sabato 5 marzo 2005


Liberazione e costernazione.

Il paradosso. A Bagdad, i terroristi che avevano rapito la giornalista italiana Giuliana Sgrena hanno accettato di liberarla ridandole la libertà. Gli americani, che di solito portano la liberazione, invece hanno procurato il lutto. L'hanno quasi ammazzata a un posto di blocco sparando centinaia di proiettili contro l'autovettura e togliendo la vita a un altro italiano il quale, facendo scudo con il proprio corpo, ha difeso la giornalista, ma ha trovato la morte sebbene con un alto gesto di eroismo. Cos'è questo? Uno scherzo del destino o una conseguenza della guerra? Mai come in questo momento, per i fatti dell'Iraq, si è rimasti attoniti e senza parole davanti a un evento di cronaca di guerra al contrario: una morte provocata dagli amici e non dai nemici. Chi può, adesso, giustificare l'accaduto alla moglie e ai figli dell'agente italiano che è morto così inspiegabilmente? E con quali parole si può andare dai suoi figli per raccontare loro che un tragico scherzo del destino ha ucciso il loro papà? A questo punto era meglio che la giornalista fosse rimasta sequestrata. Non avremmo avuto un morto, altri feriti e, soprattutto, non avremmo avuto dei figli orfani. Chi pensa adesso alle loro sofferenze? La vita prima o poi mostra sempre il lato tragico delle cose. La morte, quando meno te lo aspetti, ti prende sempre senza avvertirti e senza poter fare nulla contro di lei. La sua falce ha di nuovo mietuto: una vita che non aveva colpe è stata annullata e un'altra famiglia distrutta. Com'è triste commentare questi fatti. E adesso? Non è difficile presagire l'ennesima polemica tra fautori dell'intervento e contrari alla guerra. Si ricomincia di nuovo. Qualche altra disgrazia si profila all'orizzonte? Per favore. Sbrigatevi! Fate presto. Ma in una maniera o nell'altra cercate di finire questo dannatissimo "lavoro", in modo tale che si ricominci di nuovo a vivere e non a morire.

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