mercoledì 4 maggio 2005


Il Governo riduce le pene per il reato di bancarotta.

Oplà. E anche questa è fatta. E poi il Presidente del Consiglio si chiede come mai gli Italiani, alle ultime elezioni, non lo hanno più votato in massa come prima, voltandogli le spalle. Delle due l’una: o il Presidente Silvio Berlusconi è in malafede, oppure è un dilettante della politica. Nel primo caso ha diminuito l’entità delle pene intenzionalmente, permettendo a chi commette il reato di cavarsela con pochi danni. Grave errore. Nel secondo caso si tratta di un incompetente che partecipa a una commedia da quattro soldi, presentata da una compagnia circense squallida. L’errore è ancora più grave perché si spacciano per politici seri dei ciarlatani che dire dilettanti è già molto. Ma il fatto gravissimo è un altro. Chiamato in causa, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, non sa come giustificarsi e si inventa una ricostruzione da piccolo circo di provincia. "Nel testo del decreto sulla competitività - spiega ai giornalisti al Senato - non c'era questa norma che riduce le pene per la bancarotta. Essa è stata introdotta dalla Commissione.” Dobbiamo dedurre che qualche lestofante, a insaputa del Ministro, si sia intrufolato in Commissione introducendo una variazione della norma in modo tale da cambiare il testo senza che nessuno se ne sia accorto? E’ scandaloso che un Ministro tenti di scusarsi in questa maniera. E poi una piccola domandina. Cosa c’entra una norma che diminuisce le pene per il reato di bancarotta in un decreto sulla competitività? Diciamo solo che gli Italiani non dimenticheranno quest’altro tassello della sconsolante verità di un Governo che invece di prendere le parti della gente onesta, aumentando le pene e di molto per chi commette questo genere di reato, aiuta i delinquenti, diminuendo loro la pena. Concludiamo dicendo: che pena assistere a un indegno spettacolo come questo!

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