domenica 19 ottobre 2008

Il Papa accusa la scienza di essere il vero male della società.

La scienza non è né avida, né tronfia. Vuole sono conoscere la natura. Partiamo subito dalla risposta data al Papa dalla maggior parte degli scienziati e procediamo con ordine. Era ora che lo dicesse. Finalmente Benedetto XVI lo ha detto. Era da anni che ci girava intorno. Aveva sempre usato circospezione, prudenza, cautela. I suoi interventi sono sempre stati molto ponderati e il controllo degli aggettivi e della sintassi è sempre stato al massimo livello proprio per non essere accusato di faziosità. Ora però ha rotto gli argini e finalmente ha espresso il suo vero punto di vista, senza peli sulla lingua, in modo diretto, libero, franco. Gliene siamo grati. Il Vescovo di Roma ha pronunciato una sentenza senza appello e cioè che la scienza è responsabile di tutti i mali della società. Mica bruscolini. Benedetto XVI ha detto che “la scienza è spesso arrogante ed è guidata da facili guadagni”. Per il Papa “la scienza non elabora principi etici e può diventare pericolosa con l'arroganza di sostituirsi al Creatore”. Ecco le terribili cose che ha detto il Capo della Chiesa cattolica. Dunque, “la scienza moderna” per Benedetto XVI ha la “tentazione di seguire, anziché il benessere dell'umanità, il facile guadagno e, peggio ancora, ha l'arroganza di sostituirsi al Creatore”. Insomma, “la scienza può diventare tanto arrogante da poter assumere addirittura caratteristiche pericolose per la stessa umanità”. E qui ci fermiamo. Peggio di così si muore dice un vecchio adagio. Per la scienza le cose dette non avrebbero potuto essere peggiori. In pratica, il problema è chiuso e il verdetto senza speranza. Si scorge nelle parole del Vescovo di Roma un risentimento che sorprende. In questa ricostruzione del suo pensiero non si riesce a capire perché il Papa fonde in un calderone vasto quanto intricato aspetti politici, teologici, temi di scienza, di tecnologia, di etica, di economia, di morale e anche di finanza. Non manca la ciliegina sulla torta che da un po’ di tempo la Chiesa cattolica propone sistematicamente a fine pasto, e cioè che “la Chiesa non fa politica, ma ha il dovere di intervenire”. Come se intervenendo così pesantemente, come fa il Papa con la dichiarazione sopra citata, la Chiesa non facesse politica. Questi i fatti che commenteremo adesso, brevemente, con le nostre opinioni. Noi siamo soddisfatti della filippica del Papa. Siamo soddisfatti ma per ragioni differenti da quelle dei suoi sostenitori. Finalmente l’ex Cardinale Ratzinger ha tirato fuori il suo più grosso cruccio da quando è stato eletto Papa. Era da molto tempo che voleva accusare la scienza di tutti i mali della società e adesso si è tolto questo enorme sassolino dalle scarpe. Alea iacta est, ovvero il dado è tratto! Vediamo di dire alcune cosine critiche intorno a questo j’accuse terribile, che noi giudichiamo non corretto e dilatato in modo inaccettabile. Ammettiamo per un istante che il Papa avesse ragione. Cosa dovrebbe succedere a questo punto? La logica ci informa che si dovrebbero prendere dei provvedimenti gravi nei confronti della scienza. Il che significherebbe in concreto rifiutarla e, soprattutto, bandire il lavoro degli scienziati perché "immorale, non etico e pericoloso" per l’umanità. Non ci sarebbero altre possibilità, pena l’incoerenza e, peggio, la connivenza con il male della scienza. Insomma, l’equazione sarebbe “scienza=male=diavolo”. Si tratta proprio di questo? Noi siamo di altro parere non perché il Papa non dice cose giuste intorno ai pericoli dello scientismo o contro le degenerazioni e le pessime decisioni di innalzare a totem alcuni manufatti tecnologici che stanno facendo perdere la bussola a moltissimi giovani e non giovani. Per carità. Il Papa ha ragione quando ci mette in allarme per la deriva della nostra società verso falsi miti e verso una vita scevra di valori e di spiritualità. Qui le cose sono differenti. Qui c’è un attacco concreto a tutta la scienza. Proponiamo adesso il nostro punto di vista. Perdonateci se non saremo brevi ma l'argomento merita alcune precisazioni importanti. Intanto, naturalmente, le affermazioni del Papa, non essendo di tipo teologico, possono essere suscettibili di errori. Infatti, Benedetto XVI commette un primo sbaglio quando afferma che la Scienza non è etica, ed è immorale. Attenzione, il Papa non ha detto che la scienza è poco etica e si interessa poco di morale. No! Ha detto esplicitamente che è “non etica” e in più è “immorale”. Capite la enorme differenza? Possibile che la scienza sia tutta da buttare e che non si salvi proprio nulla di quanto abbia scoperto in quasi quattrocento anni di ricerca, da quando cioè Galileo inaugurò il nuovo corso scientifico chiamato scienza moderna? Possibile che non si salvi proprio nulla? Noi abbiamo qualche dubbio sulle affermazioni apodittiche del Papa. Chiediamo scusa se non siamo d’accordo, ma abbiamo delle idee molto diverse su queste gravi affermazione. Vediamo di chiarire il nostro pensiero. Diciamo subito che se c’è qualche sapere che è etico quello è proprio il sapere scientifico. La ragione? Semplice. Perché il sapere scientifico non è dato una volta per tutte in maniera assoluta ma è sempre in itinere, da correggere, a causa del fatto che può commettere errori e, per questo, chiede sempre di essere sottoposto a indagini critiche con lo scopo di falsificarlo e invalidarlo. Il tutto con tecniche oggettive di carattere matematico. Il considerare normale l’essere sottoposto a critica per superare gli scogli della eventuale sua incoerenza è di per sé una cosa etica al cento per cento. Come potrebbe un sapere del genere, che si sottopone a esami di tutti i tipi in ogni luogo del pianeta Terra, da scienziati di tutto il mondo che bramano falsificare una legge o una teoria della scienza per diventare famosi, essere immorale quando tra le altre cose le sue scoperte hanno portato tanto benessere all’umanità? Non c’è una sola persona al mondo che non abbia sfruttato a proprio vantaggio il potere positivo ed etico della scienza per aiutarla a guarire dalle malattie o a vivere meglio la propria vita utilizzando i manufatti tecnologici in modo equilibrato. L’energia, il moto, la sintesi organica artificiale, la termodinamica, la chimica del petrolio, l’elettromagnetismo, l’ottica, le onde elettromagnetiche, persino le fonti dell’infinitamente piccolo della medicina nucleare aiutano ogni giorno milioni di ammalati a guarire e miliardi di cittadini a muoversi nel mondo per lavorare nella società promuovendo il bene di tutti. Come si fa a dire che non è etico tutto questo? Smettiamola una buona volta di accusare sempre l’intera scienza mettendola continuamente nei panni di chi si deve difendere. Noi non vogliamo parlare male della Religione. Lo abbiamo sempre detto in questo blog. Lo ribadiamo anche oggi. C’è un solo motivo per cui Benedetto XVI ha detto le cose sgradevoli e non certo esatte che ha pronunciato. Questo motivo riguarda il fatto che il Papa non conosce bene la scienza. E’ la sola ragione che si può prendere in considerazione per giustificare le cose imprecise che ha detto. Alla scienza non interessano i fatti umani, le emozioni, le passioni o cose del genere. Nessuno scienziato si aspetta che la scienza sia etica nel senso della religione. Non è il suo ambito essere etica in quel modo. Alla scienza interessa spiegare il “come” e il “perché” dei fenomeni naturali e anche di quelli artificiali e come evolvono nel tempo, indagandone con metodo galileiano, scientifico e non astrologico, le conseguenze e prevedendone gli effetti. Aspetto metodologico, esplicativo e predittivo sono le sole cose che interessano alla scienza. Essa, crede nei valori che riesce a mostrare e a insegnare. Essa abitua a interpellare la libertà di chiedere informazioni per creare, con sistematica coerenza, i presupposti e la base morale (si, morale) di spiegare i fatti senza complicità furbesca di pregiudizi e di superstizioni, provocando la ricerca, il progetto e l'impegno personale nel trovare risposte adeguate. Il contributo che la scienza riesce a portare è originale, sicuramente progettuale, positivo, metodologico, valoriale nel senso di metodo, necessario soprattutto nella società moderna nella quale convivono ambigue contraddizioni tra scienza e pseudo-scienza, tra tecnologia e superstizione che largo spazio danno ai falsi miti della società, come la fuga dall'impegno e dalla solidarietà, come illusorie ricerche e pericolose scorciatoie verso il piacere, l'edonismo, il successo, i falsi miti, il danaro, la droga, la pornografia, etc. Queste cose sono in perfetta sintonia con le varie encicliche papali e rappresentano elementi formalmente extrascientifici ma concretamente posseduti dalle grandi figure della scienza. Einstein, Galileo, Newton, Maxwell, Fermi, Abdus Salam, scienziati atei e credenti insieme, non hanno mai partecipato a combriccole da furbetti del quartierino. Senza allungare troppo il discorso, vogliamo dire che la scienza persegue l'obbligo di non manipolare i dati, la disponibilità ad accettare la critica, l'accettazione aprioristica del 'principio dell'Ipotesi', in cui lo scienziato quando propone un costrutto ipotetico avente valore di legge fisica sa di rischiare la falsificazione della sua ipotesi, la propensione ad accettare i propri errori, ad ammettere le priorità delle altrui scoperte o la dedizione al lavoro duro, il rigore morale, l'onestà intellettuale e l'autodisciplina sono valori che si ritrovano nelle più generali virtù della cultura ma che diventano specifici della scienza, che trovano, cioè, nella pratica scientifica un'occasione privilegiata di esercizio. In questo senso è etica. Ma aspettarsi che ci possa essere una “scienza etica” in cui una scoperta non viene comunicata al mondo perché la cattiveria dell’uomo potrebbe trasformarla in strumento di morte, no. Questa scienza non esiste. L’applicazione cattiva delle scoperte della scienza appartiene a una fase successiva che attiene alla coscienza, ha detto Maurizio Gelati, biologo cattolico. Certo la scienza è contemporaneamente consapevole da una parte dei grossi limiti che la caratterizzano e, dall'altra, è attenta a non cadere nella tentazione di favorire atteggiamenti agnostici e scientisti, nel senso di pretesa superiorità del sapere scientifico, perchè così non stanno le cose. In questo prospettiva allora, possono emergere, nella pienezza dei suoi significati e nella solidità delle sue qualità, i valori positivi della scienza che sono molti e significativi. Lo stesso cattolicissimo scienziato, professor Enrico Medi, “esempio vivente e propugnatore chiarissimo dell'armonia che regna tra la scienza e la fede, un'armonia che diventa in lui testimonianza di carità e di servizio, intelligente, competente, generoso …” con il suo Inno alla creazione disse: "... Oh voi misteriose galassie, voi mandate luce ma non intendete; voi mandate bagliori di bellezza ma bellezza non possedete; voi avete immensità di grandezza ma grandezza non calcolata. Io vi vedo, vi calcolo, vi intendo, vi studio e vi scopro, vi penetro e vi raccolgo. Da voi io prendo la luce e ne faccio scienza, prendo il moto e ne fo sapienza, prendo lo sfavillio dei colori e ne fo poesia; io prendo voi oh stelle nelle mie mani …” . Questi stessi valori positivi annoverano, fra l'altro, la rigorosa fedeltà al vero nell'indagine scientifica, l'autocritica continua dello scienziato, il senso rigoroso dei limiti, l'umile consapevolezza della insuperabile parzialità e provvisorietà della conoscenza scientifica, lo sforzo e la tensione continua per la eliminazione di errori ed arbitrii, il senso della giustizia (importantissimo) e l'impegno totale nella sua realizzazione più piena e completa. Se questo modo di fare è immorale e non etico ci chiediamo di che cosa stiamo parlando? Se tutto quanto precede è immorale e non etico forse qui stiamo perdendo tempo. Forse è il caso di riflettere insieme a non forzare a tutti i costi i significati delle parole. Noi speriamo molto che da parte delle gerarchie cattoliche ci possa essere questa riflessione e .... il conseguente ripensamento. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Zeno,
arrivo qui dal blog della donna con la valigia. Mi piace molto.
Sono certo che ritornerò a leggerti con molta attenzione.

Antonio

Anonimo ha detto...

Ciao Zeno,
arrivo qui dal blog della donna con la valigia. Mi piace molto.
Sono certo che ritornerò a leggerti con molta attenzione.

Antonio

Anonimo ha detto...

Caro Zeno,
il tuo post è molto interessante anche se pieno di affermazioni personali discutibili. Tuttavia, concordo con il senso dell'intero articolo. Visto che sei un estimatore di Claudio Magris desidererei citarti una sua considerazione che sono sicuro apprezzerai. Si trova nella presentazione del libro di Gianni Zanarini Ludwig Boltzmann. Una passione scientifica dove dice che "Alla scienza si connette un'immagine, più che di rigore, di rarefazione, dalla quale viene rimosso ogni elemento emotivo, anzi ogni elemento soggettivo e personale[...]. Benedetto XVI questo non lo ha evidentemente capito.
Saluti
Francesco

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