martedì 4 marzo 2008

L’ambiguità della campagna elettorale di Berlusconi.


Nella campagna elettorale in corso c'è un grande assente. Si tratta della "coesione nazionale", ovvero del "fattore I", dove I sta per italianità, che può far diventare grande o piccola la nostra nazione. Ebbene, mentre per il candidato Veltroni il problema non esiste, lo stesso non si può dire del suo avversario che allegramente e ambiguamente riesce a far convivere negli apparentamenti elettorali non una, ma addirittura, due Leghe, la Nord e la Sud. Comprenderete pertanto la curiosità che aleggia su questo tema che desideriamo approfondire, ponendo alla nostra attenzione una riflessione del tipo: di quali strumenti intende avvalersi il più quotato attore nei sondaggi della campagna elettorale 2008 per modificare il senso dello “stare insieme” degli italiani nella società del prossimo futuro? Questa è la domanda che poniamo, prima come cittadini e in seguito come elettori, al più grosso calibro della politica italiana di questo momento, ovvero al Sig. Silvio Berlusconi che ci sta prendendo impudentemente in giro. Vogliamo criticare il modo narcisista di fare politica di questo Signore che è uno dei principali soggetti dell’attuale campagna elettorale svolta all’insegna dello slogan “Alzati Italia”. Una sola è la domanda alla quale vorremmo che lui rispondesse perché dalla risposta si capirebbe subito che con l’attuale modo di fare propaganda lui non è in grado di risolvere il “problema Italia”. Eccola: «sono ancora attuali gli elementi di cui è fatta la nazione»? In altre parole, lungo il solco costituzionale il tessuto che lega il popolo italiano alla sua storia è ancora sano e riesce a tenere o si è ormai logorato a tal punto che è in dubbio la sua stessa esistenza? Per fare un esempio concreto siciliani e lombardi, alla luce della presenza dei due movimenti autonomisti di Bossi e Lombardo, sono da considerare ancora cittadini dello stesso Stato con valori, tradizioni e radici comuni o sono da considerare definitivamente dei separati in casa che non vedono l’ora di andarsene per conto proprio? Noi pensiamo che la politica fin qui seguita dai partiti italiani dalla caduta del muro di Berlino ad oggi, e in particolare dal centrodestra, ci insegna che il quadro dei valori e le radici comuni sono venuti irrimediabilmente meno in modo inarrestabile e irreversibile e i principali attori sul terreno dei localismi non aspettano che il momento giusto per attuare un piano di frantumazione dello Stato che collassando permetterà loro il “rompete le righe” e andarsene ognuno per conto proprio. E’ perfettamente inutile richiamare il pericolo che le diverse Leghe politiche italiane producono a questo riguardo. Il rischio è che fra qualche lustro al peggiorare della situazione ambientale, sanitaria, economica, sociale, morale e istituzionale, la politica nazionale porterà il paese a decisioni estreme e la nazione, così come è uscita dalla seconda guerra mondiale, non terrà più. Da una parte i separatismi e dall’altra le spinte centrifughe dovute agli egoismi regionali provinciali e comunali prenderanno il sopravvento e l’unica strada percorribile sarà la frantumazione dell’idea di nazione. Non ci credete? Gli indicatori ci sono tutti a testimonianza dell’azzardo che stanno provocando i Signori delle tessere del centrodestra e della Lega di Bossi, che in questi ultimi mesi hanno rialzato la testa. Eccoli.

In primo luogo, il pessimo funzionamento della macchina della giustizia, nella doppia accezione civile e penale, porterà i cittadini a non credere più all’idea di una magistratura nazionale in grado di risolvere il problema della convivenza civile perché impotente o inefficace. Quante persone, per esempio, da anni non si sono più rivolti a un giudice e pur avendo ragione hanno preferito pagare di persona pur di non imbarcarsi in cause civili che durano venti anni?

In secondo luogo, il venir meno del senso etico e morale della vita nazionale porterà all’imbarbarimento della vita sociale. In questa situazione la criminalità organizzata dilagherà ancora di più in modo inarrestabile e crescerà a dismisura il grado di esasperazione della gente. Nessuno ormai più pensa che chi commette un delitto pagherà alla società il suo debito. Al contrario, assistiamo a casi intollerabili, in cui per esempio il carnefice non fa più galera e libero dalla carcerazione, per indulto o per decorrenza dei termini, può divertirsi a infastidire a suo piacere i familiari della vittima dal bar sotto casa sua.

In terzo luogo, il venir meno del senso positivo e propositivo della vita nazionale italiana porterà sempre più verso l’imbarbarimento dei rapporti sociali. Il significato di ciò sarà un continuo ricadere nell’individualismo e nel consumismo più cinico ed egoista immaginabile.

In quarto luogo, la mancanza di un sistema scuola in grado di creare cittadini autentici sul piano culturale, etico e morale affosserà sempre più le aspettative di convivenza civile e di sviluppo della società. Le nostre scuole dove non esistono più né il vero apprendimento, né la vera socializzazione sono sempre più preda dei bullismi, nullafacentismi, assenteismi, improvvisazionismi e chi più ne ha più ne metta. Facciamo anche qui un esempio, rilevando che la mancanza di strumenti linguistici adeguati di tipo culturale che la scuola dovrebbe insegnare ai giovani italiani è proverbiale e siamo famosi nel mondo per non riuscire a parlare nessuna lingua, nemmeno la nostra, in modo dignitoso e comprensibile.

Infine, andiamo sempre di più verso una economia e un sistema finanziario truccato da norme legislative fatte dai più forti a spese dei più deboli. A Berlusconi non costa nulla imporre ai propri parlamentari di votare una legge ad personam. L’ha già fatto nel passato quinquennio, lo farà nel prossimo se sarà eletto. Per esempio, i cittadini consumatori non sono tutelati adeguatamente, le lobbies fanno affari e strozzano l’economia, il tifo violento allontana i giovani dallo sport, il degrado sistematico e la mancanza di accettazione di codici di comportamento fanno il resto.

Per tutte queste ragioni siamo perplessi quando ascoltiamo il Signor Mediaset ovvero il contendente più rappresentativo dello schieramento politico italiano che parla d'altro. Prima parla dell’abbassamento delle tasse alle imprese e ai ricchi come se di per sé questo solo fatto potesse risolvere i problemi di concezione della vita e della società degli italiani, e poi aggiunge ossessivamente fino alla noia che i comunisti nello schieramento avversario sono rimasti al potere. Come dire: "sei sempre lo stesso e le ricette che proponi non sono portatrici di nessuna terapia in grado di aiutare la nazione a risollevarsi". Il Signor TV è, in questo settore, deficitario e nel paese con la sua eventuale elezione non cambierà nulla. Parole ambigue e sottrazione di responsabilità sono le parole d’ordine di questa sua campagna elettorale. E attenzione, che abbiamo evitato accuratamente di parlare anche degli altri consoci, come i leghisti verdi della cosiddetta Padania. Là le ricette sono ancora peggiori. Poveri noi.

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