si interessa di tutto, tranne che degli valori dei cittadini onesti. Che pena fanno questi burattini della politica.
venerdì 7 gennaio 2005
Deriva della società italiana.
La società italiana sta andando in frantumi, ovvero in pezzi. Si sta disfacendo. Sembra franare sotto il peso e l’incalzare del tempo presente, che trasforma in modo ostile i rapporti tra il cittadino e i suoi simili e tra il cittadino e la società, secondo una deriva in cui il pessimismo, lo scoraggiamento e la sfiducia la fanno da padrone. Ormai, non esistono più riferimenti certi, non ci sono più, come una volta, coordinate universali, sistemi di valori generali che aiutavano la gente a trovare la strada giusta nella vita e nel lavoro. Neanche la religione cattolica sembra in grado di soccorrere il paese a deviare dalla linea perversa e pericolosa che in questi ultimi due decenni la società italiana ha intrapreso con dissennato proposito. La gente non accetta più i valori comuni consolidati nel tempo, che fanno di un popolo il cemento per il cammino di speranza della vita di quella società. La gente non si riconosce più negli abituali e tradizionali riferimenti morali ed etici e, giorno dopo giorno, viene meno il collante che creava le tradizioni forti e sicure della società di un tempo. Siamo in presenza di un relativismo deleterio e pernicioso, in grado di annichilire e deprimere chiunque. Ciascuno, a questo punto, ha imparato a ritagliarsi un suo sistema di “valori”, modificato nel tempo a proprio uso e piacimento, in modo strumentale, del tipo “usalo, gettalo e cambialo a tuo piacere” e ne fa largo uso. In questa prospettiva, la politica è la grande ammalata. Leggi morali che vengono sistematicamente trasgredite. Atteggiamenti etici che sembrano idee obsolete di altri tempi. Principi conformi alla tradizionale ricerca del bene che sembrano vergogne da evitare. Scelte di moderazione e di equilibrio nei rapporti sociali e politici con gli altri che sembrano una malattia nociva da tenere lontano, come la peste. Valori come la correttezza, l’onestà, la bontà, l’intransigenza verso le raccomandazioni, l’altruismo, il senso morale, la moderazione appaiono, in modo disarmante, come retaggi di tradizioni vecchie e superate da non prendere più sul serio perché passate di moda. E’ il principio della fine. Appare chiaro che se le cose sono così, è indispensabile procedere a una rigorosa risintonizzazione delle principali strutture fondanti della società italiana, onde evitare di distruggere completamente il tessuto sociale e umano dell’intera collettività. Non è più rinviabile una riforma, ancor prima etica e poi politica, che sia riappropriazione di valori trasversali a tutti i riferimenti sociali e politici della società. E’ necessaria una inversione di tendenza che deve iniziare da più fronti, i più scoperti e i più strategici dei quali sono a nostro parere la scuola, la televisione e la giustizia. Si tratta di vere e proprie emergenze che necessitano di politiche di emergenza. Se non si capisce questo, non si capiscono per niente quali sono i mali strutturali della società italiana e si è destinati alla sconfitta. Molto brevemente, si tratta di tracciare una via privilegiata per riprendere la bussola della navigazione giusta della società. Non siamo ingenui fino al punto di affermare che noi abbiamo la soluzione a tutti i mali di questa società. Certamente la situazione è complessa e di difficile spiegazione. Indubbiamente, esistono pluralità di ricette che possono essere sperimentate. Tuttavia, non è onesto criticare sempre e non proporre mai. Dunque, di seguito, viene formulato un piccolo contributo che ha come scopo la logica della rinascita. Ecco come la vediamo noi.
La scuola. Si dovrebbero obbligare le scuole a introdurre nei loro curricoli elementi fondanti di studio dell’etica e della morale. La Storia della Filosofia lo prevede, ma spesso questo studio è disatteso e, comunque, sottovalutato dai docenti e dalle scuole. Studiare un tema non significa imporre quel tema. Significa permettere di conoscere. Significa poter pensare intorno a quel tema con cognizione di causa, con competenza. In conclusione, significa poter decidere, cioè avere la capacità di prendere decisioni razionali, consapevoli. Una maniera concreta di facilitare il conseguimento di questo importante obiettivo educativo potrebbe essere far assistere i giovani a proiezioni di film in cui il tema in essere è il sistema dei valori e la loro importanza nella società italiana ed europea degli anni ’50 e ’60. I giovani non conoscono i film della cinematografia di quegli anni. Sono film che hanno prodotto in noi, giovani in quegli anni e adulti successivamente, una robusta iniezione di fiducia, di sano idealismo, di rifiuto della corruzione, della immoralità e della disonestà attraverso una presa di coscienza dei valori che spesso hanno costituito le scelte di vita dei protagonisti positivi di quei film. Gli studenti, al termine delle proiezioni, dovrebbero dibattere i temi affrontati, effettuare collegamenti con il corso di Fisolofia, e fare ricerche mirate sul campo valoriale, da pubblicare successivamente sul sito web della scuola per far rimanere traccia della qualità del lavoro svolto.
La televisione. Qui la prima cosa da fare è l’eliminazione del sistema auditel e fornire sgravi fiscali alle televisioni, siano esse di stato o private, nel caso in cui si impegnassero in prima serata a trasmettere film e dibattiti intelligenti. Insomma, dovrebbe realizzarsi una politica di penalizzazione, con disincentivi finanziari, della cosiddetta “televisione spazzatura”. Di questa televisione non ne possiamo più. Vogliamo una televisione intelligente, che miri a valorizzare la dimensione etica della vita e non la ricerca edonistica del piacere e dell’esteriorità fine a se stessa. Un esempio concreto potrebbe essere il modo in cui fa televisione la TV della Svizzera Italiana. Un eccellente esempio di buona televisione.
La giustizia. Qui il problema è diverso e molto più facile, se si vuole. Bisognerebbe ripristinare la serietà delle sentenze. Obbligare i giudici a emanare le sentenze in un tempo ragionevole e prescrittivo, onde evitare l’uso del metodo delle prescrizioni e dare certezza della pena. Se si vuole si può fare. Basterebbe un po’ di buona volontà. Ma c’è? Ci sarà mai? Dubito.
lunedì 3 gennaio 2005
Siamo alle solite.
Ridere o piangere? Nessuno dei due. Semplicemente rafforzare il convincimento che “il lupo non perde mai il vizio”. Ci riferiamo alla polemica tra i sostenitori dell’idea di scrivere sui giornali (della sinistra naturalmente) la parola Dio, con la lettera minuscola o maiuscola. Tutto parte da una domanda, provocatoria nel migliore dei casi, stupida nella peggiore. Con la marea di problemi che ci ritroviamo in questo periodo, vai a vedere in cosa si decide di perdere tempo: con l’anticlericalismo dilagante, come e più del maremoto avvenuto in questi giorni nel sud-est asiatico. Dunque, i fatti. E’ o non è un errore ortografico scrivere Dio con la maiuscola o con la minuscola? Da una parte, alcuni politici di sinistra, moltissimi in verità, soprattutto i più anticlericali e scatenati, che affermano per intero tutto il loro carico di ateismo nell’asserzione che tutto dipende dal “contesto” politico. Dall’altra, tutti coloro che vivono la loro laicità o, specularmene, la loro religiosità in modo equilibrato, che in ogni caso il sostantivo deve essere scritto sempre con la maiuscola. Ma tutti hanno capito che il problema non è né grammaticale, nè ortografico. Anche i sassi si sono resi conto che è l’ennesima perla di pesante carico trasgressivo e provocatorio che alcuni esponenti della sinistra (che più sinistra di così non si può) tirano fuori per poter continuare a trovare ragioni per polemizzare sterilmente. Offendere, offendere, offendere. Potrebbe essere questo il motto degli atei stupidi (perché, sicuramente, in giro ci sono anche atei intelligenti che scrivono il nome Dio con la maiuscola senza avere il problema dell’insonnia), fortemente ideologizzati, campioni della “libertà di espressione”, che operano con furberia tipicamente italica nel panorama del giornalismo nostrano. Ecco alcune perle che meritano di soddisfare un po’ la curiosità di tutti. “Solo se a Dio viene data la qualifica di creatore del cielo e della terra è giusto usare la maiuscola”. Oppure, in modo meno ipocrita, “è un modo di affermare la mia non credenza e il segno di una polemica politica: voglio rendere pubblica la mia laicità. Comunque la cosa migliore sarebbe non nominarlo”. Alla faccia della obiettività. Ma continuiamo. “Dipende anche dal contesto. Ad esempio se dovessi parlare della tragedia del sud-est asiatico, dio sarebbe minuscolo”. Capperi. Finalmente qualcuno è riuscito a sapere chi è stato l’autore del massacro prodotto dal maremoto. Perbacco. Probabilmente è più bravo del tenente Colombo nello scovare l’autore del reato! Un altro ancora si cimenta in una dichiarazione che a nostro giudizio è una perla assoluta. Dice: ”su temi così delicati, deve essere lasciata la massima libertà”. Dunque, la maiuscola o la minuscola, per questo Signore, devono essere lasciati alla libertà di pensiero del singolo. Ci sembra una dichiarazione da insediamento di un Direttore di Grande Giornale della Sinistra per ottenere il gradimento della Redazione (di Sinistra) che altro. “Ovviamente, faccio eccezione per i nomi propri”, continua (e ci mancherebbe altro!) “e anche per termini come Resistenza o Risorgimento, che indicano nomi storici. Scrivere dio in minuscolo è una professione di pluralismo, perché esistono tanti «dio»”. Capito? E noi che pensavo che la parola Dio fosse il nome più importante per i credenti della religione cristiana, che insieme ad Allah, per motivi ortografici e di rispetto dovevano essere sempre scritti in maiuscolo! Che ignoranti che siamo.
domenica 2 gennaio 2005

Tristezza e disgusto.
Nei paesi del sud-est asiatico, che hanno vissuto e stanno vivendo una delle più immani tragedie che l’umanità ricordi, anche se si fa fatica a crederlo, la vita di divertimento e di lussuria è ripresa come prima, forse più di prima. Alcuni giornali raccontano che dalla notte di capodanno sono ricominciate a pieno ritmo le notti di sollazzo e di piacere nei localini di incontro con la popolazione del luogo. Le compagnie aeree internazionali hanno cominciato a scaricare negli aeroporti nuove frotte di turisti attempati e goderecci che non vedono l’ora di entrare nei locali notturni dei villaggi turistici dove c’è stata la tragedia, per trascorrere notti di lussuria all’insegna dei piaceri proibiti con le ragazze adolescenti indigene. Cosa dire di tutto questo? Che ci disgusta e ci ripugna. Si tratta di uno schiaffo scandaloso alla dignità umana e ai valori più profondi della vita e del decoro umano. Non abbiamo parole per rendere nota tutta la nostra indignazione per il grado di degenerazione che questi “turisti” occidentali, in questa disgraziata e tristissima occasione di lutto e di tragedia internazionale, stanno mostrando. Che indecenza!
sabato 1 gennaio 2005

[1]L’aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Brutto segnale quando il capo di un qualsiasi governo viene aggredito. Vuol dire che l’intolleranza ha raggiunto valori inaccettabili. Si tratta di un segnale grave, molto grave soprattutto per l’opposizione. Il fatto deplorevole non è solo che il Presidente del Consiglio sia stato aggredito. Il fatto preoccupante riguarda il risultato di questa campagna di delegittimazione reciproca dell’avversario. Questo montare sistematico di odio, di ostilità e di accanimento contro l’avversario Berlusconi è francamente inaccettabile. Equivale a una dichiarazione di incapacità politica dell’opposizione di centrosinistra. Significa che non ci sono proposte politiche adeguate, che c’è una modalità di partecipazione inadeguata, sbagliata e di basso conio. Dialettica e confronto sono il sale della democrazia, mentre rifiuto e mancanza di dialogo sono i difetti delle società senza futuro.
E’ amaro constatare come il livello di civiltà politica in Italia sia caduto così in basso. E non è colpa solo del centrodestra che macina leggi personali e di parte. Lo stesso, per esempio, in modo speculare sta facendo in questi mesi in Spagna il governo del socialista Zapatero. Chi vince una elezione ha il diritto di governare. Ma qui le cose stanno degenerando, perché chi vince fa quello che vuole e più gli piace, infischiandosene del fatto che un po’ meno della metà dei cittadini di quel paese la pensa diversamente. Soprattutto in Italia, dove l’opposizione non è in grado di avanzare una proposta alternativa credibile e verosimile. Vuol dire che siamo in piena crisi istituzionale che delegittima le forze politiche sia di maggioranza, sia di opposizione. E quando le cose raggiungono questi livelli vuol dire che corrono cattivi tempi. Prepariamoci al peggio.
Zeno
[2]Blog sull'aggressore: botta e risposta.
Ho letto il tuo blog sull'aggressione a Berlusconi e francamente mi sono irritata alla massima potenza. Tu dici che quest'aggressione "equivale a una dichiarazione di incapacità politica dell’opposizione di centrosinistra. Significa che non ci sono proposte politiche adeguate..." Ma che centra 'sto discorso? Mica l'hanno aggredito Fassino o Veltroni il tuo amico Berlusconi. Su milioni di italiani, un solo italiano lancia un cavalletto in testa al Premier e la colpa è di tutto il centro sinistra. Ma dai, sù, rimetti a fuoco le tue vedute. Allora perchè, a rigor di logica, non ti sei indignato anni fa contro tutto il centro destra quando a quel poveretto che contestava il Biscione gli hanno infilato la scopa nel didietro?
Poi continui con un'altra dichiarazione ulteriormente irritante perchè suona molto come la scoperta dell'acqua calda: "Dialettica e confronto sono il sale della democrazia, mentre rifiuto e mancanza di dialogo sono i difetti delle società senza futuro." Se non ricordo male, durante i primi anni di governo dell'Ulivo, D'Alema ha speso (o meglio, ha sprecato, a parer mio) due preziosissimi anni con la famosa bicamerale, dove tentava di instaurare un rapporto basato proprio sulla dialettica e sul confronto con i suoi avversari politici. Cosa ha fatto invece il tuo amico Berlusconi a proposito di democrazia? Giusto l'altro ieri si è presentato in una conferenza stampa dichiarando che abolirà la "par condicio" tentando di convincerci che tale decisione scaturisce dal suo innato bisogno di riportare la "democazia" in Italia. Oltre al danno, anche la beffa! “Lo stesso, per esempio, in modo speculare sta facendo in questi mesi in Spagna il governo del socialista Zapatero. Chi vince una elezione ha il diritto di governare. Ma qui le cose stanno degenerando, perché chi vince fa quello che vuole e più gli piace, infischiandosene del fatto che un po’ meno della metà dei cittadini di quel paese la pensa diversamente. ”Fammi capire: sei d'accordo o no sul fatto che chi vince ha il diritto di governare? Oppure se lo fa Zapatero la cosa ti irrita, mentre se lo fa il tuo amico Premier è giusto, anzi doveroso stravolgere addirittura la Costituzione, delegittimare la Magistratura, zittire l'opposizione come sta di fatto avvenendo. L'opposizione in Italia dov'è? Ai telegiornali compaiono solo Berlusconi, Fini, Calderoli, Berlusconi, Bondi, Casini, perfino lo spettro di Bossi,e poi ancora Berlusconi e sempre e solo Berlusconi. Possibile che non ti sei accorto che dai teleschermi Fassino, D'Alema, Castagnetti, Rutelli sono quasi del tutto scomparsi? Metà degli italiani non ha più voce e tu ti indigni perchè un tipo un po' irrascibile gli tira un cavalletto in testa? Ma suvvia! “In Italia, dove l’opposizione non è in grado di avanzare una proposta alternativa credibile e verosimile”. Ma è mai possibile che tu veda le cose sempre così a senso unico? Prova a ricordare qualche "proposta credibile" del centro destra in questi quattro lunghissimi anni. Quali strabilianti iniziative, oltre a quelle prese per risolvere problemi ad personam, hanno caratterizzato questo governo? Hanno governato con arroganza, volgarità, aggressività, insultando chiunque li contraddiceva, sputando veleno su tutti, anche sui vescovi, sulla Chiesa, sul Papa (parole di Bossi and Co.). Ma davvero non ti ricordi più nulla? Loro insultavano e poi facevano le vittime dicendo che l'opposizione spargeva l'odio. Ma per favore! Bè è tutto.
Aleka
[3]Ancora sul blog sull'aggressore.
Premesso che stiamo parlando non solo di un fatto di cronaca ma anche di un fatto politico, cercherò brevemente di approfondire il nesso che intercorre tra azione violenta di un poveretto, incapace di controllarsi, e valenza politica che l’azione produce. Altra premessa necessaria è che stiamo parlando di un’aggressione fisica, non verbale, che avrebbe potuto produrre conseguenze molto più gravi di quelle che in realtà si sono verificate, mica stiamo parlando di lanci di meringhe o di profitterol alla panna! Il problema è se esiste o meno, nel nostro caso, un nesso tra l’azione umana avvenuta sotto l’impulso di un fatto che ha valenza ideologica e il condizionamento politico che l’essere umano, sempre non in grado di controllarsi, subisce a causa di una campagna di demonizzazione contro il politico Berlusconi. Ebbene, io penso che questo nesso esiste, ed è grave. Io sono del parere che da tre anni, la sinistra (o il centrosinistra più l’estrema sinistra) non ha fatto altro che demonizzare l’avversario. Praticamente tutto il lavoro di opposizione dell’intera legislatura si è consumato in uno scontro, quasi sempre violento sul piano verbale, con toni ultimativi di deriva della società italiana, che ha confermato, sempre a mio parere, il vuoto di proposta politica dell’opposizione. In pratica, sotto l’impulso di una pessima strategia politica, dovuta peraltro alla mancanza di una guida autorevole a pieno tempo (ricordiamo che Prodi è stato praticamente assente per tutto il mandato di Presidente della Commissione Europea) e di una eterogenea visione dei problemi politici italiani, l’opposizione ha letteralmente “perduto la testa”. Perché, purtroppo, di questo si tratta. I Fassino, i Rutelli, i Pecoraro Scanio, i Diliberto, i Cento, i Bertinotti, il gruppo Action che ha buttato il letame davanti alla casa di Berlusconi, per non parlare di quell’arcipelago multiforme e colorato della violenza no-global, non hanno fatto altro che criminalizzare la maggioranza dicendo che “con questa maggioranza non era possibile il dialogo”. Lasciamo perdere se ciò risponde a verità. Il problema non è questo, ma è l’interesse nazionale che avrebbe dovuto imporre all’opposizione di fare l’opposizione intelligente, che non significa fare terra bruciata su tutto, ma di trovare quelle poche possibilità di dialogo in Parlamento per migliorare le leggi. Sarà poi il tribunale del voto alla prossime elezioni nazionali che avrebbe decretato se si è lavorato bene o no. Sono, pertanto, dell’avviso che quel poveretto, quando ha dichiarato che ha commesso quel gesto perché odiava Berlusconi, in quel momento ha praticamente confermato la mia ipotesi. E cioè, che è stato uno di quei deboli esaltati che si è fatto condizionare dalla campagna di delegittimazione agli occhi della pubblica opinione della “incapacità” della maggioranza a portare avanti le riforme. Come se la incapacità di una maggioranza si può decidere a tavolino. Ora, nel mentre non esiste in politica un tribunale che possa affermare se una maggioranza ha o meno fatto le cose giuste, l’unico senso da dare alla strategia dell’opposizione, cioè del tanto peggio, tanto meglio, è proprio quello di produrre nei suoi seguaci la sensazione dell’impotenza. Da qui il passo personale degli ossessionati è breve: va direttamente al "conseguente" passaggio a vie di fatto, più sbrigative e concrete, che non a una battaglia politica di opinioni. Tutto qua. Posso sbagliarmi in qualche dettaglio, ma questo penso e questo ho tentato di fare emergere. Sul fatto poi che anche il centrodestra non abbia accettato il confronto in bicamerale con il centrosinistra, vale anche per lei lo stesso ragionamento di prima. C’è un piccolo particolare però che viene trascurato. Che il centrodestra ha, subito dopo, stravinto le elezioni, ha acquisito una maggioranza cosiddetta bulgara che l’Italia non aveva mai visto nei cinquant’anni di Repubblica. Avrà un pur piccolo significato questo fatto, no? Quindi, io non parlerei di “oltre al danno, anche la beffa”, ma di conseguenze stolte della gestione dei governi di centrosinistra successivi a quello di Prodi. E lì, che è necessario andare per comprendere le ragioni della sconfitta dell’attuale opposizione nelle ultime elezioni. E lì che il centrosinistra , con una politica sbagliata e presuntuosa, ha creato le ragioni della sua clamorosa sconfitta. Ed è da lì che deve ripartire, se vuole battere l’avversario. Ma lo vuole veramente battere? Dalla sua strategia si direbbe di no. Berlusconi non si batte certamente con la violenza fisica. Peraltro con uno strumento, il cavalletto di una macchina fotografica, che a lui, il reuccio dell’immagine, ha fruttato il potere. Altro che cavalletti!
Zeno
[4]Non chiedo risposte. Mi accontento che tu rifletta.
Tu scrivi: ”Il problema è se esiste o meno, nel nostro caso, un nesso tra l'azione umana avvenuta sotto l'impulso di un fatto che ha valenza ideologica e il condizionamento politico che l'essere umano, sempre non in grado di controllarsi, subisce a causa di una campagna di demonizzazione contro il
politico Berlusconi. Ebbene, io penso che questo nesso esiste, ed è grave. Io sono del parere che da tre anni, la sinistra (o il centrosinistra più l'estrema sinistra) non ha fatto altro che demonizzare l'avversario. Praticamente tutto il lavoro di opposizione dell'intera legislatura si è consumato in uno scontro, quasi sempre violento sul piano verbale...”
Quello che hai scritto rappresenta quello che percepisci tu, dal tuo punto di vista, cioè dal punto di vista di uno che è tendenzialmente portato a preferire la destra alla sinistra. Ecco, parliamo un attimo della PERCEZIONE. Avevo letto da qualche parte la differenza che c'è tra la realtà e la percezione della realtà. Esempio: una donna innamorata di un uomo percepisce una sua occhiata come una dichiarazione d'amore. Al contrario, una donna che prova antipatia per un uomo percepisce la stessa occhiata come una seccatura. Tu percepisci ogni manifestazione, ogni dichiarazione, ogni atteggiamento della sinistra come un'aggressione violenta. Ma guarda caso ti sei completamente dimenticato di quello che avveniva sui media durante il governo dell'Ulivo da parte del centro destra. Ti ricordi gli insulti al povero ministro Bianco quando ai seggi si erano formate le file? E quando Tremonti, a una domanda di una giornalista di sinistra, ha risposto :"Lei non mi rompa i coglioni "? E quanti altri episodi di aggressioni verbali ha subito Prodi, a partire dal nomignolo "mortadella". Anche loro demonizzavano alla grande tutto ciò che faceva l'Ulivo, non ne lasciavano cadere una, e tu con loro.
I disobbedienti hanno lanciato letame davanti alla casa di Berlusconi? Bossi ha invitato una signora a pulirsi il sedere con la bandiera italiana (ma tu il voto al centro destra gliel' hai dato ugualmente, non ti sei scandalizzato, perchè?). Quanti altri episodi, anche peggio di questi, sono accaduti in questi 4 anni di governo del centro destra. I no global di Agnoletto stavano dormendo quando i poliziotti hanno fatto irruzione e li hanno massacrati di botte (sui muri c'erano schizzi di sangue dappertutto). In questura ad alcuni hanno infilato la testa nella tazza del water, come nelle migliori dittature sudamericane. Cavolo, spiegami perchè non ti sei indignato? Tu percepisci la mancanza di una forte leadership nella sinistra come debolezza. Berlusconi nella sua coalizione comanda come un padrone e ricuce le evidenti incompresnsione fra i suoi con promozioni e posti prestigiosi, concedendo un po' di federalismo qua e un po' di statalismo là. E questo me lo chiami governare un Paese? Quando in Parlamento non gli obbediscono, fa decreti legge a tutto spiano. Ma se le stesse cose le avesse fatte Prodi, apriti cielo! Una forte leadership spesso significa dittatura. E noi verso la dittatura stiamo scivolando dolcemente,inconsapevolmente, col sorriso sulle labbra.
Un'ultima cosa : il centro sinistra ha perso le elezioni perchè Berlusconi ha imbrogliato gli italiani con false promesse, comparendo su tutti i canali TV dai quali poteva parlare indisturbato per ore e ore, senza essere contraddetto, senza essere mai interrotto. I suoi avversari, invece, dovevano confrontarsi in trasmissioni dove c'erano "guastatori" in missione per impedire all'interlocutore di parlare. E tutto finiva sempre in un gran casino. Intanto lui da Vespa o da Costanzo, senza
contradittorio, firmava il "contratto con gli italiani", ipnotizzava con i suoi schemi, imboniva con le sue promesse, garantiva, si impegnava. E ti sei dimenticato dei milioni di "libri" autobiografici che ha spedito nelle case degli italiani? E delle gigantografie col presidente operaio? Chi poteva competere con una pressione pubblicitaria così potente e capillare?
Dai Zeno, ammetti che Berlusconi ha rotto tutti gli schemi perchè è miliardario e può concedersi tutto, anche di fregarsene delle regole e dei principi che in questi cinquant'anni di democrazia tutti avevano sempre rispettato. Lui è sleale, cambia le regole del gioco mentre si sta giocando.
Aleka
[5]Il caso “cavalletto” si è concluso.
Una lettera di scuse e una telefonata di perdono hanno concluso il casus belli tra il giovane scalmanato di sinistra e il Presidente del Consiglio di destra. Fa piacere che chi ha sbagliato abbia chiesto perdono. E nello stesso modo fa piacere che chi ha subito il torto, abbia perdonato. Due gesti di civiltà e di intelligenza. Ma che fatica controllare i nervi! Tanto rumore per nulla? Non credo. Ma chiudiamola qui.
Zeno
