La Costituzione italiana dice che il potere esecutivo è uno dei poteri dello Stato, non l’unico. C’è il potere legislativo e c’è il potere giudiziario. In cima c’è anche la figura istituzionale del Presidente della Repubblica. Ricordare che l’Italia non è una monarchia sembra importante a chi è il Capo del governo, il quale invece non perde occasione per far finta che in Italia di potere ce n’è uno solo, che si chiama Silvio. Subito dopo avere appreso della incostituzionalità della legge, chiamata Lodo Alfano, Silvio Berlusconi si è scagliato “in modo rozzo e senza limiti” contro la Corte Costituzionale, contro la Magistratura e contro il Presidente della Repubblica. In serata, per “svagarsi”, ha anche telefonato al conduttore di una trasmissione televisiva di successo ribadendo con maggiore enfasi le accuse insensate già proposte. In chiusura di trasmissione se l’è presa poi contro una parlamentare del PD, Rosy Bindi. Per offenderla, ha detto: "lei è più bella che intelligente". Questo il fatto accaduto ieri. Ed ecco le nostre opinioni. Da parte di Berlusconi c’è stata a nostro parere una caduta di stile, oltre all’irrituale e inutile gesto di maleducazione nel voler umiliare la Bindi, la quale poveretta non aveva detto praticamente nulla di male. Come commentare questa ennesima perla del Presidente del Consiglio che non perde occasione per autodenigrarsi con queste battute fuori dai canoni di sensatezza? Da quando è diventato di nuovo premier Berlusconi si è sempre distinto per il piacere di offendere i rivali, per le parole disdegnose verso gli avversari, senza pensare minimamente alle buone maniere, allo stile e alla sobrietà che dovrebbe avere un Capo di Governo quando parla in pubblico di politica. Se aggiungiamo che è diventato, ogni settimana che passa, sempre più prepotente, aggressivo e litigioso si arriva alla conclusione che sta rovinando in modo irreparabile il dibattito politico in Italia. Ci ricorda il prepotente di turno nei gruppi di giovani, che altera le regole del gioco e alla fine non accetta nessun dialogo con gli altri ma risolve tutti i problemi e i conflitti con la forza dei propri muscoli e con la cattiveria. Ecco dove siamo arrivati oggi in Italia. Praticamente abbiamo smarrito la strada della civile convivenza. Ahi! Poveri noi! Bisognerebbe dire in faccia a Berlusconi che è uno screanzato, un insolente e un individuo rozzo. Anche se ha i soldi.
giovedì 8 ottobre 2009
martedì 6 ottobre 2009
Dilettanti allo sbaraglio.
Eccoli di nuovo in azione. Sono gli “stimatori di folle” che in Italia non perdono una sola occasione per dire la stupidaggine di turno. Tema di oggi è l’incapacità dei responsabili preposti da un'organizzazione a stimare con precisione il numero di persone che manifestano in una piazza, in uno stadio, a un comizio elettorale, a un concerto o a una manifestazione sindacale. A questo proposito ci sono due scuole di pensiero: quella della questura e quella degli organizzatori. Diciamo subito che entrambe sono sempre eguali nel metodo e nel merito e si presentano con le stesse caratteristiche di forzare il risultato in un senso e nel senso opposto. In pratica, a qualunque latitudine della penisola, si presentano alla stessa maniera, ovvero sono fotocopie replicate della peggiore interpretazione dei mali italiani, cioè la faziosità. Rimane inteso che aderendo ad una o all'altra delle due correnti di pensiero gli esiti saranno differenti. Per esempio, in una delle ultime manifestazioni a Roma i primi hanno stimato la presenza di sessantamila persone mentre i secondi in trecentomila. Facendo il rapporto tra i due numeri forniti si ottiene che la stima suggerita dagli organizzatori è cinque volte maggiore di quella proposta dalla questura o, se si vuole in modo speculare scambiando numeratore con denominatore, si ottiene che la questura ha stimato che la folla presente fosse un quinto di quella stimata dagli organizzatori. Facciamo presente, tra le righe, che gli addetti a queste stime spesso fantasiose di entrambe le parti sono persone come noi, vive e vegete, che guadagnano uno stipendio spesso molto maggiore del nostro! Ma torniamo alla questione. Non è la prima volta che succede e non sarà l'ultima. E sapete perché non sarà l'ultima volta? Perché in Italia chi sbaglia non paga mai. In pratica, la gente sa che c'è una diffusa convinzione di impunità a tutti i livelli. Di solito nei paesi stranieri chi sbaglia paga, e subito! Vi pare poco? Eppure basterebbe un minimo di "sale in zucca" per far cessare questo scandalo dei numeri folli per la moltitudine stimata a casaccio. Come? Basterebbe studiare un po' i criteri scientifici che vengono applicati all'estero da demografi e statistici. In pratica, si fanno delle fotografie aeree dell'area interessata. Si trasmettono istantaneamente le foto a un centro preposto il quale in un batter d'occhio ingrandendo un quadratino dell'area contano il “numero di persone per quadratino” e alla fine moltiplicano questo “numeretto” per il totale dei quadratini presenti nell'area. Semplice no? Eppure in Italia non si fa. Perché? Perché questurini da una parte e distributori di volantini pro-manifestazione dall'altra perderebbero il posto. E noi purtroppo dobbiamo sorbirci gli inganni di questi dilettanti allo sbaraglio per ancora chissà quanto tempo. Cosa dire di più? Un appello. Per favore, Sig. Questore e Sigg. Organizzatori dei prossimi eventi di folla informatevi prima di come si fa una valutazione (stima) di una folla con criteri scientifici per non sparare alla fine frottole colossali che fanno ridere la gente. E, si sa, il Colosseo è molto grande. Quello che invece dovrebbe essere piccolo (e non lo è) è lo stipendio di questi dilettanti da corrida, che di professionisti non hanno proprio nulla.
giovedì 1 ottobre 2009
Lezione 7 - Commento alla verifica relativa al settimo esercizio di pag.15.
Settima lezione. Si tratta di un esercizio molto impegnativo di esercitazione di “traslitterazione biunivoca”, cioè dall’arabo all’italiano e dall’italiano all’arabo. Considero questo lavoro terribilmente necessario e nello stesso tempo non solo interessante, ma anche piacevole, soprattutto nel momento in cui si manifestano delle difficoltà di apprendimento. La prima di queste è la “ventinovesima” lettera (aggiuntiva) dell’alfabeto arabo, chiamata lam-alif. Una vera novità. Nello studio di una lingua straniera non si presenta spesso prendere atto, dopo molte lezioni di studio, che esiste una lettera dell’alfabeto che “non è una lettera” dell’alfabeto! All’iniziale perplessità dello studente (che sarei io) si dice che essa nasce dalla esigenza di sfruttare la contrazione di due lettere. Sarebbe come dire che in italiano, oltre alle ventuno lettere dell’alfabeto, spuntasse dal nulla e all’improvviso, l’esistenza di una ventiduesima lettera, chiamata “esse-a” di cui da quel momento non si può fare a meno. Vedete voi se questa non è una stranezza.
La lezione di oggi, anch’essa breve come la precedente, ci invita all’apprendimento e all’uso delle due lettere ل che è una lettera solare e ك che è una lettera lunare . Due sole lettere che in realtà sono tre, in quanto la loro somma, chiamata lam-alif, si aggiunge alle altre due. Detto questo passiamo al nostro “esercizio-applicazione” di oggi che prevede solo sei righe di testo più altre tre di traduzione al contrario.
La lam e la kaf sono due lettere interessanti. Il loro aspetto morfologico si presenta nella scrittura come una specie di uncino per entrambe, con la differenza che mentre la lam è un uncino e basta, la kaf ha un segno interno alla parte uncinata a forma di tilde. La lam-alif si presenta come una specie di Y maiuscola deformata. Addirittura, nel corsivo manuale, c’è un’altra forma oltre alla Y prima accennata, che viene rappresentata come una specie di E maiuscola ruotata di 90° in senso antiorario, mancante del lato finale di chiusura. Insomma, qualcosa del genere ╜. Strano, molto strano. Passiamo adesso a evidenziare un secondo errore trovato nel libro di grammatica della Veccia. Ricordo che il libro della Veccia sul quale sto studiando è la ristampa fotomeccanica con correzioni della 10ma edizione, datato 2006, dall’Istituto per l’Oriente di Roma. A pag. 15, nella penultima riga della pagina, si trova l’esercizio che prevede la traslitterazione dall’italiano all’arabo in particolare la parola milun. Non so cosa questa parola significhi, ma so che la Veccia non avrebbe dovuto inserirla qui per il semplice fatto che la lettera mim non è stata ancora introdotta e spiegata. Non si può chiedere a uno studente alle prime armi, come sono io, di scrivere una lettera di cui non se ne conosce il senso. E’ la seconda volta che mi capita di fare questa osservazione. La prima volta è stata nella lezione 3, a proposito dell’esercizio di pag.8, presente a questo link. Comincio a preoccuparmi. Due imprecisioni di questo genere fanno un errore. E siamo solo a pag.15 su più di cinquecento pagine del primo dei due volumi. Se ne trovo ancora un altro, scriverò alla casa editrice per far presente che il prezzo da me pagato all’unica libreria che vende il libro a Roma (un vero e inaccettabile caso di monopolio) necessita di un piccolo rimborso a causa di un difetto che ne svaluta il valore. Sarò troppo esigente ma la cosa non può finire qui.
Ecco a questo punto il risultato del mio impegno relativo a questa lezione. Spero che il mio maestro apprezzi lo sforzo fatto dal suo allievo. Grazie maestro per aiutarmi nel difficile cammino dell’apprendimento della kabira lingua araba.
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domenica 27 settembre 2009
Il Papa incontra Berlusconi. Ogni commento è superfluo.
Apprendiamo dai giornali che i due si sono incontrati. Dicono che l'incontro è stato proficuo. Dicono che hanno parlato come vecchi amici. Dicono che l'occasione per vedersi e parlarsi sia stata preparata con grande attenzione dall'amico comune Gianni Letta. Dicono che insieme stanno lavorando per il bene di tutti. Dicono. Per noi che leggiamo le notizie da lontano, piccoli granelli di sabbia al cospetto dei grandi furbacchioni del giornalismo e della politica, diciamo semplicemente che lo sapevamo che sarebbe andata a finire così. Abbiamo sempre saputo che la "ragion di Stato" ammette la possibilità di superare il limite della decenza e della ammissibilità. Ma, soprattutto, essa rappresenta uno schiaffo all'Etica, quella con la E maiuscola che non si piega alle ragion di Stato ma insiste sui principi, ovvero sui valori fondanti dell'uomo, della giustizia e della moralità. Purtroppo, questa Etica sembra essere inconciliabile con l'altra etica, quella con la e minuscola della ragion di Stato. E' sempre stato così dalla notte dei tempi, è e sarà sempre lo stesso per chi comanda ed ha potere su questa Terra. Complimenti ai due.
venerdì 25 settembre 2009
Lezione 6 - Commento alla verifica relativa al sesto esercizio di pag.13.
Sesta lezione. Il gioco continua ad essere duro. E questo mi piace. L'esercizio-applicazione di oggi verte, quasi come il precedente, in sette righe di traslitterazione dall'arabo all'italiano e quattro righe dall'italiano all'arabo. Si trova a pag.13 e si propone di abituare l'allievo alla scrittura e all'uso delle tre lettere: la ج , la حe la خ . Cosa dire di queste tre importantissime lettere dell'alfabeto arabo? Senza di loro non ci sarebbero le "acca aspirate", nè la g alla francese. Come dire che l'arabo sarebbe irrimediabilmente monco. La Veccia chiama la ج "gim" con il suono dolce, come in "giro", rassomigliante a una j francese, mentre le altre due le chiama "acca": la ح la scrive con la h aspirata (in translitterazione ḥ), mentre l'ultima ovvero la خ la traslittera con kh che rassomiglia alla jota spagnola. In fonetica, dice la Veccia, la ح si definisce una "faringale fricativa sorda", mentre la خ una "velare fricativa sorda". Te capì? Mica semplici, come definizioni fonetiche. Più specialista di così la Veccia non poteva essere. Che insegnante bravissima doveva essere, la Sig.ra Laura! E fin qui le cose si può dire che vanno bene. Quello che mi ha lasciato molto perplesso è la scrittura "a castello". In pratica, alcune lettere si scrivono nella parola una sull'altra. Nell'esercizio che segue sono tutte quelle scritte due volte, di cui una tra parentesi tonda. Dico: ma perchè si è voluto complicare le cose? Non stava bene la scrittura normale? Io mi rifiuto di scrivere in questo modo. Chiedo al mio maestro se questo modo di scrivere è obbligatorio. In caso contrario mi rifiuto di scrivere le parole con lettere una sull'altra. Comunque, ecco il risultato del mio impegno che ha il nome di sesto esercizio. Spero che il mio maestro non mi faccia troppe correzioni. 
Lezione precedente
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giovedì 24 settembre 2009
Lezione 5 - Commento alla verifica relativa al quinto esercizio di pag.10-11.
Quinta lezione. Finalmente il gioco si fa duro. Non mi è mai piaciuto lo studio di una lingua o di una scienza, per esempio la matematica, con pochi e banali esercizi. Viceversa, credo che l’apprendimento di qualunque conoscenza diventi più efficace e più significativo laddove c’è vera applicazione, autentico sforzo mentale e almeno “un quintale” di impegno. La Veccia, con la sua inimitabile grammatica, ci riesce. Non per niente è stata una insegnante di altri tempi, quando non c’era il “copia e incolla” tanto per intenderci. La lezione di oggi, anch’essa brevissima (si tratta di apprendere l’uso delle due sole lettere ﺲ e ﺶ ), propone per menù un “esercizio-applicazione” molto lungo, ben otto righe di testo contro una media di appena due o tre righe delle esercitazioni precedenti. Dunque, impegno, studio e applicazione che in questo caso specifico devono essere moltiplicati per tre rispetto alle lezioni precedenti. A mio parere, la questione “dell’impegno” mediante applicazioni costanti e continue è la vera medicina per imparare. Adesso vediamo di non commettere errori nella traduzione. L’errore, si sa, è sempre dietro l’angolo o tra le pieghe di un foglio.
La ﺲ e la ﺶ sono due lettere "simpatiche", piacevoli a scrivere. Il loro aspetto morfologico presenta la scrittura di due parti. Quella iniziale, che è il tratto più importante per il suo riconoscimento nella scrittura legata, è una vera e propria “omega” greca, mentre per usare le parole della Veccia l’altra parte “il tratto di abbellimento (ﺲ) scende al di sotto della riga. Iniziali o mediane il tratto di abbellimento si perde”. Dunque, è la prima parte, quella che si adagia sulla riga, ad essere fondamentale. Basta scrivere una omega al contrario, cioè da destra a sinistra, e il gioco è fatto! Non c’è niente di difficile da apprendere. C’è solo da lavorare duro, scrivendo e riscrivendo decine e decine di volte le parole (spesso senza senso) proposte dalla Veccia come esercizio. Ecco il mio risultato. Spero che il mio maestro apprezzi lo sforzo del suo allievo.
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mercoledì 23 settembre 2009
Il Papa e la CEI invocano più etica nella politica e Berlusconi al contrario vara il condono degli evasori fiscali.
Berlusconi getta giù la maschera e si presenta per quello che è, ovvero per essere il Capo del governo che aiuta gli evasori. Non ci sono parole per definire l’inaccettabile comportamento del Presidente del Consiglio Berlusconi, che ieri ha fatto approvare al Senato un emendamento che introduce il condono anche per le società che hanno evaso fiscalmente lo Stato e che prima, nello schema di disegno di legge sullo scudo fiscale, non c'era. Non stiamo scherzando. La legge sullo scudo fiscale, di per sé immorale perché permette ai furbi di evadere le tasse facendo rientrare i capitali esportati illegalmente all’estero, da oggi è stata emendata in peggio, introducendo anche una sanatoria per i reati penali fiscali e societari, compreso il falso in bilancio. La richiesta dell’emendamento già votata al Senato ha dato il via libera all’articolo che introduce il condono dei furfanti. Perché di questo si tratta: si aiutano i mascalzoni che hanno evaso. Invece di aiutare i poveri lavoratori che con sacrifici sovrumani fanno i salti mortali per mantenersi onesti e far vivere le loro famiglie, il Presidente Berlusconi, ovvero il Papi nazionale, aiuta i disonesti con leggine ad hoc. Da gente come quella che lavora nel partito di Berlusconi non si poteva attendere altro. Sono ormai più di vent’anni che questo partito aiuta gli imbroglioni di reati fiscali. L’emendamento è stato proposto proprio dal partito di Berlusconi, nella persona di un senatore siciliano, un certo Salvo Fleres di Catania (e chi poteva essere più bravo di un siciliano a proporre una indecenza del genere?), quel partito di plastica, costruito alla maniera dei rappresentanti di commercio, che non vota mai nei suoi congressi i propri dirigenti perché le nomine le fa solo Lui, il Capo, ovvero Berlusconi, Re d’Italia. E così il Partito di Berlusconi ha introdotto l’emendamento che fa a pugni con le dichiarazioni della Chiesa cattolica. Ci chiediamo fino a che punto l’impunito sarà ancora sorretto dagli italiani che si professano cattolici. Il Papa prima e la CEI dopo hanno sostenuto che è necessario introdurre nella politica più etica e più moralità mentre invece Berlusconi va giù diritto sul suo terreno più preferito, che sono i condoni dei disonesti che hanno evaso. Più anti-etica di questa non ne può esistere. Se questo non è uno schiaffo morale alla Chiesa Cattolica ditemi voi che cos’è uno schiaffo morale. Che disgusto!

